Iacopo Bertini, Maria Rosaria D’Isanto, Biologo Nutrizionista, Biologa Nutrizionista
Ai flavonoidi, una classe di composti presenti in maniera ubiquitaria nei vegetali, pur non essendo inseriti nelle linee guida dietetiche è stato riconosciuto un interesse nutrizionale per quanto riguarda la loro influenza sul rischio di insorgenza e progressione delle patologie croniche legate all’azione dei radicali liberi. Per questo è consigliata la loro assunzione regolare attraverso una dieta ricca di frutta e verdura.
Ai flavonoidi, una classe di composti presenti in maniera ubiquitaria nei vegetali, pur non essendo inseriti nelle linee guida dietetiche è stato riconosciuto un interesse nutrizionale per quanto riguarda la loro influenza sul rischio di insorgenza e progressione delle patologie croniche legate all’azione dei radicali liberi. Per questo è consigliata la loro assunzione regolare attraverso una dieta ricca di frutta e verdura.
La ricerca sugli alimenti si è focalizzata, negli ultimi anni, sullo studio delle cosiddette sostanze fitochimiche (phytochemicals), nel tentativo di capire come i diversi fattori dietetici possano influenzare il rischio di insorgenza e la progressione delle patologie croniche. I flavonoidi sono, tra i composti polifenolici, quelli maggiormente presenti negli alimenti di origine vegetale: a oggi, infatti, ne sono stati individuati oltre 4.000. Sono caratterizzati da uno scheletro carbonioso a 15 atomi, con due anelli benzenici legati da una catena carboniosa, secondo uno schema base C6-C3-C6, con differenti sostituzioni che formano le differenti sottoclassi. Si trovano soprattutto nell’epidermide foliare, nella buccia e nella polpa dei frutti.
I gruppi di flavonoidi di maggior interesse nutrizionale sono:
a) i flavanoli, a cui appartengono anche le catechine (tra cui l’epigallocatechin-3-gallato del tè verde), presenti, oltre che nel tè, anche in molti tipi di frutta e nel cacao;
b) i flavoni (es. l’apigenina presente nel sedano);
c) i flavonoli (come la quercetina, che si trova ubiquitaria nelle piante a uso alimentare, in particolare nella cipolla rossa e nelle mele, e il kaempferolo) che costituiscono la sottoclasse più diffusa di flavonoidi, essendo presenti anche nei cavoli, porri, broccoli, mirtilli, uva rossa e tè. Questi composti sono presenti, negli alimenti, nella forma glicosilata (lo zucchero, in genere, è il glucosio e/o il ramnosio) e si ritrovano soprattutto negli strati esterni (buccia, foglie) in quanto la loro sintesi è stimolata dalla luce;
d) i flavanoni (la naringina e esperidina negli agrumi);
e) le antocianine (es. la cianidina nelle more, mirtilli, uva, rape rosse, ecc.): sono la versione coniugata, con vari tipi di zuccheri, delle antocianidine. Sono i flavonoidi responsabili della colorazione rossa, blu e porpora di molte strutture vegetali (foglie, petali, bacche, radici);
f) gli isoflavoni (tra cui, molto studiati, la genisteina e la daidzeina dai semi di soia) presentano la particolarità che, a differenza degli altri flavonoidi, sono praticamente incolori. Si trovano, oltre che nella soia e nei legumi in generale, anche nella frutta secca, in qualche fungo e nell’orzo integrale.
Mentre i flavoni e i flavonoli possono essere trovati, in natura, sotto forma di aglicone, i flavonoidi generalmente sono immagazzinati, nella pianta, sotto forma di glicosidi, ovverosia legati a uno zucchero, per cui risultano più “stabili” rispetto ai flavonoidi liberi ma, proprio per questo, la loro biodisponibilità risulta bassa quando vengono consumati, dovendo essere preventivamente idrolizzati nella forma agliconica.

Assorbimento e trasformazione
Una volta ingeriti, questi composti subiscono drastiche modificazioni strutturali (coniugazioni, idrossilazioni, metilazioni, ecc.), prima a livello dell’intestino tenue e, dopo l’assorbimento, a livello epatico dove vengono metabolizzati/trasformati dall’organismo come avviene con i farmaci. La rottura delle molecole oligomeriche (formate da diverse unità) può avvenire con l’acidità dello stomaco, tuttavia l’idrolisi dei monomeri e l’assorbimento degli agliconi sembra avvenire, in misura maggiore, nell’intestino.
Uno dei principali motivi per cui non si possono fornire indicazioni precise sull’effetto di questi composti sulla salute umana è legato, quindi, proprio all’estrema variabilità sia delle diverse molecole sia dei loro metaboliti, che rende difficile, se non impossibile, seguire il “destino” metabolico di centinaia di molecole diverse e in continua trasformazione.
Vediamo, però, quali sono, al momento, le principali proprietà riconosciute e gli effetti benefici riconosciuti a questa classe di molecole.
Flavonoidi e salute
La maggior parte degli studi osservazionali ha messo in evidenza come il consumo regolare di alimenti che contengono flavonoidi possa ridurre il rischio di insorgenza di diverse patologie a carattere cronico, come le malattie neurodegenerative, l’aterosclerosi e diverse forme tumorali.
Tutto ciò nonostante le informazioni di base riguardo le loro caratteristiche (effettiva biodisponibilità in base alla quantità assunta, metabolismo, ecc.) e il loro ruolo (interazione con altri fattori dietetici, meccanismo d’azione) come nutrienti rimangano alquanto limitate nell’uomo.
Meccanismo d’azione e attività biologiche
Nonostante queste sostanze siano comunemente definite come “antiossidanti dietetici” e il loro effetto benefico attribuito principalmente a una loro azione antiradicalica, dagli ultimi studi sull’uomo sembra che la loro azione sia mediata, in vivo, da altre vie biochimiche e molecolari non riducibili solamente a un “semplice” effetto antiossidante.
Sistema circolatorio – È questa l’area di ricerca su queste sostanze in cui è maggiore il numero di studi e per cui è possibile dire che i flavonoidi migliorano i livelli pressori e alcuni parametri circolatori.
Diabete – Il numero di studi che ha invece esplorato il potenziale ruolo dell’assunzione di alimenti ricchi di flavonoidi nei confronti della protezione dal diabete è sicuramente inferiore, anche se una recente review di studi clinici afferma che gli alimenti ricchi di antocianidine (di cui sono ricche le bacche) e flavanoli (tè verde e cacao) possono proteggere contro l’insorgenza del diabete di tipo II.
Tumori – Diversi studi sia di tipo retrospettivo che prospettico hanno messo in evidenza il ruolo benefico di queste sostanze nella prevenzione della patologia tumorale; tuttavia, sono necessari studi prospettici con campioni di soggetti più numerosi per definirne esattamente le potenzialità benefiche.
Malattie neurodegenerative – C’è un numero crescente di studi i cui risultati suggeriscono che alimenti come le bacche, ricche di antocianine, e/o l’assunzione in generale di flavonoidi possano rallentare la progressione di queste malattie croniche: tutto ciò potrebbe essere dovuto all’azione antinfiammatoria che i flavonoidi esercitano a livello neurale e, più in generale, sistemico.
Osteoporosi – Due studi epidemiologici hanno trovato un’associazione positiva tra l’assunzione totale di flavonoidi giornaliera e la densità minerale ossea. L’azione dei flavonoidi potrebbe esercitarsi mediante la regolazione delle vie di segnale biochimiche che favoriscono la funzione osteoblastica o anche riducendo lo stato di infiammazione di basso grado spesso presente a livello cronico. Al momento, comunque, l’evidenza scientifica è ancora limitata per poter dare certezze, anche se questa sembra un’area di ricerca molto promettente…