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Insufficienza renale, questa sconosciuta

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Iacopo Bertini

Come mantenere sani i nostri organi “depuratori” e cosa fare in caso di malattia renale cronica.

Secondo i dati più recenti sulla malattia renale cronica (MRC), ottenuti dal Global Burden of Disease Study, si stima che questa patologia, di grado più o meno grave, riguardi fino al 10% della popolazione mondiale adulta. La MRC è una patologia cronica pandemica, con numeri superiori a quelli di diabete, tumori e malattie cardiovascolari (Grams e Melamed, 2025). In Italia, quindi, si stimano circa cinque milioni di persone, buona parte delle quali però sono inconsapevoli di avere una funzione renale compromessa, in quanto la MRC non dà sintomi particolari se non in uno stadio avanzato, quando cioè si ha già il 60-80% della perdita di funzionalità.
Tutto ciò stride fortemente col fatto che se la MRC fosse riconosciuta nei suoi primi stadi, la dialisi, che diventa necessaria quando ormai ai reni resta solo circa il 15 per cento della loro capacità, potrebbe diventare un’eccezione. Prenderci cura della salute dei reni con una diagnosi tempestiva potrebbe consentire di risolvere, in gran parte, problemi più seri.

Stile di vita per la prevenzione
Nella fase di prevenzione, la ricetta per mantenere i reni in funzione più a lungo possibile non è tanto diversa da quella che dovremmo seguire per prenderci cura della nostra salute in generale: non fumare, non esagerare con l’alcol, fare esercizio fisico con regolarità, seguire una dieta equilibrata non troppo ricca di sale e zuccheri sono le regole principali da seguire. In questa maniera, infatti, si tengono alla larga sovrappeso, obesità, diabete e pressione alta, ma anche infezioni urinarie e patologie urologiche (es. i calcoli renali), che sono fra i principali fattori responsabili della compromissione della funzionalità renale.

Età
Col passare degli anni, poi, bisognerebbe prestare maggiore attenzione alla funzione renale, in quanto, invecchiando, si verifica un calo progressivo fisiologico della sua efficienza. La cosiddetta riserva renale si riduce: in altre parole, possiamo avere delle risposte ai test di funzionalità renale che risultano normali ma il numero dei nefroni (le unità di filtrazione del rene) si riduce. In pratica, avremo meno nefroni che lavorano di più, e che avranno quindi una minore capacità di adattarsi e far fronte a stimoli esterni.

I test da fare
Solo il 10-20% delle persone con MRC sa di averla, anche perché sintomi come la stanchezza al mattino o la pressione un po’ alta sono sintomi non così specifici di danno della funzionalità renale mentre i reni manifestano un deficit di funzionamento quando la loro compromissione è già in uno stadio avanzato e hanno perso come minimo metà della loro funzionalità. Per giunta, i test per capire se i reni sono in salute sono semplici e facili da eseguire: innanzitutto, è bene fare un esame delle urine per misurare l’albuminuria (la quantità di una proteina, l’albumina, nelle urine): se i reni non funzionano più al meglio lasciano “passare” nelle urine sostanze, come le proteine, che di solito vengono trattenute. In seconda battuta, si aggiunge un’analisi del sangue col dosaggio della creatininemia: la creatinina è un prodotto di scarto del metabolismo muscolare e deve essere filtrata ed espulsa con le urine; per questo, viene misurata sia nel sangue che nelle urine perché è un indicatore diretto della capacità di filtrazione dei reni. Anche la presenza di anemia potrebbe essere indicativa di una ridotta funzione renale.

Lo screening
Dal momento che questi test sono semplici e poco costosi, all’ultimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Nefrologia è stato redatto, in collaborazione col Ministero della Salute, un Percorso Preventivo Diagnostico Terapeutico Assistenziale con la proposta di legge per arrivare ad uno screening della MRC attraverso i medici di famiglia: l’obiettivo è quello di individuare precocemente, a livello di popolazione, i casi di MRC, soprattutto nella fascia di età oltre i 55 anni, consentendo un invio tempestivo dal nefrologo. Tutto ciò eviterebbe l’aggravarsi della situazione renale per il paziente con un risparmio, al contempo, per il Servizio Sanitario Nazionale, considerando che il costo per assistere un persona in dialisi è di circa 40000-50000 euro all’anno per paziente.
Detto quindi che si sta facendo molto per cercare di individuare per tempo i pazienti che potrebbero avere complicanze renali molto più gravi negli anni a venire e che oggi esistono nuovi farmaci in grado di rallentare la malattia renale e l’ingresso in dialisi di oltre dieci anni, vediamo quali sono le strategie dietetiche per un paziente con MRC.

La dieta per il rene “compromesso”
L’intervento dietetico ha come obiettivi il mantenimento di un buono stato nutrizionale generale, la prevenzione e/o correzione di segni, sintomi e complicanze della malattia renale cronica e l’allontanamento del tempo di inizio dialisi e la riduzione della dose dialitica settimanale. Secondo le attuali linee guida KDOQI (Kidney Disease Outcomes Quality Initiative) (Bin Zarah e Andrade, 2024), gli adulti affetti da MRC dovrebbero seguire un modello dietetico bilanciato con una prevalenza di alimenti a base vegetale come legumi, cereali integrali, frutta e verdura: tutto ciò con l’obiettivo di ridurre l’infiammazione e la progressione di questa malattia. Introducendo in prevalenza alimenti di origine vegetale si riduce il carico acido netto della dieta e, di conseguenza, diminuisce l’infiammazione (Dang et al., 2025).

Inoltre, l’aumento dell’assunzione di fibre alimentari, tipico in una dieta ricca in alimenti di origine vegetale, svolge un ruolo significativo nel migliorare lo stato nutrizionale. Man mano che aumenta l’assunzione di fibre, sia solubili che insolubili, la salute dell’intestino migliora notevolmente, grazie allo stimolo che le fibre hanno sulla crescita di batteri probiotici, riducendo così l’infiammazione. La MRC, oltre a compromettere la funzionalità dei reni, è sempre più associata all’infiammazione sistemica, ovvero ad uno stato di infiammazione cronica che coinvolge tra l’altro il sistema nervoso mediante il processo di neuroinfiammazione, peggiorando la progressione della malattia stessa ed aumentando il rischio di complicanze neurologiche e cardiovascolari con cui, secondo gli ultimi studi, c’è una forte interconnessione.

reni, insufficienza renale
La ricetta per mantenere i reni in funzione più a lungo possibile non è tanto diversa da quella che dovremmo seguire per prenderci cura della nostra salute in generale: non fumare, non esagerare con l’alcol, fare esercizio fisico con regolarità, seguire una dieta equilibrata non troppo ricca di sale e zuccheri sono le regole principali da seguire.

Apporto di proteine
Il controllo dell’apporto proteico è un caposaldo della gestione conservativa della MRC. E’ importante anche prestare attenzione alla qualità delle proteine assunte favorendo il consumo di alimenti di origine vegetale, in grado di indurre effetti favorevoli sul metabolismo del fosforo e sull’equilibrio acido-base che si ripercuotono sul controllo della pressione arteriosa e dell’emodinamica renale. In questo contesto, ha dimostrato la sua efficacia anche la dieta mediterranea che, secondo alcune evidenze, è associata a una riduzione del rischio di malattia renale cronica e del rischio cardiovascolare.

Come indicazione generale, si raccomanda una dieta a basso contenuto di proteine, in grado di fornire 0,55-0,60 g di proteine/kg di peso corporeo/die, oppure una dieta a bassissimo contenuto proteico con 0,28-0,43 g di proteine alimentari/kg p.c./die a cui si associa un ulteriore introito di chetoanaloghi e aminoacidi essenziali per soddisfare il fabbisogno proteico. In questo regime dietetico possono trovare applicazione anche i prodotti aproteici – costituiti prevalentemente da carboidrati e pressoché privi di proteine, fosforo, sodio e potassio – che forniscono comunque l’energia di cui ha bisogno il paziente ma riducendo, al contempo, l’apporto proteico complessivo della dieta (Mafra et al., 2025).

Limitazione del sodio
Negli stadi più avanzati di MRC, l’alterata funzionalità renale porta a una incapacità di eliminare anche quote elevate di sodio, acqua, potassio, fosforo e ioni idrogeno, portando a una loro maggiore ritenzione. In particolare, sodio e acqua in eccesso favoriscono l’ipertensione arteriosa, nonché l’insorgenza di edemi e scompenso cardiaco. Per questo motivo, i soggetti con ipertensione e MRC dovrebbero limitare l’introito alimentare di sale – come obiettivo minimo – a 5-6 g al giorno (circa un cucchiaino da tè), ma ancor meglio ridurlo a meno di 2 g/die (nei pazienti MRC che presentano anche ipertensione, come capita spesso) fin dagli stadi iniziali dell’insufficienza renale (Stambolliu et al., 2025).

Altri minerali
Si raccomanda una riduzione dell’assunzione di fosforo al di sotto del livello consigliato nella popolazione generale, pari a 700 mg/die, per via della perdita del filtrato glomerulare, che altera a sua volta la regolazione dell’escrezione urinaria di fosforo. Per quanto riguarda il potassio, la raccomandazione è modulare l’introito sulla base dei livelli ematici e ridurlo se la kalemia è > 5,5 mmol/L.

Bibliografia
Bin Zarah A, Andrade JM. Elevated Inflammation and Poor Diet Quality Associated with Lower eGFR in United States Adults: An NHANES 2015-2018 Analysis. Nutrients. 2024 Feb 14;16(4):528. 

Dang Z, He Y, Xie R, Chen P, Dong F. Plant-Based Diet and Chronic Kidney Disease: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Ren Nutr. 2025 Jul;35(4):517-530. 

Grams ME, Melamed ML. Chronic Kidney Disease. Ann Intern Med. 2025 Sep;178(9):ITC129-ITC144. 

Kidney Disease: Improving Global Outcomes (KDIGO) CKD Work Group. KDIGO 2024 Clinical Practice Guideline for the Evaluation and Management of Chronic Kidney Disease. Kidney Int. 2024 Apr;105(4S):S117-S314.

Mafra D, Brum I, Borges NA, Leal VO, Fouque D. Low-protein diet for chronic kidney disease: Evidence, controversies, and practical guidelines. J Intern Med. 2025 Oct;298(4):319-335. 

Stambolliu E, Iliakis P, Tsioufis K, Damianaki A. Managing Hypertension in Chronic Kidney Disease: The Role of Diet and Guideline Recommendations. J Clin Med. 2025 May 27;14(11):3755.