Cristina Delunas
Negli incolti adiacenti strade ad alta intensità di traffico, nei frammenti di territorio fra case e palazzi si insedia una Natura caratteristica, scontata, ma sconosciuta e ignorata. In questi frammenti di paesaggio trova rifugio quella biodiversità scacciata dai contesti della città progettata dall’Uomo.
Luoghi inutilizzati dall’uomo, vuoti edilizi, spazi di forme differenti nel tessuto urbano, costituiscono quello che Gilles Clément individua come terzo paesaggio e ne definisce le caratteristiche in un vero e proprio Manifesto (Clément, 2004). Sono spazi marginali accomunati dall’assenza di attività umana e dal prosperare delle cosiddette erbacce e per questo definiti incolti.
Gli incolti possono essere definiti siti residuali direttamente collegati all’organizzazione del territorio. In ambito cittadino si tratta di terreni in attesa di destinazione, in attesa di esecuzione di lavori spesso interrotti per ragioni politiche e finanziarie o di effettive porzioni di terreni avanzati dalla costruzione di infrastrutture e senza reali destinazioni. Sono tessere sparse di un puzzle verde frammentato in porzioni via via più piccole dalle periferie ai centri delle città. La frammentazione degli habitat è oggi riconosciuta fra le minacce globali alla conservazione della diversità biologica.
I terreni residuali accolgono specie botaniche pioniere a cicli rapidi, annuali o al massimo biennali, che dovrebbero preparare l’insediamento di altre più stabili e permanenti in un susseguirsi di esseri viventi che aumentano la biodiversità. In questi spazi, quelle che comunemente sono ritenute erbacce, incorniciano una realtà di incuria e sporcizia adibita troppo spesso a gabinetto di cani e a discarica abusiva. In questi frammenti di territorio la Natura riesce però a manifestarsi e a evolvere nella realtà dell’Uomo (Delunas, 2022). Le erbacce compongono la flora spontanea cittadina. Negli incolti la Natura segue i colori delle stagioni. Fra marzo e maggio questi frammenti di terra si illuminano di fiori galleggianti su uno sfondo trascurato, ma accarezzato dal vento tiepido di primavera. Sono fiori di piante comuni, spesso dalle antiche proprietà officinali, fiori a volte rari, fiori sfuggiti alla cattività. È una ricchissima biodiversità vegetale che richiama e sostenta un’altrettanto ricca biodiversità animale composta dagli insetti impollinatori che transitano per questi luoghi.
Gli impollinatori
La fauna di insetti impollinatori vede il 40% delle specie in pericolo di estinzione (AA.VV., 2020). Si tratta di una perdita di biodiversità di proporzioni gigantesche paragonabile a quella che portò all’estinzione dei dinosauri. Le città, tramite gli incolti, costituiscono la strada di congiunzione fra habitat separati dagli insediamenti umani. La conservazione e diffusione di specie, spesso fragili e fondamentali, come le numerose specie di farfalle, è garantita dalla presenza della flora spontanea all’interno del tessuto urbano (Delunas, 2022). La cosiddetta flora urbica lega in un connubio indissolubile i fiori agli insetti che transitano nei contesti cittadini.
Attraverso i vuoti urbani avvengono silenziose, imponenti e inosservate migrazioni. Ne è esempio la farfalla nota come Vanessa del cardo (Vanessa cardui,Linné, 1758) che compie ogni anno una fra le migrazioni più studiate (Talavera et al, 2018) e misteriose. Attraverso diverse generazioni percorre oltre 15.000 km e dall’Africa sahariana transita nella regione mediterranea per arrivare nel nord dell’Europa. Nei fiori degli incolti delle nostre città trova il nutrimento necessario a proseguire il suo viaggio di andata e ritorno. Le erbe spontanee fungono anche da alimento per gli stadi larvali di grandi farfalle come il Macaone (Papilio machaon Linné, 1758) o da elemento essenziale per la riproduzione di specie endemiche.
Nei frammenti di terreni residuali alle infrastrutture della città si insedia e transita un’innumerevole diversità di api, dalla domestica Ape del miele (Apis mellifera Linneo, 1758), alla solitaria Ape legnaiola (Xylocopa violacea Linnaeus, 1758), all’Andrena morio Brullé, 1832 impollinatrice delle orchidee spontanee che non disdegna i fiori delle più comune Reseda bianca (Reseda alba L.) (Fig. 6), solo per citarne alcune. Si tratta quindi di particolari corridoi ecologici meglio noti come steeping-stone (Battisti & Romano, 2007), delle vere e proprie pietre di guado nei mari e nei fiumi di cemento che costituiscono gli insediamenti umani. La vegetazione spontanea e selvatica rappresenta in questi luoghi un’opportunità di rigenerazione ecologica. I vuoti urbani, in particolare le fasce di rispetto lungo le vie ad alta percorrenza veicolare, sono parte integrante del paesaggio ad alto valore ecologico. La flora urbana infatti contribuisce non solo al miglioramento della qualità dell’aria, ma offre riparo a numerose specie animali che transitano o trovano riparo nelle città.
Corridoi ecologici
Gli incolti sono laboratori di evoluzione naturale dai quali la biodiversità evolve insieme all’uomo e si diffonde in un ambiente, quello della città, apparentemente artificiale (Fig. 7). Diventa allora fondamentale, nelle pianificazioni urbane, pensare spazi di vegetazione selvatica attraverso i quali la Natura possa fluire in un corridoio ininterrotto e globale. Accanto alla progettazione di spazi verdi destinati al benessere delle persone è indispensabile riservare zone di sviluppo di flora spontanea. Il successo urbano ha bisogno di riportare la Natura all’interno del nostro habitat (Mancuso, 2023). Cambiare la visione degli incolti da luoghi di degrado, che sfuggono all’addomesticamento delle piante, a luoghi prediletti di conservazione ed evoluzione, può essere un importante passo verso la protezione degli impollinatori sempre più rari. Uno fra i maggiori ostacoli alla sopravvivenza di questi ultimi è costituito dagli sfalci effettuati senza programmazione e metodi adeguati (Steidle. et al, 2022). Questa operazione, necessaria per l’igiene e la salute pubblica, è compatibile con gli intenti di conservazione se vengono rispettati i cicli biologici delle piante e degli impollinatori. Una programmazione che tenga conto delle fasi riproduttive annuali contribuisce non solo alla conservazione di api e farfalle, ma anche al decoro e alla pulizia della città nei periodi in cui è massimo il rischio di infestazioni da parassiti.
Consentire e favorire il fluire delle specie dovrebbe essere fra gli obiettivi primari della pianificazione territoriale a partire dalle aree metropolitane. Una pianificazione in linea con l’Agenda 2030 deve essere sensibile ai bisogni non solo dell’uomo, ma di tutte le componenti ambientali. Una pianificazione urbana a partire dalla tutela della biodiversità diventa premessa indispensabile per scenari futuri di riequilibrio tra la presenza dell’uomo e conservazione delle risorse naturali per le generazioni future. Diventa allora fondamentale, nelle pianificazioni urbane, conservare spazi di vegetazione spontanea attraverso i quali la natura possa fluire in un corridoio ininterrotto verso le campagne.
Pensare i maggiori incolti di pertinenza comunale come green belt cittadina (Castagnoli, 2019) e non più come siti abbandonati, può rappresentare un passo verso uno sviluppo sostenibile di aree altrimenti di degrado. In questo senso sono fondamentali campagne di informazione e sensibilizzazione dei cittadini nella creazione di una coscienza ecologica alla portata di tutti. Le piante tornano nei vuoti della città, in silenzio, inosservate e sconosciute, ma tornano. La crisi climatica suggerisce una nuova alleanza con il mondo vegetale (F. Marzano, 2024). Imparare a conoscere come la Natura evolve e convive con l’ambiente dell’Uomo attraverso la Flora urbica è il primo passo verso la sua tutela. La rubrica dedicata continua così, di mese in mese, a divulgare la bellezza della vegetazione che, nella vita di tutti i giorni, ci circonda e colora di Natura i vuoti delle nostre città.