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Phytolacca americana

flora nov25

Cristina Delunas

Ordine: Caryophyllales

Famiglia: Phytolaccaceae

Etimologia: il nome del genere deriva dal greco phytòn col significato di pianta e dall’indi lakh per il colorante simile al violaceo del succo contenuto nelle bacche. L’epiteto americana è riferito alle Americhe Settentrionale, Centrale e meridionale, luoghi di origine della specie.

Nome comune: Amaranto, Uva turca.

Descrizione Botanica: pianta erbacea dal portamento arbustivo, perenne con radice a fittone, alta fino a 3 metri. Fusto erbaceo, legnoso alla base, ramificato, cilindrico e liscio di colore verde chiaro tendente al rossastro.

Foglie: alterne, lisce, spesso rossastre, con picciolo lungo 1-2 fino a 6 cm; lamina semplice, larga da 3 a 5 fino a 10 cm, lunga da 10 a 40 cm, di forma lanceolata con apice acuto o acuminato, margine intero, ondulato.

Fiori: riuniti in racemi lunghi da 10 a 30 cm, penduli a maturità con asse rossastro. Fiori piccoli di colore bianco, bianco verdastro, poi rosati, ermafroditi con perianzio formato da 5 elementi sepaloidi.

Frutto: baccario schizocarpo con 10 frutticini indeiscenti e carnosi che a maturità formano un unico frutto globoso, del diametro di 8-10 mm, da rosso porpora a nero lucido a maturità. Endocarpo indistinto simile a una bacca. Semi in numero di 10, di circa 3 mm, subreniformi, compressi, lucidi e neri.

Phytolacca americana

Habitat: da 0 a 400 m s.l.m. presente in tutto il territorio italiano è una specie aliena infestante di orti e giardini. Diffusa lungo i bordi delle strade, recinzioni, argini, campi e terreni incolti in generale.

Fioritura: da luglio a novembre.

Proprietà: specie molto velenosa in ogni sua parte per la presenza di elevate quantità di tossine emetiche e lassative come saponine e ossalati. L’intossicazione da frutto porta a vomito, diarrea emorragica, gastroenteriti anche gravi, tremori, spasmi, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, paralisi e morte. I germogli, anche se cotti sono tossici.

Curiosità: viene usata in omeopatia e per, i suoi pigmenti coloranti, nelle tinture di tessuti e carta. In passato veniva utilizzata come colorante per alimenti, vino e tessuti e in medicina come emetico o per trattare stitichezza e reumatismi, ma questi usi sono stati abbandonati a causa dell’elevata tossicità e del rischio di avvelenamento.