Ordine: Malpighiales
Famiglia: Euphorbiaceae
Etimologia: il nome del genere deriva da ricinus che per gli Antichi Romani significava zecca, attribuito alla pianta per la somiglianza dei semi con l’acaro, ma anche col significato di fastidioso o pericoloso. L’epiteto communis è riferito a popolare e abbondante.
Nome comune: Ricino.
Descrizione Botanica: pianta da annuale a perenne, che varia nella forma e nelle dimensioni. Può presentarsi come erbacea, cespugliosa o arborea fino a 8 m di altezza. Il portamento a cespuglio è il più frequente. Fusti legnosi di colore rosso-vino intenso soprattutto in estate, ma anche verdi nella stagione fredda.
Foglie: palmate con 7-11 lobi acuti e margini seghettati. Normalmente larghe fino a 30 cm, ma talvolta anche 80 cm-1 m, con piccioli lunghi, verdi o rossastri. Le foglie giovani, sempre rosse, sono ghiandolose sul margine.
Fiori: unisessuali, raggruppati in grappoli che portano contemporaneamente i fiori femminili e maschili nettamente differenti fra loro. I fiori femminili sono tondeggianti, a calice caduco, raggruppati in un’infiorescenza rossiccia; ogni elemento presenta 3 stili bifidi di 1 x 2-2,5 cm, rossi e rugosi. I fiori maschili sono alla base della struttura femminile e sono costituiti da un calice che avvolge numerosi stami gialli o biancastri espansi fino a 1-2 cm che appaiono come piccoli fiori.

Frutto: capsula ovale o subsferica di 1-2 cm, spinosa, colore da verde a rosso, bruno chiaro a maturità, con 3 semi di 9-18 mm. Semi scuri e lucenti, con striature color avorio e bruno chiaro che conferiscono un aspetto marmorizzato.
Habitat: originaria dell’Africa orientale è presente in tutta Italia da 0 a 300 m s.l.m. e in tutte le zone calde e tiepide d’Europa. Introdotta in Europa fra il I sec. a. C. e il II sec. a. C., inserita tra le piante subspontanee – naturalizzate. È una specie estremamente rustica nota per crescere su terreni poveri, marginali, degradati, lungo le strade e in aree ruderali.
Fioritura: da aprile a giugno.
Proprietà: altamente tossica in tutte le sue parti. Un tempo si utilizzava l’olio medicinale come purgante ottenuto dall’alcaloide ricinina.
Pericolosità: i semi di ricino e la sostanza in essi contenuta, la ricina, sono velenosi mortali. Si tratta di una citotossina che causa la morte cellulare bloccando la sintesi proteica. Non esiste un antidoto.
Curiosità: Il genere botanico Ricinus comprende una sola specie generalmente riconosciuta. È quindi considerato un genere monotipico. Cristina Delunas
Giornalista naturalista