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News Alimentazione & nutrizione (maggio 2021)

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evidenza

*a cura di: Iacopo Bertini e Maria R. D’Isanto

Sono usciti recentemente due importanti lavori che hanno messo in relazione il consumo di frutta e verdura con lo stato di salute.

Studio 1

Il primo, pubblicato sul British Medical Journal, ha riscontrato che un aumento, anche modesto, del consumo di frutta e verdura può favorire una diminuzione del rischio di sviluppare diabete di tipo 2. In passato, da diversi studi non sono emerse indicazioni chiare sul rapporto con la malattia diabetica, anche perché il rilevamento dei consumi alimentari viene generalmente fatto con dei questionari, non sempre molto accurati nel determinare i consumi effettivi delle persone. Il secondo motivo della scarsa “chiarezza” nei risultati della ricerca deve essere ricercato nel fatto che, spesso, si confonde il consumo benefico di frutta, e del fruttosio in essa contenuto, con il fruttosio utilizzato, in ampie quantità, in diversi prodotti industriali e junk food: per chi fosse interessato ne parlammo in passato (Natural1, settembre 2015). In questo studio, invece, sono stati misurati i livelli plasmatici di vitamina C e di carotenoidi, quali indicatori dell’effettivo consumo di frutta e verdura e, con questi, i ricercatori hanno creato uno score (punteggio) di maggiore o minor consumo.

Materiali e metodi. È uno studio caso-controllo, condotto in otto paesi europei (tra cui anche l’Italia), in cui sono stati selezionati 9.754 partecipanti che avevano il diabete di tipo 2 e un altro gruppo di persone (N=13.662), prese tra gli oltre 340.000 partecipanti all’imponente studio European Prospective Investigation in Cancer and Nutrition (EPIC). Per tutti i soggetti sono stati valutati, come indicatori del consumo di frutta e verdura, i livelli plasmatici di vitamina C e carotenoidi, confrontandoli con il rischio di sviluppare la malattia diabetica.

Risultati. Il rischio di malattia diabetica si riduce all’aumentare del consumo di frutta e verdura. Il gruppo con il consumo medio maggiore ha circa la metà del rischio rispetto al gruppo con il consumo più basso. È stato calcolato anche che, in media, un aumento di soli 66 g al giorno (in pratica, un quarto di una grossa mela) del consumo di frutta e verdura riduce il rischio di diabete di circa il 25%; il vantaggio che si ottiene da questo incremento, inoltre, prescinde dalla quantità consumata inizialmente: in pratica, quindi, aumentare il consumo di frutta e verdura si traduce in un beneficio sia per la persona che ne consumi a sufficienza sia per chi ne consumi poca.

Considerazioni e conclusioni. I benefici di frutta e verdura sono stati messi in discussione, anche nel recente passato, da diete, o per meglio dire “mode alimentari”, che hanno una grande popolarità sui media. Le raccomandazioni delle principali società scientifiche di nutrizione raccomandano di consumare almeno 5 porzioni (2 di frutta e 3 di verdura) al giorno.

Studio 2

- Alimentazione & nutrizione
- FRUTTA E VERDURA: QUANTA CONSUMARNE AL GIORNO?
-  ATTIVITÀ FISICA E DIABETE GESTAZIONALE
Immagine tratta dal volume “Küchenkunst & Tafelkultur”

Un consumo più elevato di frutta e verdura è legato a un minor rischio di morte sia negli uomini che nelle donne, secondo questo studio che ha messo insieme i dati, provenienti da diverse ricerche, rilevati su circa due milioni di persone. Il lavoro è stato pubblicato su Circulation, rivista dell’autorevole American Heart Association.

Materiali e metodi. Gli autori hanno analizzato i dati ricavati dal Nurse’s Health Study e dall’Health Professionals Follow-up Study, due studi che hanno seguito, per circa 30 anni, più di 100.000 persone adulte, raccogliendo dati e informazioni ogni 2-4 anni. Per l’analisi finale, i ricercatori hanno messo insieme anche i dati relativi al consumo di frutta e verdura e ai tassi di mortalità provenienti da 26 studi che includevano complessivamente circa 1,9 milioni di persone di 29 diversi paesi e territori distribuiti in tutti i continenti.

Risultati. L’analisi statistica dei dati raccolti ha dato i seguenti risultati:

1) il consumo di 5 porzioni complessive di frutta e verdura si associa con il più basso rischio di morte. Mangiarne di più non sembra fornire un ulteriore vantaggio;

2) la migliore aspettativa di vita, in media, si ottiene combinando gli alimenti vegetali in questa maniera: 2 porzioni di frutta e 3 di verdure al giorno;

3) paragonati a coloro che consumano solamente 2 porzioni di frutta e verdura al giorno, le persone che hanno un consumo adeguato (le 5 porzioni appunto) hanno un rischio minore del 13% di morire per tutte le cause e una riduzione del 12% e del 10% di morte rispettivamente per malattie cardiocircolatorie e tumore;

4) non tutti gli alimenti vegetali dei due gruppi sembrerebbero offrire gli stessi benefici: gli alimenti più zuccherini, come per esempio piselli, patate, succhi di frutta, non danno benefici, in termini statistici, per la riduzione del rischio di morte;

Limiti dello studio. Nonostante il numero elevato di soggetti coinvolti, che sicuramente dà “forza” statistica allo studio, bisogna sempre considerare che lo studio è di tipo osservazionale, per cui l’associazione statistica tra consumo di frutta e verdura e mortalità non permette di stabilire, con certezza, un nesso di causa-effetto diretto.

Considerazioni. I risultati di questo studio, seppur di tipo osservazionale, evidenziano come il consumo di 5 porzioni al giorno (2 come frutta, 3 come verdura/ortaggi) possa essere la quantità ottimale per garantirsi un buono stato di salute e una migliore aspettativa di vita. Tutto ciò fornisce quindi sostegno scientifico alle molte campagne istituzionali per il mantenimento della salute, che vengono messe in atto in tanti paesi del mondo, con lo slogan “five a day/cinque al giorno”.

Fonti

Sheng Zheng et al. Association of plasma biomarkers of fruit and vegetable intake with incident type 2 diabetes: EPIC-InterAct case-cohort study in eight European countries. BMJ 2020;370:m2194.

Wang DD et al. Fruit and Vegetable Intake and Mortality: Results From 2 Prospective Cohort Studies of US Men and Women and a Meta-Analysis of 26 Cohort Studies. Circulation, 2021; DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.120.048996

Bertini I, D’Isanto MR. Frutta, fruttosio e malattie metaboliche: c’è un legame? Natural1, settembre 2015.

ATTIVITÀ FISICA E DIABETE GESTAZIONALE

Con il termine “diabete gestazionale” (DG) si definisce una condizione di diabete che insorge nel secondo o terzo trimestre di gravidanza. Questa condizione può manifestarsi nel 18% delle donne in gravidanza. In genere, il diabete gestazionale scompare dopo il parto ma può ripresentarsi a distanza di anni come diabete di tipo 2. È una condizione abbastanza frequente, considerando che in Italia, e in generale in Europa, si verifica durante il 6-7% di tutte le gravidanze (ogni anno in Italia più di 40.000 gravidanze). Il diabete gestazionale può aumentare il rischio di sviluppare problemi di salute nel feto (aborto precoce e malformazioni congenite) e nella donna, poiché aumenta del 30% il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 negli anni successivi alla gravidanza (rispetto a un rischio del 10% a cui è soggetta la popolazione generale).

Lo studio in questione ha cercato di valutare se ci potesse essere una relazione tra il tempo dedicato all’attività fisica durante la gravidanza e il rischio di sviluppare il DG.

Materiali e metodi. Lo studio, di tipo osservazionale, pubblicato di recente sulla rivista Diabetes Care, ha analizzato i dati raccolti nel Pregnancy Environment and Lifestyle Study in un campione di 2246 donne in gravidanza nel nord della California. Lo studio longitudinale ha incluso la raccolta dei dati relativi all’attività fisica, svolta durante il primo trimestre, mediante l’uso di un questionario. Le donne erano di etnie diverse e con un peso a inizio gravidanza molto diversificato.

Risultati. Il risultato più importante dello studio è che fare attività fisica per almeno 38 minuti al giorno riduce il rischio di DG di 2.1 casi ogni cento gravidanze mentre il rischio di avere la glicemia a valori superiori ai valori di normalità si riduce di 4.8 casi su 100 donne.

Conclusioni. L’attività fisica riduce il rischio di avere valori anormali di glicemia e il verificarsi del diabete gestazionale. Gli autori suggeriscono anche che il livello di attività fisica necessario possa essere superiore rispetto alle attuali raccomandazioni fornite dalle istituzioni scientifiche.

Fonte: Ehrlich SF et al. Exercise During the First Trimester of Pregnancy and the Risks of Abnormal Screening and Gestational Diabetes Mellitus. Diabetes Care 2021 Feb; 44(2): 425-432.

* Comitato Scientifico Associazione Italiana Nutrizionisti

Iacopo Bertini e Maria R. D’Isanto

– Frutta e verdura: quanta consumarne al giorno?

– Attività fisica e diabete gestazionale

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