Editoriale Natural 1 - ottobre 2017

Un lasso di tempo enorme, saranno necessari almeno quindici anni per ristabilire equilibrio e biodiversità nei boschi andati a fuoco nel corso dell’estate in tutto il Paese: la perdita di vite umane innanzi tutto, e la  distruzione di ampie aree di bosco che concorrono ad assorbire l’anidride carbonica responsabile dei cambiamenti climatici, con inestimabili danni agli ecosistemi colpiti ed effetti sulla già precaria tenuta idrogeologica del territorio: un vero disastro sociale ed ecologico.  
Distrutte Intere comunità di organismi viventi che interagiscono tra di loro, popolazioni costituite ognuna da organismi della stessa specie e che interagiscono anche con la componente abiotica formando l’ecosistema.


Un danno difficilmente quantificabile se consideriamo che in poche settimane sono bruciati tanti ettari quanto quelli andati in fumo nell’intero 2016!
La superficie forestale nazionale è pari a 10.467.533 ha, corrispondente al 34.7% della superficie territoriale e rispetto al carattere della proprietà, il 66.1% dei boschi alti è di proprietà privata (per lo più di tipo individuale) e il 33.8% è di proprietà pubblica. In particolare, la maggior parte dei boschi di proprietà pubblica appartiene ai Comuni e alle Province (65.5%), e solo il 23.7% a Stato e Regioni.
Il “Dossier Incendi 2017” realizzato da Legambiente, mette in luce i danni registrati in questi primi sette mesi del 2017 per singole Regioni. Fino al 13 luglio, le più colpite sono state quelle meridionali: innanzitutto la Sicilia (13.052 ettari distrutti dal fuoco), seguita dalla Calabria (5.826 ettari), la Campania (2.461), il Lazio (1.635), la Puglia (1.544), la Sardegna (496), l’Abruzzo (328), le Marche (264), la Toscana (200), l’Umbria (134) e la Basilicata (84). La colpa della quasi totalità degli incendi, ricorda l’organizzazione, ricade nell’azione di piromani ed eco mafiosi: pochissimi sono invece quelli dovuti alla pura casualità.
Sempre Legambiente dichiara: “Le statistiche parlano chiaro, è necessario inasprire le pene per i piromani ma anche rivedere il sistema di prevenzione incendi nel nostro Paese che chiaramente non funziona, magari facendo pagare multe salate alle Regioni inadempienti. Ne va del patrimonio boschivo e naturale che lasceremo in futuro alle nuove generazioni”.
E’ però doverosa un’altra considerazione: Nel nostro Paese le foreste coprono un terzo del territorio e continuano ad avanzare. Il bosco ha occupato il posto di pascoli e coltivazioni. L’inarrestabile avanzata del bosco è una bella notizia? In realtà, no. Nel secondo Dopoguerra in Italia una politica di rimboschimento è stata fatta purtroppo male, senza tener conto della biodiversità tra una zona e l’altra del nostro Paese né alcun riguardo per le specie autoctone.
Negli ultimi decenni oltre ad aumentare la superficie coperta dal bosco, è aumentata soprattutto la densità forestale. Significa che c’è molto meno spazio tra un albero e l’altro e il sottobosco è ormai impenetrabile e quasi indifendibile in caso d’ incendio o di attacchi parassitari.
Un antico aforisma dice: Fa più rumore un albero che cade che un’intera foresta che cresce.
Il problema va affrontato nell’ immediatezza della sua drammaticità ma prevenuto con la lungimiranza del saggio.
Un altro problema che ci riguarda e che si affaccia con l’arrivo della stagione fredda è quello dei diversi disturbi che il cambiamento di temperatura comporta per il nostro organismo.
In questo numero dedichiamo un ampio e interessante focus alla prevenzione e alla difesa da questi disturbi, guardando all’uso degli oli essenziali in supporto agli antibiotici, ai rimedi offerti dalla fitoterapia come i gemmoderivati e gli oligoelementi, all’utilizzo di integratori con probiotici per ottimizzare l’azione del microbiota intestinale, le cui implicazioni con l’attività del sistema immunitario sono sempre più di attualità nel campo della ricerca.
Buona lettura.
Renato Agostinelli

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