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Cuti acneiche e trattamenti naturali

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*Greta Bonaccini

CUTI ACNEICHE E TRATTAMENTI NATURALI

*Greta Bonaccini

L’acne è causata o favorita da svariati fattori che spaziano dai farmaci, per esempio i corticosteroidi e gli androgeni, ad alcuni alimenti come il latte e i suoi derivati oppure ad alcuni ingredienti contenuti nei cosmetici; perfino gli ambienti professionali possono indurre questo disturbo. E anche lo stress è un fattore importante che può indurre o esacerbare le manifestazioni acneiche. Alcuni estratti di piante medicinali e oli essenziali sono studiati per le loro potenzialità nel trattamento di questo disturbo

L’acne volgare (o giovanile) è uno dei disturbi più comuni della pelle, se non il più comune.

Circa l’85% delle persone tra i 12 e i 25 anni, l’8% degli adulti tra 25 e 34 anni, e il 3% tra i 35 e i 44 anni hanno sperimentato un certo grado della malattia.

È una malattia infiammatoria cronica della pelle a evoluzione benigna, caratterizzata da un processo infiammatorio del follicolo pilifero e della sua ghiandola sebacea. Le parti del corpo maggiormente colpite sono viso (99%), spalle, dorso (60%), glutei e regione pettorale del torace (15%).

L’acne si manifesta soprattutto negli adolescenti (picco di incidenza della malattia attorno ai 17 anni) e nei giovani adulti di razza bianca, mentre risulta poco diffusa nella razza nera e ancora meno nelle popolazioni orientali.

L’acne può essere classificata come:

– Non infiammatoria: caratterizzata da comedoni

– Infiammatoria: caratterizzata da papule, pustole, noduli e cisti

A seconda della severità del disturbo si riconoscono in generale tre classi:

– Acne lieve (comedonica o papulo-pustolosa).

– Acne moderata (papulo-pustolosa o nodulare).

– Acne severa (nodulo-conglobata).

L’acne conglobata è la forma più grave di acne vulgaris che colpisce i maschi più delle femmine. I pazienti presentano ascessi, fistole drenanti, comedoni fistolizzati e cicatrici cheloidee ed atrofiche. Il dorso e il torace sono gravemente interessati. Possono essere colpiti braccia, addome, glutei e perfino il cuoio capelluto.

Sono disponibili vari tipi di trattamenti in grado di attenuare il disturbo, ovviamente ogni caso è diverso e quindi sta al medico valutare la giusta terapia per il paziente, in modo da evitare eventuali effetti collaterali indesiderati. Oltre a essere una patologia che si manifesta in modo evidente sulla pelle, spesso è causa di malesseri psicologici, dalla riduzione dell’autostima, all’ansia, alle difficoltà relazionali e persino alla depressione.

L’acne volgare non deve essere confusa con l’acne rosacea o acne eritematosa. Nell’acne l’elemento clinico caratteristico è il comedone che infiammandosi porta alla formazione di pustole e papule, comunemente chiamati brufoli.

Nell’acne rosacea l’elemento caratteristico è rappresentato dalla dilatazione dei vasi capillari del volto (telangectasia) che si associa a disordini della pelle (acne vulgaris, seborrea) e/o degli occhi (blefarite, cheratite). A differenza dell’acne volgare che si manifesta soprattutto fra i 12 e i 30 anni (in questo intervallo di età la prevalenza dell’acne può arrivare fino all’80% degli individui), l’acne rosacea interessa l’arco di tempo che va dai 30 ai 50 anni, con maggior prevalenza nel sesso femminile.

L’acne può essere causata da diversi farmaci come gli androgeni, i corticosteroidi, i barbiturici, alcuni antidepressivi (amineptina), antiepilettici, litio, antitubercolari e la vitamina B12. L’acne di origine farmacologica si differenzia dall’acne per l’assenza di comedoni, per l’esordio improvviso e l’interessamento di zone della pelle non tipiche.

Lo stress è riconosciuto essere un fattore di induzione e/o esacerbazione dell’acne.

Alcuni ambienti professionali possono essere causa di acne (acne professionale). La relazione dieta-acne è stata ed è oggetto di ampio dibattito. La dieta da sola non causa l’acne, ma potrebbe indirettamente favorire o peggiorare le sue manifestazioni. Sembra infatti che alimenti come il latte e alcuni suoi derivati, gli zuccheri raffinati e cibi ad elevato carico glicemico possano avere un influsso negativo sulle manifestazioni acneiche. 

L’uso di cosmetici può scatenare forme di acne. Alcune sostanze infatti presenti nei cosmetici possono essere comedogeniche, portare cioè alla formazione di comedoni, come per esempio gli oli vegetali concentrati, la vaselina (paraffine semiliquide) e la lanolina. L’acne causata dai cosmetici, “acne cosmetica”, è caratterizzata dalla presenza di mircrocomedoni chiusi, in corrispondenza soprattutto delle guance e del mento.

L’acne nella storia

Quasi ogni grande scrittura medica attraverso i secoli presenta descrizioni dell’acne vulgaris, possibili fisiopatologie e trattamenti.

Papiri dell’antico Egitto, testi Greci e Romani, pratiche Ayurvediche, Medicina Tradizionale Cinese, e miriadi di culture folcloristiche includono descrizioni e prescrizioni per il disturbo. 

Alcuni dei primi documenti riguardanti l’acne, risalgono all’antico Egitto. Il Papiro di Ebers impiega la parola “Aku-t” per “foruncoli, vesciche, piaghe, pustole, o qualsiasi gonfiore infiammatorio.” Diversi faraoni, includendo Tutankhamon, si pensava soffrissero di acne, come evidenziato dalle prescrizioni contro il disturbo, trovate nelle loro tombe. I trattamenti consistevano in una varietà di prodotti di derivazione animale e miele.

I Greci hanno descritto l’acne in combinazione con “tovoot” o “la prima crescita della barba”, che segnala una comprensione della coincidenza tra l’inizio dell’acne e la pubertà.

I Greci, come gli Egiziani, raccomandavano il miele per “lesioni leggere” e una mistura di sapone per le lesioni più ostinate, sebbene la differenza tra “leggero” e “più ostinate” non sia stata specificata.

I Romani si lavavano con lo zolfo per eliminare le macchie della pelle, come annota Aulo Cornelio Celso nel suoprimo trattato medico del I secolo: De Medicina. Plinio il Vecchio parla dell’uso di una moltitudine di rimedi, alcuni più incredibili di altri; come gli intestini di un coccodrillo nutritosi di piante aromatiche, o la bile dello stesso animale nutritosi di solo riso. 

Dioscoride, un chirurgo e medico nell’esercito romano sotto il regno di Nerone, racconta nella sua De Materia Medica le molte virtù della Mirra, la resina di un cespuglio spinoso nativo dell’Anatolia o della Turchia moderna. Per l’acne “è applicata sul viso, miscelata a cassia e miele”.

L’Antica medicina Ayurvedica Indiana parla dell’aglio come un potente trattamento per l’acne. Il Manoscritto Bower, un insieme di manoscritti in corteccia di betulla acquisiti da un luogotenente britannico dalle rovine di un monastero buddista nel 1890, si occupa della medicina Ayurvedica e della mitica origine di questo “rimedio universale”, l’aglio.

Nel XVIII secolo, il capitano Cook partì per scoprire “Terra Australis”. Secondo testimonianze, i nativi locali condivisero le proprietà curative di Melaleuca alternifolia (Tea tree) con Cook e il suo botanico.

Gli indigeni aborigeni di Bundjalung passarono le conoscenze generazionali ai primi abitanti dell’Australia, ai quali insegnavano l’uso delle foglie dell’albero del tè, oli e unguenti per molti disturbi della pelle.

Tra i numerosi rimedi naturali utilizzati nelle medicine tradizionali per il trattamento dell’acne, si sono prese in considerazione in questo contesto alcune specie vegetali, in particolare Arctium lappa (bardana), Melaleuca alternifolia(Tea tree), miele di Kanuka (Kunzea ericoides) e Manuka (Leptospermum scoparium), Azadirachta Indica (Neem), Camellia sinensis (Tè verde) e Serenoa repens, in quanto hanno dimostrato avere ottime attività antibatteriche nei confronti del batterio Propionibacterium acnes, antinfiammatorie e antiandrogene e rispetto ad altre piante presentano più studi scientifici a comprovarne e quantificarne l’attività.

Arctium lappa – Bardana

La bardana (Actium lappa) è originaria delle regioni temperate del vecchio mondo, dalla Scandinavia al Mediterraneo, e dalle isole britanniche alla Russia, e dal Medio Oriente alla Cina e al Giappone, inclusa l’India. Nella tradizione popolare la sua radice è sempre stata usata come diuretico, diaforetico e come agente di purificazione del sangue. Come macerato oleoso, è un componente di alcuni cosmetici, shampoo e prodotti per la cura dei capelli. I semi di bardana maggiore vengono impiegati nella Medicina Tradizionale Cinese, in particolare per i disturbi della pelle e nei rimedi per raffreddore/influenza.

La radice di bardana contiene principi attivi che includono inulina, poliacetileni, tannini, lignani e arctigenina, sostanze che possiedono proprietà immunomodulatorie, antinfiammatorie e antibatteriche, come è stato dimostrato in vitro. 

I meccanismi essenziali dell’azione antinfiammatoria della bardana sono l’inibizione dell’espressione dell’ossido nitrico sintasi inducibile (iNOS) e produzione di ossido nitrico (NO), soppressione dell’espressione di citochine proinfiammatorie, inibizione della via del fattore-kappa B (NF-kB) nucleare, l’attivazione degli enzimi antiossidanti e lo scavenging dei radicali liberi.

È stato dimostrato che l’estratto di bardana mostra una risposta antinfiammatoria, inibendo la degranulazione e il rilascio per via periferica di leucotrieni cisteinici, mediatori del processo infiammatorio. Lappaolo F, diarctigenina e arctigenina, trovati nei semi o foglie di bardana, sono lignani che possono inibire la produzione di NO (ossido nitrico) in modo significativo, anche rispetto a un confronto con idrocortisone (Zhao et al., 2009). L’eccessiva produzione di NO da partedi iNOS è coinvolta in varie malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide, la malattia autoimmune, l’infiammazione cronica e l’aterosclerosi. Infatti, dopo stimolazione infiammatoria, i macrofagi producono ossido nitrico (NO) e citochine pro-infiammatorie come TNF-α e IL-6. Pertanto, l’inibizione della produzione di NO da iNOS nei macrofagi attivati è un potenziale trattamento per alcune malattie infiammatorie.

L’arctigenina è in grado di regolare la risposta immunitaria in macrofagi attivati inibendo l’espressione di iNOS e la produzione di NO attraverso la soppressione dell’attivazione di NF-kb e l’inibizione della fosforilazione di I-kB. Inoltre, l’arctigenina inibisce fortemente l’espressione di citochine pro-infiammatorie quali il TNF-α.

Melaleuca alternifolia – Olio essenziale di Tea tree

Gli oli essenziali più comunemente usati nella cura dell’acne, da un lato esercitano un’azione antisettica e purificante sulle pelli che manifestano brufoli, punti neri o eccessiva untuosità, mentre dall’altra riparano i tessuti che presentano cicatrici.

Queste essenze possono essere applicate direttamente sulla pelle, diluendo qualche goccia in un po’ di gel d’aloe, oli vegetali o possono essere utilizzate nella preparazione di maschere purificanti o in aggiunta alla crema viso per conferirle effetto astringente e riequilibrante.

L’olio essenziale di Melaleuca alternifolia, o Tea tree oil (TTO), è un rimedio utilizzato per numerose tipologie di applicazioni: è presente in una grande varietà di prodotti dermatologici come shampoo e balsami, lozioni per mani e corpo, maschere per il viso, deodoranti, saponi, doposole e dentifrici; inoltre è anche usato come conservante nei prodotti cosmetici. È il secondo agente topico più comunemente usato nel trattamento dell’acne. Possiede attività antimicrobica e antinfiammatoria. La sua particolarità è quella di essere efficace, sicuro e molto ben tollerato. L’olio è molto ricco di terpeni, i quali possiedono provata attività antimicrobica. TTO contiene circa 100 componenti: il terpinen-4-olo è il costituente principale (circa 30-40%) e si pensa abbia attività contro P. acnes, come l’α terpineolo[Cecilia B1]  e l’α-pinene. Sono stati effettuati vari studi per provare la sua efficacia nel trattamento dell’acne leggera e moderata. Una review [Hammer, 2015] cita sette studi che hanno valutato l’efficacia di prodotti contenenti TTO per la terapia dell’acne.

Meno studi hanno dimostrato l’efficacia del TTO nel trattamento dell’acne severa. Prurito, bruciore, dolore, desquamazione e secchezza sono stati riportati come effetti avversi, i quali non sono significativi nell’acne leggera e moderata.

TTO presenta un’attività antimicrobica ad ampio spettro, in particolare il meccanismo d’azione sembra essere un danno non specifico alle membrane cellulari [Carson  et al., 2002].

Uno studio clinico in doppio cieco ha confrontato l’efficacia di un gel a base di TTO al 5% e una lozione a base di perossido di benzoile al 5% in pazienti con acne lieve- moderata [Basset  et al., 1990]. I prodotti sono stati applicati due volte al giorno per 8 settimane e i pazienti sono stati valutati al tempo iniziale e a 1, 2 e 3 mesi. A 3 mesi, entrambi i trattamenti hanno portato a riduzioni significative del conteggio delle lesioni rispetto al basale. Tuttavia, per le lesioni infiammate, il perossido di benzoile è risultato significativamente migliore del TTO a 1, 2 e 3 mesi. Per il TTO, il numero medio di lesioni infiammate è stato ridotto di circa il 49% dopo 3 mesi rispetto a circa il 68% per il benzoil perossido. Non c’era alcuna differenza significativa tra i trattamenti per le lesioni non infiammate, con una riduzione media di circa il 28% nel gruppo TTO e 35% nel gruppo benzoil perossido. Eventi avversi come secchezza, prurito e bruciore sono stati segnalati significativamente di più nel gruppo benzoil perossido (79% dei pazienti) rispetto al gruppo TTO (44% deipazienti).

Darabi  et al. (2005) hanno condotto uno studio comparativo in cieco con gel di TTO al 5% e al 2% di eritromicina su un totale di 60 pazienti con acne lieve-moderata. I pazienti hanno applicato il prodotto due volte al giorno per 6 settimane, dopo le quali c’è stata una riduzione del numero delle lesioni dell’acne di circa 55% per il gruppo TTO e 40% per il gruppo eritromicina. Il numero delle lesioni è stato ridotto di oltre il 50% rispetto al basale per l’87,5% nei pazienti del gruppo TTO e del 53,8% nei pazienti del gruppo trattato con eritromicina. Frequenze di effetti collaterali non differivano significativamente tra i gruppi, tuttavia ci sono state significativamente più rinunce a causa degli eventi avversi nel gruppo eritromicina.

Enshaieh et al. (2007) hanno condotto uno studio clinico in doppio cieco controllato con placebo sull’efficacia del gel al TTO al 5% nei pazienti (30 per gruppo) con acne lieve-moderata. Il prodotto è stato applicato due volte al giorno per 6 settimane (45 giorni) lasciando in posa per 20 minuti, e poi lavato via. In una valutazione di 6 settimane si è mostrato che nel complesso il gel TTO è significativamente migliore rispetto al placebo. Il trattamento con TTO ha determinato una diminuzione del numero totale delle lesioni del 43,6% rispetto al 12,0% per il placebo. Allo stesso modo si è notata una riduzione significativa della severità dell’acne nel gruppo TTO (40,5%) rispetto al 7% del placebo. Il prurito è stato riportato come evento avverso in entrambi i casi.

Uno studio ha comparato tre gruppi in uno studio aperto: gel 5% TTO, gel 5% TTO e compresse a base di estratti vegetali e solo le compresse [Yadav et al., 2011]. Il gel è stato applicato una volta al giorno e le compresse venivano assunte 2 volte al giorno per 4 settimane. Le compresse contenevano estratti di neem (Azadirachta indica), curcuma (Curcuma longa) e pepe nero (Piper nigrum). La totale riduzione delle lesioni dopo 4 settimane è stata del 62,1% nel gruppo gel, 73,7% per gruppo gel + compresse e 73% solo per il gruppo compresse. Ogni trattamento ha migliorato significativamente l’acne, ma le analisi non sono state effettuate in confronto ai tre trattamenti per determinare se essi differissero significativamente nell’efficacia. Non si sono verificati eventi avversi gravi durante lo studio e non si è riportato se si sono verificati eventi avversi minori.

Kwon et al. (2014) hanno effettuato uno studio clinico in doppio cieco comparato confrontando TTO con un estratto di cipresso giapponese (Chamaecyparis obtusa) fermentato con Lactobacillus (LFCO). Un totale di 34 partecipanti ha applicato ogni trattamento due volte al giorno a sinistra o a destra del viso per 8 settimane. Dopo 8 settimane si è visto che si sono ridotte le lesioni infiammatorie e non infiammatorie del 65,3% e 52,6%, rispettivamente per LFCO e del 38,2% e 23,7%, rispettivamente per TTO. LCFO è stato significativamente più efficace nel ridurre il numero delle lesioni rispetto al trattamento con TTO. La secrezione sebacea, misurata con un sebometro, è diminuita di circa il 30% dopo 8 settimane nel gruppo LCFO ed è rimasta invariata nel gruppo TTO.

Infine, due studi hanno valutato i prodotti contenenti TTO combinati con uno o più estratti vegetali aggiuntivi. Il primo di questi [Kim e Shin, 2013] ha confrontato un programma di intervento di base sull’acne in due gruppi, uno dei quali ha avuto un ulteriore trattamento con oli essenziali (OE). Il programma di base non è stato descritto, mentre il trattamento con OE conteneva una miscela di TTO al 3% e OE di Lavanda al 2% in olio vegetale di Jojoba ed è stato applicato due volte al giorno per 4 settimane. Dopo 4 settimane, le riduzioni del numero di lesioni dell’acne erano del 4,8% per il gruppo controllo e del 9,2% per il gruppo OE. Il gruppo OE aveva una riduzione media della secrezione di sebo del 12,3% rispetto all’1,1% nel gruppo di controllo. Non si sono verificati eventi avversi gravi.

Uno studio non comparativo di Yooet et al. (2003) ha valutato una crema contenente 0,1% di TTO e 0,01% di estratto di Ramulus mori applicata per 4 settimane a una frequenza non specificata per il trattamento dell’acne in 20 pazienti. Dopo 4 settimane c’è stata una diminuzione del numero di lesioni del 28,7% rispetto al basale.

Tutti gli studi hanno investigato soggetti con acne lieve-moderata. Solo uno studio ha seguito l’acne nodulo-cistica, con miglioramenti minori dopo 4 settimane di trattamento. Ci sono pochi dati che indicano che TTO sarebbe utile per l’acne grave, per la quale è tipicamente raccomandata la terapia sistemica.

Questi dati, limitati, riportati negli studi descritti suggeriscono che i prodotti a base di TTO sono tollerati analogamente ad altri farmaci topici per l’acne. Precedenti patch test con volontari umani hanno dimostrato che il TTO possiede sia potenziale irritante sia allergenico, anche se i tassi per entrambi sono bassi. Le frequenze degli eventi avversi riportati negli studi sull’acne con TTO sono più elevati di quanto ci si aspetterebbe dagli studi di patch test e sono superiori a quelli riportati nella maggior parte degli altri studi clinici che valutano il TTO per le condizioni non acneiche. Questo può essere attribuito alla relativa sensibilità della pelle del viso rispetto ad altri siti del corpo, come la schiena, che è il sito tipicamente utilizzato per il patch test. Inoltre, la formulazione di base dei prodotti utilizzati negli studi sull’acne può avere influenzato l’irritazione. Questo è supportato dai risultati di uno studio con patch test (Yoo et al., 2003) che ha mostrato la differenza tra i punteggi medi di irritazione per il TTO al 25% in tre diverse formulazioni di base (crema, unguento e gel).

L’attività del TTO contro P. acnes è stata dimostrata in studi in vitro che riportano le concentrazioni minime inibitorie (MIC) del TTO da 0,31 a 0,62% (v/v) e 0,5% (v/v) per singoli ceppi di P. acnes e concentrazioni minime battericide di 0,25-0,5% per 32 ceppi di P. acnes [Hammer, 2015]. TTO ha un’attività contro i biofilm di batteri Gram-positivi come Staphylococcus aureus, suggerendo che in linea di principio può anche influenzare il biofilm di P. acnes. 

Una seconda proprietà che potrebbe contribuire all’efficacia clinica è l’attività antiinfiammatoria. L’infiammazione è un fattore critico nella patogenesi dell’acne e la ricerca suggerisce che si verificano cambiamenti infiammatori prima e dopo che P. acnes colonizza i follicoli pilosebacei. 

Numerosi studi hanno dimostrato in vitro che TTO o i suoi principali componenti inibiscono l’infiammazione. La produzione di citochine da parte di monociti (ma non di neutrofili) e di macrofagi è inibita dl TTO e dal suo principale componente 4-terpineolo [Hammer, 2015].

I potenziali meccanismi con cui il TTO può ridurre l’infiammazione associata all’acne sono: inibizione diretta della produzione di citochine pro-infiammatorie dai tessuti dell’ospite e indirettamente inibendo la crescita di P. acnes.

Oltre a queste attività biologiche, l’efficacia dei prodotti a base di TTO per il trattamento dell’acne è probabilmente influenzata da una serie di altre variabili specifiche del prodotto, come la concentrazione di TTO e la formulazione di base, oltre alla frequenza di applicazione del prodotto e dalla durata della terapia.

- Fitoterapia
- CUTI ACNEICHE E TRATTAMENTI NATURALI
- Melaleuca alternifolia - Olio essenziale di Tea tree
- Tè verde (Camellia sinensis)
- Serenoa repens
Melaleuca alternifolia foto di C. Delunas

 

Miele di Manuka e Kanuka

In recenti studi è stato dimostrato che il miele possiede proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antimicrobiche. È un batteriostatico e un battericida, senza lo svantaggio di resistenze antibiotiche. 

Le proprietà antibiotiche del miele variano a seconda del nettare floreale e in base all’origine (fonte floreale, posizione geografica e condizioni metereologiche), conservazione (tempo e temperatura) ed elaborazione; ma si è pensato che dipendano da una combinazione di bassa attività dell’acqua, pH acido e dal rilascio di perossido di idrogeno da parte dell’enzima glucosio ossidasi. Kanuka (Kunzea ericoides) e Manuka (Leptospermum scoparium) sono piccoli alberi o arbusti distribuiti in tutta la Nuova Zelanda in climi, altitudini e densità di popolazione molto variabili. I primi documenti neozelandesi riportano l’uso di corteccia, foglie, linfa e capsule di semi di queste piante in integratori per bevande e in preparazioni farmaceutiche e medicinali. Kanuka e Manuka sono comunemente noti come “alberi del tè”, perché molti dei primi coloni neozelandesi utilizzavano le foglie in infusione per produrre appunto questa bevanda.

Il miele di Manuka è una miscela complessa di carboidrati, acidi grassi, proteine, amminoacidi, vitamine e minerali. Viene sterilizzato con irradiazione gamma, che uccide le spore di Clostridium. Ai lotti viene assegnato un valore unico di fattore Manuka, che corrisponde alla sua attività antibatterica standardizzata. Si ritiene che la proprietà antibatterica del miele di Manuka si basi sull’inibizione osmotica della crescita batterica dato il suo alto contenuto di zucchero; basso pH; e una delle sue componenti principali, il metilgliossale. Uno studio [Molan, 2011] ha dimostrato che il miele di Manuka è efficace nel prevenire la crescita delle principali specie di batteri che infettano le ferite. Staphylococcus aureus, che è l’agente predominante che causa sepsi e resistenza, è molto suscettibile all’attività antibatterica del miele di Manuka, quello di grado medico ha infatti un’attività antibatterica molto forte contro questo batterio. Uno studio di George e Cutting (2007) ha classificato l’ordine di sensibilità dei batteri dal più sensibile al meno sensibile all’attività antibatterica di mieli di Manuka standardizzati, come Escherichia coli, Staffilococcus aureus, Salmonella typhimurum, Streptococcus pyogenes, Serratia marcescens, Proteus mirabilis e Pseudomonas aeruginosa. Il miele di Manuka ha dimostrato efficacia contro lieviti, la Candida e alcuni dermatofiti. Altre attività biologiche del miele che sono importanti nel promuovere la guarigione delle ferite includono attività antinfiammatoria, attività antiossidante, riduzione dell’edema, riduzione dell’odore della ferita e stimolazione della crescita delle cellule per la riparazione dei tessuti. Il pH acido del miele rende l’ossigeno più disponibile perché stimola l’angiogenesi per la rigenerazione dei tessuti. Il miele di Manuka non è tossico ed è stato usato tranquillamente su lattanti e bambini; non è stata segnalata alcuna resistenza ed è anche improbabile che si sviluppi resistenza al miele. L’allergia al miele di Manuka è rara; l’applicazione e la rimozione sono indolori. Non ci sono state reazioni avverse diverse da una sensazione localizzata di bruciore o bruciore transitoria segnalata da alcuni pazienti, che può essere causata dall’acidità del miele.

Il miele soprattutto esercita un effetto inibitorio su P. acnes poiché, grazie a un esperimento che ha confrontato gli effetti antibatterici degli oli essenziali di Kanuka e Manuka, si è dimostrato che a bassa concentrazione (10%), entrambi gli OE sono stati altamente efficaci nell’inibire totalmente sia batteri Gram-negativi sia Gram-positivi [Chen, 2016].

In assenza di ferite, il miele esercita il suo potere provocando una rapida repressione dell’infiammazione, stimola l’angiogenesi, la granulazione tissutale, la crescita epiteliale, e minimizza la comparsa di macchie.

Il trattamento con olio essenziale di Kanuka ha ridotto significativamente il rilascio di TNF-α indotto da LPS dalle cellule THP-1, ma non ha influenzato IL-4. Allo stesso modo, il trattamento con olio essenziale di Manuka ha avuto un effetto antinfiammatorio sul rilascio di TNF-α indotto da LPS, ma senza influenza su IL-4.

Diverse caratteristiche chimico-fisiche contribuiscono alle proprietà medicamentose del miele, includendo un’elevata osmolarità, basso pH, attività umettante (attrae e mantiene l’umidità), attività antinfiammatoria, alti livelli di antiossidanti, alti livelli di perossido di idrogeno e altre sostanze antimicrobiche.

È stato condotto un piccolo studio, su alcuni studenti, con il miele di Kanuka della Nuova Zelanda per constatare la sua efficacia nel trattamento dell’acne. A 22 ragazzi tra i 13 e i 19 anni (11 maschi e 11 femmine), con visibili lesioni dell’acne sul viso, è stato chiesto di applicare il miele di Kanuka per 20-30 minuti, da una a tre volte al giorno, perdue settimane [Holt, 2011]. Non è stato utilizzato alcun tipo di trattamento specifico per l’acne durante il periodo di studio, eccetto il lavaggio del viso con acqua e sapone ordinario. Le valutazioni sull’efficacia includevano la valutazione globale (cioè molto meglio, meglio, leggermente meglio, nessuna differenza, leggermente peggiore, peggio, molto peggio) e conteggio delle lesioni. 18 dei 22 partecipanti (82%) hanno riportato un miglioramento nelle loro ferite da acne, nonostante la sospensione degli altri trattamenti specifici; circa la metà ha dichiarato di aver notato un notevole miglioramento. 17 di 22 partecipanti (77%) ha riportato una riduzione del numero delle lesioni. 21 di 22 partecipanti (95%) hanno affermato che consiglieranno il trattamento ad altri e 19 su 22 (86%) hanno affermato che riutilizzeranno il miele di Kanuka per trattare la propria acne. L’unico effetto collaterale è stata la pelle secca, la quale è stata notata da due partecipanti. Questo piccolo studio propone il miele di Kanuka come possibile rimedio efficace e sicuro per il trattamento dell’acne nei ragazzi.

Azadirachta indica – Olio di neem

L’olio di neem, il cui nome popolare, anticamente, fu dato in India in onore della dea Neemari, è un olio vegetale ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi di Azadirachta indica.

Contiene acido oleico, acido stearico, acido palmitico, acido linoleico ed acidi grassi. Nei semi vi è la maggiore varietà e concentrazione di sostanze con effetti medicamentosi, ma sono presenti anche nelle altre parti dell’albero (foglie, corteccia, legno, radici, polpa dei frutti, fiori).

Si tratta di una pianta appartenente alla madicina Ayurvedica, impiegata da millenni per le sue attività antibatteriche, antibiotiche, antiossidanti, antinfiammatorie e antiparassitarie. Può essere presente in preparazioni erboristiche e in cosmetici naturali come dentifrici, saponi, creme per la pelle e prodotti per la cute. Il suo odore è particolarmente pungente quindi spesso si consiglia di addizionarlo con degli oli essenziali.

L’olio di neem   si è rivelato attivo su diverse specie batteriche isolate da campioni di pus del viso di 40 soggetti affetti da acne, quali Staphylococcus aureus, Pseudomonas spp., Klebsiella spp., Pseudomonas aeruginosa [Banu, 2011].

È stato eseguito uno studio con nanoparticelle lipidiche solide (SLN) caricate con olio di Neem per il trattamento dell’acne [46]. Sono state allestite diverse formulazioni e una di esse ha mostrato un rilascio di farmaco significativamente prolungato rispetto alle altre formulazioni a causa dell’alto grado di polimerizzazione della matrice, con una azione antibatterica soddisfacente. Questa formulazione dunque potrebbe essere efficace nel trattamento prolungato dell’acne.

Tè verde (Camellia sinensis)

Il tè fa parte della cultura antica orientale, si credeva potesse prevenire e curare molte malattie; infatti più di 3000 anni fa l’imperatore Sin-Non descrisse che una tazza di tè al giorno potesse dissolvere tutti i veleni presenti nel nostro corpo.

Il tè è altamente ricco di catechine (polifenoli) e le principali presenti nel tè verde sono (-) epicatechina (EC), (-) epicatechina-3-gallata (ECG), (-) epigallocatechina (CE), (-) epigallotechina-3-gallato (EGCG), (+) catechina e (+) gallocatechina (GC). Ma la catechina presente in maggiore quantità è l’epigallocatechina-3-gallato.

Grazie a questi polifenoli e alla loro attività antimicrobica, antinfiammatoria e antiossidante, molti preparati del tè hanno dimostrato ottimi risultati nel bloccare l’attività dei ROS, riducendo così danni alle proteine e alle membrane lipidiche.

Uno studio epidemiologico ha constatato gli effetti del tè verde sulla secrezione del sebo cutaneo utilizzando una formulazione (emulsione A/O) contenente il 3% di estratto di Camellia sinensis [Mahmood, 2010]. Questa formulazione è stata applicata sulle guance e gli avambracci di dieci volontari maschi tra i 25 e i 40 anni per un periodo di 8 settimane. Il test ha dimostrato una notevole riduzione del sebo prodotto dalle ghiandole sebacee.

Sembra che il tè verde sia in grado di diminuire l’attività ormonale, perché i gallati e l’acido alfa-linoleico contenuti sono inibitori selettivi della 5-alfa-reduttasi; inoltre i lipidi del tè, come acido linoleico e acido a-linoleico, sono in grado di ridurre il microcomedone nell’acne microcomedonale.

La caffeina è un altro attivo antinfiammatorio ben noto, presente all’interno di questa pianta. Insieme, polifenoli del tè (GTP) e caffeina proteggono sinergicamente le cellule dall’ossidazione. Sono state analizzate retrospettivamente le immagini di 33 pazienti (età 18-40) con acne vulgaris da lieve a moderata, per valutare l’efficacia di un prodotto topico contenente GTP e caffeina nel trattamento contro l’acne [Siu, 2017]. I soggetti sono stati fotografati prima del trattamento, dopo due settimane e al follow-up mensile. I soggetti hanno inoltre valutato singolarmente l’efficacia e la tollerabilità del trattamento. Complessivamente, c’è stata una significativa diminuzione della proliferazione di P. acnes e miglioramenti soggettivi nell’aspetto dell’acne, notati durante le due settimane. Il trattamento è stato ben tollerato senza esiti avversi. La particolarità di questo trattamento è che non provoca resistenza antibatterica come i comuni antibiotici, inoltre il tè verde non irrita la pelle e aiuta a diminuire l’irritazione causata dai retinoidi.

Oltre a sostenere il sistema cardiovascolare e a ridurre in qualche modo il rischio di cancro e il diabete di tipo 2, il tè verde può anche avere un importante effetto antiandrogeno perché contiene epigallocatechine che inibiscono la 5-alfa-reduttasi a convertire il testosterone in DHT, un meccanismo antiandrogeno che può contribuire a ridurre il rischio di acne e calvizia.

Serenoa repens

Serenoa repens è una piccola palma originaria delle regioni orientali degli Stati Uniti. I suoi estratti sono utilizzati per prevenire e attenuare alcune condizioni afferenti alla sfera urologico-sessuale, tra cui l’ingrossamento della prostata (iperplasia prostatica benigna), il tumore alla prostata e disturbi vari a carico della vescica.

È stata ideata una crema per il controllo dell’ipersecrezione sebacea, contenente polifenoli estratti da Serenoa repens, semi di sesamo e olio di Argan. Lo studio è stato effettuato su 20 volontari sani (9 maschi e 11 femmine, di età compresa tra 17 e 50 anni, 16 con pelle grassa e 4 con pelle mista) durante il periodo invernale (gennaio e febbraio); il prodotto è stato applicato due volte al giorno (mattino e sera) sul viso per un periodo di 4 settimane [Dobrev, 2007].

Precedentemente uno studio in vitro sul metabolismo del testosterone nell’epidermide umana aveva già dimostrato che l’associazione dell’estratto con polifenoli di Serenoa repens, semi di sesamo e olio di Argan riduceva la produzione di diidrotestosterone dal testosterone fino al 35% rispetto al controllo. Questo risultato suggeriva che la preparazione possiede un’attività inibitoria sulla 5-  α- reduttasi della pelle e può essere utile per il trattamento della pelle grassa.

I risultati ottenuti utilizzando la crema dimostrano l’efficacia del prodotto nel ridurre l’untuosità della pelle grassa, in particolare la sua azione regolatrice è attribuita agli acidi grassi contenuti nei frutti di Serenoa repens tra cui acido oleico, acido laurico, acido linoleico e acido miristico e dai fitosteroli (β-sitosterolo e stigmasterolo). Il suo estratto lipido-steroideo è ritenuto un antiandrogeno molto efficace poiché ha la capacità di ridurre la 5-α-reduttasi impedendo così la conversione del testosterone in DHT. Elevate concentrazioni di diidrotestosterone sono la principale causa della comparsa di iperplasia prostatica, alopecia, irsutismo e acne.

Possibile prevenzione

Oltre alle cure vere e proprie bisognerebbe cercare di mantenere un certo comportamento igienico per prevenire e migliorare le lesioni cutanee. Non è consigliato esagerare con i prodotti sgrassanti, nonostante la pelle si presenti grassa, perché un’eccessiva azione sgrassante comporta un’iperproduzione sebacea da parte della pelle, e inoltre può alterare lo strato idrolipidico facilitando la colonizzazione batterica e aumentando la sensibilità della pelle alle sostanze irritanti. Le cuti acneiche vanno trattate con detergenti molto delicati, solitamente mattino e sera, prima di applicare eventualmente i farmaci topici. 

I detergenti possono agire per tensioattività, solubilizzazione, assorbimento e rimozione meccanica.

I detergenti per tensioattività sono noti come “saponi non saponi”, sono costituiti da tensioattivi anionici e anfoteri addizionati ad acidi organici per ottenere soluzioni con pH simile a quello della pelle. A essi possono essere aggiunte sostanze ad azione cheratolitica, sebonormalizzante, antibatterica e antisettica. 

I detergenti per solubilizzazione presentano delle micelle in grado di inglobare le impurità “grasse” della pelle. Fanno parte di questo gruppo i latti detergenti (emulsione olio in acqua), tonici e soluzioni acquose (acqua termale con sostanze cheratolitiche e sebonormalizzanti).

I detergenti per assorbimento sono maschere da applicare sulla pelle a base di argilla, caolino, polimeri di sintesi e silici. Se ne consiglia l’applicazione 2-3 volte a settimana se la pelle è molto seborroica.

I detergenti per rimozione meccanica sono rappresentati dalle maschere a strappo e dagli scrub, paste di varia consistenza a base di granuli naturali o sintetici che producono una leggera abrasione per strofinamento dello strato cutaneo superficiale; anche queste sono consigliate 2-3 volte a settimana per le pelli seborroiche.

I comedoni non vanno assolutamente “schiacciati”, poiché tale azione può comportare la rottura del follicolo pilifero, con il rischio di innescare l’infiammazione e trasformare il comedone in papula o pustola con conseguente formazione di cicatrici.

Per quanto riguarda le ragazze, in molte decidono di utilizzare cosmetici per mascherare (camouflage) i segni dell’acne, ma questi devono essere scelti con cautela, bisogna sempre controllare che i prodotti con contengano sostanze comedogeniche o acneidogeniche.

Sono riconosciute avere proprietà comedogeniche le sostanze riportate nella Tabella 1.

Alcuni cosmetici hanno evidenziato un effetto positivo sulle lesioni, in particolare cosmetici contenenti oligosaccaridi derivati da alghe marine complessate con zinco pirrolidone 0,1%; questi hanno ridotto in 8 settimane il numero di comedoni, papule e pustole.

Sono da preferire i cosmetici contenenti sostanze sebonormalizzanti (assorbono il sebo e rendono la pelle opaca) e cheratolitici (riducono l’ostruzione del follicolo pilo-sebaceo).

Tra le sostanze ad azione sebonormalizzante troviamo: acido lattico; nicotinamide; acido pantotenico; piridossina cloridrato; acido tannico; piroctone olamina; carbossimetilcisteinato di lisina; sali di glicirrizina; catrami; cisteina; sodio acetato; fitosfingosina; zinco; zolfo.

Le sostanze ad azione cheratolinica comprendono:

– acido glicolico (7-20%)

– acido piruvico (7%)

– acido salicilico (2%)

– retinaldeide (</= 1%)

– retinolo (</= 1%)

Molto importante è anche l’utilizzo di prodotti idratanti, per contrastare gli effetti collaterali dei farmaci, tra cui disidratazione e desquamazione cutanea. Le sostanze ad azione idratante possono agire trattenendo l’umidità ambientale e l’acqua presente nel cosmetico, regolando la perdita di acqua attraverso la pelle, aumentando la permanenza dell’acqua formando una sorta di gel (matrici idrofiliche). Particolarmente indicate per la pelle con acne sono le emulsioni olio in acqua.

Per quanto riguarda la relazione alimentazione-acne, le indicazioni suggeriscono un’azione indiretta della dieta sulle manifestazioni della malattia; sembra che non dipenda dal consumo di un determinato alimento, ma dall’eccesso o dallacarenza di certe sostanze. I meccanismi ipotizzati, attraverso i quali gli alimenti potrebbero manifestare l’acne, comprendono la capacità di aumentare la quota attiva di ormoni maschili circolanti, attraverso la riduzione della sintesi epatica della proteina plasmatica legante tali ormoni, e/o la capacità di modificare il funzionamento della struttura polisebacea follicolare della pelle.

Sulla base dei dati di un questionario finalizzato ad indagare la possibile correlazione fra abitudini alimentari, stile di vita e acne è emerso come le persone senza acne abbiano un’alimentazione correlata con un buon apporto idrico (almeno 1-1,5 litri di acqua naturale/die), con il consumo di cibi freschi e/o surgelati, con un tipo di colazione che predilige latte e cereali, con il consumo di carboidrati (pane, pasta, riso e patate), di frutta fresca e verdura, carne rossa, pesce fresco e pizza margherita, formaggi freschi e olio extravergine d’oliva. Lo stesso studio ha evidenziato una correlazione positiva fra acne e ridotto apporto idrico (non superiore a 1 litro di acqua al giorno, soprattutto gassata), consumo frequente di carne bianca, insaccati, frutta secca, formaggi stagionati, olio di semi, alimenti fritti, cibi refrigerati o precotti, cibi sott’olio, affumicati, bevande gassate zuccherine, superalcolici, grissini, orzo, cioccolata calda, margarina e burro. L’analisi dei componenti dei cibi preferenzialmente consumati dai soggetti con acne e senza acne ha evidenziato, per i primi, un più alto apporto di lipidi totali, acidi grassi saturi, acidi grassi polinsaturi, colesterolo, arginina, acido aspartico, alanina, glicina, sodio, alcool e acido fitico; per i secondi, un maggior apporto di carboidrati totali (zuccheri), carboidrati complessi, molibdeno, cromo, iodio. Poiché lo studio in esame ha preso in considerazione anche abitudini e stili di vita, dai dati raccolti è stato possibile osservare come nelle persone senza acne, sia privilegiata una dieta di tipo mediterranea combinata con una regolare attività fisica ed assenza di tabagismo, mentre nelle persone con acne sia più diffuso uno stile di vita sedentario ed un’alimentazione più sbilanciata, ricca in alimenti di tipo industriale, di carboidrati semplici, grassi saturi e colesterolo [www.pharmamedix.com]. 

Un altro aspetto che deve essere tenuto in considerazione è il legame fra fumo di sigaretta e acne. Sembra che il fumo aumenti i casi di Acne Post-Adolescenziale (CPAA), caratterizzata da micro e macrocomedoni, quindi un tipo di acne non infiammatoria. Nelle donne fumatrici questa forma di acne può arrivare ad interessare fino al 70% dei soggetti. L’analisi condotta su un campione di più di 200 donne con acne ed età compresa fra 25 e 50 anni ha evidenziato una incidenza di acne post-adolescenziale comedogena pari all’85% delle pazienti di cui il 72,9% fumatrici contro un 29,4% nel gruppo con acne postadolescenziale papulo-pustolare. 

Infine sono stati analizzati gli effetti positivi/negativi del sole sulle cuti acneiche. Il sole può svolgere un’azione antinfiammatoria e seboriducente (raggi UVA) che può indurre un miglioramento delle lesioni acneiche quando prevalgono lesioni di tipo papulo-pustolose. Ma può avere anche un effetto di esacerbazione dell’acne per i suoi effetti infiammatori e comedogenici. Le radiazioni UVB infatti hanno un effetto negativo in quanto stimolano l’infiammazione a livello delle zone seborroiche della pelle e inducono un aumento della produzione di cheratina che porta ad un incremento dei comedoni. In caso di esposizione al sole la pelle con acne deve essere protetta con adeguati filtri solari non comedogenici, oil-free, contenenti sostanze ad azione sebonormalizzante, in genere disponibili sotto forma di emulsione di olio in acqua, gel o spray. Gli oli solari, infatti, che stimolano l’abbronzatura (es. olio di cocco, burro di cacao), rientrano fra le sostanze ad elevato potere comedogenico. L’utilizzo di filtri solari per proteggere la pelle è indispensabile in caso di terapie per la cura dell’acne a base di tetracicline e/o contraccettivi orali ed è raccomandata in caso di trattamenti che prevedono l’applicazione di benzoil perossido, retinoidi e idrossiacidi [www.pharmamedix.com].

* Il presente articolo rielabora la tesi di laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche svolta dall’Autrice presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – Dipartimento di Scienze della Vita, relatore prof.ssa Cecilia Baraldi.

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 [Cecilia B1]α-terpineolo

 [Cecilia B1]α-terpineolo

Greta Bonaccini

 

L’acne è causata o favorita da svariati fattori che spaziano dai farmaci, per esempio i corticosteroidi e gli androgeni, ad alcuni alimenti come il latte e i suoi derivati oppure ad alcuni ingredienti contenuti nei cosmetici; perfino gli ambienti professionali possono indurre questo disturbo. E anche lo stress è un fattore importante che può indurre o esacerbare le manifestazioni acneiche.
Alcuni estratti di piante medicinali e oli essenziali sono studiati per le loro potenzialità nel trattamento di questo disturbo.

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