Tullia Gallina Toschi, Sara Barbieri, Mario Guida, Enrico Valli Oggi è necessario un sforzo nella comunicazione e divulgazione degli oli extra vergini di oliva, che punti alla realizzazione di iniziative culturali per strapparlo da un’aura di uniformità e banalità che lo pone quasi sullo stesso piano degli altri oli vegetali non vergini, senza alcuna reale attenzione nella scelta, come meriterebbe un prodotto prezioso, originale e di tendenza. monografia set25Download Ci sono alimenti, bevande e ingredienti che hanno preservato nel tempo un valore intrinseco, riconosciuto e socialmente percepito, mentre altri, per effetto dell’abitudine o della costante accessibilità, hanno subito una progressiva svalutazione agli occhi della collettività, divenendo ordinari, quasi banali. Un esempio di questo tipo riguarda il sale, talmente prezioso da essere definito “oro bianco”, perché non solo era utilizzato per conferire sapidità ai cibi, ma era l’elemento chiave, prima che il frigorifero diventasse di uso comune nelle case, per le- gare l’acqua libera ed impedire così la proliferazione microbica negli alimenti. Il sale era una ricchezza perché permetteva di conservare a lungo gli alimenti deperibili quando il processo di salagione non era appannaggio delle sole salumerie o caseifici, ma anche dei nuclei familiari che preparavano e conservavano gli alimenti per potersi nutrire anche nelle stagioni calde. L’olio di oliva è antico quasi come il sale ed è stato per molto tempo considerato un bene prezioso, al quale, oggi in particolare, si dovrebbe attribuire un valore proporzionale agli aspetti di peculiare produzione, nel caso del vergine e di sensorialità e composizione superiore, nel caso dell’extra vergine. Per poter comprendere le origini storiche ed il valore di questo olio, che ha avuto nel tempo anche un uso religioso, cosmetico e, in merito alla qualità vergine più bassa, il “lampante” un uso come carburante, bisogna citare alcuni elementi storici ed alcuni dati di produzione. Elementi storiciLa coltivazione dell’olivo ha origini antichissime e risale a circa 6000 anni fa lungo le coste del Mediterraneo, in partico- lare in Siria e Palestina. Da queste regioni, si è diffusa prima in Anatolia, attraverso Cipro, e in Egitto, grazie a Creta. Si ritiene che siano stati i […]
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Incredibile ma vero. La chitina dei tessuti-veicolo viene trasformata in acido ialuronico
L’interessante ipotesi presentata in questo articolo riguarda l’attività della chitina che, contenuta in speciali tessuti, viene trasformata in acido ialuronico, dopo essere entrata in contatto e penetrata nella pelle e nell’organismo. Tale ipotesi darebbe ulteriore supporto ai diversi studi che hanno evidenziato l’efficacia del tessuto-carrier utilizzato come nuovo veicolo per produrre innovativi cosmeceutici e nutraceutici. In questo articolo viene riportata l’ipotesi riguardante l’attività della chitina che, contenuta in speciali tessuti, viene trasformata in acido ialuronico, dopo essere entrata in contatto e penetrata nella pelle e nel nostro organismo attraverso le strade previste dalla cosiddetta Beauty from Within. Questa metodologia prevede il raggiungimento della salute e della bellezza attraverso l’uso degli stessi ingredienti applicati sulla cute attraverso i cosmetici e assunti per via orale per mezzo degli integratori alimentari. A tal proposito si evidenzia la possibilità che frammenti di chitina vengano trasformati in acido ialuronico dall’enzima ialurono-sintetasi.Tale ipotesi darebbe ulteriore supporto ai diversi studi del nostro gruppo di ricerca che hanno evidenziato l’efficacia del tessuto-carrier utilizzato come nuovo veicolo per produrre innovativi cosmeceutici e nutraceutici. Infatti le fibre di questi tessuti, realizzati con polimeri naturali e biodegradabili, sono state “caricate” ed “attivate” con micro-particelle del complesso chitina-lignina, in grado di incapsulare ingredienti sia idro che l’idro-solubili. A tal proposito è interessante sottolineare come questo particolare tessuto sia risultato come veicolo non soltanto efficace e sicuro sia per la cute che per l’ambiente, ma anche in grado di cedere gli attivi in modo più rapido se paragonato ad una normale emulsione. Keywords: chitina, acido ialuronico, lignina, cosmeceutici, nutraceutici IntroduzioneLa chitina e l’acido ialuronico entrano in modo diverso nel metabolismo del nostro organismo. La prima in modo indiretto perché introdotta da insetti e diversi microorganismi, la seconda come parte integrante del nostro organismo. Comunque, esiste uno stretto collegamento tra i due polimeri che si intersecano e si accavallano l’una all’altro attraverso passaggi ancora poco noti, anche se le loro molecole hanno in comune la acetil glucosammina come chiaramente riportato dalla figura 1. Prima di entrare nel metabolismo dei due polimeri vediamone alcune delle loro caratteristiche chimico-fisiche e metaboliche. In natura la chitina è […]
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IRIS – Alla Radice della Bellezza
Una mostra multisensoriale al Giardino dell’Iris di Firenze Dal 1° al 3 maggio 2026, il Giardino dell’Iris di Firenze ha ospitato IRIS – Alla Radice della Bellezza, un’esposizione multisensoriale dedicata all’iris, una delle materie prime più preziose della profumeria. L’iniziativa ha proposto un viaggio evocativo che ha condotto il pubblico alla scoperta dell’iris non solo […]
Metodi alternativi alla sperimentazione animale nei cosmetici
L’irritazione oculare, la fotosensibilizzazione, i metodi in silico e la sperimentazione integrata Dopo l’introduzione del Regolamento (CE) n. 1223/2009 e della sua entrata in vigore l’11 marzo 2013 [1], con conseguente divieto dell’uso di sperimentazione animale sugli ingredienti cosmetici e divieto di commercializzare prodotti cosmetici che fossero stati testati su animali, c’è stata una corsa allo sviluppo di nuovi metodi alternativi. Nell’articolo precedente abbiamo approfondito i principali metodi alternativi alla sperimentazione animale usati nella valutazione della sensibilizzazione cutanea e della genotossicità nei cosmetici. Un altro endpoint fondamentale nella valutazione della sicurezza dei cosmetici è l’irritazione oculare [2], storicamente oggetto di test altamente invasivi sugli animali. La valutazione dell’irritazione oculareL’irritazione oculare è una reazione avversa acuta che si verifica quando una sostanza entra in contatto con la superficie dell’occhio, in particolare con cornea, congiuntiva e film lacrimale. Si tratta di un effetto locale che può manifestarsi con sintomi reversibili, come arrossamento, dolore e lacrimazione, fino a lesioni gravi e potenzialmente irreversibili, quali ulcerazioni corneali e perdita della trasparenza della cornea.Il sistema GHS (Globally Harmonized System of Classification and Labelling of Chemicals) [3] è un sistema internazionale di classificazione delle sostanze chimiche, sviluppato dalle Nazioni Unite per armonizzare a livello mondiale criteri di pericolo ed etichettatura dei prodotti. Per quanto riguarda il rischio oculare il GHS le divide in tre categorie: Categoria 1: sostanze che danneggiano irreversibilmente gli occhi (es: composti che provocano opacità corneale persistente o ulcerazioni permanenti). Categoria 2: sostanze che provocano irritazione oculare reversibile. Questa a sua volta si divide in due categorie, la categoria 2A che sono gli effetti che si risolvono entro 21 giorni ma non entro 7 e la categoria 2B che sono effetti che si risolvono entro 7 giorni. No Category: sostanze che non inducono effetti significativi sugli occhi La valutazione dell’irritazione oculare è un endpoint obbligatorio dato che i cosmetici possono entrare in contatto accidentale con l’occhio o perché destinati ad un uso nella zona perioculare o per contatto accidentale.Oggi come alternativa abbiamo sperimentazioni su epitelio corneale umano ricostruito, Reconstructed human Corneal Epithelium (RhCE), tra cui EpiOcular™ [4], un modello in vitro ricostruito di […]
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Cosmetici: metodi alternativi alla sperimentazione animale. La sensibilizzazione cutanea e la genotossicità
*Elena Badeng, *Anna Rita Bilia Nel 2013 in Europa è entrato in vigore il divieto totale dell’uso della sperimentazione animale nei cosmetici. Testing Ban prevede il divieto di testare sugli animali non solo i prodotti finiti, già in vigore dal 2004, ma tutti gli ingredienti cosmetici.Questo ha dato inizio a un’intensa attività scientifica nello sviluppo […]
Il mais viola: caratteristiche e proprietà farmaceutiche in confronto al mais comune
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L’aceto e gli aceti, fra medicina popolare e scienza moderna
Andrea Pardini, Rosaria Fabrizio Oltre alla grande varietà intrinseca, l’aceto è un prodotto naturale le cui composizione varia a seconda di genotipo, ambiente e forma di allevamento della vite, clone di “madre dell’aceto”, condizioni di fermentazione: il prodotto quindi è certamente simile a tutti gli altri aceti, ma mai identico. Il permanere di questa variabilità […]