Ilenia Cicero, Giuseppe Venturella
Pleurotus nebrodensis rappresenta una risorsa preziosa per il settore alimentare e medicinale.
Oltre al suo valore gastronomico, il fungo di basilisco si distingue per il potenziale uso medicinale. Recenti studi condotti in collaborazione con l’Università di Bari “Aldo Moro” ne confermano le proprietà antitumorali, antibatteriche, antiossidanti, immunomodulanti e l’elevato contenuto di fibre, rendendolo un candidato ideale per entrare nella categoria degli alimenti funzionali.
Il fungo di basilisco, Pleurotus nebrodensis (Inzenga) Quél., è un fungo saprotrofo, primaverile, che fruttifica, in alcune località delle Madonie (Sicilia settentrionale), sulle radici marcescenti del basilisco comune Prangos ferulacea (L.) Lindl.
Descritto per la prima volta da Giuseppe Inzenga nel 1845 con il binomio di Agaricus nebrodensis Inzenga (Figura 2) è stato nel corso degli anni oggetto di studi tassonomici e molecolari tendenti a dimostrare la sua appartenenza ad un cluster diverso rispetto alle specie che caratterizzano il cosiddetto complesso di specie di Pleurotus eryngii. Dal punto di vista distributivo è stato più volte segnalato in altre regioni d’Italia ma gli studi molecolari hanno evidenziato come le fruttificazioni riferibili a Pleurotus nebrodensis sono esclusive della Sicilia mentre al di fuori di essa i taxa sono da attribuire ad altre entità tassonomiche dello stesso genere Pleurotus. (Fr.) P. Kumm.
Il fungo di basilisco (Figura 3) rappresenta uno dei pochi esempi di endemismo nel Regno dei Funghi. A causa della drastica riduzione del suo habitat naturale, dovuta sia ai cambiamenti climatici sia all’elevato numero di cercatori attratti dalle sue pregiate qualità organolettiche e dal suo prezzo di vendita, che si aggira tra i 50 e i 60 euro al chilogrammo, questo fungo è stato inserito nella Lista Rossa della International Union for the Conservation of Nature (IUCN) nella categoria EN (Endangered).
La limitazione nei quantitativi di fungo di basilisco che possono essere raccolti è una delle azioni di conservazione in situ adottate dal Parco delle Madonie. Nell’articolo 5 del Regolamento del Parco delle Madonie relativo alla raccolta dei funghi epigei, emanato nel 2017, è vietata la raccolta di P. nebrodensis nella zona A che è soggetta ad un regime di protezione totale, mentre nelle altre zone del Parco è vietata la raccolta di sporofori di dimensioni inferiori a 3 cm.
Riferimenti alle limitazioni alla raccolta del fungo di basilisco si trovano anche nella legge regionale n. 3 del 1 febbraio 2006.
Inoltre, il popolamento di P. nebrodensis rientra nei siti Natura 2000 ITA020004 “M. San Salvatore, M. Catarineci, Vallone Mandarini, ambienti umidi,” ITA020016 “Monte Quacella, Monte dei Cervi, Pizzo. Carbonara, Monte Ferro, Pizzo Otiero” e ITA020020 “Foreste di querce sempreverdi di Geraci Siculo e Castelbuono.”
Al fine di ridurre la pressione antropica sui luoghi di crescita sono state avviate prove di isolamento del micelio in laboratorio finalizzate ad una possibile coltivazione ex situ.
I risultati positivi ottenuti nell’isolamento del micelio e la facilità con cui questo colonizza le cariossidi di cereali in bottiglie di vetro (Figura 4) hanno creato le condizioni ideali per proporre alla regione Sicilia un progetto su scala più ampia, finalizzato alla tutela e alla valorizzazione di Pleurotus nebrodensis attraverso la coltivazione ex situ.
Il progetto PLEURON (acronimo di Progetto per la coltivazione in ambiente protetto del Pleurotus nebrodensis) nasce con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il fungo di basilisco, caratterizzato da eccellenti proprietà organolettiche e nutrizionali.
Il progetto è stato finanziato dal PSR Sicilia 2014-2022 – sottomisura 16.1, ed ha coinvolto un’ampia rete di partner qualificati tra i quali alcune aziende agricole tra cui una dedicata alla custodia del patrimonio enogastronomico siciliano. Il coordinamento è affidato al Co.Ri.Bi.A. (Consorzio di Ricerca sul Rischio Biologico in Agricoltura) in collaborazione con CORERAS (Consorzio Regionale per la Ricerca Applicata e la Sperimentazione), entrambi con sede a Palermo, e con il partenariato dell’Università di Bari e la responsabilità scientifica di uno degli autori di questo articolo (G.V.)…