Editoriale
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Raccolta degli editoriali apparsi all'inizio di ciascun fascicolo di Natural 1. Per ripercorrere le varie tappe del cammino di Natural 1 negli ultimi anni.

Editoriale Natural 1 - ottobre 2016

Ore 3.36 del 24 agosto, l’orologio dell’Italia si è fermato un’altra volta, l’ennesima, per qualcuno si è fermato per sempre, per molti è cambiato il futuro.
Rialzarsi nella vita può essere difficile ma è importante ricordarsi di farlo raccogliendo sempre qualcosa.
Certo le vite umane rimangono il tributo più alto da pagare quando dobbiamo dire loro addio, ma ricostruirsi la propria identità, riprendersi  la voglia di vivere, reagire e lottare, restano diritti e doveri dello sventurato popolo dei terremotati.
Ognuno occupi il suo posto e ricopra il suo ruolo personale di responsabilità e umanità: istituzioni, volontariato, mondo del credito, mettiamo in campo solidarietà totale e impegni concreti.
Al resto ci penseranno i giovani con l’aiuto e l’esperienza dei padri e dei nonni, i sopravvissuti delle nostre montagne, gente abituata a soffrire con dignità ma capace di reagire e ripartire.
Una sfida terribile e crudele che ha lasciato pochi barlumi di speranza, ma ripartiamo da quelle immagini di pietà e strazio di uomini, donne e bambini estratti dalle macerie, che chiedevano aiuto, dagli indomabili soccorritori senza nome e che lo spirito di sopravvivenza, la disperazione e le mani tese servano per la ripartenza di ogni sforzo perché chi non c’è più avrebbe certamente voluto questo.

Editoriale Natural 1 - settembre 2016

Il 60% della popolazione italiana è sovrappeso e le ultime stime dell’OMS dichiarano che il 20% è considerato obeso: eccesso di benessere e attenzione alimentare fuori controllo? E sì che all’inizio del ‘900 eravamo un popolo povero, analfabeta e denutrito, poi il consumo delle carni negli anni del boom economico raggiunse i circa 27 chilogrammi pro capite mentre oggi si attesta sui 78 chilogrammi (!).
Se il nostro punto di riferimento sono gli USA, siamo sulla buona strada (120 chilogrammi pro capite) ma se il confronto è fatto sulla media mondiale (40 chilogrammi) ci accorgiamo che i conti non tornano.
Le statistiche e Trilussa lasciano il tempo che trovano: noi mangiamo per due, gli americani per tre e qualcuno salta il pasto.
E gli altri paesi europei? Si può dire che il nostro consumo alimentare pro capite in generale è di venti punti superiore alla media, ma utilizziamo un’alimentazione più ragionata e consapevole nelle scelte d’acquisto, localizzate nei nostri territori ricchi di prelibatezze ed eccellenze che tutto il mondo ci invidia. Di conseguenza le ricadute economiche restano significativamente in loco a discapito di un approccio più globalizzato.

Editoriale Natural 1 - luglio-agosto 2016

Energia, una parola che racchiude in sé il concetto di vita, movimento, sorgente e sviluppo del pensiero.
L’analisi dei combustibili alternativi e i relativi studi per una loro corretta utilizzazione, procede da decenni, e pur avendo percorso brevi passi verso una soluzione globalmente condivisibile e applicabile, rispetto al consumo energetico mondiale, possiamo affermare che la strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa e i risultati sono incoraggianti ma insufficienti.
Autorevoli rapporti ipotizzano che “Il consumo mondiale di petrolio aumenterà al ritmo dell’1,2% all’anno per raggiungere i 105 milioni di barili al giorno (entro il 2025)”. Un numero che ci dice poco se non facciamo riferimento alla decisione dell’OPEC che in questi anni ha stabilito di mantenere la produzione stabile a 30 milioni di barili al giorno.
La necessità di raggiungere obiettivi ecosostenibili, quindi, non è un’esortazione “solo” al buonsenso per evitare disastri ecologici (inquinamento atmosferico e del suolo) ma alla necessità di pianificare e attivare nuove forme di energia per far fronte alla crescita del fabbisogno del pianeta.

Editoriale Natural 1 - giugno 2016

Le origini della vita, l’evoluzione della specie, l’inizio della sopravvivenza alimentare…argomenti  impegnativi e di non semplice trattazione, soprattutto nella disponibilità di un editoriale di poche righe…
Affascinante e oggetto di indicative e interessanti riflessioni è però la Riserva Marina di Hamelin Pool, un sito costiero che si stende su 1.270 chilometri quadrati nell’Australia Occidentale, con il doppio della salinità dell’acqua di mare normale, che contiene la più vasta gamma di stromatoliti marine viventi in tutto il mondo, antenati delle alghe attuali.
Primi esempi viventi di strutture costituite da cianobatteri, diretti discendenti della più antica forma di vita fotosintetica sulla terra (3.500 milioni di anni fa), furono scoperti dagli ispettori che lavoravano per una società di esplorazione petrolifera nel 1956.
Le stromatoliti sono strutture sedimentarie appartenenti al gruppo dei calcari, finemente laminate per l’attività di microrganismi fotosintetici bentonici come procarioti (per esempio cianobatteri) e anche di alghe microscopiche eucariotiche. Sono state fra le maggiori responsabili della presenza di ossigeno nell’atmosfera terrestre e sono state l’organismo che ha dominato la terra per quasi tre miliardi di anni.
Alcune strutture sono pilastri alti fino a 1,5 metri sviluppatisi nel corso di migliaia di anni. Nella zona di Marble Bar ci sono stromatoliti fossili di circa 50 metri di altezza e 30 metri di diametro. Stimando una crescita di 0,5 mm l’anno, si presume un’età di tre miliardi di anni.
Ci sono tre tipi fondamentali di stromatolite, il sub-corrente (sempre sotto l’acqua), le colonne e l’inter-marea (esposto all’aria e al sole durante la bassa marea). Queste ultime appaiono come stuoie, aree di fango nero, ma in realtà sono stromatoliti viventi.

Editoriale Natural 1 - maggio 2016

E' ormai assodato che il tema delle risorse marine è di grande attualità e per lo meno è in corso l’avvio di processi per stabilire nuove protezioni per le acque internazionali.
Un nuovo trattato sarà ratificato dalle Nazioni Unite nel corso del 2018 e ulteriori direttive e disposizioni saranno partecipate e adottate per la salvaguardia marina entro una generazione.
Tuttavia le premesse per giungere a un buon accordo in tempi brevi che sia condiviso dalla maggioranza degli Stati membri non sono oggettivamente molto favorevoli, considerato che Stati Uniti, Russia, Giappone, Norvegia e la Corea del Sud non hanno mai aderito con particolare entusiasmo ai gruppi di lavoro e per la Convenzione sul diritto del mare ci sono voluti più di 10 anni di negoziati.
Uno dei dettami di questo trattato è che gli ambienti oceanici dovrebbero essere aree protette al fine di garantire la conservazione delle risorse. Si ritiene che la vita abbia avuto origine nei primi oceani e quindi il nostro futuro dipenderà da loro.
Il Preparatory Committee ha intrapreso un complesso ed efficace percorso di studio per risolvere la complessità delle procedure legali inerenti alle acque internazionali e il nuovo trattato dovrà permettere di dare vita a riserve marine che proteggano concretamente alcune aree di grande valore ambientale.

Editoriale Natural 1 - aprile 2016

Aprile: conserviamo la natura e respiriamo la vita
La parola d’ordine di aprile è stare all’aria aperta, godersi la natura e preparare il nostro corpo ad affrontare  lo stress dei primi caldi con una sana alimentazione e un adeguato scioglimento muscolare.
Se ci troviamo nel bel mezzo di un bosco a passeggiare, su una spiaggia a contemplare l’orizzonte o in mezzo al traffico della nostra città, ricordiamoci che nel VI secolo avanti Cristo, il leggendario filosofo cinese Lao Tzi recitava: “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”.
Il mese di aprile è certamente il più adatto per valorizzare il contenuto di questa frase, in quanto il 22 aprile si celebra la Giornata della Terra, una riflessione che 175 Paesi dedicano ai problemi ambientali e alla conservazione delle  risorse naturali.
Una ghiotta occasione per tutti noi che dobbiamo doverosamente  sensibilizzare il Pianeta affinché si valutino le problematiche dell’inquinamento di acqua, terra e suolo, l’inesorabile dissoluzione degli ecosistemi, l’involuzione della flora e della fauna e l’inevitabile esaurimento delle risorse non rinnovabili.
Ogni anno quindi, più di un miliardo di “cittadini del mondo” trovano un punto di convergenza per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia.
L’Hearth Day fu ufficializzato nel 1969 dopo il disastro ecologico avvenuto al largo della California in seguito alla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil: si sancì che “. “Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile”.

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