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Diverticolosi e diverticolite: focus alimentazione e stile di vita

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Iacopo Bertini

I diverticoli sono spesso presenti nell’intestino. Più frequentemente sono asintomatici, ma, a volte, possono dare problemi, anche seri. Vediamo come prevenirli.

La diverticolosi è una patologia caratterizzata dalla presenza di diverticoli (tasche) nella parete del colon (più specificamente nel sigma, la parte che precede il retto), che possono derivare dall’aumento dello sforzo in caso di difficoltà a evacuare o a semplici alterazioni morfologiche. I pazienti spesso non sanno di averli: si parla di diverticoli asintomatici, che si riscontrano più frequentemente e non daranno mai problemi nell’arco della vita; vengono scoperti solitamente durante esami come la colonscopia, l’ecografia o altre procedure radiologiche dell’addome effettuate per altre ragioni.
La diverticolite invece si instaura quando i diverticoli si infiammano, in genere con sensazione di dolore e, a volte, emorragie quando il diverticolo si “rompe”. I sintomi associati ai diverticoli assomigliano molto ai sintomi della sindrome dell’intestino irritabile, quindi si può riscontrare dolore addominale, gonfiore addominale e modificazioni dell’alveo che possono essere in senso stitico oppure diarroico. Nei casi estremi si può arrivare alla formazione di ascessi o fistole.

Chi colpisce?
“Solo” il 10% circa dei soggetti sotto i 40 anni che hanno diverticoli vanno incontro alla malattia diverticolare, che può essere sintomatica. La presenza di diverticoli aumenta però molto con l’età, per cui si stima che tra gli over 60 oltre il 50% li abbia: con l’invecchiamento, infatti, il colon perde progressivamente la propria elasticità e questo, unitamente eventualmente ad una concomitante situazione di stitichezza, favorisce il cedimento della parete con formazione delle tasche. La diverticolite è più comune negli uomini che nelle donne almeno fino al sesto decennio. Il rischio di sviluppare una diverticolite acuta nell’arco della vita è inferiore al 5%.

I fattori di rischio
La formazione di diverticoli e la patogenesi della malattia diverticolare sono processi multifattoriali e ancora non completamente compresi. Come per moltissime altre patologie, c’è anche una predisposizione individuale su base genetica. Tuttavia, la malattia diverticolare è la malattia più comune del colon nei paesi del mondo occidentale, con una sempre maggiore incidenza negli ultimi decenni: tutto ciò, probabilmente, a causa dei cambiamenti delle abitudini alimentari e dello stile di vita che si sono verificati nei paesi “sviluppati”. A questi cambiamenti viene perciò attribuito l’aumento dei casi di diverticolite che si è verificato anche tra i pazienti più giovani.
L’obesità è uno dei fattori di rischio più importanti per lo sviluppo della diverticolosi, della diverticolite e del sanguinamento diverticolare; al pari dell’età perché invecchiando, e soprattutto dopo i 40 anni d’età, il tessuto connettivo, che sostiene l’intestino, va incontro ad una perdita di elasticità, oltre al fatto che si verificano dei danni al sistema nervoso che controlla l’intestino.

Mele,
In caso di diverticolosi e diveryicolite è opportuno seguire un’alimentazione bilanciata, sul modello della dieta mediterranea tradizionale, contenente, tra gli altri, la frutta.


Alcuni studi hanno indicato che i geni coinvolti nell’immunità, nella matrice extracellulare, nell’adesione cellulare, nel trasporto di membrana e nella motilità intestinale potrebbero essere correlati alla malattia diverticolare, anche se i meccanismi esatti devono ancora essere dimostrati.
Anche il fumo e la sedentarietà sono considerati rilevanti fattori di rischio della patologia sintomatica.
Infine, un cenno ai diversi farmaci che sono stati associati alla malattia diverticolare. Gli antiinfiammatori non steroidei (FANS), non a base di aspirina, si ritiene che siano coinvolti nello sviluppo non solo di diverticolite e sanguinamento diverticolare, ma anche di complicanze della diverticolite, tra cui perforazioni e formazione di ascessi. L’uso di oppiacei e di corticosteroidi è stato anch’esso messo in relazione alla diverticolite e alle sue complicanze. L’uso di oppiacei e corticosteroidi potrebbe comportare un rischio aumentato da 2 a 3 volte di sviluppare una diverticolite perforante.

Alimenti e nutrienti
Gli alimenti, e i nutrienti che ingeriamo, sono tra i fattori di rischio controllabili maggiormente studiati, in particolare l’apporto di fibre contenute nei cibi che consumiamo. Sebbene gli esatti meccanismi protettivi d’azione delle fibre alimentari nello sviluppo della diverticolosi siano ancora poco chiari, e non tutti gli studi abbiano raggiunto conclusioni concordi sulla loro importanza, si ritiene tuttavia che le fibre giochino un ruolo importante a livello preventivo. Un’adeguata assunzione di fibre alimentari (>25 g/giorno), secondo quelle che sono le indicazioni delle società scientifiche di nutrizione, è stata associata a una malattia meno sintomatica e a una riduzione dei ricoveri ospedalieri e morte per malattia diverticolare. Una meta-analisi (Aune et al., 2020) di cinque coorti prospettiche ha messo in evidenza come l’assunzione di 30 g di fibre al giorno riduce il rischio di malattia diverticolare del 41% rispetto all’assumerne una scarsa quantità…