Il prodotto erboristico in ambito veterinario

È in costante crescita l’utilizzo dei fitoderivati in ambito veterinario, sia per gli animali d’affezione sia per quelli da reddito, come si evidenzia nella ricerca che presentiamo. I vantaggi che ne giustificano l’uso sono numerosi e aumenta la richiesta degli operatori rispetto a un chiaro inquadramento normativo di questi prodotti.

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L’uso del prodotto erboristico rappresenta la più antica forma di “medicina”: per secoli l’uomo ha sfruttato i principi attivi presenti nelle piante per curare le principali affezioni che affliggono sia le popolazioni che gli animali. In particolare fino all’800 la quasi totalità dei medici veterinari in Europa utilizzava preparati vegetali per il trattamento delle malattie sia degli animali da reddito sia di quelli d’affezione e tale utilizzo è tutt’ora diffuso in molte culture. La prima traccia storica dell’utilizzo di prodotti erboristici in ambito veterinario è presente nel codice di Hammurabi (2250 a.C.) risalente ai tempi dell’impero Babilonese, ove sono descritti per la prima volta i doveri dei medici e dei veterinari e i loro onorari [1]. Questi ultimi conoscevano e curavano moltissime malattie animali con rimedi galenici formulati con essenze vegetali, prodotti ricavati da minerali e parti animali [2]. In questi ultimi anni, molti dati testimoniano un incremento dell’interesse verso iniziative divulgative tese ad implementare le conoscenze, l’informazione, ma soprattutto l’applicazione delle piante officinali in veterinaria. In quest’ambito, sono evidenti alcuni vantaggi che giustificano l’utilizzo del prodotto erboristico e che possono essere così riassunti:

 

  • ridotta tossicità, che ne consente un trattamento prolungato nella prevenzione [3];
  • possibile utilizzo complementare ai farmaci di sintesi, a favore, ad esempio, di un ridotto impiego di questi ultimi [4];
  • ridotti o assenti tempi di sospensione del prodotto erboristico rispetto al farmaco;
  • vasto campo di applicazione, comprendendo sia gli animali d’affezione che da reddito.

 

Le principali motivazioni di diffusione del prodotto erboristico nell’ambito degli animali d’affezione sono la crescente sensibilità del cliente per il prodotto naturale e l’effettivo riscontro positivo seguito all’utilizzo. Per quanto riguarda gli animali da reddito invece, l’utilizzo è supportato da una riduzione dei costi rispetto alla medicina convenzionale e dalla garanzia di una minor presenza o assenza di residui farmaceutici negli alimenti (carne, latte, uova, ecc.) [5]. Quest’ultimo aspetto, in Italia coinvolge soprattutto gli allevamenti intensivi nei quali l’utilizzo dei farmaci, in particolare dei prodotti antibiotici, è una prassi consolidata. L’impiego massiccio degli antibiotici nell’allevamento del bovino da latte, sia a scopo preventivo sia a scopo terapeutico, è ritenuta da molti operatori una pratica sempre meno sostenibile in quanto presenta anche dei problemi che riguardano direttamente gli animali e che possono poi riflettersi sulla salute del consumatore. Un esempio è la mastite infettiva delle lattifere, una delle più importanti malattie che compromette la salute e il benessere degli animali, la qualità del latte prodotto e che può causare anche ingenti perdite economiche per gli operatori del settore. A tutt’oggi, il trattamento di elezione per questa patologia è basato sulla terapia antibiotica. Il volume di antibiotici utilizzati in questo comparto contribuisce in maniera significativa all’aumento dell’antibiotico-resistenza e risulta essere un problema di sanità pubblica con ripercussioni sia per l’uomo sia per l’animale. Per far fronte a tale problematica l’Unione Europea raccomanda l’uso prudente degli antibiotici negli allevamenti. Tra le strategie di contenimento, la soluzione che sembra essere più promettente è rappresentata dall’utilizzo di sostanze ad azione antimicrobica di origine naturale, come appunto il prodotto erboristico [5]. Da più parti si prospetta la possibilità di armonizzare la legislazione italiana con quella degli altri Paesi europei provvedendo a disciplinare in modo chiaro l’uso del prodotto erboristico sia per l’uomo sia per l’animale. A livello legislativo, infatti, molte sono le contraddizioni e le lacune che ancora rimangono e che rendono problematico un inquadramento chiaro dell’utilizzo del prodotto erboristico in veterinaria. La filiera di produzione e l’uso di tali prodotti sottostanno alle normative vigenti riportate dal Ministero della Salute [6]. Sulla base di queste premesse, sono numerosi gli operatori del settore che, vista la costante crescita d’interesse della popolazione verso i prodotti erboristici anche in ambito veterinario, credono nella necessità e possibilità di regolamentare in maniera adeguata il loro utilizzo.

 

L’utilizzo di prodotti erboristici nelle cure veterinarie

I veterinari che oggi in Italia utilizzano il prodotto erboristico nelle loro cliniche rappresentano circa il 4,5% degli oltre 21.000 che esercitano la professione [7]. Quest’articolo riassume una ricerca finalizzata alla stesura di una tesi di laurea in Scienze e Tecnologie dei Prodotti erboristici, dietetici e cosmetici svolta presso l’Università degli studi di Ferrara, che si pone l’obiettivo di dare una panoramica della situazione locale nella quale è stato svolto lo studio, ricercandone riflessi di contestualizzazione generale del mercato erboristico veterinario. Lo studio è stato caratterizzato da un tirocinio presso una parafarmacia di Ferrara in cui sono commercializzati, oltre ai numerosi prodotti per il benessere umano, anche prodotti destinati al trattamento degli animali d’affezione più comuni, come vedremo poi nel dettaglio. Lo studio prevedeva un’analisi iniziale delle vendite dei prodotti veterinari, che sono risultati essere il 26,0% rispetto al totale. Più specificatamente il 16,6% ha riguardato farmaci a uso veterinario, mentre il restante 9,4% è rappresentato dai prodotti erboristici veterinari, ed è appunto su questi ultimi che è stata focalizzata la ricerca. Per inquadrare meglio il lavoro svolto, si è ricorsi all’ausilio di un questionario che è stato sottoposto a un campione rappresentativo di clienti dell’esercizio commerciale e parallelamente si è provveduto a contattare i veterinari di Ferrara e provincia che si sono resi disponibili a essere intervistati e a compilare un secondo questionario a loro dedicato.

 

Utilizzo dei prodotti erboristici da parte dei clienti

Il questionario è stato opportunamente formulato per recuperare informazioni circa la sensibilità della clientela verso i prodotti erboristici, la “qualità” delle loro informazioni e il grado di soddisfazione. Il 94% del campione intervistato utilizza prodotti erboristici ed è stato suddiviso in base a età e sesso, da cui è emerso che la componente maggioritaria risulta essere quella femminile compresa tra i 36 e i 50 anni. Il principale animale domestico trattato con prodotti erboristici è il cane (60,0%), al secondo posto troviamo il gatto (37,0%) e infine, con una percentuale molto bassa, il canarino (3,0%). Ovviamente questi dati sono limitatamente rappresentativi della clientela della parafarmacia, ben conosciuta nella zona di Ferrara per l’ampia scelta di prodotti destinati agli animali d’affezione, in particolare cani e gatti. Una delle prime domande formulate ai clienti, riguarda come essi siano venuti a conoscenza del prodotto erboristico (Tabella 1) ed è emerso che il 50,0%, è stato informato dal proprio veterinario. Al secondo posto, con il 20,0%, troviamo chi ha ricevuto tale consiglio dall’erborista o farmacista di fiducia. Il terzo posto comprende sia il consiglio dell’addestratore e sia quello di conoscenti che ne avevano fatto uso in precedenza, entrambi con il 12,0%. Infine una limitata componente, ovvero il 6,0%, si è informata autonomamente tramite ricerche in internet. Prendendo in considerazione il fatto che ben l’82,0% del consiglio arriva da operatori del settore quali veterinari, erboristi/farmacisti e addestratori, risulta essere ulteriormente indispensabile un’adeguata informazione/formazione di tutti gli operatori affinché possano fornire una consulenza adeguata alle esigenze del cliente. Una domanda in particolare ha messo in evidenza le criticità incontrate dai clienti, che riguardano soprattutto l’elevato costo di tali prodotti, la difficoltà nella somministrazione e la durata del trattamento. Per quanto riguarda l’eccessivo costo, da un’analisi attenta si scopre che non vi sono particolari differenze tra i farmaci veterinari e i prodotti erboristici a uso veterinario. Quindi il disagio è piuttosto rivolto in generale all’elevato costo dei prodotti presenti sul mercato (farmaci e prodotti erboristici), destinati alla cura o al sostegno dei propri animali domestici. La difficoltà di somministrazione ha interessato principalmente quei clienti che sono intervenuti sul proprio animale domestico con un prodotto erboristico in compresse. Tale formulazione spesso crea delle difficoltà d’utilizzo poiché l’animale tende a rifiutarla, probabilmente per una carenza di appetibilità. Vi sono vari tipi di formulazioni quali paste, fiale, tavolette, polveri e altri ancora, ma la compressa rimane comunque la più presente sul mercato. Infine la durata del trattamento risulta, per alcuni clienti, un altro inconveniente da superare poiché i prodotti naturali, nella maggior parte dei casi richiedono, infatti, dei tempi di somministrazione superiori al farmaco, scoraggiandone talvolta il loro utilizzo. Nonostante le criticità evidenziate, ben il 96,0% degli intervistati che ha già fatto uso di prodotti erboristici afferma di voler continuare a utilizzarli e ciò può essere inteso come dimostrazione di una grande soddisfazione del cliente che acquista e somministra i prodotti naturali ai propri animali. Più specificatamente per quanto riguarda i clienti, il 71,0% di loro ha affermato di essere restato pienamente soddisfatto dall’utilizzo del prodotto erboristico sul proprio animale domestico. Il 25,0% si sarebbe aspettato un’efficacia maggiore e si tratta di clienti che hanno avuto alcune difficoltà di somministrazione o che si sono trovati ad affrontare situazioni, come per esempio l’anzianità dell’animale, per le quali il prodotto erboristico può rappresentare un sostegno ma non un rimedio. Per tali motivi non sono riusciti a riscontrare un risultato pienamente soddisfacente, ma rimangono comunque intenzionati a riprovare tali prodotti, magari per delle problematiche differenti. Il restante 4,0% non riesce a rispondere poiché non è riuscito a somministrare il prodotto erboristico al proprio animale. Nessuno ha evidenziato effetti avversi. È stata posta anche la domanda sul perché i soggetti in questione abbiano deciso di utilizzare prodotti erboristici sui propri animali domestici. La maggior parte dei clienti intervistati, ovvero il 62,0% del totale, afferma di utilizzare principalmente i prodotti erboristici per una questione d’efficacia. Essendo naturali e offrendo dei risultati evidenti, sono soddisfatti e propositivi a intervenire nuovamente tramite il loro utilizzo. Il 31,0% di loro, invece, sostiene di essere soddisfatto del rapporto qualità/prezzo di tali prodotti nonostante, come detto in precedenza, il prezzo sia abbastanza elevato. Infine il restante 7,0% afferma di utilizzarli per una convinzione personale nelle proprietà del prodotto erboristico o perché segue il consiglio del veterinario che suggerisce d’intervenire, ove possibile, con tali prodotti. La domanda più specifica che è stata posta ai clienti della parafarmacia riguarda quali siano i nomi commerciali dei prodotti erboristici utilizzati. Dallo studio è emerso che i clienti non erano a conoscenza delle fonti vegetali presenti all’interno di tali prodotti. Le risposte che essi hanno dato, infatti, derivano dal consiglio di più canali informativi quali veterinari, erboristi e addestratori. Andremo a vedere nel dettaglio i principi attivi specifici con le domande poste ai veterinari. Per ora è stato quindi possibile produrre i dati riportati in Tabella 2, inerenti esclusivamente le problematiche trattate. Queste ultime possono essere così suddivise: al primo posto troviamo, con il 28,0% delle risposte, l’utilizzo di multivitaminici per problematiche legate principalmente all’anzianità dell’animale; seguito da un 25,0% per le problematiche gastroenteriche ed epatiche; al terzo posto con il 18,0% vi sono le problematiche dermatologiche; con il 14,0% del totale risultano poi le problematiche articolari, che possono essere causate principalmente dall’anzianità dell’animale, da interventi chirurgici o comunque da infiammazioni articolari e muscolari; con il 7,0% occupano il quinto posto le problematiche renali dovute nella maggior parte dei casi all’anzianità dell’animale; come sesta problematica, con il 4,0%, è risultata la comparsa di Herpes simplex per combattere il quale vengono utilizzati prodotti a base di lisina. Infine, sempre con il 4,0%, troviamo la problematica dell’alitosi.

 

Utilizzo dei prodotti erboristici da parte dei veterinari

Come accennato precedentemente, è stato sottoposto un questionario allo specialista veterinario con il quale sono state recuperate informazioni riguardanti le loro conoscenze sull’argomento, la sensibilità del singolo individuo nei confronti di tale approccio, le categorie di prodotti maggiormente utilizzati, l’eventuale efficacia riscontrata, il grado di soddisfazione del cliente, le categorie di animali curati, le fonti vegetali utilizzate nelle diverse problematiche animali e quali fossero per loro le fonti di formazione o di affiancamento. Per quanto riguarda i veterinari, il 54,2% degli intervistati ha affermato di utilizzare costantemente o saltuariamente i prodotti erboristici per gli animali d’affezione in cura nelle proprie cliniche. Com’è possibile vedere nella Tabella 3, l’effettiva efficacia di tali prodotti, con il 30,0% delle risposte, risulta essere il principale motivo che spinge i veterinari a ricorrere a prodotti naturali ove possibile. Una parte dei veterinari intervistati ha inoltre affermato di aver iniziato a consigliare ai propri clienti i prodotti erboristici per gli animali dopo aver avuto dimostrazione della loro efficacia utilizzandoli per la propria salute. Tale posizione testimonia come spesso il prodotto erboristico a uso veterinario derivi da prodotti precedentemente utilizzati nell’ambito umano e ciò verrà anche confermato dalla valutazione critica delle fonti vegetali presenti nei diversi prodotti, correlandole alla cura dei disturbi animali. Con il 24,0% delle risposte, al secondo posto, la consapevolezza del veterinario dei minori effetti collaterali che un prodotto erboristico può avere rispetto a un farmaco. Troviamo poi con il 22,0%, la richiesta esplicita del cliente dovuta a una sempre crescente sensibilità nei confronti dei prodotti naturali. L’opportunità di quest’ultimo, ove possibile, di evitare l’utilizzazione di farmaci sia per se stessi che per i propri animali, è uno degli aspetti fondamentali che stanno portando alla diffusione, nei vari esercizi commerciali competenti, di prodotti erboristici. Al quarto posto con 15,0%, troviamo inoltre l’effettiva soddisfazione del cliente dopo tale metodo d’intervento, aspetto che incentiva il veterinario a consigliare i prodotti erboristici con maggiore frequenza. Segue l’interesse personale dei veterinari all’argomento, con il 6,0% delle risposte. Dalle interviste emerge come l’argomento susciti una grande attenzione e, da più parti, c’è la richiesta di eventi formativi o di un’informazione specialistica che possa mettere in luce tutti i fattori positivi e negativi correlati all’utilizzo del prodotto erboristico, sia come alternativo (se possibile) oppure come complementare all’utilizzo dei farmaci. In questo modo si andrebbe anche incontro alle esigenze di sicurezza sull’efficacia del prodotto che al momento occupa una percentuale relativamente bassa, ovvero il 3,0% delle risposte. Analizzando le risposte dei veterinari per quanto riguarda le problematiche maggiormente trattate e le fonti vegetali a esse correlate (Tabella 4), le principali problematiche per cui gli intervistati hanno deciso di intervenire con un prodotto naturale sono: con il 46,0% quelle dermatologiche, per le quali vengono utilizzate arnica (Arnica montana) con il 29,2%, tea tree oil (Melaleuca alternifolia) sempre con il 29,2%, propoli (Propolis) con il 25,0% e iperico (Hypericum perforatum) con il 16,6%. Essi vengono utilizzati per trattare problematiche quali lesioni della pelle, prurito e contusioni. Sono prodotti particolarmente graditi sia dal veterinario sia dallo stesso proprietario dell’animale per la semplicità di somministrazione. Si trovano appunto in creme a uso topico o comunque in fiale e quindi in dispositivi con semplicità di somministrazione. Oltre a questo fattore, l’efficacia riscontrata in tale categoria di prodotti ha portato il veterinario a consigliarli con frequenza e sicurezza. Successivamente, con il 23,0%, seguono le problematiche gastroenteriche ed epatiche. I prodotti di riferimento sono composti da fermenti lattici e fonti vegetali quali il cardo mariano (Silybum marianum) con il 54,5% delle risposte, lo psyllo (Plantago psyllium) con il 27,3% e il carciofo (Cynara scolymus) con il 18,2%, tutti utilizzati per regolare il funzionamento intestinale ed epatico. Al terzo posto con il 20,0% sono risultate le problematiche comportamentali per le quali vengono principalmente utilizzate fonti vegetali come valeriana (Valeriana officinalis) per un 40,0%, melissa (Melissa officinalis) con un 20,0%, camomilla (Matricaria recutita) sempre col 20,0% e biancospino (Crataegus monogyna) anch’esso per un 20,0%. Esse sono consigliate per il controllo di ansia e iperattività, ideali quindi in occasioni in cui la paura dell’animale è un problema, come ad esempio in seguito a intervento chirurgico o in occasione di temporali, visite dal veterinario, un trasloco o un viaggio. Con l’11,0% del totale, troviamo poi le problematiche articolari che, come già detto per i clienti, possono essere causate principalmente dall’anzianità dell’animale, da interventi chirurgici o comunque da infiammazioni articolari e muscolari e per le quali vengono principalmente utilizzate fonti vegetali come l’artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens) per un 83,3% e la boswellia (Boswellia serrata) per un 16,7%. Come accennato precedentemente, si può osservare come le droghe utilizzate per le cure delle diverse affezioni animali, siano pressoché le medesime che sono impiegate nell’ambito salutistico umano. Tali risultati confermano per la maggior parte le risposte ottenute in precedenza dai clienti sia per categoria di problematiche che per piante utilizzate, ennesima dimostrazione dell’efficacia di tali prodotti e di quanto il consiglio dello specialista veterinario o dell’erborista/farmacista di fiducia possa influenzare la scelta di un prodotto piuttosto che di un altro.

 

Conclusioni

L’uso delle piante officinali in ambito veterinario, sia per quanto riguarda gli animali da reddito che quelli d’affezione, è storicamente diffuso in Italia da tempo, ma scientificamente riconosciuto e studiato da poco. Dallo studio condotto si evince che la veicolazione dei prodotti erboristici per l’uso veterinario, è principalmente nelle mani degli operatori zootecnici e dei medici veterinari, la cui conoscenza e propensione nei riguardi dei prodotti erboristici rappresenta il fattore determinante per questo settore. È emersa, inoltre, l’importanza di fornire un’adeguata formazione sull’utilizzo del prodotto erboristico veterinario, aspetto fondamentale affinché le conoscenze non vadano disperse, ma diventino “semi” per una crescita degli operatori del settore [8]. L’esperienza della tesi ha evidenziato come l’interesse al problema sia ancora poco sentito anche a livello universitario, poiché lo studio dei prodotti erboristici, è tarato solo per le applicazioni nell’ambito umano. Tramite riviste, corsi universitari e congressi, bisognerebbe dare maggiore informazione/formazione ai veterinari e al personale tecnico quale informatori scientifici, erboristi ed addestratori anche in relazione al cliente le cui esigenze e sensibilità stanno notevolmente aumentando. Va anche ricordato che, pur essendo millenario l’uso delle erbe medicinali nel trattamento di sindromi varie sia dell’uomo che degli animali, non si tratta di una panacea per tutti i mali e che “prodotto naturale” non significa prodotto libero da effetti negativi o controindicazioni. I prodotti a base di erbe, infatti, possono interagire tra loro quando somministrati in concomitanza o possono aumentare o antagonizzare gli effetti di droghe sintetiche somministrate come terapia primaria [9]. L’impressione ricavata nell’approfondire tali tematiche, è stata quella che sia i proprietari di animali sia i veterinari non conoscano a sufficienza le reazioni avverse che si possono verificare in seguito alla somministrazione di tali prodotti negli animali da reddito e d’affezione. Per evitare queste problematiche sarebbe necessario un intervento a livello legislativo che armonizzi la disciplina in questione. Da quanto esposto nello svolgimento dell’articolo, è possibile prevedere un futuro molto roseo dell’uso dei prodotti naturali in zootecnia e in medicina veterinaria poiché il mercato italiano dei prodotti erboristici è in costante aumento [10]. È proprio per questi che i prodotti erboristici possono rappresentare per il veterinario, per l’allevatore e per il proprietario d’animali, una valida scelta e/o integrazione alla medicina tradizionale.

 

* Sofia Bonadiman
* Damiano Rossi

* UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FERRARA
Dipartimento Scienze della Vita e Biotecnologie (SVeB)

 

Bibliografia

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Veterinaria
[2] Montanari M. Allevamento e cura degli animali nei trattati agronomia del Basso Medioevo, in La pratica della veterinaria nell’Emilia Romagna nell’insegnamento dell’Università di Bologna. Bologna, 1984.
[3] Capasso F., Grandolini G., Izzo A. A. Fitoterapia, Springer-Verlag Italia. Milano, 2006, 44.
[4] Fabio Firenzuoli. Interazioni tra erbe, alimenti e farmaci. Tecniche Nuove. Milano, 2008, VIII.
[5] http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_newsAree_1799_listaFile_itemName_4_file.pdf
[6] http://www.senaf.it/UserFiles/File/erboristeria/atti12/Dalfra.pdf
[7] http://documenti.fondiz.it/73.pdf
[8] http://www.zoobiodi.it/doc/Atti_N2.pdf
[9] Russo R., Autore G., Severino L. Pharmaco-toxicological aspects of herbal drugs used in domestic animal. Nat Prod Commun. 2009, 4:1777-84.
[10] Pignatelli P. Le diverse fitoterapie in medicina veterinaria: storia, lo stato dell’arte, le prospettive e normativa. Convegno su Fitoterapia in Medicina Veterinaria. 2008. Lodi.

 

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