Irene Ferraro, Caterina Rossi, Silvia Vertuani, Stefano Manfredini Negli ultimi due decenni, come conseguenza di una nuova sensibilità globale verso la salvaguardia della natura, anche il settore cosmetico ha visto considerevolmente aumentare da parte dei consumatori, la richiesta di prodotti a connotazione “green”, caratterizzati dalla presenza in formula di materie prime di origine vegetale.Lo studio presentato, svolto nell’ambito di un lavoro di tesi di Laurea in Biotecnologie per la Salute dell’Università degli Studi di Ferrara, esplora le potenzialità di un estratto di Erba Medica, ottenuto mediante tecnica di estrazione in CO2 supercritica, per un possibile impiego in ambito cosmetico. ricerca-luago22Download
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Incredibile ma vero. La chitina dei tessuti-veicolo viene trasformata in acido ialuronico
L’interessante ipotesi presentata in questo articolo riguarda l’attività della chitina che, contenuta in speciali tessuti, viene trasformata in acido ialuronico, dopo essere entrata in contatto e penetrata nella pelle e nell’organismo. Tale ipotesi darebbe ulteriore supporto ai diversi studi che hanno evidenziato l’efficacia del tessuto-carrier utilizzato come nuovo veicolo per produrre innovativi cosmeceutici e nutraceutici. In questo articolo viene riportata l’ipotesi riguardante l’attività della chitina che, contenuta in speciali tessuti, viene trasformata in acido ialuronico, dopo essere entrata in contatto e penetrata nella pelle e nel nostro organismo attraverso le strade previste dalla cosiddetta Beauty from Within. Questa metodologia prevede il raggiungimento della salute e della bellezza attraverso l’uso degli stessi ingredienti applicati sulla cute attraverso i cosmetici e assunti per via orale per mezzo degli integratori alimentari. A tal proposito si evidenzia la possibilità che frammenti di chitina vengano trasformati in acido ialuronico dall’enzima ialurono-sintetasi.Tale ipotesi darebbe ulteriore supporto ai diversi studi del nostro gruppo di ricerca che hanno evidenziato l’efficacia del tessuto-carrier utilizzato come nuovo veicolo per produrre innovativi cosmeceutici e nutraceutici. Infatti le fibre di questi tessuti, realizzati con polimeri naturali e biodegradabili, sono state “caricate” ed “attivate” con micro-particelle del complesso chitina-lignina, in grado di incapsulare ingredienti sia idro che l’idro-solubili. A tal proposito è interessante sottolineare come questo particolare tessuto sia risultato come veicolo non soltanto efficace e sicuro sia per la cute che per l’ambiente, ma anche in grado di cedere gli attivi in modo più rapido se paragonato ad una normale emulsione. Keywords: chitina, acido ialuronico, lignina, cosmeceutici, nutraceutici IntroduzioneLa chitina e l’acido ialuronico entrano in modo diverso nel metabolismo del nostro organismo. La prima in modo indiretto perché introdotta da insetti e diversi microorganismi, la seconda come parte integrante del nostro organismo. Comunque, esiste uno stretto collegamento tra i due polimeri che si intersecano e si accavallano l’una all’altro attraverso passaggi ancora poco noti, anche se le loro molecole hanno in comune la acetil glucosammina come chiaramente riportato dalla figura 1. Prima di entrare nel metabolismo dei due polimeri vediamone alcune delle loro caratteristiche chimico-fisiche e metaboliche. In natura la chitina è […]
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*Alessandro Medoro Diversi studi in modelli animali e in organismi semplici indicano che l’astaxantina può modulare in modo significativo i processi che determinano la durata della vita. Queste proprietà hanno trovato una naturale estensione nell’ambito neurobiologico, dove l’astaxantina mostra una spiccata capacità di protezione del tessuto nervoso attraverso la regolazione dei medesimi pathway di resilienza […]
Oli essenziali e igiene orale: un alleato naturale per la salute della bocca (parte 2)
Prosegue in questa seconda parte la panoramica dedicata all’impiego degli OE nel mantenimento della salute della bocca.Vengono illustrate le principali metodologie di analisi e vengomo riportati i risultati di questa attività di laboratorio, sintetizzati nelle tre tabelle che completano il testo.Le evidenze emerse suggeriscono un possibile utilizzo mirato dei diversi OE in prodotti per l’igiene orale, ottimizzando la scelta dell’olio in base al bersaglio microbico e minimizzando eventuali effetti negativi sul microbiota residente. Le metodologie di analisiL’attività antibatterica in vitro degli oli essenziali è stata determinata su un campione di placca subgengivale in pool raccolto da quattro pazienti affetti da malattia parodontale presso il Dipartimento di Parodontologia della Clinica Odontoiatrica dell’Università di Berna. Un consenso informato, che spiega lo scopo dello studio, è stato ottenuto dai quattro volontari. PrelievoNessuno dei soggetti ha usato antibiotici o si è sottoposto a trattamento parodontale durante i 4 mesi precedenti il campionamento; ai partecipanti è stato richiesto di astenersi dal mangiare, bere, fumare o lavarsi i denti dopo la mezzanotte del giorno del campionamento. I volontari si sono sciacquati la bocca con acqua e per il campionamento della placca sottogengivale è stata scelta la tasca più profonda (4-7 mm di profondità della tasca e 1-2 mm di livello di attacco) di ogni quadrante. I siti di raccolta sono stati isolati con rotoli di cotone, e la placca sopragengivale è stata delicatamente rimossa con curette e asciugata con aria. La placca sottogengivale è stata quindi campionata con l’inserimento di coni di carta sterile per 15 secondi. I coni di carta sono stati trasferiti in 250 ml di liquido di trasporto (RTF), e miscelati con l’ausilio di un vortex insieme per 30 secondi; il supernatante e i coni di carta sono stati rimossi e il pellet è stato risospeso in 100 ml di acqua distillata per due volte. Le aliquote sono state misurate in uno spettrofotometro in cuvette da 1 ml (un’unità di densità ottica è stata considerata ≈109 cellule/ml a 600 nm). Venti gr/l di trypticase agar soy (Sigma-Aldrich, Italia), 26 gr/l brain–heart infusion (BHI) agar (Difco, USA), 10 g/l yeast extract, e 5 mg/l […]
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Sviluppo di nuovi prodotti per la salute umana da sottoprodotti e scarti della filiera agro-alimentare: caratterizzazione chimico-biologica e approccio tecnologico
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L’irritazione oculare, la fotosensibilizzazione, i metodi in silico e la sperimentazione integrata Dopo l’introduzione del Regolamento (CE) n. 1223/2009 e della sua entrata in vigore l’11 marzo 2013 [1], con conseguente divieto dell’uso di sperimentazione animale sugli ingredienti cosmetici e divieto di commercializzare prodotti cosmetici che fossero stati testati su animali, c’è stata una corsa allo sviluppo di nuovi metodi alternativi. Nell’articolo precedente abbiamo approfondito i principali metodi alternativi alla sperimentazione animale usati nella valutazione della sensibilizzazione cutanea e della genotossicità nei cosmetici. Un altro endpoint fondamentale nella valutazione della sicurezza dei cosmetici è l’irritazione oculare [2], storicamente oggetto di test altamente invasivi sugli animali. La valutazione dell’irritazione oculareL’irritazione oculare è una reazione avversa acuta che si verifica quando una sostanza entra in contatto con la superficie dell’occhio, in particolare con cornea, congiuntiva e film lacrimale. Si tratta di un effetto locale che può manifestarsi con sintomi reversibili, come arrossamento, dolore e lacrimazione, fino a lesioni gravi e potenzialmente irreversibili, quali ulcerazioni corneali e perdita della trasparenza della cornea.Il sistema GHS (Globally Harmonized System of Classification and Labelling of Chemicals) [3] è un sistema internazionale di classificazione delle sostanze chimiche, sviluppato dalle Nazioni Unite per armonizzare a livello mondiale criteri di pericolo ed etichettatura dei prodotti. Per quanto riguarda il rischio oculare il GHS le divide in tre categorie: Categoria 1: sostanze che danneggiano irreversibilmente gli occhi (es: composti che provocano opacità corneale persistente o ulcerazioni permanenti). Categoria 2: sostanze che provocano irritazione oculare reversibile. Questa a sua volta si divide in due categorie, la categoria 2A che sono gli effetti che si risolvono entro 21 giorni ma non entro 7 e la categoria 2B che sono effetti che si risolvono entro 7 giorni. No Category: sostanze che non inducono effetti significativi sugli occhi La valutazione dell’irritazione oculare è un endpoint obbligatorio dato che i cosmetici possono entrare in contatto accidentale con l’occhio o perché destinati ad un uso nella zona perioculare o per contatto accidentale.Oggi come alternativa abbiamo sperimentazioni su epitelio corneale umano ricostruito, Reconstructed human Corneal Epithelium (RhCE), tra cui EpiOcular™ [4], un modello in vitro ricostruito di […]
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