Marzia Pellizzato Beauty from inside”, “Beauty from within”, “Nutricosmetica” sono tutte definizioni entrate nell’uso comune negli ultimi anni per indicare prodotti per uso orale con un effetto “cosmetico” in particolare riferito all’aspetto della pelle. Per la precisione, il segmento “Beauty from inside” comprende anche tutti i prodotti per il controllo del peso corporeo, o per la riduzione degli inestetismi della cellulite: la categoria, infatti, riunisce sotto un unico cappello, tutti i preparati orali ideati per avere effetto su un qualche aspetto legato al mondo estetico. attualita-luago22Download
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Incredibile ma vero. La chitina dei tessuti-veicolo viene trasformata in acido ialuronico
L’interessante ipotesi presentata in questo articolo riguarda l’attività della chitina che, contenuta in speciali tessuti, viene trasformata in acido ialuronico, dopo essere entrata in contatto e penetrata nella pelle e nell’organismo. Tale ipotesi darebbe ulteriore supporto ai diversi studi che hanno evidenziato l’efficacia del tessuto-carrier utilizzato come nuovo veicolo per produrre innovativi cosmeceutici e nutraceutici. In questo articolo viene riportata l’ipotesi riguardante l’attività della chitina che, contenuta in speciali tessuti, viene trasformata in acido ialuronico, dopo essere entrata in contatto e penetrata nella pelle e nel nostro organismo attraverso le strade previste dalla cosiddetta Beauty from Within. Questa metodologia prevede il raggiungimento della salute e della bellezza attraverso l’uso degli stessi ingredienti applicati sulla cute attraverso i cosmetici e assunti per via orale per mezzo degli integratori alimentari. A tal proposito si evidenzia la possibilità che frammenti di chitina vengano trasformati in acido ialuronico dall’enzima ialurono-sintetasi.Tale ipotesi darebbe ulteriore supporto ai diversi studi del nostro gruppo di ricerca che hanno evidenziato l’efficacia del tessuto-carrier utilizzato come nuovo veicolo per produrre innovativi cosmeceutici e nutraceutici. Infatti le fibre di questi tessuti, realizzati con polimeri naturali e biodegradabili, sono state “caricate” ed “attivate” con micro-particelle del complesso chitina-lignina, in grado di incapsulare ingredienti sia idro che l’idro-solubili. A tal proposito è interessante sottolineare come questo particolare tessuto sia risultato come veicolo non soltanto efficace e sicuro sia per la cute che per l’ambiente, ma anche in grado di cedere gli attivi in modo più rapido se paragonato ad una normale emulsione. Keywords: chitina, acido ialuronico, lignina, cosmeceutici, nutraceutici IntroduzioneLa chitina e l’acido ialuronico entrano in modo diverso nel metabolismo del nostro organismo. La prima in modo indiretto perché introdotta da insetti e diversi microorganismi, la seconda come parte integrante del nostro organismo. Comunque, esiste uno stretto collegamento tra i due polimeri che si intersecano e si accavallano l’una all’altro attraverso passaggi ancora poco noti, anche se le loro molecole hanno in comune la acetil glucosammina come chiaramente riportato dalla figura 1. Prima di entrare nel metabolismo dei due polimeri vediamone alcune delle loro caratteristiche chimico-fisiche e metaboliche. In natura la chitina è […]
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IRIS – Alla Radice della Bellezza
Una mostra multisensoriale al Giardino dell’Iris di Firenze Dal 1° al 3 maggio 2026, il Giardino dell’Iris di Firenze ha ospitato IRIS – Alla Radice della Bellezza, un’esposizione multisensoriale dedicata all’iris, una delle materie prime più preziose della profumeria. L’iniziativa ha proposto un viaggio evocativo che ha condotto il pubblico alla scoperta dell’iris non solo […]
Metodi alternativi alla sperimentazione animale nei cosmetici
L’irritazione oculare, la fotosensibilizzazione, i metodi in silico e la sperimentazione integrata Dopo l’introduzione del Regolamento (CE) n. 1223/2009 e della sua entrata in vigore l’11 marzo 2013 [1], con conseguente divieto dell’uso di sperimentazione animale sugli ingredienti cosmetici e divieto di commercializzare prodotti cosmetici che fossero stati testati su animali, c’è stata una corsa allo sviluppo di nuovi metodi alternativi. Nell’articolo precedente abbiamo approfondito i principali metodi alternativi alla sperimentazione animale usati nella valutazione della sensibilizzazione cutanea e della genotossicità nei cosmetici. Un altro endpoint fondamentale nella valutazione della sicurezza dei cosmetici è l’irritazione oculare [2], storicamente oggetto di test altamente invasivi sugli animali. La valutazione dell’irritazione oculareL’irritazione oculare è una reazione avversa acuta che si verifica quando una sostanza entra in contatto con la superficie dell’occhio, in particolare con cornea, congiuntiva e film lacrimale. Si tratta di un effetto locale che può manifestarsi con sintomi reversibili, come arrossamento, dolore e lacrimazione, fino a lesioni gravi e potenzialmente irreversibili, quali ulcerazioni corneali e perdita della trasparenza della cornea.Il sistema GHS (Globally Harmonized System of Classification and Labelling of Chemicals) [3] è un sistema internazionale di classificazione delle sostanze chimiche, sviluppato dalle Nazioni Unite per armonizzare a livello mondiale criteri di pericolo ed etichettatura dei prodotti. Per quanto riguarda il rischio oculare il GHS le divide in tre categorie: Categoria 1: sostanze che danneggiano irreversibilmente gli occhi (es: composti che provocano opacità corneale persistente o ulcerazioni permanenti). Categoria 2: sostanze che provocano irritazione oculare reversibile. Questa a sua volta si divide in due categorie, la categoria 2A che sono gli effetti che si risolvono entro 21 giorni ma non entro 7 e la categoria 2B che sono effetti che si risolvono entro 7 giorni. No Category: sostanze che non inducono effetti significativi sugli occhi La valutazione dell’irritazione oculare è un endpoint obbligatorio dato che i cosmetici possono entrare in contatto accidentale con l’occhio o perché destinati ad un uso nella zona perioculare o per contatto accidentale.Oggi come alternativa abbiamo sperimentazioni su epitelio corneale umano ricostruito, Reconstructed human Corneal Epithelium (RhCE), tra cui EpiOcular™ [4], un modello in vitro ricostruito di […]
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Cosmetici: metodi alternativi alla sperimentazione animale. La sensibilizzazione cutanea e la genotossicità
*Elena Badeng, *Anna Rita Bilia Nel 2013 in Europa è entrato in vigore il divieto totale dell’uso della sperimentazione animale nei cosmetici. Testing Ban prevede il divieto di testare sugli animali non solo i prodotti finiti, già in vigore dal 2004, ma tutti gli ingredienti cosmetici.Questo ha dato inizio a un’intensa attività scientifica nello sviluppo […]
Focus sui bisogni di una popolazione che cambia. La prevenzione al centro
Vivere più a lungo non sempre significa vivere bene. La buona salute non può mai dirsi acquisita: va tutelata, rafforzata, investendo prima nella prevenzione e poi nella cura. E diventa importante distinguere il termine life span, che rappresenta la durata della vita, dall’health span, che è la durata della vita in buona salute. Garantire una buona salute richiede un nuovo approccio di gestione del paziente e soprattutto un percorso di presa in carico. Questo vuol dire che vanno analizzati da un punto di vista sanitario, ma anche e soprattutto sociale e di sostenibilità economica, i nuovi bisogni della popolazione.
Scenario
L’osservazione e l’analisi l’epidemiologica della popolazione italiana ci prospetta un quadro con alcune evidenze ormai inequivocabili. Scattando una fotografia della società di oggi, la prima cosa che colpisce è l’invecchiamento della popolazione. Un fenomeno italiano, comune anche a tante altre realtà nazionali, che porta il nostro paese a essere al vertice della classifica sulla speranza di vita. Un bambino che nasce oggi ha un’aspettativa di vita di quasi 83,8 anni. Ci precede di poco solo la Spagna, che tocca gli 84 anni. (Fig 1) Stratificando l’analisi, si osserva una situazione però non omogenea. In primis le donne hanno un’aspettativa di vita alla nascita molto più alta degli uomini. Quattro anni in più, e non sono pochi. La vera disomogeneità la troviamo entrando all’interno dei territori. Il Trentino è la regione con la speranza di vita più alta (82,7 per gli uomini, 86,7 per le donne): la Campania al contrario vede una speranza per gli uomini di 79,7 anni e di 83,8 per le donne. Secondo il report ISTAT sugli indicatori demografici del 2024 c’è una forbice molto significativa tra Nord e Mezzogiorno. A parte le differenze regionali, che pure dovrebbero far riflettere, in termini di analisi sociopolitica ed economica, è evidente che possiamo essere soddisfatti, anche perché il trend è in continua crescita e si è recuperato totalmente il crollo del periodo pandemico. Quando però l’analisi diventa più approfondita, il quadro cambia aspetto e i colori diventano più foschi. Da un punto di vista epidemiologico siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale: il crollo delle nascite. Il limite delle 400 mila nascite all’anno che segnava il numero di sicurezza è ormai solo un ricordo. Siamo al minimo storico, con 370.000 nuove nascite e un tasso di fecondità di 1,18 figli per donna, con una età media al parto sempre più alta. Soprattutto siamo di fronte a un trend ormai ampiamente consolidato, che non fa sperare in un’inversione nei prossimi anni (Fig.2) Un inverno demografico che mette a rischio la sostenibilità economica del futuro, visto che l’indice di vecchiaia (rapporto tra over 65 e under 15, cioè tra chi assorbe risorse e chi le produce) porterà l’Italia nel 2050 ad avere 3 anziani per ogni giovane. Già oggi siamo a 1,8. Ma un inverno demografico che già oggi produce effetti a volte sottovalutati e non conosciuti. A settembre 2025 nelle scuole erano presenti 135 mila studenti in meno e sono state soppresse 5667 cattedre. In 20 anni quasi un milione di under 19 in meno. Da questa analisi viene fuori la prima considerazione. I bisogni primari della popolazione oggi sono rappresentati dalla gestione di una società sempre più anziana, con la assoluta necessità di attuare in tempi brevissimi politiche e incentivi che favoriscano la natalità.
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L’olio di oliva: un alimento prezioso
Tullia Gallina Toschi, Sara Barbieri, Mario Guida, Enrico Valli Oggi è necessario un sforzo nella comunicazione e divulgazione degli oli extra vergini di oliva, che punti alla realizzazione di iniziative culturali per strapparlo da un’aura di uniformità e banalità che lo pone quasi sullo stesso piano degli altri oli vegetali non vergini, senza alcuna reale attenzione nella scelta, come meriterebbe un prodotto prezioso, originale e di tendenza. monografia set25Download Ci sono alimenti, bevande e ingredienti che hanno preservato nel tempo un valore intrinseco, riconosciuto e socialmente percepito, mentre altri, per effetto dell’abitudine o della costante accessibilità, hanno subito una progressiva svalutazione agli occhi della collettività, divenendo ordinari, quasi banali. Un esempio di questo tipo riguarda il sale, talmente prezioso da essere definito “oro bianco”, perché non solo era utilizzato per conferire sapidità ai cibi, ma era l’elemento chiave, prima che il frigorifero diventasse di uso comune nelle case, per le- gare l’acqua libera ed impedire così la proliferazione microbica negli alimenti. Il sale era una ricchezza perché permetteva di conservare a lungo gli alimenti deperibili quando il processo di salagione non era appannaggio delle sole salumerie o caseifici, ma anche dei nuclei familiari che preparavano e conservavano gli alimenti per potersi nutrire anche nelle stagioni calde. L’olio di oliva è antico quasi come il sale ed è stato per molto tempo considerato un bene prezioso, al quale, oggi in particolare, si dovrebbe attribuire un valore proporzionale agli aspetti di peculiare produzione, nel caso del vergine e di sensorialità e composizione superiore, nel caso dell’extra vergine. Per poter comprendere le origini storiche ed il valore di questo olio, che ha avuto nel tempo anche un uso religioso, cosmetico e, in merito alla qualità vergine più bassa, il “lampante” un uso come carburante, bisogna citare alcuni elementi storici ed alcuni dati di produzione. Elementi storiciLa coltivazione dell’olivo ha origini antichissime e risale a circa 6000 anni fa lungo le coste del Mediterraneo, in partico- lare in Siria e Palestina. Da queste regioni, si è diffusa prima in Anatolia, attraverso Cipro, e in Egitto, grazie a Creta. Si ritiene che siano stati i […]
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