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Alcool & Salute: in vino veritas? 

Autori:
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Iacopo Bertini

La recente proposta di inserire sull’etichetta delle bevande alcoliche alcuni avvertimenti sui danni alla salute, in particolare l’aumento del rischio di tumori, ha scatenato accese polemiche che hanno coinvolto ricercatori, mondo economico e consumatori. Cerchiamo di dare risposte di buon senso alla luce delle evidenze scientifiche. 

In vino veritas? Nel vino “sta” la verità? Con questo proverbio latino si allude all’espansività, e alla conseguente sincerità nel parlare, foriera di verità, propria di chi ha bevuto in maniera eccessiva. In questi ultimi tempi, però, di “verità” intorno al vino ce n’è poca: la discussione relativa ai danni potenziali che l’assunzione di alcool comporta è sicuramente degenerata, nei toni e nei modi, in un intreccio di studi scientifici e interessi dei produttori di vino, il tutto permeato da una cultura, antica quanto l’uomo probabilmente, di assumere per piacere bevande con un più o meno elevato tasso alcolico.
Recentemente, la Commissione europea ha dato il via libera alla richiesta irlandese, nel giugno 2022, di apporre un’avvertenza sanitaria sulle etichette delle bevande alcoliche vendute sul territorio nazionale. In particolare, si prevede l’indicazione obbligatoria in etichetta, oltre a quella sul rischio di malattie epatiche causato dal consumo eccessivo di bevande alcoliche e i potenziali danni al feto dovuti al consumo in gravidanza, anche quella sul legame diretto tra assunzione di alcol e cancro.

I dati sanitari e sociali
Partiamo, innanzitutto, dall’impatto che l’alcol ha sulla salute delle singole persone e, di conseguenza, sulla sanità pubblica. In Italia in media muoiono a causa dell’alcol oltre 17.000 ogni anno (epicentro-ISS, 2020). Anche in Europa, nel 2016, anno di cui si dispone la mortalità registrata per tutti gli Stati dell’Unione europea (UE), l’alcol è la causa responsabile del 5,5% di tutti i decessi registrati (per un totale di quasi 300 mila persone morte): questi morti sono dovuti a tumori (29%), cirrosi epatica (20%), malattie cardiovascolari (19%) e lesioni (18%). Si stima che, a causa di una carente conoscenza o consapevolezza dei rischi che l’alcol causa alla salute, circa 1.700.000 giovani (di cui 800.000 minorenni) e 2.700.000 ultrasessantacinquenni sono individui da considerare a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate. Non da meno sono i numeri che riguardano l’impatto sociale ed economico: i costi sanitari ed economici provocati dall’alcol in Europa si stimano intorno a 125 miliardi di euro (circa l’1,3% del PIL europeo).

Alcol e cancro
Le recenti polemiche, comunque, hanno riguardato il rapporto tra alcol e cancro. Che l’alcol sia una sostanza cancerogena non è una novità, ma un fatto scientificamente consolidato, seppur non molto conosciuto: l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’OMS lo ha classificato come cancerogeno certo per gli esseri umani già nel 1988. Da allora, e poi anche con successive ricerche, soprattutto negli ultimi dieci anni, l’alcol è stato collegato, in una relazione causa-effetto, a sette diversi tipi di tumore, oltre ad essere considerato un importante fattore di rischio per più di 200 malattie.
Nonostante ciò, sono ancora in molti a non sapere che non esiste un livello sicuro di consumo dell’alcol in relazione al rischio di insorgenza di un tumore. La scarsa consapevolezza della popolazione sul ruolo giocato dall’alcol è dovuta, almeno in buona parte, alle strategie di marketing e alla comunicazione delle aziende produttrici di bevande alcoliche, che spingono, da tempo, sulla necessità di fare una distinzione tra un consumo ‘moderato e responsabile’ e l’abuso.

vino, bicchieri vino, alcol
Mentre il rapporto tra alcol e malattie cardiovascolari è solo (in parte) più dibattuto, più concordi sono i dati relativi al rapporto tra alcol e cancro (photo credit Arek Socha).

Etichette e avvertenze
Negli ultimi 30 anni le precauzioni circa il consumo di alcol si erano focalizzate, più che altro, sull’evitarne l’assunzione nel periodo della gravidanza, per i possibili effetti dannosi sul feto, e durante attività (guidare l’auto, lavorare con macchinari potenzialmente pericolosi ecc.) che richiedono una piena efficienza psico-fisica. In generale, quindi, le linee guida di diversi paesi del mondo, fino a qualche anno fa, raccomandavano essenzialmente di limitare il consumo di alcol, mentre attualmente la tendenza generale è quella di indicare la completa astensione dal bere.
Già nel 2017, alcuni ricercatori pubblicarono un lavoro, a nome dell’American Society of Clinical Oncology, in cui si prospettava una maggior “fermezza” nel denunciare i rischi di tumore collegati al consumo di alcol (LoConte et al., 2017). Inoltre, alla luce del fatto che gli studi degli ultimi anni hanno evidenziato, con una certa consistenza dei risultati, come il consumo di alcol possa aumentare il rischio di tumore in diversi siti anatomici (in particolare, cavo orale, esofago, laringe, faringe, fegato, stomaco, colon-retto e mammella), negli Stati Uniti diverse organizzazioni scientifiche di prestigio (American Society of Clinical Oncology, American Institute for Cancer Research e Breast Cancer Prevention Partners), in collaborazione con altre istituzioni per la salute pubblica, hanno redatto una petizione presentata al Congresso americano per inserire avvertenze più dettagliate e maggiormente esplicative del rischio di cancro. Infine, recentemente, una richiesta di maggiore regolamentazione, con l’apposizione di specifiche diciture sulle etichette delle bevande alcoliche, si è levata anche dall’autorevole The New England Journal of Medicine (Grummon & Hall, 2022).
A proposito di avvertenze per la salute, c’è anche da dire che i produttori europei le inseriscono già adesso sulle etichette dei vini esportati in Usa e Canada. Proprio il Canada, poi, ha recentemente modificato le proprie linee guida, riducendo a uno/due drink alla settimana il consumo associato a un basso rischio (Canada’s Guidance on Alcohol and Health: Final Report (ccsa.ca) 2023). Anche la Francia, uno tra i principali produttori ed esportatori di vino, come l’Italia, non ha nessun problema a trasmettere attraverso canali ufficiali (Alcool Info Service (alcool-info-service.fr)) messaggi decisamente “netti” ed espliciti (La bonne santé n’a rien à voir avec l’alcool, La buona salute non ha niente a che fare con l’alcol). Sempre per gli stessi motivi, secondo le Direttive Europee, sulle etichette o nella pubblicità non possono essere vantate proprietà salutistiche da parte dell’alcol, per cui espressioni del tipo “bere vino fa bene” o “bere vino protegge da qualche patologia” (come magari pensano in molti!) non potrebbero essere approvate.

E in Italia?
Le linee guida nazionali CREA, in accordo col Ministero per la Salute, sono in linea con quelle del Nord-America e di gran parte di quelle europee: non “raccomandano” cioè limiti o quantità, ma indicano correttamente come evitare i maggiori rischi, legati a maggiori consumi, evitando però di distinguere tra “uso” e “abuso”, perché la differenza non è scientificamente sostenibile, in quanto l’aumento del rischio è già “misurabile” con il consumo di piccole quantità. A questo proposito, è bene anche dire però che il consumo giornaliero di un singolo bicchiere non causa a tutti i consumatori il cancro, ma un approccio precauzionale impone che tale rischio, seppur non elevato come quello incorso dai grossi bevitori, debba comunque essere comunicato ai consumatori…