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News – Alimentazione e nutrizione (aprile 2020)

Autori:
evidenza

*Iacopo Bertini

* Maria R. D’Isanto

UOVA SÌ O UOVA NO? 

E’ un tema molto dibattuto in ambito nutrizionale: il consumo delle uova può essere controindicato per la salute del cuore? Se lo è chiesto un team di ricercatori di diverse nazionalità coordinati dal Population Health Research Institutedell’Università di McMaster nell’Ontario (Canada). L’uovo, infatti, è un alimento poco costoso, che apporta numerosi nutrienti importanti; negli anni passati, però, alcune linee guida in diversi paesi del mondo hanno raccomandato di limitare il consumo di uova fino ad un massimo di tre a settimana: tutto ciò perché si riteneva che le uova fossero in grado di aumentare il rischio di patologie cardiovascolari, sulle base di diversi studi che hanno dato, però, negli anni, risultati abbastanza contraddittori tra loro. Questa discordanza nei risultati ottenuti nelle diverse ricerche potrebbe essere dovuta al fatto che sono stati presi in esame campioni di persone numericamente non molto elevati oppure non hanno preso in considerazione individui provenienti da più paesi del mondo.

Materiali e metodi. In questa ricerca sono stati analizzati tre studi prospettici internazionali in cui è stato valutato il consumo di uova di circa 146.000 persone, residenti in 21 paesi diversi; inoltre, sono state seguite, in due altri studi, circa 31.500 persone che presentavano diverse patologie vascolari. In totale, quindi, circa 177.000 persone di 50 paesi diversi, distribuite in sei continenti, con un grado variabile di benessere economico: per questo motivo, secondo gli autori del lavoro, i risultati sono ampiamente rappresentativi della variabilità umana.

Risultati. Sia nel primo che nel secondo campione, il gruppo di persone che consumava un maggior numero di uova (>7 uova/settimana) presentava valori simili per quanto riguarda i grassi nel sangue (compreso il colesterolo), la mortalità per tutte le cause e le patologie cardiovascolari considerate, rispetto a coloro che ne consumavano meno (< 1 uovo/settimana).

Considerazioni finali. Dal momento che la maggior parte dei partecipanti consumava 7 uova, o meno, a settimana, è possibile concludere (almeno secondo questo studio) che questo possa essere il limite ragionevole per una frequenza di consumo “sicuro” delle uova.

Fonte: Dehghan M et al. Association of egg intake with blood lipids, cardiovascular disease, and mortality in 177,000 people in 50 countries. Am J Clin Nutr. https://doi.org/10.1093/ajcn/nqz348

- Alimentazione e nutrizione
- UOVA SÌ O UOVA NO? 
- INTEGRATORI ERBORISTICI E PERDITA DI PESO 
- COLESTEROLO ALIMENTARE, NON PIÙ UN “NEMICO”?
- Dieta mediterranea
- frutta, verdura, cereali integrali, legumi, latticini a basso contenuto di grassi saturi, e quantità contenute di carni magre e pesce.
Esempio di una cucina modello, coerente con i gusti e le abitudini borghesi. (litografia)
In: August Mauer: Illustriertes Wiener.
Wien (Gebrüder Rubinstein), 1885.

INTEGRATORI ERBORISTICI E PERDITA DI PESO 

Alcuni ricercatori dell’Università di Sidney hanno condotto la prima review sistematica con meta-analisi sull’efficacia e la sicurezza degli integratori a base di piante per la perdita di peso. I più comuni preparati a base di piante includono il tè verde, la garcinia cambogia, il fagiolo bianco e il mango africano. Le ricerche più recenti sul ricorso a integratori erboristici negli USA hanno evidenziato che il 16% circa (12% uomini, 19% donne) di coloro che avevano cercato di perdere peso avevano fatto ricorso a questo tipo di preparati nel corso dell’ultimo anno. Questi prodotti contengono una singola pianta o una combinazione di piante. L’enorme crescita della “popolarità” di questi prodotti mette in luce l’importanza di condurre studi appropriati, validi come disegno dello studio e numero di soggetti reclutati, per valutarne l’efficacia e la sicurezza del consumo.

Materiali e metodi. Lo studio ha analizzato la letteratura pubblicata sull’argomento e selezionato 54 trial clinici randomizzati (di cui 27 utilizzati per la meta-analisi), per un totale di circa 4000 persone, che hanno messo a confronto gli effetti degli integratori erboristici sulla perdita di peso con quelli ottenuti somministrando un placebo. Nella selezione dei lavori da utilizzare per la meta-analisi non sono stati inclusi quelli che non avessero incluso la pianta in toto, quelli che avevano valutato gli effetti di oli essenziali e anche quelli in cui la pianta veniva combinata con altre sostanze di tipo “nutrizionale” (fibre e proteine).

Risultati. I ricercatori hanno messo in evidenza come l’assunzione di alcune piante, in particolare il fagiolo bianco (Phaseolus vulgaris), possa dare una perdita di peso significativamente maggiore rispetto al placebo: tuttavia, questa perdita (fino a meno di 2.5 kg), a detta degli autori, non sembra avere un’importanza clinica rilevante.

Considerazioni e conclusioni. Non sembra esserci un’evidenza sufficiente per raccomandare i rimedi erboristici per favorire la perdita di peso. Per quanto riguarda la sicurezza d’uso, la maggior parte degli integratori più utilizzati non sembra dare effetti collaterali, almeno nel periodo di studio considerato (< 12 settimane). Infine, molti di questi studi sono stati condotti con metodi di ricerca non ottimali, per cui gli autori raccomandano, in futuro, di testare questi prodotti con protocolli sperimentali metodologicamente adeguati.

Fonte: Maunder A. Effectiveness of herbal medicines for weight loss: A systematic review and meta‐analysis of randomized controlled trials. Diabetes Obes Metabhttps://doi.org/10.1111/dom.13973

COLESTEROLO ALIMENTARE, NON PIÙ UN “NEMICO”?

Per molti anni il colesterolo assunto con gli alimenti è stato sospettato di essere responsabile, almeno in parte, dell’aumento dei livelli di colesterolo circolante nel sangue, soprattutto della frazione LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”): tutto ciò avrebbe dovuto portare, come conseguenza, ad un aumento del rischio  di malattia  cardiovascolare. Sfortunatamente, nessuna ricerca aveva dimostrato, in maniera inequivocabile, questo legame.

Molte linee guida di diversi paesi nel mondo hanno fissato, negli anni passati, un limite di 300 mg/die come obiettivo soglia dell’assunzione di colesterolo con la dieta. E’ appena uscita, su iniziativa dell’American Heart Association(AHA), una revisione scientifica della letteratura, appunto, su questo argomento.

Secondo gli autori dello studio, le ricerche non sono riuscite a dimostrare una relazione diretta e inequivocabile tra il colesterolo assunto con gli alimenti e maggiori livelli di C-LDL nel sangue. Per di più, secondo diversi studi osservazionali non è nemmeno chiara la relazione tra colesterolo della dieta e rischio di malattia cardiovascolare. Questi risultati discordanti sono dovuti, probabilmente, anche ad una serie di problemi metodologici nella conduzione degli studi e di veri e propri “bias” dovuti alla mancata correzione per diversi fattori confondenti nella dieta, come la contemporanea assunzione di acidi grassi saturi, la presenza di fibre o di altri nutrienti.

Secondo il documento, invece di considerare solamente il quantitativo di colesterolo assunto con gli alimenti, è preferibile seguire uno stile alimentare complessivamente sano, come quello della dieta mediterranea, ricco di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, latticini a basso contenuto di grassi saturi, e quantità contenute di carni magre e pesce.

Fonte: Carson JAS et al. Dietary Cholesterol and Cardiovascular Risk: A Science Advisory From the American Heart AssociationCirculation 141 (3), e39-e53. 2020.

*Rubrica a cura di A.I.Nut. – Associazione Italiana Nutrizionisti

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