Prosegue in questa seconda parte la panoramica dedicata all’impiego degli OE nel mantenimento della salute della bocca.Vengono illustrate le principali metodologie di analisi e vengomo riportati i risultati di questa attività di laboratorio, sintetizzati nelle tre tabelle che completano il testo.Le evidenze emerse suggeriscono un possibile utilizzo mirato dei diversi OE in prodotti per l’igiene orale, ottimizzando la scelta dell’olio in base al bersaglio microbico e minimizzando eventuali effetti negativi sul microbiota residente. Le metodologie di analisiL’attività antibatterica in vitro degli oli essenziali è stata determinata su un campione di placca subgengivale in pool raccolto da quattro pazienti affetti da malattia parodontale presso il Dipartimento di Parodontologia della Clinica Odontoiatrica dell’Università di Berna. Un consenso informato, che spiega lo scopo dello studio, è stato ottenuto dai quattro volontari. PrelievoNessuno dei soggetti ha usato antibiotici o si è sottoposto a trattamento parodontale durante i 4 mesi precedenti il campionamento; ai partecipanti è stato richiesto di astenersi dal mangiare, bere, fumare o lavarsi i denti dopo la mezzanotte del giorno del campionamento. I volontari si sono sciacquati la bocca con acqua e per il campionamento della placca sottogengivale è stata scelta la tasca più profonda (4-7 mm di profondità della tasca e 1-2 mm di livello di attacco) di ogni quadrante. I siti di raccolta sono stati isolati con rotoli di cotone, e la placca sopragengivale è stata delicatamente rimossa con curette e asciugata con aria. La placca sottogengivale è stata quindi campionata con l’inserimento di coni di carta sterile per 15 secondi. I coni di carta sono stati trasferiti in 250 ml di liquido di trasporto (RTF), e miscelati con l’ausilio di un vortex insieme per 30 secondi; il supernatante e i coni di carta sono stati rimossi e il pellet è stato risospeso in 100 ml di acqua distillata per due volte. Le aliquote sono state misurate in uno spettrofotometro in cuvette da 1 ml (un’unità di densità ottica è stata considerata ≈109 cellule/ml a 600 nm). Venti gr/l di trypticase agar soy (Sigma-Aldrich, Italia), 26 gr/l brain–heart infusion (BHI) agar (Difco, USA), 10 g/l yeast extract, e 5 mg/l […]
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*Alessandro Medoro Diversi studi in modelli animali e in organismi semplici indicano che l’astaxantina può modulare in modo significativo i processi che determinano la durata della vita. Queste proprietà hanno trovato una naturale estensione nell’ambito neurobiologico, dove l’astaxantina mostra una spiccata capacità di protezione del tessuto nervoso attraverso la regolazione dei medesimi pathway di resilienza […]
Sviluppo di nuovi prodotti per la salute umana da sottoprodotti e scarti della filiera agro-alimentare: caratterizzazione chimico-biologica e approccio tecnologico
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OE e igiene orale: un alleato naturale per la salute della bocca
*Guglielmo Campus, **Antonangelo Liori, **Grazia Maria Scarpa L’uso delle piante per la cura della persona affonda le proprie radici nella storia antica, quando le comunità umane osservavano gli effetti di erbe, radici, funghi e loro estratti sulla salute e sul benessere. Gli oli essenziali hanno un ruolo fondamentale, sono delle miscele complesse di metaboliti secondari volatili, la cui composizione chimica è dominata da terpeni monoterpenici e sesquiterpenici, nonché da alcoli, aldeidi, chetoni, fenoli ed esteri. Questi composti, biosintetizzati attraverso le vie mevalonico e del metileritritolo fosfato, svolgono funzioni ecologiche cruciali, inclusa la difesa della pianta da patogeni, erbivori e stress abiotici.In questa prima parte dell’articolo vengono presentate le piante più utili per il mantenimento di una buona salute orale. L’uso delle piante per la cura della persona affonda le proprie radici nella storia antica, quando le comunità umane osservavano gli effetti di erbe, radici, funghi e loro estratti sulla salute e sul benessere. Dalle prime prove empiriche, ai trattati di medicina egizi e mesopotamici fino alle farmacopee medievali e rinascimentali, le piante hanno costituito la principale risorsa terapeutica, fornendo rimedi per disturbi fisici e psichici, ingredienti per unguenti e oli profumati, e basi per pratiche igieniche e cosmetiche. Questo legame millenario tra flora e uomo ha posto le fondamenta della farmacognosia moderna e della ricerca sugli estratti vegetali, riconoscendo nei composti naturali proprietà biologiche ancora oggi utilizzate, direttamente o in nuove formulazioni sintetiche. Gli oli essenziali hanno un ruolo fondamentale, sono delle miscele complesse di metaboliti secondari volatili, la cui composizione chimica è dominata da terpeni monoterpenici e sesquiterpenici, nonché da alcoli, aldeidi, chetoni, fenoli ed esteri. Questi composti, biosintetizzati attraverso le vie mevalonico e del metileritritolo fosfato, svolgono funzioni ecologiche cruciali, inclusa la difesa della pianta da patogeni, erbivori e stress abiotici. Gli oli essenziali sono oggi oggetto di approfondite indagini fitochimiche e farmacologiche, tese a confermare le proprietà antimicrobiche, antiossidanti, antinfiammatorie e modulanti il metabolismo cellulare tradizionalmente segnalate. La loro estrazione avviene principalmente mediante distillazione in corrente di vapore o estrazione meccanica (spremitura a freddo), metodi che consentono il recupero selettivo dei componenti lipofili e volatili dalla matrice […]
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Economia circolare: non solo geometrie. La valorizzazione sostenibile degli scarti della filiera vitivinicola
*Gianni Sacchetti, **Alessandro Massi, *Alessandra Guerrini, *Massimo Tacchini, *Immacolata Maresca, Ilaria Burlini, *Alessandro Grandini, **Tatiana Bernardi, **Carmela De Risi La valorizzazione delle materie prime secondarie è oggi per l’industria un’occasione per incrementare la propria competitività convertendo i costi di smaltimento in nuove strategie di profitto, creando nuovi prodotti e favorendo l’occupazione di personale specializzato alla […]
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Focus sui bisogni di una popolazione che cambia. La prevenzione al centro
Vivere più a lungo non sempre significa vivere bene. La buona salute non può mai dirsi acquisita: va tutelata, rafforzata, investendo prima nella prevenzione e poi nella cura. E diventa importante distinguere il termine life span, che rappresenta la durata della vita, dall’health span, che è la durata della vita in buona salute. Garantire una buona salute richiede un nuovo approccio di gestione del paziente e soprattutto un percorso di presa in carico. Questo vuol dire che vanno analizzati da un punto di vista sanitario, ma anche e soprattutto sociale e di sostenibilità economica, i nuovi bisogni della popolazione.
Scenario
L’osservazione e l’analisi l’epidemiologica della popolazione italiana ci prospetta un quadro con alcune evidenze ormai inequivocabili. Scattando una fotografia della società di oggi, la prima cosa che colpisce è l’invecchiamento della popolazione. Un fenomeno italiano, comune anche a tante altre realtà nazionali, che porta il nostro paese a essere al vertice della classifica sulla speranza di vita. Un bambino che nasce oggi ha un’aspettativa di vita di quasi 83,8 anni. Ci precede di poco solo la Spagna, che tocca gli 84 anni. (Fig 1) Stratificando l’analisi, si osserva una situazione però non omogenea. In primis le donne hanno un’aspettativa di vita alla nascita molto più alta degli uomini. Quattro anni in più, e non sono pochi. La vera disomogeneità la troviamo entrando all’interno dei territori. Il Trentino è la regione con la speranza di vita più alta (82,7 per gli uomini, 86,7 per le donne): la Campania al contrario vede una speranza per gli uomini di 79,7 anni e di 83,8 per le donne. Secondo il report ISTAT sugli indicatori demografici del 2024 c’è una forbice molto significativa tra Nord e Mezzogiorno. A parte le differenze regionali, che pure dovrebbero far riflettere, in termini di analisi sociopolitica ed economica, è evidente che possiamo essere soddisfatti, anche perché il trend è in continua crescita e si è recuperato totalmente il crollo del periodo pandemico. Quando però l’analisi diventa più approfondita, il quadro cambia aspetto e i colori diventano più foschi. Da un punto di vista epidemiologico siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale: il crollo delle nascite. Il limite delle 400 mila nascite all’anno che segnava il numero di sicurezza è ormai solo un ricordo. Siamo al minimo storico, con 370.000 nuove nascite e un tasso di fecondità di 1,18 figli per donna, con una età media al parto sempre più alta. Soprattutto siamo di fronte a un trend ormai ampiamente consolidato, che non fa sperare in un’inversione nei prossimi anni (Fig.2) Un inverno demografico che mette a rischio la sostenibilità economica del futuro, visto che l’indice di vecchiaia (rapporto tra over 65 e under 15, cioè tra chi assorbe risorse e chi le produce) porterà l’Italia nel 2050 ad avere 3 anziani per ogni giovane. Già oggi siamo a 1,8. Ma un inverno demografico che già oggi produce effetti a volte sottovalutati e non conosciuti. A settembre 2025 nelle scuole erano presenti 135 mila studenti in meno e sono state soppresse 5667 cattedre. In 20 anni quasi un milione di under 19 in meno. Da questa analisi viene fuori la prima considerazione. I bisogni primari della popolazione oggi sono rappresentati dalla gestione di una società sempre più anziana, con la assoluta necessità di attuare in tempi brevissimi politiche e incentivi che favoriscano la natalità.
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