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 Vitamina D: chi deve integrarla?

Autori:
Anziani (byronv2c)

Iacopo Bertini

La VD è una vitamina liposolubile essenziale per la salute dell’osso e svolge un ruolo importante in diversi processi fisiologici nel corpo umano. Molte persone ne sono carenti: è necessario integrarla sempre?

Dai primi anni di questo secolo la vitamina D (VD) è stata uno dei nutrienti più studiati nel campo della nutrizione umana. Sono tantissimi gli studi, infatti, che hanno cercato di chiarire i motivi di quella che sembra ormai una vera e propria “epidemia” da carenza di questa vitamina-ormone per una buona parte della popolazione, così come i possibili ambiti clinici in cui potrebbe essere utile una sua integrazione alla dieta.
Recentemente, poi, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Endocrine Reviews, un documento di consenso sulle più aggiornate raccomandazioni cliniche su quando e come misurare la VD nel sangue e in quali pazienti integrarla (Giustina A, et al., 2024). E’ il frutto del lavoro di una trentina di autori, tra i massimi esperti sul tema in ambito internazionale, che riassume le conclusioni della sesta International Conference on Controversies in Vitamin D, che si è tenuta nell’autunno 2022 a Firenze.
Gli studi sulla materia sono estremamente complessi e vari: inserendo su PubMed la parola chiave “vitamin d”, nel solo anno solare 2024 troviamo circa 4800 lavori, di cui ben 783 review! In questo lavoro saranno trattati diversi punti, alcuni dei quali piuttosto controversi, cercando di fare una sintesi ragionata e di trovare anche un punto di equilibrio (com’è facilmente intuibile non semplice, data l’enorme mole di studi!) tra i risultati non sempre concordi e le opinioni divergenti degli stessi esperti. In particolare, parleremo di:

  1. criteri di definizione dei valori normali;
  2. dosaggio e forme di somministrazione;
  3. il ruolo della vitamina D in diverse patologie;
  4. conclusioni e linee di indirizzo.

CRITERI DI DEFINIZIONE DEI VALORI NORMALI
Per valutare lo stato vitaminico D si fa riferimento, in maniera uniforme, alla misurazione plasmatica del 25-idrossicolecalciferolo (25-[OH]-D): è un parametro facilmente dosabile in laboratorio, che riflette abbastanza bene la distribuzione della vitamina nel sangue. A questo proposito, però, c’è da dire che viene prestata poca attenzione sia al metodo analitico di misurazione, che può comportare differenze non trascurabili nei valori di VD misurati, sia al periodo dell’anno e alla frequenza con cui effettuare lo screening (Cavalier et al. 2024). Senza considerare che nessuna linea guida prevede l’utilizzo di altri più affidabili, ma meno diffusi nei laboratori, metodi di valutazione della VD, come ad esempio il rapporto tra 1,25-[OH]2-D e 25-[OH]-D. Infine, a complicare il quadro anamnestico, c’è anche da considerare che la concentrazione di VD nei diversi tessuti corporei non è costante, e anche non ben conosciuta, venendo immagazzinata anche in funzione della dose assunta (Shadid et al. 2024).

I valori ottimali nel sangue
Anche per tutti questi problemi metodologici, non c’è un consenso internazionale su quali siano i valori soglia per considerare uno stato di “insufficienza” o di “carenza” di VD (Lapauw et al. 2024). Le linee guida redatte dalle diverse società scientifiche, infatti, stabiliscono valori ottimali non sempre univoci, distinguendo quelli relativi alla popolazione generale sana da quelli considerati adeguati in presenza di diverse condizioni patologiche, prime fra tutte l’osteomalacia, l’osteoporosi e l’iperparatiroidismo secondario (Harvey et al., 2024). Numerose società scientifiche internazionali, tra cui la SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro), reputano come ottimali dei valori di riferimento (>20 ng/mL per la popolazione generale e >30 ng/mL per la popolazione a maggiore rischio, oppure per coloro che stanno assumendo farmaci anti-osteoporotici) che sono maggiori rispetto a quelli proposti da altre società scientifiche, in particolare quelle di nutrizione.

Quante persone sono carenti?
Pur con tutti i limiti e la mancanza di uniformità nei livelli considerati normali, si stima che la carenza di VD sia molto frequente, spesso anche nella popolazione generale considerata “sana” (Harvey et al., 2024); in alcuni gruppi specifici la prevalenza di ipovitaminosi D può raggiungere anche una percentuale dell’80%. Naturalmente l’ipovitaminosi D dipende da molti fattori, quali l’età, la latitudine alla quale si vive, il tempo di esposizione alla luce solare e, soprattutto, la stagione nella quale viene misurata la VD.
Teoricamente, un’adeguata esposizione alla luce del sole (20-30 minuti al giorno) dovrebbe essere sufficiente a garantire una produzione adeguata, da parte dell’organismo, di VD; tuttavia, la “attivazione” cutanea della VD è più efficace nel bambino e nel giovane adulto, mentre nelle persone anziane la capacità biosintetica diminuisce considerevolmente. Nei soggetti anziani, soprattutto quelli che vivono in casa di riposo o che escono poco di casa, e nei pazienti affetti da malattie metaboliche dell’osso, o da condizioni che possono provocare ipovitaminosi D (obesità, gravidanza, anoressia, dieta vegana, insufficienza renale cronica, diabete, malassorbimento intestinale, fibrosi cistica), o anche in terapia con farmaci interferenti con il metabolismo/assorbimento della VD, si ritengono più opportuni valori plasmatici superiori a 30 ng/mL.
Teoricamente, nei paesi assolati come l’Italia dovrebbe essere facile raggiungere uno stato di VD ottimale, ma diversi studi mostrano che, paradossalmente, sono proprio le nazioni del Sud Europa (Italia, Spagna e Grecia) quelle con la maggiore prevalenza di ipovitaminosi D nella popolazione. Le nazioni del Nord Europa, infatti, hanno da tempo posto rimedio a questo problema mediante l’arricchimento di alcuni cibi e bevande con VD, contrastando così la scarsa efficacia dei raggi ultravioletti tipica dei paesi nordici. In Italia, e non solo, le mutate condizioni di vita degli ultimi decenni, che hanno visto una riduzione dei lavori all’aria aperta, hanno sicuramente contribuito al manifestarsi di questa ipovitaminosi abbastanza generalizzata…