* Edoardo Napoli Il cacao è stato chiamato da Linneo “Cibo degli Dei”, nella civiltà azteca era considerato un bene di lusso e il suo consumo era riservato a nobili, guerrieri e sacerdoti. Oggi il cioccolato è un alimento consumato in maniera trasversale in tutti i ceti sociali e quello fondente in particolare è la terza fonte alimentare di sostanze antiossidanti dopo frutta e verdura. Il cioccolato è un alimento dalla storia molto antica, le cui origini partono dall’America precolombiana e più precisamente dal periodo d’oro del regno Azteco. Le prime testimonianze scritte risalgono al 1590, grazie ai resoconti dei preti spagnoli i quali riportano gli usi medici del cacao alla corte dell’Imperatore Montezuma. Ma è intorno al 1730 che il cioccolato raggiunge la fama anche in Europa grazie alla definizione di “Cibo degli dei” che gli conferisce Linneo alla luce dei numerosi benefici sulla salute umana che venivamo attribuiti al consumo di questo alimento1. Al giorno d’oggi il modo di consumare il cioccolato è molto diverso da quello originale degli Aztechi. Adesso esistono almeno 4 tipologie di cioccolati diversi disponibili per il consumatore: il cioccolato fondente (dark chocolate) contenente principalmente cacao e burro di cacao, il gianduia (una miscela di cacao, nocciole e zucchero), il cioccolato al latte (milk chocolate) a base di latte in polvere, burro di cacao, lecitina e polvere di cacao e infine il cioccolato bianco (white chocolate) costituito da burro di cacao, latte e zucchero2. Tra tutti i tipi di cioccolato, il cioccolato fondente è quello più interessante dal punto di vista nutrizionale. Grazie alle sue elevate percentuali di cacao e le basse percentuali di zuccheri, è quello la cui assunzione è sempre più spesso associata a effetti benefici sulla salute umana. Molti di questi effetti benefici sono correlati all’elevata quantità di polifenoli in esso contenuti (fino al 10% del peso secco della bacca). Queste quantità pongono il cioccolato fondente al terzo posto come fonte alimentare di antiossidanti dopo frutta e vegetali3. I polifenoli sono il gruppo più numeroso e largamente distribuito di molecole bioattive. Si dividono in due grandi classi, i flavonoidi e gli […]
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Psilocibina: una molecola di origine naturale al confine tra farmacologia, neuroscienze e salute mentale
La psilocibina rappresenta oggi uno dei capitoli più stimolanti della ricerca in neuropsicofarmacologia. Da molecola isolata da funghi del genere Psilocybe, è diventata un possibile strumento per indagare la relazione tra cervello, esperienza soggettiva e cambiamento terapeutico.Le evidenze disponibili suggeriscono che, in contesti controllati e con adeguato supporto psicologico, la psilocibina possa produrre benefici clinici in alcuni pazienti con depressione, ansia associata a malattie gravi o disturbo da uso di sostanze. Perché oggi si parla di psilocibinaNegli ultimi anni la psilocibina è tornata al centro dell’interesse scientifico internazionale. Per molto tempo, le sostanze psichedeliche classiche sono state associate quasi esclusivamente all’uso ricreativo, alla controcultura degli anni Sessanta e alle restrizioni legislative che ne hanno progressivamente limitato lo studio. Oggi, tuttavia, il quadro è profondamente cambiato. Una nuova generazione di ricerche cliniche, condotte in contesti universitari e ospedalieri controllati, ha riaperto il dibattito sul possibile ruolo della psilocibina nella cura di alcuni disturbi psichiatrici, in particolare depressione maggiore, depressione resistente al trattamento, ansia, disturbo da stress post-traumatico e disturbi da uso di sostanze. Questa ripresa è stata spesso definita “rinascimento psichedelico”. L’espressione è molto forte ma non indica semplicemente una moda culturale o una nuova fascinazione per sostanze naturali ad azione psicoattiva. Indica piuttosto il ritorno degli psichedelici nel campo della farmacologia, delle neuroscienze e della psichiatria sperimentale. Il punto centrale non è riscoprire in modo acritico molecole note da decenni, ma studiarle utilizzando le conoscenze della ricerca moderna: studi controllati, valutazioni di sicurezza, misure neurobiologiche, protocolli psicoterapeutici standardizzati e follow-up clinici. La psilocibina si presta particolarmente a questa riflessione perché occupa una posizione di confine. È una molecola di origine naturale, prodotta da diverse specie fungine; è una sostanza psicoattiva capace di modificare in modo marcato percezione, emozioni e senso del sé; è un composto farmacologicamente caratterizzabile, con un bersaglio serotoninergico principale; ed è oggi oggetto di studi clinici che ne valutano l’impiego in ambito psichiatrico. Questa complessità rende necessario distinguere con chiarezza tre piani spesso confusi nel dibattito pubblico: l’evidenza scientifica, l’uso ricreativo o non supervisionato e la comunicazione mediatica. L’interesse della psichiatria nasce da un dato clinico concreto. […]
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*Gian Luigi Gianfranceschi Lo studio descrive la ricerca di molecole biologicamente attive nei germogli di grano. In particolare l’analisi di spettrometria di massa di frazioni di estratti di germogli di grano purificate mediante HPLC rileva due peptidi con [MH+] = 572 e 541, rispettivamente. Tali peptidi vengono sequenziali e sintetizzati. Le strutture proposte mostrano due […]
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