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Celiachia, quando il glutine non è più amico

Autori:

Chiara Di Lorenzo, Patrizia Restani Un complesso proteico che cambia la vita a chi non lo tollera e scatena una cascata di eventi che, nei casi più comuni, modifica la mucosa intestinale, con anomalie nell’assorbimento dei nutrienti. Attualmente, l’unica terapia per la celiachia è una dieta rigorosa, che escluda l’apporto di cereali contenenti il glutine, al fine di risolvere le alterazioni e consentire una vita pressoché normale ai celiaci. La celiachia (detta anche malattia/morbo celiaco o sprue celiaca) è un’intolleranza permanente alla gliadina che è contenuta nel glutine, complesso proteico presente nel frumento, nell’orzo, nella segale, nel farro, nel kamut e in alcuni cereali minori. Nei soggetti affetti, tutti gli alimenti derivati dai suddetti cereali (o contenenti glutine in seguito a contaminazione) determinano un quadro patologico mediato dal sistema immunitario con alterazioni nella lamina propria della mucosa del piccolo intestino, cui segue ipertrofia delle cripte, aumento dei linfociti intraepiteliali e atrofia dei villi intestinali (Fasano, Catassi, 2001). Sebbene la malattia celiaca abbia origini antichissime, che risale all’introduzione del frumento della dieta umana (neolitico), la prima associazione scientificamentedocumentata tra glutine e sintomatologia clinica è stata descritta nella tesi di dottorato di Willem Dicke discussa nel 1950 all’Università di Utrecht (Evangelisti, Restani, 2011). Scarica PDF

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