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Preparati erboristici nello sport. Una prima indagine fra i praticanti

Autori:
evidenza

* Andrea Pardini 

** Son Pardini  

*** Rosaria Fabrizio 

Praticare un’attività sportiva, che sia a livello agonistico, dilettantistico o amatoriale, contribuisce senza dubbio al miglioramento della salute, ma può anche essere fonte di traumi e nel tempo favorire lo sviluppo di patologie croniche. Il legame tra sport e piante medicinali risale all’antichità e ancora oggi l’uso dei preparati erboristici ha una grande importanza per coloro che svolgono attività fisica in vari ambiti, come testimonia questa indagine condotta in centri sportivi e palestre della Toscana.

Introduzione

In base ai dati ISTAT riferiti al 2015, oltre 20 milioni di italiani con età superiore ai 3 anni praticano uno o più sport; di questi il 24,4 % pratica in modo continuativo, il 9,8 % in modo saltuario. La pratica sportiva continuativa è crescente negli anni (Giustini e Cedri, 2011, ISTAT, 2017).

Ulteriori stime indicano che circa il 28,4% degli italiani svolge attività fisiche dilettantistiche come passeggiate, nuoto libero occasionale, percorsi in bicicletta.  Gli sport più praticati risultano le attività ginniche non competitive da palestra (ginnastiche varie, aerobica, fitness e cultura fisica, 25,2% di praticanti), seguono calcio, sport acquatici, attività ciclistiche, atletica leggera incluso footing e jogging, sport da neve e ghiaccio, sport con racchetta, danza, pallavolo, arti marziali e sport da combattimento, pallacanestro, pesca, caccia, bocce, bowling e biliardo, sport nautici (ISTAT, 2011).

Lo sport contribuisce al miglioramento della salute, ma può essere fonte di traumi e favorire  patologie croniche.  Osservazioni empiriche fanno rilevare che lo sport praticato a livelli molto alti origina un minor numero di traumi importanti rispetto a quanto avviene nella pratica amatoriale, in quanto gli atleti più bravi hanno notevole controllo sul proprio corpo e sul movimento.  I traumi degli atleti di alto livello sono percentualmente pochi ma tendono a essere gravi perché originati con movimenti potenti ed efficaci per la precisione tecnica.  

Fra gli ex-atleti di alto livello sono invece numerose le patologie croniche a insorgenza tardiva, dopo la conclusione della carriera agonistica spesso per limiti di età.  Infatti lo sport agonistico estremizza l’esecuzione di alcuni movimenti e in tal modo tende a sollecitare notevolmente alcuni gruppi muscolo-scheletrici specifici, favorendo in tal modo l’insorgere di infiammazioni croniche (esempi tendiniti e artriti-artrosi delle età post-agonistiche).  

Diversamente, lo sport praticato a livello dilettantistico e amatoriale tende a causare più traumi a causa dell’inesperienza e della scarsa abilità del praticante, ma questi traumi sono talvolta meno gravi che nello sport agonistico in quanto i movimenti avvengono con scarsa potenza o velocità.  Il rischio di traumi o patologie posteriori nei dilettanti esiste soprattutto per errori dovuti a mancanza di tecnica di allenamento adeguata: tipici sono gli strappi causati da partenze a freddo e gli stiramenti o perfino lussazioni dovute a tentativi di carico superiori alle capacità raggiunte; questi traumi possono essere risentiti in età avanzata soprattutto in forma di tendiniti, entesiti, artriti e successive artrosi. 

In base alle denunce assicurative, i traumi più frequenti consistono in fratture (48,4%) e distorsioni (22,7%).  Inoltre un numero molto elevato di piccoli traumi che non vengono riportati in ospedale o denunciati, includono soprattutto contusioni, stiramenti, strappi muscolari lievi, distorsioni, fino ad alcune lussazioni autoridotte.  

I traumi importanti richiedono sempre intervento medico rapido e frequentemente seguito da diagnostica invasiva (raggi X, ecografie, RMN) e terapie ad alto impatto (immobilizzazioni dell’arto, manovre di riduzione, interventi chirurgici).  Per questa tipologia le cure erboristiche risultano del tutto inefficaci se non a fini collaterali.

Invece i traumi minori vengono trattati con intervento medico blando e spesso molto posticipato, utilizzando terapie farmacologiche (frequentemente pomate) o fisioterapia riabilitativa (massaggi, ultrasuoni, laser, onde d’urto e simili).  Se escludiamo alcuni atleti di società importanti o comunque atleti di livello nazionale-internazionale, di fatto questa tipologia di trauma viene spesso auto-trattata o affrontata con il consiglio di colleghi sportivi o dei soli istruttori.  Questi traumi minori vengono spesso trascurati ma possono causare infiammazioni anche croniche, ad esempio tendiniti e tendo-sinoviti difficili e lunghe da curare.

Fra i traumi sportivi o le patologie postume, numerose si prolungano ben oltre l’utilizzabilità di terapie farmacologiche che alla lunga possono addirittura divenire tossiche (esempio antidolorifici o corticosteroidi) o fisioterapiche che presentano costi per molte persone non affrontabili a lungo.  In questi casi è molto frequente il ricorso a cure alternative (Kanodia et Al., 2010) blande ma possibili per un lungo periodo.

Nell’ambito delle terapie a basso impatto e solitamente di lunga durata, giocano un ruolo assai importante i preparati erboristici, ai quali viene riconosciuta la facile reperibilità anche senza consulto medico e che vengono ritenuti privi di effetti collaterali.  E’ altresì ben nota  la minore rapidità di azione rispetto ai farmaci di sintesi.  

Il legame fra piante medicinali e sport esiste dall’antichità: già nelle prime Olimpiadi e nei giochi dell’antica Roma venivano poste corone di foglie alloro sul capo dei vincitori. Atleti e gladiatori facevano uso di oli vegetali nell’alimentazione e per la cura della pelle e delle ferite (figura 1). Anche l’olivo veniva usato per  scopi simili. 

Queste tradizioni antiche sono state trasmesse attraverso le epoche storiche dando utile continuità con usi attuali erboristici (Chen et Al., 2012) come nel caso del gruppo dei ginseng.  Purtroppo in altri casi si hanno invece usi impropri o addirittura fraudolenti e dalle piante possono essere ottenute vere e proprie droghe, o in alcuni casi integratori alimentari con effetti dopanti come ad esempio prodotti a base di Ephedra sinica  oppure Sida cordilofia (Van Thuyne et Al, 2006).  Fra le sostanze utilizzate dagli sportivi, alcune risultano difficili da rilevare analiticamente come riferibili a doping (ISS, 2014).  Altre sostanze vengono ingerite come parti di pianta e pertanto sono comunemente ed erroneamente ritenute certamente non dannose o prive di effetti collaterali e/o indesiderati (Pichini et Al., 2006) come ad esempio la corteccia di yohimbe (Corynanthe yohimbe) che  pur avendo effetti stimolanti utili agli sportivi ha anche effetti dubbiosi sulla pressione del sangue, sul ritmo cardiaco e a livello del SNC.  Le scarse conoscenze dei consumatori finali fanno si che altre piante manifestino effetti collaterali che sono ignoti allo stesso utilizzatore (Van der Merwe e Grobbelaar, 2004) come quelle specie che contengono caffeina pur non essendo la pianta del caffè (Bucci, 2000) come le noci di cola (Cola acuminata), tè (Camellia sinensis)  e maté (Ilex paraguayensis).  Fra le sostanze naturali utilizzate, alcune con effetti ancora dibattuti (farmaci omeopatici),  o attualmente in studio per gli effetti sul livello di attenzione come l’aromaterapia di lavanda o menta (Cruz et Al., 2011) che potrebbero ipoteticamente sostituirsi ad alcune sostanze stimolanti di fatto utilizzate perché potenti sebbene proibite.

Con eccezione dei numerosi studi condotti sulle sostanze che danno origine a doping, e che hanno chiaramente ripercussioni forti sugli aspetti legali e medici e su risultati agonistici ai livelli più alti, le altre conoscenze relative agli impieghi erboristici nello sport restano al momento di tipo empirico e con pochi studi scientifici.  Nonostante la disponibilità di molti articoli di tipo commerciale e l’esistenza di articoli scientifici con risvolti che possono riguardare lo sport, è decisamente carente la letteratura accademica dedicata.  

Questo articolo riferisce una prima indagine che offre una consistenza numerica, oggettiva, agli impieghi erboristici relativi allo sport.  

Diversamente dai numerosi articoli commerciali che informano su ciò che è disponibile per gli interessati, il tipo di approccio seguito nella nostra indagine è inverso ed equivalente a quello del PRA (Participatory Research Approach) comune in altre discipline, ovvero abbiamo chiesto agli sportivi quali prodotti abbiano effettivamente utilizzato, in questo caso senza suggerire o valutare l’efficacia delle erbe medicinali utilizzate ma soltanto riferendo gli usi effettivamente attuati dagli sportivi, coerenti o meno con le conoscenze scientifiche esistenti in materia.

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Salix alba(foto di Sarah Gregg

Materiali e metodi

La ricerca è stata svolta mediante interviste e questionari prestampati in alcune palestre e centri sportivi della Toscana, prevalentemente nelle province di Firenze, Prato, Livorno e Grosseto, integrate con alcune interviste effettuate in altre Regioni.  

I questionari sono stati distribuiti durante tutto il 2018 con riferimento agli impieghi effettuati nei due anni precedenti (2016-2017) e hanno interessato 150 sportivi di età compresa fra gli 11 e i 55 anni, suddivisi in 5 classi di età composte da 30 sportivi ciascuna.  Nel caso di minori di 16 anni sono stati intervistati i genitori in relazione alle sostanze utilizzate dai figli.  Gli intervistati potevano riferirsi anche a sport diversi da quello praticato al momento dell’intervista purché nel biennio di riferimento.

Gli intervistati hanno dichiarato di praticare attività sportive varie (calcio, bicicletta, corsa leggera, arti marziali, pallavolo, trekking), a livello professionale, agonistico, post-agonistico, dilettantistico.  Nel campione indagato sono stati inclusi alcuni atleti di alto livello, precedentemente componenti di squadre nazionali.

L’indagine ha considerato i rimedi erboristici utilizzati in relazione ad attività sportive, includendo i prodotti completamente naturali (erbe fresche o essiccate) e derivati (pomate, gel, pillole).  Non sono stati considerati i prodotti che contengono sostanze inizialmente estratte dalle piante ma attualmente prodotte per via sintetica, ad esempio l’aspirina il cui principio attivo è stato scoperto nella corteccia del salice bianco (Salix alba) e presente in varie altre piante, ma ormai divenuto un farmaco prodotto per via sintetica.

Inizialmente si è chiesto a tutti i partecipanti ai vari eventi, di definire se avevano o meno fatto uso di prodotti erboristici a supporto di attività sportive negli ultimi 2 anni.  Questa indagine preliminare ha consentito di ottenere la percentuale di utilizzatori sul totale del campione di intervistati e la percentuale per classe di età.

A coloro che hanno risposto affermativamente è stato poi distribuito un questionario.  Fra i questionari raccolti ne sono stati successivamente selezionati 30 per ciascuna classe di età in base alla completezza e precisione delle informazioni riferite.  

L’indagine ha riguardato soltanto impieghi esplicitamente destinati allo sport, e ha fornito informazioni riguardo a:

1) impiego di prodotti erboristici per classe di età, 

2) motivi di scelta, 

3) prodotti utilizzati e scopo. 

4) indagine accessoria sul consumo di alimenti di origine vegetale.

Non è stato possibile dare consistenza statistica ai dati raccolti separandoli per tipo di sport, pertanto sotto questo punto di vista sono stati analizzati massivamente.  Numerosi intervistati hanno indicato l’impiego di oltre un prodotto, pertanto la sommatoria percentuale delle  risposte può essere superiore a 100.

Risultati e discussione

Percentuale di utilizzatori sul totale del campione raggiunto

La ricerca ha indicato che nella media delle fasce di età soltanto il 10 % degli intervistati ha fatto uso durante il biennio di prodotti erboristici per affrontare le varie problematiche insorte nelle attività sportive praticate, soprattutto traumi e loro postumi.  In considerazione della metodologia seguita, questo risultato non significa che poche delle persone intervistate hanno fatto uso di preparati erboristici, ma solo che poche ne hanno fatto uso con fini esplicitamente riguardanti lo sport.

Impiego di prodotti erboristici per classe di età

La percentuale di utilizzazione appare fortemente diversificata in relazione all’età (figura 1).

Fra gli sportivi che hanno risposto al questionario, i più giovani (età 11-20 anni) hanno fatto scarsissimo uso di prodotti erboristici, mentre la percentuale aumenta rapidamente nelle fascia di età adulta (21-30, 31-40 e 41-50  anni) e subisce un progressivo calo dopo i 50  anni.  La spiegazione risiede probabilmente nella capacità di recupero fisico e anche nel tipo di attività sportiva, frequentemente agonistica dei giovani, meno intensa negli adulti, solo di mantenimento nei meno giovani.  I più giovani hanno una elevata velocità di recupero dai traumi e tendono a utilizzare cure solo per traumi importanti (ad esempio fratture, lussazioni, strappi importanti) per i quali i prodotti erboristici hanno effetti poco apprezzabili o troppo lenti.  Gli adulti che interrompono le attività agonistiche sono maggiormente soggetti a eventi infiammatori anche di lunga durata (come tendiniti, entesiti, artriti) per i quali i prodotti erboristici sono molto utili perché adatti a un uso prolungato e perché di facile reperibilità anche senza ricetta medica.  Infine gli sportivi appartenenti alle fasce di età avanzata che solitamente svolgono attività di solo mantenimento, con modesta sollecitazione dell’apparato muscolo-scheletrico e manifestano maggiormente affezioni croniche (tendiniti, entesiti, artriti, artrosi) il cui trattamento persiste per lunghi periodi ben gestibili con prodotti naturali.

Motivi di scelta 

Gli intervistati hanno riferito tre motivi per la fiducia e la preferenza accordata ai preparati erboristici (Tabella 2), rispetto ai farmaci di sintesi:

  1. la sostanziale mancanza di effetti indesiderati che rende possibile l’automedicazione-autocura con una speranza di risparmio di tempo nelle procedure e di soldi rispetto a cure istituzionali (68,5%,  riferito ai soli intervistati che hanno dichiarato di usare o aver fatto uso di preparati erboristici);
    1. la possibilità di impiego per un lungo periodo sia a scopo preventivo che riabilitativo-preventivo (54,3%); 
    1. infine la curiosità verso nuovi approcci terapeutici (28,4%) nei casi in cui le cure già tentate non abbiano dato gli effetti desiderati.  

Prodotti utilizzati e scopo

In molti casi gli intervistati hanno dichiarato l’uso di preparati contenenti varie specie botaniche, pertanto è stato necessario verificare la composizione dei preparati come dichiarato dai produttori al fine di risalire alle specie attive.

Il numero di specie di piante officinali che costituiscono il principio attivo fondamentale nei preparati erboristici utilizzati dagli sportivi è molto ridotto, fra i 150 intervistati sono emerse soltanto 12 specie di piante più un miscuglio complesso di fieno di montagna.  I preparati includono pomate (ne ha fatto uso il 78,3% degli intervistati), compresse, capsule ed estratti idro-alcolici (33,2), impacchi (28,7), tisane (8,7), farmaci omeopatici (4,4), bagni di fieno (1,0).

Le specie botaniche che sono state utilizzate (tabella 1) come prodotto completamente naturale (tisane, impacchi) o contenute in preparati erboristici (in forma di pomate, gel, o compresse, olii ed estratti), sono state in ordine di impiego decrescente: arnica (Arnica spp.), artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens), aloe (Aloe vera), ginseng (solitamente Panax ginseng ma anche  altre specie del gruppo comunemente riferito come Ginseng), canfora (Cinnamomum canfora), valeriana (Valeriana officinalis), maca (Lepidium meyenii), cannabis (Cannabis sativa  var.  Sativa), amamelis (Hamamelis virginiana), corteccia di salice (Salix alba), ginseng minore (Codonopsis pilosula, una specie ancora poco nota in Italia ma invece ben nota nelle comunità cinesi), a cui si aggiungono i bagni di fieno alpino.

I motivi riferiti per l’utilizzo di questi preparati sono soprattutto la riduzione del dolore muscolare o articolare (arnica, artiglio del diavolo, olii canforati, bagni di fieno alpino), energizzanti (ginseng, ginseng minore, maca), calmanti nel periodo precedente la competizione (valeriana, cannabis), cura di abrasioni e infiammazioni correlate (amamelis, aloe), cura di stati febbrili (salice). 

Agli usi suddetti se ne aggiungono alcuni riferiti da singoli utilizzatori e in alcuni casi aventi funzioni opinabili: camomilla, menta o limone come calmanti; composti di betulla, tarassaco e carciofo come depurativi; mirtillo per gli occhi; eleuterococco come stimolante adattativo; echinacea come immunostimolante.  Infine alcuni intervistati hanno riferito l’assunzione a scopo sportivo di tiglio, melissa, rosa canina, calendula ma senza saperne spiegare un motivo preciso.

Indagine accessoria sul consumo di alimenti di origine vegetale

Tutti gli intervistati hanno dichiarato di fare uso di alimenti o bevande di origine vegetale per il supporto di attività sportive.  L’uso viene effettuato per vari scopi: come energetico occasionale (zucchero di barbabietola o di canna), per migliorare l’attenzione (impiego giornaliero oppure occasionale di bevande: caffè, tè verde), per mantenere il livello energetico in occasione di competizioni lunghe (impiego solo occasionale: cioccolata, miele e marmellate, datteri), per ridurre l’apporto di calorie in occasione di gare (impiego occasionale di frutta fresca in particolare banane, mele, bevande di ananas, dolcificante naturale di Stevia), tisane di zenzero nella stagione fredda soprattutto durante le attività all’aperto).

Conclusioni

Un limite della metodologia utilizzata è inerente la notevole localizzazione geografica delle interviste, mentre l’uso di preparati naturali ha spesso una base tradizionale legata al territorio e quindi molto variabile fra le Regioni e anche all’interno della stessa Regione.  Pertanto  un’indagine più precisa dovrebbe essere estesa a tutto il territorio nazionale.  Inoltre i prodotti vengono spesso utilizzati in base a consigli di colleghi e istruttori, pertanto i risultati ottenuti potrebbero subire variazioni che dipendono dalle conoscenze esistenti in ambito specifico dei diversi sport e addirittura delle diverse associazioni sportive, l’indagine dovrebbe quindi coinvolgere più attività

sportive e con risultati maggiormente separabili.  Tuttavia, allo stato attuale, l’indagine da noi effettuata costituisce una buona base di partenza.

È nota la preferenza comunemente accordata ai prodotti naturali per la prevenzione di affezioni varie, per la cura di problematiche lievi e per terapie di lungo periodo. Questa indagine ha confermato queste preferenze anche nel settore sportivo: a scopo preventivo, per la cura degli effetti di traumi minori, per cure che richiedono trattamenti molto lunghi. 

I preparati erboristici sono risultati utilizzati nello sport per curare patologie lievi o prolungate, e in tal senso trovano forse il loro migliore impiego fra gli atleti che hanno cessato l’attività agonistica e lamentano problemi che non possono essere affrontati con l’assunzione prolungata di farmaci ad alto impatto.  Invece gli stessi prodotti non vengono utilizzati per la cura di traumi importanti come fratture, lussazioni ridotte dal medico, strappi importanti: per questi traumi le sostanze naturali vengono talvolta utilizzate limitatamente alla fase di riabilitazione successiva a interventi chirurgici o medici intensivi.

Si deve considerare che i prodotti erboristici, inclusi preparati contenenti una sola specie botanica, hanno composizioni chimiche molto complesse in quanto ogni pianta contiene sempre numerose sostanze presenti in proporzioni variabili in funzione dell’ambiente di coltivazione e della gestione.  Questa variabilità può rendere incerto il calcolo delle dosi, ma al tempo stesso comporta il vantaggio delle possibili sinergie fra più componenti biochimiche utili.  Le medicine tradizionali favoriscono le interazioni virtuose fra sostanze diverse intese ad arricchire l’organismo nel suo complesso e quindi a preservarlo in salute nel lungo arco di tempo (Sharma, 1996), senza curarsi di separare gli effetti dovuti alle singole molecole.  In quest’ottica l’impiego di prodotti erboristici potrebbe essere utile in ambito sportivo come adattogeni (Hsu et Al., 2005) e in tutti quei casi di patologie che non richiedano un intervento immediato o ad alto impatto, inoltre potrebbero coadiuvare le cure fisioterapiche e farmacologiche nel recupero funzionale complessivo post-traumatico. 

Le utilizzazioni riferite dagli intervistati sono spesso di tipo empirico e tendono a diffondersi per conoscenze personali entro gruppi appartenenti a uno stesso contesto associativo.  Nella maggioranza dei casi è stata rilevata la scarsità di conoscenze precise circa i prodotti utilizzati, sarebbe quindi auspicabile una formazione specifica o almeno la diffusione di informazioni  controllate presso i praticanti e i loro istruttori.

Purtroppo la piccola percentuale di utilizzatori, la scarsa varietà di prodotti utilizzati, e l’empirismo degli usi riferiti, indicano una scarsa conoscenza scientifica delle capacità curative delle piante che sarebbero utili per il settore sportivo, conoscenza che potrebbe essere ampliata mediante l’istruzione e con l’istituzione di corsi di formazione specifica per tecnici delle federazioni sportive. 

* Professore Associato,  UNIVERSITÀ DI FIRENZE – DAGRI  

ANAOAI (Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia)

** Allenatore CSEN  

*** Farmacista, Ordine Professionale di Firenze

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