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News – Alimentazione e nutrizione (novembre 2019)

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* Iacopo Bertini e Maria R. D’Isanto 

BASSA STATURA = RISCHIO DIABETE?

Una bassa statura potrebbe essere associata ad un maggior rischio di incorrere nel diabete di tipo II? Secondo un recente studio, pubblicato su Diabetologia, rivista ufficiale dell’European Association for the Study of Diabetes, potrebbe essere proprio così, come precedentemente rilevato anche in altri studi, suggerendo che, forse, la statura potrebbe essere considerata come uno tra i diversi fattori in grado di predire la malattia.

Lo studio. La ricerca ha coinvolto 27.548 partecipanti (oltre 16.000 donne, di età compresa tra 35 e 65 anni, e quasi 11.000 uomini, età 40-65 anni), reclutati in Germania tra il 1994 e il 1998, che facevano parte dell’ampio e importante studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition). Da questo gruppo sono stati selezionati, in maniera random, 2500 partecipanti rappresentativi del campione totale.

Risultati. A livello epidemiologico, un soggetto più alto ha meno probabilità di incorrere nel diabete di tipo II: nello studio è stato stimato che per ogni 10 cm in più di differenza nella statura ci possa essere una riduzione del rischio di circa il 41% negli uomini e del 33% nelle donne. La stima è stata fatta (“aggiustata”) tenendo conto dell’età, eventuali fattori confondenti legati allo stile di vita, all’educazione e alla circonferenza della vita. Il “vantaggio” sembra maggiore (- 86% negli uomini, – 67% nelle donne), considerando sempre differenze di 10 cm di statura, per i soggetti che abbiano un peso nella norma; nei soggetti sovrappeso/obesi, infatti, queste percentuali si riducono a – 36% e – 30% rispettivamente per uomini e donne. Tutto ciò potrebbe voler dire che un rischio di diabete più elevato si associa ad un aumento della circonferenza vita (quindi maggiori depositi di tessuto adiposo e conseguenti problemi a livello metabolico e circolatorio) che potrebbe, in parte, controbilanciare gli effetti benefici legati ad una statura più elevata.

Chiaramente, una buona parte della riduzione del rischio attribuibile ad una maggiore statura, sia negli uomini che nelle donne, era legata ad altri fattori metabolici (un fegato meno grasso e un profilo cardiometabolico migliore, in particolare lipidi ematici, adiponectina e proteina C-reattiva).

- BASSA STATURA = RISCHIO DIABETE?
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Considerazioni e conclusioni. E’ stato messo in evidenza, in studi precedenti, che le persone più alte potrebbero avere una migliore sensibilità insulinica e funzionalità delle beta-cellule pancreatiche, mentre una statura più bassa sarebbe associata ad un maggior rischio cardiovascolare, in parte mediato da fattori di rischio rilevanti nel diabete di tipo II (pressione sanguigna, lipidi ematici, e livello di infiammazione).

Le osservazioni di questo studio suggeriscono che: 1) la statura possa essere considerato un marker predittivo del rischio di diabete; 2) il controllo dei fattori di rischio cardiometabolici possa essere più indicato per le persone di non elevata statura, indipendentemente dalla loro “taglia” e composizione corporea. 

Fonte. Wittenbecher C et al. Associations of short stature and components of height with incidence of type 2 diabetes: mediating effects of cardiometabolic risk factors. Diabetologia2019; DOI: 10.1007/s00125-019-04978-8

EFFETTO YO-YO e MORTALITA’

Il continuo sali-scendi del peso, il cosiddetto “effetto yo-yo” (weight cycling, WC), generalmente legato al perdere peso in seguito ad una dieta per poi riacquistarlo, si associa a diverse conseguenze sfavorevoli per la salute. Secondo alcune stime, circa l’80% delle persone che perde peso, sottoponendosi ad una dieta, lo riacquista fino a ritornare, e a volte a superare, il peso di partenza. Secondo le teorie più accreditate, tutto ciò sarebbe dovuto al fatto che quando una persona perde peso, l’organismo riduce la propria spesa energetica sia in condizioni di riposo sia durante l’attività fisica e quella necessaria per svolgere le normali attività quotidiane; inoltre, sembrerebbe esserci un aumento del senso di fame (aumento dei livelli di grelina), probabilmente per motivi fisiologici ma anche, forse, per la componente comportamentale-psicologica, i cui effetti potrebbero essere non trascurabili, anche se difficilmente quantificabili. Queste, e probabilmente altre componenti, favorirebbero, di nuovo, l’aumento del peso.

Lo studio. Questo studio coreano, di tipo prospettico, pubblicato sulla rivista dell’Endocrine Society (Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism) ha esaminato 3.678 partecipanti, di età compresa tra 40 e 69 anni, che sono stati seguiti per 16 anni e controllati con esami clinici ogni 2 anni.

Risultati. La ricerca ha trovato un’associazione tra il WC e un più elevato rischio di mortalità, anche tenendo in considerazione altri fattori di rischio cardiovascolare. C’è un altro risultato interessante: le persone obese, che nella loro vita hanno avuto maggiori variazioni medie del peso durante i WC, sono anche quelle con una minore probabilità di incorrere nel diabete rispetto agli altri partecipanti allo studio che, all’inizio dello studio, avevano un peso nella norma: gli effetti benefici della perdita di peso, seppur ripetuta nel tempo, sembrano maggiori delle possibili conseguenze negative del WC. Questo almeno è quanto risulta per le persone obese.

Limiti dello studio. Gli eventi cardiovascolari sono stati registrati con un questionario che potrebbe non aver messo in luce i casi subclinici. La ricerca non ha valutato l’attività fisica e i dati nutrizionali, per cui non è possibile sapere se il WC sia dovuto all’effetto di una dieta o dell’attività fisica o anche di entrambi i fattori, così come se possano aver avuto influenza sui casi di diabete o la maggiore o minore aspettativa di vita. Infine, non è stata effettuata un’analisi della composizione corporea più dettagliata ma solo una stima basata su indici antropometrici (indice di massa corporea). 

Considerazioni e conclusioni. Fluttuazioni del peso molto ampie costituiscono un fattore di rischio associato ad un aumento della mortalità, a prescindere da altri fattori di rischio cardiovascolare. Questa relazione è stata osservata in entrambi i sessi, indipendentemente dal grado di obesità e dall’abitudine al fumo. Questo recente lavoro su una popolazione coreana segue altri studi su gruppi di persone caucasiche che sostanzialmente arrivano alle stesse conclusioni. Di particolare interesse è il risultato dell’effetto delle fluttuazioni del peso sull’incidenza del diabete di tipo II: positivo, con effetto benefico, nei soggetti obesi, e negativo in quelli normopeso. Al contrario il WC non ha influenzato l’incidenza di patologie cardiovascolari.

Fonte. Tae Jung et al. Body-weight fluctuation and incident diabetes mellitus, cardiovascular disease, and mortality: a 16-year prospective cohort studyThe Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 2018; DOI: 10.1210/jc.2018-01239

A.I.Nut. – Associazione Italiana Nutrizionisti

*Iacopo Bertini e Maria R. D’Isanto

Comitato Scientifico Associazione Italiana Nutrizionisti (www.ainut.it

A.I.Nut. – Associazione Italiana Nutrizionisti

 

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