Numerosi ecosistemi marini presentano condizioni di vita atipiche ed estreme dove alghe e microrganismi cercano il loro habitat e sono costretti, per sopravvivere, ad adattare il loro metabolismo producendo così innumerevoli molecole funzionali specifiche, che rappresentano un capitale innovativo di ingredienti per la cosmesi. Scarica PDF
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Incredibile ma vero. La chitina dei tessuti-veicolo viene trasformata in acido ialuronico
L’interessante ipotesi presentata in questo articolo riguarda l’attività della chitina che, contenuta in speciali tessuti, viene trasformata in acido ialuronico, dopo essere entrata in contatto e penetrata nella pelle e nell’organismo. Tale ipotesi darebbe ulteriore supporto ai diversi studi che hanno evidenziato l’efficacia del tessuto-carrier utilizzato come nuovo veicolo per produrre innovativi cosmeceutici e nutraceutici. In questo articolo viene riportata l’ipotesi riguardante l’attività della chitina che, contenuta in speciali tessuti, viene trasformata in acido ialuronico, dopo essere entrata in contatto e penetrata nella pelle e nel nostro organismo attraverso le strade previste dalla cosiddetta Beauty from Within. Questa metodologia prevede il raggiungimento della salute e della bellezza attraverso l’uso degli stessi ingredienti applicati sulla cute attraverso i cosmetici e assunti per via orale per mezzo degli integratori alimentari. A tal proposito si evidenzia la possibilità che frammenti di chitina vengano trasformati in acido ialuronico dall’enzima ialurono-sintetasi.Tale ipotesi darebbe ulteriore supporto ai diversi studi del nostro gruppo di ricerca che hanno evidenziato l’efficacia del tessuto-carrier utilizzato come nuovo veicolo per produrre innovativi cosmeceutici e nutraceutici. Infatti le fibre di questi tessuti, realizzati con polimeri naturali e biodegradabili, sono state “caricate” ed “attivate” con micro-particelle del complesso chitina-lignina, in grado di incapsulare ingredienti sia idro che l’idro-solubili. A tal proposito è interessante sottolineare come questo particolare tessuto sia risultato come veicolo non soltanto efficace e sicuro sia per la cute che per l’ambiente, ma anche in grado di cedere gli attivi in modo più rapido se paragonato ad una normale emulsione. Keywords: chitina, acido ialuronico, lignina, cosmeceutici, nutraceutici IntroduzioneLa chitina e l’acido ialuronico entrano in modo diverso nel metabolismo del nostro organismo. La prima in modo indiretto perché introdotta da insetti e diversi microorganismi, la seconda come parte integrante del nostro organismo. Comunque, esiste uno stretto collegamento tra i due polimeri che si intersecano e si accavallano l’una all’altro attraverso passaggi ancora poco noti, anche se le loro molecole hanno in comune la acetil glucosammina come chiaramente riportato dalla figura 1. Prima di entrare nel metabolismo dei due polimeri vediamone alcune delle loro caratteristiche chimico-fisiche e metaboliche. In natura la chitina è […]
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Valorizzazione della filiera dell’acquacoltura attraverso l’utilizzo di scarti del mare: il progetto Valdimar-ER
In Europa le macroalghe stanno acquisendo un sempre maggiore interesse dal punto di vista alimentare e le diverse nazioni stanno guardando con grande attenzione questo prodotto marino sostenibile dal punto di vista ambientale.Alcune macroalghe, molto diffuse nella laguna e costa dell’Emilia-Romagna, potrebbero rappresentare una risorsa alternativa in risposta al declino degli stock ittici e una soluzione all’aumento della domanda di alimenti ricchi di proteine, micronutrienti, fibre e integratori alimentari contenenti acidi grassi polinsaturi e sostanze ad attività antiossidante. Le alghe sono organismi unicellulari, coloniali o multicellulari prevalentemente fototrofi. Costituiscono una composita aggregazione artificiale, appartenente a molteplici linee evolutive, che si riflette in una considerevole diversità genetica. Questa varietà genetica si manifesta attraverso la vasta gamma di caratteristiche morfologiche, ultrastrutturali, ecologiche e biochimiche esibite dalle macroalghe (Cavalier-Smith, 2007; Brodie, 2007). Dalla metà del XIX secolo, esse sono state classificate in quattro diversi gruppi in base al colore: alghe blu-verdi (Cyanophyta, fino a 1500 specie), alghe rosse (Rhodophyta, circa 6000 specie), alghe brune (Ochrophyta, circa 1750 specie) e alghe verdi (Chlorophyta, circa 1200 specie) (Kilinç et al., 2013). Tra il 2000 e il 2018 la produzione mondiale di macroalghe è triplicata, passando da 10,6 a 32,4 milioni di tonnellate e se la produzione di macroalghe nel Sud-Est asiatico è rallentata negli ultimi anni, in altre parti del mondo la coltivazione di alghe continua a crescere. In Europa, infatti, le macroalghe stanno acquisendo un sempre maggiore interesse dal punto di vista alimentare e le diverse nazioni stanno guardando con grande attenzione questo prodotto marino sostenibile dal punto di vista ambientale. La grande proliferazione algale è un problema che in più occasioni ha creato non poche difficoltà agli ecosistemi marini e alle attività economiche costiere; la raccolta e lo smaltimento di queste biomasse avviene attraverso la collaborazione di diversi enti pubblici e cooperative locali al fine di ridurre gli elevati costi di smaltimento. Le alghe costituiscono una composita aggregazione artificiale, appartenente a molteplici linee evolutive, che si riflette in una considerevolediversità genetica (foto di lasaa). Pertanto, macroalghe quali Ulva e Gracilaria, molto diffuse nella laguna e costa dell’Emilia-Romagna (Sfriso, 2012) potrebbero rappresentare una risorsa […]
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IRIS – Alla Radice della Bellezza
Una mostra multisensoriale al Giardino dell’Iris di Firenze Dal 1° al 3 maggio 2026, il Giardino dell’Iris di Firenze ha ospitato IRIS – Alla Radice della Bellezza, un’esposizione multisensoriale dedicata all’iris, una delle materie prime più preziose della profumeria. L’iniziativa ha proposto un viaggio evocativo che ha condotto il pubblico alla scoperta dell’iris non solo […]
Metodi alternativi alla sperimentazione animale nei cosmetici
L’irritazione oculare, la fotosensibilizzazione, i metodi in silico e la sperimentazione integrata Dopo l’introduzione del Regolamento (CE) n. 1223/2009 e della sua entrata in vigore l’11 marzo 2013 [1], con conseguente divieto dell’uso di sperimentazione animale sugli ingredienti cosmetici e divieto di commercializzare prodotti cosmetici che fossero stati testati su animali, c’è stata una corsa allo sviluppo di nuovi metodi alternativi. Nell’articolo precedente abbiamo approfondito i principali metodi alternativi alla sperimentazione animale usati nella valutazione della sensibilizzazione cutanea e della genotossicità nei cosmetici. Un altro endpoint fondamentale nella valutazione della sicurezza dei cosmetici è l’irritazione oculare [2], storicamente oggetto di test altamente invasivi sugli animali. La valutazione dell’irritazione oculareL’irritazione oculare è una reazione avversa acuta che si verifica quando una sostanza entra in contatto con la superficie dell’occhio, in particolare con cornea, congiuntiva e film lacrimale. Si tratta di un effetto locale che può manifestarsi con sintomi reversibili, come arrossamento, dolore e lacrimazione, fino a lesioni gravi e potenzialmente irreversibili, quali ulcerazioni corneali e perdita della trasparenza della cornea.Il sistema GHS (Globally Harmonized System of Classification and Labelling of Chemicals) [3] è un sistema internazionale di classificazione delle sostanze chimiche, sviluppato dalle Nazioni Unite per armonizzare a livello mondiale criteri di pericolo ed etichettatura dei prodotti. Per quanto riguarda il rischio oculare il GHS le divide in tre categorie: Categoria 1: sostanze che danneggiano irreversibilmente gli occhi (es: composti che provocano opacità corneale persistente o ulcerazioni permanenti). Categoria 2: sostanze che provocano irritazione oculare reversibile. Questa a sua volta si divide in due categorie, la categoria 2A che sono gli effetti che si risolvono entro 21 giorni ma non entro 7 e la categoria 2B che sono effetti che si risolvono entro 7 giorni. No Category: sostanze che non inducono effetti significativi sugli occhi La valutazione dell’irritazione oculare è un endpoint obbligatorio dato che i cosmetici possono entrare in contatto accidentale con l’occhio o perché destinati ad un uso nella zona perioculare o per contatto accidentale.Oggi come alternativa abbiamo sperimentazioni su epitelio corneale umano ricostruito, Reconstructed human Corneal Epithelium (RhCE), tra cui EpiOcular™ [4], un modello in vitro ricostruito di […]
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Cosmetici: metodi alternativi alla sperimentazione animale. La sensibilizzazione cutanea e la genotossicità
*Elena Badeng, *Anna Rita Bilia Nel 2013 in Europa è entrato in vigore il divieto totale dell’uso della sperimentazione animale nei cosmetici. Testing Ban prevede il divieto di testare sugli animali non solo i prodotti finiti, già in vigore dal 2004, ma tutti gli ingredienti cosmetici.Questo ha dato inizio a un’intensa attività scientifica nello sviluppo […]
Evoluzione storica della thalassoterapia
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