* Giuliana Galassi
La visione orientale dell’utilizzo dei rimedi fitoterapici applicati alla medicina veterinaria, in cui prima di ricorrervi, come anche per l’uomo, ci sono uno stile di vita corretto rispettoso delle esigenze fisiologiche e ambientali, un’alimentazione sana e appropriata, il massaggio e per ultime la fitoterapia e l’agopuntura. Una medicina preventiva, che si pone l’obiettivo di mantenere la salute prima di curare la malattia.
Gli animali da compagnia o d’affezione, nella cui definizione è intrinseco il valore che diamo loro, stanno acquisendo, per ragioni sociologiche varie, sempre maggiore importanza all’interno dei nuclei familiari.
Per questa ragione, il crescente interesse per le cure alternative offerte dalle medicine non convenzionali ha coinvolto anche il settore veterinario, portando così al diffondersi di terapie meno invasive e con minori conseguenze per la salute umana e animale, tra cui la fitoterapia.
Premesso che la farmacopea attuale si basa almeno per il 25% su molecole di sintesi tratte da piante, e che il binomio naturale-innocuo va assolutamente sfatato, la conoscenza e l’utilizzo di erbe medicinali come terapie alternative o complementari a quelle farmacologiche, ha degli importanti risvolti che verranno analizzati in seguito.
La Fitoterapia Veterinaria Cinese rappresenta uno dei Cinque Rami della Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese. Questi vengono sempre riportati in ordine di importanza mettendo al primo posto lo stile di vita, ovvero il rispetto delle esigenze fisiologiche ed ambientali proprie della specie in questione. Subito dopo abbiamo la nutrizione, ovvero un’alimentazione appropriata a mantenere lo stato di salute, al terzo posto il massaggio. Solo al quarto posto è indicata la Fitoterapia e per ultima l’Agopuntura, a dimostrare quanto la Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese sia principalmente una medicina preventiva, atta a mantenere in salute, prima che a curare la malattia. Per questa ragione in Cina i fitoterapici vengono da sempre consumati su base quotidiana sotto forma di zuppe o decotti al fine di prevenire le malattie e di vivere più a lungo. Infatti la Fitoterapia Cinese ha radici molto antiche: le sue origini vengono fatte coincidere con il primo testo scritto, intitolato “Shen Nong Ben Cao Jing”, formulato da diversi autori in un periodo compreso tra il 221 a.C. e il 220 d.C. In esso sono riportate 365 piante, le loro caratteristiche e le possibilità terapeutiche. Come spesso accade nella cultura cinese, il titolo di questo libro è correlato ad una legenda, quella di Shen Nong, tradotto come il “Contadino Divino”, un imperatore mitologico che, si dice, provò sulla propria persona le 365 erbe per studiarne gli effetti; a oggi la Fitoterapia Cinese consta di più di 7.000 tipi di piante.
I Fitoterapici Veterinari Cinesi possono essere prescritti singolarmente secondo i principi medico-scientifici occidentali, grazie ai numerosi studi svolti su di essi al fine di dimostrarne efficacia e controindicazioni, oppure possono essere associati in formule, antiche e moderne, composte secondo i principi della Medicina Tradizionale Cinese, per rinforzare e completare l’effetto delle singole piante.
È sicuramente quest’ultimo il modo più completo per trarre massimo vantaggio ed efficacia dall’uso dei fitoterapici cinesi. Però è imprescindibile da ciò una conoscenza approfondita dei principi della Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese, al fine di effettuare una diagnosi completa e un’adeguata scelta terapeutica. Secondo questa disciplina, non esiste un singolo rimedio per una patologia nel senso occidentale, per cui per la stessa condizione, in soggetti diversi, avremo terapie completamente diverse. Per esempio, una patologia può essere da deficit o da eccesso, da caldo o da freddo, in un soggetto forte o debole. Sbagliare la scelta della formula può portare anche a un notevole aggravio della patologia stessa, oltre che alla sua mancata risoluzione.
Una visione complessa
La Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese ha i propri fondamenti nella filosofia Taoista e la sua differenza principale con la Medicina Veterinaria Occidentale è che si basa sulla biofisica anziché sulla biochimica. Questo fa sì che l’energia, detta “Qi” in Cinese, ne sia l’elemento principale. Il paziente, la patologia, la pianta e, allargando il concetto, l’intero universo, sono caratterizzati da proprietà fisiche. Visto che ogni qualità ha il suo opposto, lo stato di salute è dato proprio dall’equilibrio tra questi opposti. Questo concetto è espresso nel Taoismo dall’equilibrio tra Yin e Yang, due concetti universali sotto cui possono essere raggruppate tutte le caratteristiche sopracitate e il loro opposto. Esempio classico di qualità Yin sono la notte, il freddo, l’interno, la luna. I loro opposti Yang saranno il giorno, il calore, l’esterno, il sole. Andando a fondo nell’analisi emerge come gli opposti non siano fissi ma mutevoli, in quanto la vita è data proprio dalla continua trasformazione dello Yin nello Yang e viceversa. Il concetto di mutamento è espresso dalla teoria dei Cinque Movimenti o Cinque Elementi che stabilisce che tutto l’universo e i suoi costituenti possono essere descritti non solo attraverso la relatività dello Yin e dello Yang ma anche attraverso i mutevoli elementi in cui possono essere raggruppati. Per cui vengono descritti cinque organi principali, cinque visceri principali, cinque fattori patogeni, cinque emozioni, cinque sapori, ecc. In Cina persino le stagioni sono cinque, essendovi tra estate e autunno una stagione molto umida chiamata Tarda Estate. Tornando agli esempi precedenti l’estate sarà Yang, l’inverno Yin, la rabbia un’emozione Yang e la tristezza un’emozione Yin. I Cinque Elementi sono il Legno, il Fuoco, la Terra, il Metallo e l’Acqua. L’anno cinese inizia con la primavera, ma anche la vita che torna a germogliare inizia in questa stagione. La primavera corrisponde quindi al primo elemento, il Legno, l’estate al Fuoco e le altre a seguire. Per quanto riguarda le emozioni, per esempio, la rabbia appartiene al Legno, la tristezza al Metallo. Il Fegato appartiene all’elemento Legno, quindi le sue patologie si manifesteranno principalmente in primavera e l’emozione ad esso associata è la rabbia. Anche in occidente, attraverso numerosi modi di dire, viene evocata l’associazione tra il fegato e la rabbia. Da notare che in Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese le allergie, disturbo principalmente primaverile, sono causate spesso da disordini dell’organo Fegato. La tristezza, invece, appartiene all’elemento Metallo, il cui organo associato è il Polmone e la stagione l’autunno. Le malattie respiratorie sono più frequenti in questa stagione e la tristezza non è solo da correlare alle foglie che cadono ma all’organo stesso, in quanto attraverso la respirazione è legato il concetto di lasciare andare e il sospiro è il suono della tristezza.
I concetti che più strettamente da vicino riguardano la Fitoterapia Cinese sono, tra i precedentemente citati, i Cinque Sapori e ovviamente i Cinque Fattori Patogeni. Le piante possono essere, nell’ordine degli Elementi precedentemente elencati, Acide, Amare, Dolci, Pungenti, Salate. Quindi un sapore acido appartiene all’elemento Legno e avrà la sua azione principalmente sul Fegato.
Cinque sono anche le temperature delle Erbe Cinesi, sempre nell’ordine: Tiepido, Caldo, Neutrale, Fresco, Freddo. Ogni natura termica permette di contrastare uno specifico Fattore Patogeno, per cui una malattia da Freddo verrà curata con una Pianta energeticamente Calda, come per esempio lo zenzero. Lo zenzero ha come caratteristica dei Cinque Sapori il Pungente, quindi agirà sulle patologie del Metallo, ovvero le malattie da raffreddamento del Polmone. Il sapore Pungente serve anche per espellere il Patogeno verso l’esterno in quanto le piante hanno anche una direzionalità nella loro azione, le cosiddette Quattro Direzioni, che sono spesso condizionate dal sapore della pianta stessa: Ascensione (dalla coda alla testa negli animali), Discensione (dalla testa alla coda negli animali), Espansione (verso l’esterno), Contrazione (verso l’interno).

Gerarchie sinergiche
In Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese solo raramente vengono somministrate singole piante, più comune è l’uso di formule in cui più rimedi possono interagire tra loro al fine di ottenere l’effetto terapeutico più adeguato. Ogni formula viene strutturata secondo uno schema preciso: la parte principale, che consiste di uno o più fitoterapici è chiamata “Jun”, Imperatore ed esercita l’effetto maggiore sulle cause della patologia. Il Ministro, “Cheng”, è un insieme di fitoterapici che supportano l’Imperatore nel trattare le cause della patologia ma controllano anche in parte i sintomi. Il Consigliere, “Zuo”, è un gruppo di piante contenuto nella formula che ha lo scopo di sopprimere eventuali tossicità delle altre o di moderare gli effetti delle piante principali, se troppo forti, come per esempio in un paziente troppo debole. Inoltre trattano i sintomi secondari. L’ultima categoria è l’Ambasciatore, “Shi”, e la sua funzione è di armonizzare la formula e direzionarla a uno specifico organo interessato dalla patologia.
È interessante notare l’uso ricorrente di analogie in Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese, come nel caso precedentemente descritto in cui una formula medica viene paragonata alla società cinese dell’epoca. Analogie e linguaggio figurativo sono una parte consistente di ciò che rende la cultura cinese così difficile da essere compresa e la sua medicina difficile a essere interpretata. Il linguaggio figurativo cerca di rendere le cose semplici attraverso metafore e analogie, ma queste cose semplici possono combinarsi e cambiare l’una nell’altra rendendo le situazioni poco chiare a una mente occidentale poco abituata a questo modo di ragionare. Per esempio, da questa precedente analogia è stato possibile comprendere che ci sono interazioni specifiche tra le piante attraverso cui le stesse possono potenziarsi, moderare o addirittura sopprimere l’una con l’altra.
Un altro importante concetto da sottolineare è la continua differenziazione tra cause e sintomi di una malattia. La Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese chiama questa teoria Il Ramo e la Radice, in cui il primo rappresenta i sintomi visibili e la seconda le cause nascoste. Seguendo questo punto di vista, molti disturbi che noi chiamiamo malattia non sono altro che sintomi di squilibri più profondi. Inoltre pone una priorità su cosa trattare prima, in quanto inutile potare un albero se la radice è marcia come pericoloso è curare una radice se i rami possono precipitarci addosso.
Parlare di soli fitoterapici in Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese è alquanto improprio in quanto i rimedi vengono divisi secondo la loro origine e oltre alle piante ci sono quelli di origine minerale e animale. Queste ultime due categorie, oltre a essere meno rappresentate, incontrano leggi molto restrittive nei paesi occidentali, molte dovute all’utilizzo di specie animali protette. Per questa ragione, nelle formule che classicamente contengono prodotti di origine animale, questi ultimi sono stati sostituiti con piante ad azione simile.
Altra suddivisione è data dalla modalità in cui sono prodotte le formule: decotti, polveri, tavolette, pillole, tinture, impacchi, creme. Inoltre possono essere utilizzate diverse parti della pianta, così come la pianta intera. In generale le radici vengono considerate Yin, i fiori e le foglie Yang.
Migliaia di piante sono state combinate in migliaia di formule. Non c’è un settore della medicina che non sia coperto da una o più formule. Affrontare qualche caso clinico può aiutare ad avvicinarsi a esse e capirne meglio gli utilizzi.
Esempi di casi clinici
“Di Tan Tang”: Formula per Eliminare il Flegma, per l’epilessia in un cane meticcio di 12 anni, femmina, sterilizzata. Composizione: Chen Pi (Citrus), Dan Nan Xing (Arisaema), Fu Ling (Poria), Gan Cao (Glycyrrhiza), Gan Jiang (Zingibiris), Gou Teng (Uncaria), Hi Zao (Sargassum), Kun Bu (Laminaria) Ren Shen (Ginseng), Shi Jue Ming (Haliotis), Shi Chang Pu (Acorus), Zhi Shi (Aurantium), Zhu Ru (Bambusa).
Maggie ha iniziato a soffrire di epilessia idiopatica relativamente tardi, all’età di 8 anni. Nello stesso periodo ha sviluppato problemi comportamentali, in particolare fobie. Il problema principale era l’alta frequenza in cui si manifestavano le crisi e la loro forte intensità, spesso degeneranti in status epilepticus; tutto ciò nonostante la terapia medica a base di barbiturici, bromuro e levatiracetam. Trattata prima con agopuntura, Maggie ha avuto una riduzione di intensità delle crisi, mai più degenerate in status epilepticus, e risoluzione delle fobie. Eppure la frequenza delle stesse non era minimamente cambiata, restando una per settimana o ogni dieci giorni al massimo. Dopo un paio di mesi in terapia con “Di Tan Tang” le crisi si sono drasticamente diradate a una volta al mese per tre giorni consecutivi, fino a stabilizzarsi a una volta ogni due mesi, sempre per tre giorni consecutivi. Il ripetersi ravvicinato delle crisi era dovuto alla loro bassa intensità e breve durata, quindi necessari a scaricare completamente il focus epilepticus senza i rischi connessi ad una singola crisi violenta.
“Long Dan Xie Gan”: Genziana per Calmare il Fegato, per trattare l’ipercolesterolemia in un cane meticcio, maschio castrato, di 16 anni. Composizione: Chai Hu (Bupleurum), Che Qian Zi (Plantago), Chuan Mu Tong (AKebia), Dang Gui (Angelica), Gan Cao (Glycyrrhiza), Huang Qin (Scutellaria), Long Dan Cao (Gentiana), Sheng Di Huang (Rehmannia), Ze Xie (Alisma), Zhi Zi (Gardenia).
Pumbaa ha iniziato a soffrire di ipercolesterolemia all’età di 14 anni, con valori peggiorativi l’anno successivo. I valori analitici mostravano valori di 327mg/dL; dopo sei mesi di trattamento con la suddetta formula, il colesterolo totale misurava 167mg/dL. Nei cani i valori del colesterolo non sono strettamente dipendenti dall’alimentazione, pertanto i risultati ottenuti sono ascrivibili interamente alla formula somministrata.
La “traduzione” possibile
La Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese conta su migliaia di anni di esperienza meticolosa, seppure empirica. È in molte condizioni una valida alternativa o un complemento alle medicine occidentali, influenzando così molti aspetti che riguardano non solo la sanità animale ma anche quella umana, attraverso lo spinoso tema dell’antibiotico–resistenza, dei residui di farmaci nei prodotti di origine animale, dei liquami contaminanti l’ambiente, oltre che coinvolgere tematiche di carattere etico.
Sicuramente è ancora di là da venire uno standard occidentale per le procedure della Medicina Veterinaria Cinese, soprattutto per quanto riguarda gli studi sull’efficacia e la sicurezza dei rimedi utilizzati. Inoltre è una disciplina completamente operatore-dipendente, in quanto la diagnosi e la scelta terapeutica dipendono interamente dall’interpretazione personale dei segni clinici, redendo difficile se non impossibile la formulazione di protocolli standardizzati. Ci sono pubblicazioni, ancora troppo poche, atte a trovare percorsi comuni per ogni formula che possano corrispondere a diagnosi secondo la medicina occidentale. Eppure i risultati sono incoraggianti, mostrando una buona corrispondenza tra i gruppi, dimostrando così che seppure parlano lingue differenti, le due medicine descrivono le stesse situazioni e le stesse soluzioni.
Un altro problema, non di natura minore, riguarda l’etichettatura e il sistema di controllo, in quanto molte delle formule fitoterapiche cinesi sono importate. Sono stati riportati contaminanti, metalli pesanti, grassi saturi, muffa o prodotti contenenti sostanze proibite nei nostri paesi. Da questo punto di vista il rischio maggiore viene dall’ormai diffusa vendita on-line.
Per quanto riguarda le formule fitoterapiche veterinarie, i maggiori esportatori sono gli Stati Uniti, quindi prodotti sotto l’occhio attento della Food and Drug Administration. Inoltre, in molti casi, è necessario dimostrare di essere un Medico Veterinario per poter procedere con l’acquisto.
Questa riflessione porta a un ulteriore limite nell’utilizzo delle formule fitoterapiche cinesi: aggiungere le spese di spedizione ai costi già alti delle formule rende il percorso terapeutico spesso non sostenibile. Tra le diverse formulazioni in cui sono disponibili i fitoterapici cinesi la più economica è la polvere, anche se quella con le maggiori difficoltà di somministrazione vista la bassissima appetibilità.
Un’ultima doverosa considerazione va fatta sulle basi dell’etnofarmacologia: è appropriato per un organismo assimilare nutrienti e fitoterapici che crescono a latitudini tanto differenti? A questo proposito è stato svolto in medicina umana un interessante lavoro di comparazione tra le piante mediterranee e quelle cinesi, secondo le loro proprietà e gli effetti.
Sebbene ci siano certe difficoltà oggettive nell’impiego della fitoterapia cinese nella pratica veterinaria quotidiana, sarebbe assurdo non prendere in considerazione dei rimedi estremamente efficaci e sicuri derivanti da migliaia di anni di esperienza.
In un mondo ideale applicare per intero la Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese agli animali da reddito e da compagnia vorrebbe dire mantener gli animali in salute rispettando le peculiarità individuali e la costituzione di ciascun soggetto.
* Esperta in Agopuntura Veterinaria
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