* Barbara Venezia,
* Teresa Mencherini,
* Marialuisa Saviano
Prosegue l’affascinante viaggio storico attraverso i secoli e le diverse dinastie che hanno governato l’antica Cina, alla scoperta dell’arte cosmetica di questo grande paese. Possiamo così osservare le diverse tecniche formulative e le materie prime vegetali, animali e minerali impiegate per realizzare ciprie, belletti e fard, rossetti, saponi e profumi, oltre a conoscere i metodi usati dalle donne cinesi per applicarli nella decorazione del viso, con uno sguardo anche alle diverse pratiche di igiene e di estetica.
Parte 2
3 Cosmetologia nel periodo Tang (618 – 960 d.C.)
3.1 – Cosmetologia e società
Il periodo della dinastia Tang (618 – 960 d.C.) è noto come l’Età d’Oro della storia cinese, infatti le arti e le scienze hanno un grande sviluppo e godono del sostegno del governo centrale, promotore di scambi commerciali e culturali con le civiltà limitrofe, occidentali e orientali, in particolare con il Giappone, che subisce una forte influenza sul modo di concepire la bellezza femminile. Gli ornamenti e costumi delle culture centro asiatiche sono introdotte nella moda femminile cinese, come testimoniato dall’uso del buyao, un ornamento per i capelli, realizzato in materiali nobili come l’oro e l’argento, ma anche in giada e agata, decorato con pietre preziose e ciondoli FIG 1 (1).
Per capire al meglio la moda femminile del periodo, si possono considerare le statuette fittili di figure femminili, solitamente accompagnate da piccoli animali da cortile o mentre suonano strumenti musicali. Queste statuette sono prodotte durante tutto il periodo Tang e testimoniano come muta il concetto di bellezza. La produzione tra il VII e l’VIII secolo si caratterizza per le figure esili, dal profilo sottile e sinuoso FIG 2. Dall’VIII secolo in poi, le donne sono raffigurate con profili voluttuosi, con lunghi capelli raccolti, con sopracciglia ad ali di farfalla e con bocche piccole e rosse come ciliegie FIG 3.
Le donne di periodo Tang prestano particolare attenzione all’adempimento quotidiano di una complessa routine cosmetica (1) e sono avvezze all’uso di diversi prodotti cosmetici, applicati in una serie di “passaggi”: l’applicazione della cipria, del rouge (traducibile come belletto/fard), del rossetto/balsamo e la delineazione delle sopracciglia. In base alla moda di un determinato periodo si può avere anche l’applicazione di uno strato giallo sull’intera fronte e di elementi decorativi come l’huadian e lo slanting red.
- La cipria
Le donne applicano consistenti strati di cipria bianca sul viso e sul collo, al fine di enfatizzare il chiarore della pelle, assecondando quel desiderio comune a diverse società, orientali – come il Giappone (2) – e occidentali, come gli antichi Egizi, i Greci ed i Romani fino anche alle società medievali (3). La cipria è solitamente a base di farina di riso e/o di sottoprodotti del piombo, come la biacca, conosciuta anche come bianco di piombo, che secondo alcuni studiosi trova menzione già per il periodo delle dinastie Xia (2017–1600 a.C.) e Shang (1600-1046 a.C.) (4). La cipria solitamente può contenere anche ingredienti organici (vegetali e animali) dalle proprietà depurative, esfolianti, idratanti e sbiancanti, volti a migliorare l’effetto luminoso e di schiaritura. Tra i prodotti vegetali si ricordano la buccia di mandarino, i semi di melone bianco e di albicocca, i fiori di pesca, mentre i materiali di origine animale sono i derivati (uova) e i grassi (5).
- Il belletto/fard
Le donne adornano le proprie gote con uno strato di cipria rosso brillante, che nella letteratura scientifica è indicato con il termine inglese di rouge, cosmetico che potrebbe corrispondere all’odierno fard/belletto (3). Ancora oggi non è ben chiaro “quando” sia stata introdotto e di certo non mancano riferimenti letterari, anche precedenti la dinastia Tang. Nel testo “Court Lady’s Frailty of Fortune” dell’imperatore Jianwen (503 – 551 d.C.), sono presenti formule lessicali come “viso cremisi”, in riferimento all’uso del rouge, ma anche ai concetti di gioventù e di buona salute essendo il rosso e il rosa colori simbolici di natura positiva. Alcuni studi suggeriscono che l’uso del rouge sia già presente qualche secolo prima della dinastia Tang, ma è in questo periodo che diventa una pratica ordinaria, talvolta con applicazioni estreme (6) FIG 3. La peculiare colorazione rossa di questo fard/belletto è dovuta dalla presenza di sottoprodotti del piombo, come il cinabro o vermiglione e, in tal caso nella letteratura è menzionato come “piombo mescolato” e/o “vermiglio congelato”(7), ma anche dal Carthamus tinctorius, dal quale si estrae un pigmento rosso carico.
- Le decorazioni viso: lo slanting red e l’huadian
Durante l’VIII secolo sono adottate delle particolari pratiche estetiche, reminiscenze di tradizioni antiche che trovano origine in episodi mitici e religiosi, reintrodotti in periodo Tang probabilmente per volere di una figura femminile di rilievo, ovvero l’imperatrice degli Zhou settentrionali Wu Zetian (inizio VIII sec.).
Lo slating red, ad esempio, è un termine inglese usato ad indicare un particolare segno decorativo realizzato in concomitanza delle tempie, che richiama la forma di una falce di luna o di un petalo di fiore arrotolato (8). Esistono diverse leggende in merito all’origine di questa pratica, tra le quali si ricorda un episodio avvenuto nel periodo dei Tre Regni (ca. III sec.). Secondo la tradizione, la concubina preferita dall’imperatore dell’epoca si tagliò il viso per sbaglio e la ferita guarì con una cicatrice. L’influenza sociale della concubina era tale che il possesso di un segno come la cicatrice fu considerato un vezzo di moda e venne riprodotto con una cipria rossa da tutte le altre donne sue contemporanee.
L’huadian è conosciuto anche come “Ornamento del Buddha” e consiste nella realizzazione o applicazione di un motivo decorativo al centro della fronte (1). L’origine, la diffusione e l’adozione di questa pratica è legata ad un episodio avvenuto nel V secolo ed è correlata ancora una volta ad una figura femminile ritenuta socialmente importante e influente (8). La legenda vuole che la figlia dell’imperatore di quel tempo stesse riposando sotto un albero di susino, quando un petalo di fiore si poggiò sulla sua fronte. Il petalo rimase lì a lungo, tingendole la pelle e rilasciando una fragranza attraente. Le altre dame iniziarono a imitarla e così tutte le altre donne della Cina iniziarono ad adottare questo vezzo.
La forma dell’huadian è varia e comprende soluzioni decorative molto semplici e stilizzate fino a disegni complessi, e può essere dipinto direttamente sulla fronte, può essere realizzato con materiali vari (quali carta, seta, madreperla, petali di fiore, piume d’uccello ecc.) e può essere applicato su uno strato di cipria di colore giallo (9) FIG 4.

- Il rossetto/balsamo
Per la tradizione cinese, i cosmetici per la cura e bellezza delle labbra sono ricchi di proprietà dermoattive e per questo motivo anche i prodotti a scopo puramente estetico (rossetti) spesso sono indicati con termine generale di “balsamo”. Nel periodo Tang, questi balsami presentano una consistenza molto densa e possono presentare percentuali di farina di riso o di sottoprodotti del piombo (come la biacca). La colorazione è varia, sfumando dal rosa tenue al rosso intenso, ed è prodotta dal tipo di pigmento utilizzato, minerale (ad es. solfuro di mercurio) o naturale (cartamo) (7).
Solitamente le donne cinesi ricoprono la superficie delle labbra con la cipria bianca e disegnano al di sopra di essa l’area su cui si applica il balsamo/rossetto, creando dei motivi decorativi stilizzati ispirati alla natura, che variano in base alla moda in voga. Dal VIII secolo ad esempio è particolarmente popolare la forma di una ciliegia, rendendo così l’effetto di labbra piccole, carnose e rosse (7) (5) FIG 5.
- Le sopracciglia
In diverse culture orientali, le sopracciglia hanno un ruolo significativo in ambito estetico. Esse infatti sono uno degli strumenti in grado di aumentare la bellezza femminile. A tal motivo le sopracciglia sono spesso rasate e ridisegnate per accrescere l’effetto seducente (6). Questa pratica è presente sia tra le donne egiziane che greche e raggiunge l’apice con la cultura giapponese, le cui donne radono le proprie sopracciglia e ne rielaborano la forma con pigmenti neri.
Le donne di epoca Tang usano per lo più pigmenti di colore blu-nero e la forma più apprezzata è chiamata “dei monti lontani”. Nella poesia di Bai Yuji, Shishi zhuang l’autore spiega chiaramente l’origine di tale denominazione: “[…]to make the character for “eight […]” (6). La forma delle sopracciglia ricorda quella dell’ideogramma corrispondente al numero cinese “8” – 八 bā. Lo stile dona un’espressione triste e addolorata a chi lo indossa e per tal motivo è anche conosciuto come “trucco piangente” o “trucco da lacrime” (5) FIG 6 (b).
- I capelli
Durante il prospero governo Tang, la Cina vive un periodo di grande apertura verso l’esterno, durante il quale subentrano nuove influenze in merito alla moda e ai cosmetici (1). Ciò vale anche per i capelli, considerati da sempre uno degli elementi focali della bellezza femminile, che per la cultura cinese sono un bene prezioso, intriso di sacralità, poiché considerati eredità e dono degli antenati e come tale necessitano estrema cura. Le donne cinesi infatti lasciano crescere i propri capelli il più lungo possibile, sono sempre raccolti in acconciature più o meno elaborate (10) e spesso sono indossate parrucche (1). I prodotti volti alla cura dei capelli sono per lo più formulati con ingredienti vegetali, come le diverse parti delle piante, e i loro estratti e componenti al fine di offrire al prodotto finito proprietà detergenti, purificanti e nutrienti. Molte di queste formule hanno anche il fine di preservare e migliorare il naturale colorito del capello e di rallentare il processo di aging con la relativa comparsa dei capelli bianchi. Le “tinture” utilizzate consistono generalmente in un liquido fermentato, come ad esempio il latte di cocco fermentato (Cocos nucifera – Yeh chung chiu), e possono essere applicate direttamente sui capelli ma anche assunte oralmente come bevanda, a fini integrativi (11).
3.2 Le pratiche di igiene
La particolare attenzione volta alla cura e al ben-essere del corpo, ha comportato uno sviluppo precoce di pratiche igieniche ed estetiche sin dalle prime dinastie. A tal motivo, si assiste all’apertura di strutture adibite alla cura del corpo, come i bagni pubblici e le terme, e sono elaborate ricette volte alla formulazione di prodotti da risciacquo (saponi, lozioni, collutori ecc.), da contatto con la pelle (creme) e fragranze o profumi. Le componenti principali delle formule sono i derivati vegetali e i materiali di origine animale (grassi). Questi ingredienti sono utilizzati per le loro peculiari proprietà, infatti la componente vegetale offre al composto finale caratteristiche detergenti, tonificanti, assorbenti, battericide (ecc.), mentre i sottoprodotti animali, come il grasso, sono usati come emulsionanti, ma anche come agenti surgrassanti, idratanti, emollienti e talvolta anche ad azione battericida (cera d’api).
- I saponi
La manifattura (12) di prodotti ad azione detergente vanta di una lunga tradizione, in Cina come in altre culture antiche. Ad esempio in Mesopotamia i saponi sono realizzati con oli e materiali alcalini fatti bollire insieme, mentre Greci e Romani usano sostanze oleose le cui proprietà detergenti derivano dall’azione meccanica. In Cina invece nel II secolo d.C. sono già note le proprietà delle saponine, le quali sono anche ampiamente utilizzate nella formulazione di soluzioni volte sia per la detersione della persona, sia come prodotto di lavaggio di tessili. Uno degli studi più significati in merito alle pratiche igieniche e alle componenti dei prodotti detergenti è quello realizzato da Joseph Needham, in particolare nel suo contributo “Hygiene and Preventive Medicine in Ancient China” (Needham e Gwei-Dien, 1962), nel quale offre una panoramica generale sui detergenti utilizzati in Cina nelle diverse fasi storiche. In particolare in questo lavoro sono identificate e presentate le tre fonti principali delle saponine: la Gymnocladus sinensis, la Gleditsia sinensis e il Sapindus mukorossi. La Gymnocladus sinensis, in cinese fei tsao chia, è una pianta che appare citata nei trattati del XVI secolo e non sembra trovare attestazione per il periodo Tang, epoca durante la quale le altre due sono invece ampiamente utilizzate. La seconda fonte di saponine Gleditsia sinensis, in cinese denominata tsao chia, compare già nel trattato Shen Nong Ben Cao Jing e dall’VIII secolo si attesta l’utilizzo anche di una sua varietà, conosciuta come kuei tsao chia, la quale, come riporta l’autore, sembrerebbe particolarmente idonea per la detersione del corpo e dei capelli. Nel terzo caso, le saponine sono estratte dai frutti del Sapindus mukorossi, che compare nei testi sia come wu huan tzu, sia come kuei chien cchou. I prodotti realizzati con tale fonte sono caratterizzati da un odore particolarmente forte, tale da esserne sconsigliato l’utilizzo nei bagni pubblici. Questo prodotto è citato nei trattati del X secolo.
L’autore di epoca Tang, Wang Tao ha raccolto nella sua opera “Medical Secrets Of An Official” circa 220 ricette, nelle quali sono presenti diversi detergenti a base di saponine. Non tutte le formule contengono la Gleditsia, ma quelle che ne sono prive presentano comunque prodotti vegetali caratterizzati da alte percentuali di saponine. Tra queste si menzionano la Aristolochia recurvilabra, la Atractylis sinensis, e la Glycine soja.
In alcuni casi, come elementi sostituivi delle saponine e dei vegetali che le contengono, sono utilizzati giuste proporzioni di prodotti di origine animale (la cera d’api e i grassi animali) e minerali (come il talco e la steatite) in acqua, che assolvono alle medesime funzioni delle saponine. In generale tali ingredienti “attivi” sono utilizzati simultaneamente con materiali di base con differenti proprietà, come le farine, al fine di creare prodotti con diverse consistenze, variamente aromatizzati con sostante odorose, essenze per migliorarne le caratteristiche organolettiche. Ad esempio in periodo Tang, i cinesi utilizzano una sorta di sfere, solide, dermoattive la cui azione detergente è incrementata grazie all’azione meccanica prodotta sulla cute. Queste “sfere” detergenti sono generalmente realizzate dai droghieri e contengono ingredienti con proprietà idratanti ed emollienti, come il miele e vari grassi animali (12). Esse risultano paragonabili ai moderni scrub a base di semi e noccioli di frutti.
Per quanto riguarda le pratiche di igiene orale in Cina, un importante contributo si deve alle influenze delle società limitrofe come l’India, per le fasi storiche più antiche, e i Paesi islamici per l’epoca “medievale”. In particolare è grazie a queste due culture che nei territori cinesi sono stati introdotti prima una sorta di bastoncini (o sticks) e successivamente strumenti con setole, quale sorta di spazzolini. Tra le rare attestazioni iconografiche che ripropongono queste “primitive” forme di spazzolini, si ricorda l’esempio riportato da Needham, che fa riferimento ad un particolare nella pittura murale della grotta 159, del complesso di Mogao, presso Dunhuang, nel Gansu, datato al 775 d.C. In questa raffigurazione, un monaco è ritratto nell’atto di lavarsi i denti, tenendo nella sua mano destra un contenitore che ricorda una siringa, probabilmente contenente la pasta dentifricia FIG 7.
Alcuni rimandi e formule sulle paste dentifricie compaiono nei ricettari del IX e X secolo, nelle cui formule è presente l’uso della Gleditsia sinensis. Dal XIII secolo si registra l’utilizzo della Salvadora persica nella formulazione di dentifrici. Questa pianta è stata usata per secoli in Asia per migliorare l’igiene orale e la salute dei denti, la sua ampia applicazione e diffusione nei preparati è legata alla sua facile reperibilità e basso costo (13).
- I profumi
Piante e oli aromatici sono utilizzati per le loro proprietà fitoterapiche e sono impiegati sia in ambito nutrizionale sia nella formulazione di prodotti estetici ed igienici (14). Durante il periodo Tang, i nobili usano diversi modi per migliorare la profumazione della persona e dell’ambiente che lo circonda. Essi sono consci del particolare ruolo che gli odori hanno sia in ambito psicologico che fisiologico, grazie agli effetti benèfici che generano sulla mente e sul corpo delle persone. Un dettaglio molto interessante è anche l’utilizzo di un unico termine cinese heang per indicare indistintamente l’incenso, i profumi e le fragranze. A tal motivo, i prodotti maggiormente commerciati e importati dai Paesi stranieri, sono sostanze vegetali applicabili nella formulazione di profumi e di deodoranti, ma anche per creare miscele volte alla profumazione degli ambienti, come gli incensi. Tra questi prodotti si ricorda ad esempio l’acqua di rose dalla Persia, gli aromi dall’Indonesia (chiodi di garofano, gomma di benzoino, zenzero, noce moscata e patchouli) e il gelsomino dall’India. Ognuno di questi prodotti presenta proprietà tali che permettono l’utilizzo dello stesso ingrediente in differenti preparati cosmetici ma anche nella formulazione di farmaci. Ad esempio il gelsomino ricorre nelle preparazioni di tonici, mentre lo zenzero è utilizzato per placare la tosse e ridurre i sintomi della malaria (15).
Oltre all’utilizzo di profumi e fragranze, in diverse fasi storiche le donne cinesi usano custodire fiori, bacche ed erbe aromatiche in appositi sacchetti, solitamente posizionati al di sotto delle vesti, in modo da lasciare una scia profumata a loro passaggio. Questi sacchetti possono essere anche donati come pegno di amore, in particolare durante la festività di Duanwu.
* UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO
Dipartimento di Farmacia, Centro interdipartimentale di Ricerca in Tecnologie farmaceutiche e Farmacoeconomiche Pharma_Nomics
Riferimenti
1. Sherrow, Victoria. For appearance’ sake: the historical encyclopedia of good looks, beauty and grooming. Westport : s.n., 2001.
2. Chaudhri, S K e Jain, N K. History of Cosmetics. Asian Journal of Pharmaceutics, Vol. 3, No 3. September 2009, p. 164-167.
3. De Mello, Margo. Faces around the World: A Cultural Encyclopedia of the Human Face: A Cultural Encyclopedia of Human Face. Santa Barbara : s.n., 2012.
4. Zhou, Xun e Gao, Chunming. 5000 Years of Chinese Costume. San Francisco : s.n., 1987.
5. Benn, Charles D. China’s Golden Age: Everyday Life in the Tang Dynasty. Westport : s.n., 2002.
6. Cho, Kyo. The Search for the Beautiful Woman: A Cultural History of Japanese and Chinese Beauty. Plymouth : s.n., 2012.
7. Schafer, Edward H. The Early History of Lead Pigments and Cosmetics in China. T’oung Pao Second Series, Vol. 44. 1956, p. 413-438.
8. Hua, Mei. Chinese Clothing. Cambridge : s.n., 2010.
9. Gao, C. Chinese dress and adornment through the ages. Harlow : s.n., 2010.
10. Kenny, Erin e Gackstetter, Elizabeth Nichols. Beauty around the World: A Cultural Encyclopedia. Santa Barbara : s.n., 2017.
11. Smith F., Porter e Stuart, G.A. Chinese medicinal herbs : A modern edition of a classic sixteenth-century manual of Li Shizshen. Mineola : s.n., 2003.
12. Needham, Joseph e Gwei-Dien, Lu. Hygiene and Preventive Medicine in Ancient China. Journal of the History of Medicine and Allied Sciences, Vol. 17, No. 4 , . October 1962, p. 429-478.
13. Halawany, H.S. A Review on Miswak (Salvadora persica) and Its Effect on Various Aspects of Oral Health. The Saudi Dental Journal. 2012, Vol. 24, 63-69.
14. Lawless, Julia. Enciclopedia degli olii essenziali. Milano : s.n., 1992.
15. Chaudhri, S K e Jain, N K. History of Cosmetics . Asian Journal of Pharmaceutics, Vol. 3, No 3. September 2009, p. 164-167.
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