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Papaver rhoeas

Autori:
flora luago25

Cristina Delunas

Ordine: Ranunculales

Famiglia: Papaveraceae

Etimologia: il nome della famiglia Papaveraceae è affine all’arabo papámbele e al sanscrito papavara col significato di succo pernicioso riferito al lattice. Potrebbe ricondursi anche alla tradizione celtica di mettere i semi nella pappa (papa) dei bambini per farli dormire.
L’epiteto rhoeas deriva dal greco rhoiás che indica il papavero selvatico che a sua volta deriva da rhoía col significato di melograno per il colore rosso vivo dei fiori.

Nome comune: Papavero comune, Rosolaccio.

Descrizione Botanica: pianta erbacea annuale, irsuta, dal portamento ascendente, di 15-60 cm di altezza.

Foglie: basali e inferiori pennatosette con 4-6 denti e contorno spatolato di 2×10 cm. Foglie cauline di 3,5×5,7 cm dal contorno triangolare e con due lacinie basali ad angolo retto. I piccioli sono progressivamente più corti dal basso verso l’alto.

papavero, papaver rhoeas

Fiori: isolati, ermafroditi, irregolari, su peduncolo peloso lungo 10-25 cm. Prima della fioritura i boccioli sono tipicamente penduli. La corolla di 4-7 cm di diametro è costituita da 4 petali sovrapposti di cui due più grandi (fino a 4 cm) e due più piccoli (fino a 3 cm). Il colore è il tipico rosso scarlatto con o senza macula nera alla base. All’apertura del bocciolo i petali appaiono stropicciati per poi distendersi a piena apertura. Gineceo giallo molto evidente, androceo costituito da numerosissimi stami con antere da brune, a viola a gialle.

Frutto: capsula poricida conico-cilindrica o subsferica di 7-12 x 8-14 mm contenente numerosissimi semi piccolissimi neri e reniformi che a maturità fuoriescono dai pori della capsula disposti sotto un disco apicale percorso da tipiche costolature raggiate.

Habitat: la specie è presente e comunissima in tutto il bacino del Mediterraneo fino all’Asia occidentale e centrale. Da 0 a 2000 m s.l.m., cresce nei campi, prati, coltivi, zone aride e sassose, ruderi, bordi delle strade e incolti.

Fioritura: da marzo a giugno.

Proprietà: ha proprietà blandamente sedative. Nella tradizione popolare i petali venivano utilizzati per la preparazione di un infuso calmante.

Curiosità: è considerata specie sinantropica ciò diffusa dall’uomo sin da tempi antichissimi e in contemporanea allo sviluppo dell’agricoltura. Per questo motivo le viene attribuito anche il termine di archeofita che si sarebbe propagata dall’Altopiano Turanico sempre più verso ovest insieme all’espansione delle colture di frumento.