*,** Alexander Bertuccioli
* Chiara Maria Palazzi
L’attività fisica modula profondamente la fisiologia gastrointestinale e l’ecosistema microbico. Se l’esercizio moderato promuove un microbiota più diversificato e funzionale, gli sforzi intensi e prolungati generano condizioni di ischemia mucosale, incremento della permeabilità, traslocazione batterica e disbiosi. Negli atleti di endurance, tali effetti possono manifestarsi in modo marcato e prolungato, con ricadute su immunità, infiammazione, integrità epiteliale e performance.
Questo articolo sintetizza i meccanismi fisiopatologici alla base della disbiosi indotta da esercizio, le evidenze derivanti da casi clinici e studi sperimentali, e le principali strategie preventive basate su nutrizione, polifenoli, micronutrienti e modulatori del microbiota. Tutto il contenuto deriva esclusivamente dalla presentazione originale fornita dall’autore.
Introduzione
Il microbiota intestinale è oggi considerato un organo a tutti gli effetti, dotato di funzioni metaboliche, immunologiche e neuroendocrine integrate nella fisiologia dell’ospite (Andoh, 2015). La sua stabilità dipende da un equilibrio dinamico tra dieta, stati infiammatori, farmaci, ritmo circadiano ed esposizione a stressor sistemici. tra questi ultimi, lo sport rappresenta un fattore modulante particolarmente potente: l’esercizio può ottimizzare o compromettere la salute intestinale in base a intensità, durata e stato nutrizionale dell’atleta.
Negli ultimi anni, l’attenzione si è spostata sulle alterazioni microbiche associate all’esercizio estremo, che rappresentano un modello naturale di stress intestinale. La letteratura emergente suggerisce che gli sport di endurance possano indurre modificazioni profonde della composizione microbica, alterazioni della barriera e condizioni di disbiosi con rilevanza clinica crescente.
Microbiota e attività fisica moderata
L’attività fisica regolare e moderata esercita un effetto benefico sulla biodiversità microbica, incrementando la produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA) e migliorando l’efficienza della barriera intestinale. In particolare:
– aumenta la diversità batterica;
– favorisce la crescita di taxa SCFA-produttori come Faecalibacterium e Roseburia;
– modula positivamente la risposta immunitaria mucosale;
– contribuisce alla resilienza dell’ecosistema microbico.
Questi adattamenti si verificano in presenza di un’alimentazione appropriata e rappresentano l’effetto fisiologico desiderato dell’attività motoria sulla salute enterica.
Meccanismi di danno intestinale da esercizio intenso
Riduzione del flusso ematico splacnico
Durante attività ad alta intensità, il sangue viene dirottato verso i muscoli scheletrici, riducendo significativamente la perfusione intestinale. La conseguente ischemia determina sofferenza epiteliale, alterazione delle tight junctions e incremento della permeabilità paracellulare.
Stress ossidativo e infiammazione
L’ischemia–riperfusione genera specie reattive dell’ossigeno (ROS) che compromettono ulteriormente l’integrità mucosale. Contestualmente, aumenta la produzione di mediatori pro-infiammatori (TNF-α, IL-1β), con possibile attivazione mastocitaria e peggioramento della permeabilità.
Traslocazione batterica
La disgregazione delle giunzioni serrate facilita il passaggio di batteri e metaboliti (LPS) nel circolo sistemico, con aumento dei marker plasmatici quali zonulina e I-FABP.
Sintomi gastrointestinali
Nelle discipline di endurance, fino al 90% degli atleti riferisce disturbi gastrointestinali correlati all’intensità, durata e carenza di perfusione della mucosa intestinale.
Relazione dose-dipendente tra esercizio e microbiota
La modulazione del microbiota da parte dell’esercizio segue una curva non lineare:
– esercizio moderato → effetto eubiotico
– esercizio intenso → rischio di disbiosi
– esercizio ultra-endurance → disbiosi acuta e sostanziale
Già a 60 minuti di attività con intensità ≥60% della frequenza cardiaca massima si osservano modificazioni della composizione microbica. Atleti ben allenati presentano in generale una maggiore diversità rispetto ai sedentari, ma sono anche più esposti a effetti deleteri quando i carichi diventano estremi.
La disbiosi dell’ultra-endurance
Gli sport ultra-endurance costituiscono un contesto naturale di stress estremo per il tratto gastrointestinale. I dati disponibili evidenziano:
– aumento significativo della permeabilità intestinale;
– spiccata riduzione dei taxa benefici;
– incremento di batteri pro-infiammatori e opportunisti;
– alterazioni persistenti anche giorni dopo la competizione.
Un’osservazione rilevante riguarda la prevalenza sorprendentemente elevata di adenomi avanzati e adenomi totali nello screening su atleti ultra-runner in età 35–50 anni. Ciò non implica un nesso causale diretto, ma suggerisce che ischemia ricorrente, permeabilità aumentata e disbiosi cronica possano rappresentare cofattori di interesse clinico.
Casi clinici: due modelli di risposta
Caso 1 – Ultramaratona di 217 km
Un atleta con obesità di grado severo ha mostrato:
– iduzione del 19% dell’alfa-diversità subito dopo la gara;
– perdita drammatica di numerosi taxa benefici (73–99%);
– incremento marcato di opportunisti quali E. coli, B. fragilis e K. pneumoniae;
– recupero incompleto a una settimana dalla competizione.
Caso 2 – Italy Divide (800 km bici + 1200 km corsa)
Atleta professionista:
– microbismo pre-gara ricco in Prevotella e Faecalibacterium;
– lieve calo di alfa-diversità;
– scomparsa dei Bifidobacteria dopo la gara;
– resilienza complessiva più elevata rispetto al Caso 1, verosimilmente grazie a dieta e allenamento cronico.
Questi esempi illustrano la capacità del microbiota di rispondere in modo altamente soggettivo allo stress atletico.
Dieta, ultra-processati e disbiosi
Gli alimenti ultra-processati (UPF) e additivi come maltodestrina favoriscono:
– assottigliamento dello strato di muco;
– di specie opportunistiche;
– riduzione della biodiversità;
– maggiore permeabilità intestinale.
In presenza di allenamento intenso, tali effetti agiscono come amplificatori del rischio.

STRATEGIE DI PREVENZIONE DELLA DISBIOSI DA ESERCIZIO
1. Fibre e SCFA
Una dieta ricca di fibre fermentabili sostiene la produzione di acidi grassi a corta catena, fondamentali per integrità e resilienza della barriera.
2. Modulazione del microbiota
Probiotici, prebiotici e sinbiotici migliorano la funzionalità mucosale, riducono l’infiammazione e accelerano il recupero post-esercizio.
3. Micronutrienti
Vitamine A, D, B6, E e K rivestono ruoli essenziali nel mantenimento della barriera e nella modulazione immunitaria.
4. Polifenoli e frutti funzionali
Agrumi, melograno, mirtilli, cranberry, goji, mulberry e altri frutti ricchi in polifenoli:
– aumentano Lactobacillus e Bifidobacterium;
– sostengono Akkermansia;
– riducono batteri pro-infiammatori.
5. Nutraceutici con evidenza preclinica
Esperidina
Efficace nei modelli animali nel ridurre stress ossidativo, infiammazione e permeabilità.
Resveratrolo
Aumenta diversità microbica, modulando positivamente ratio Firmicutes/Bacteroidetes e riducendo Enterobacteriaceae.
Ginseng
Incrementa SCFA, Lactobacillus e taxa benefici, migliorando la capacità di esercizio.
Sinbiotico mela cotogna + probiotici
Combinazione che mostra effetti anti-infiammatori e protettivi sinergici.
Discussione
La disbiosi indotta da esercizio è l’esito dell’interazione tra:
1 – ipoperfusione intestinale;
2 – aumento del carico infiammatorio;
3 – alterazione della barriera;
4 – stress ossidativo;
5 – modificazioni dietetiche peri-gara;
6 – vulnerabilità individuale.
L’atleta endurance rappresenta il modello fisiologico in cui questi processi si manifestano in modo più evidente. La protezione del microbiota, tuttavia, è possibile attraverso interventi dietetici mirati, gestione dei carichi e uso consapevole di nutraceutici.
Conclusioni
Il microbiota intestinale è un elemento cruciale per salute e performance atletica. L’esercizio moderato lo fortifica; l’esercizio estremo può comprometterlo. La prevenzione della disbiosi è quindi un obiettivo fondamentale nella preparazione e nella gestione degli atleti, soprattutto nelle discipline endurance.
Preservare il microbioma significa proteggere salute, adattamento, longevità sportiva e qualità della performance.
* Microbiota International Clinical Society, Torino, Italy
** UNIVERSITY OF URBINO CARLO BO, Department of Biomolecular Sciences
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