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Restrizione calorica, dieta mima-digiuno e salute: dalla ricerca alla clinica

Autori:

Iacopo Bertini, Maria Rosaria D’Isanto

Dagli studi che hanno utilizzato diverse specie animali emerge che assumere una dieta a ridotto apporto di energia potrebbe costituire un beneficio per la salute. Gli studi che riguardano l’uomo, tuttavia, sono solo agli inizi. Vediamo, quindi, qual è la situazione al momento a livello di ricerca e che cosa ci possiamo aspettare negli anni futuri come applicazione clinica.

All’aumento della durata media della vita è corrisposto, soprattutto negli ultimi decenni, l’incremento del rischio di sviluppare patologie croniche, che affliggono in particolare gli anziani. Piuttosto che trattare i sintomi specifici di ciascuna patologia, un approccio alternativo, proposto in ambito di ricerca, potrebbe essere quello di intervenire direttamente sul processo di invecchiamento. Nonostante sia ormai nota l’influenza che la nutrizione esercita sulla salute, il complesso rapporto tra alimentazione, salute e invecchiamento non è stato ancora, se non in parte, chiarito.
Diversi studi, fin dagli anni ’30 del secolo scorso, indicano come la restrizione caloria (RC), definita come la riduzione dell’apporto calorico totale in una percentuale variabile del 20-50% senza incorrere in uno stato di malnutrizione, possa essere efficace nel prolungare la longevità, e anche lo stato di salute generale, in molti modelli animali, in particolare nei roditori, ma anche in molte altre specie animali; non solo, recentemente tutto questo è stato confermato anche nelle scimmie (Colman et al., 2014; Mattison et al., 2017).
Anche se oggigiorno, soprattutto nelle opulente società industrializzate, parlare di restrizione calorica sembra quasi improponibile, c’è da dire che nel corso dell’evoluzione il digiuno è stata una “situazione” metabolica frequente cui l’uomo si è adattato, affrontando carestie o comunque periodi di scarsità di cibo; inoltre, in molte culture religiose (cattolici, mussulmani, ecc.) venivano praticati, e in parte ancora oggi, periodi di digiuno o di astensione da particolari cibi.

La restrizione calorica nell’uomo
I benefici per la salute e la longevità, messi in evidenza dagli studi con gli animali, possiamo ottenerli anche per l’uomo? Gli studi epidemiologici e osservazionali su popolazioni di centenari e gruppi di volontari, che limitano le calorie introdotte con il cibo, sembrerebbero confermare queste indicazioni (Most et al., 2016).
Lo studio clinico a oggi forse più importante, che sia stato effettuato prendendo in esame soggetti non obesi, è il CALERIE 2 (Comprehensive Assessment of Long-term Effects of Reducing Intake of Energy; Das et al., 2017) in cui si è visto come sia possibile limitare le calorie giornaliere, senza incorrere in fenomeni di carenza di particolari nutrienti, per un periodo di tempo prolungato (2 anni). Non si sono registrati particolari effetti collaterali per i partecipanti allo studio, che, oltre a perdere peso, hanno visto migliorare tutti quei fattori (pressione, colesterolo, resistenza insulinica) legati, con l’avanzare dell’età, allo sviluppo delle principali patologie cronico-degenerative.

Un po’ di cautela
È bene dire subito che questi studi clinici sono i primi sull’uomo, siamo cioè in una fase di ricerca; prima di arrivare a modificare le raccomandazioni internazionali sui fabbisogni energetici dell’uomo per tutta la popolazione saranno necessari però altri studi, con un’ampia casistica e prospettici, che seguano cioè i volontari nel corso degli anni e confermino questi primi risultati positivi.
Pur tuttavia, un ridotto introito calorico, inferiore del 10-30% rispetto ai valori “teorici” attualmente previsti, sembra, al momento, che possa avere dei riflessi benèfici in termini di salute. Per trasferire questi risultati a tutta la popolazione, in prospettiva futura, però, potrebbe non essere così semplice: se “stare a dieta” è già difficile, una RC attuata per tutta la vita, che normalmente prevede una riduzione di circa 500-600 kcal al giorno, potrebbe non essere sostenibile per molte persone.

juglans regia, noce da frutto, noce bianco
Juglans regia, noce da frutto o noce bianco (foto di Ettore Balocchi).

I meccanismi molecolari
La restrizione calorica modula, positivamente, diverse vie molecolari “sensibili” ai nutrienti, quali: 1) il sistema di trascrizione FOXO che controlla diverse vie metaboliche legate alla riparazione del DNA, autofagia, resistenza allo stress e proliferazione cellulare; 2) mTORc1, una chinasi che regola la crescita e il metabolismo cellulare, la cui inibizione, promossa dalla RC, promuove la proteostasi, migliora l’autofagia e la funzionalità delle cellule staminali; 3) le sirtuine, che, mediante la deacetilazione degli istoni, promuovono l’omeostasi metabolica e migliorano la stabilità genomica; 4) la chinasi AMPK, che controlla lo stato energetico cellulare e regola un’infinità di eventi quali l’infiammazione, lo stress ossidativo, la funzione mitocondriale e l’ossidazione degli acidi grassi; 5) il fattore IGF-1, che promuove la crescita cellulare, stimola la sintesi proteica, regola l’omeostasi glucidica, e che, una volta inibito da RC e restrizione proteica, favorisce un miglioramento generale dell’omeostasi metabolica. Tutti questi, e altri, meccanismi sono stati studiati prevalentemente con studi in vitro, su cellule, e su animali. Poco si sa, quindi, su come questi meccanismi agiscano nell’uomo e soprattutto come interagiscano tra loro.
Alternative alla restrizione calorica
Per cercare di ovviare al problema della possibile scarsa aderenza, per tutta la vita, a una condizione di RC, ed ottenere comunque dei benefici in termini di salute e longevità, diversi ricercatori hanno proposto negli ultimi anni una serie di strategie dietetiche che sembrerebbero riprodurre gli stessi effetti della RC: in particolare, mangiare entro determinati intervalli di tempo durante il giorno (Kuehn, 2017), digiuno o semi-digiuno a giorni alternati (es. la dieta 5+2: 5 giorni a dieta libera + 2 con una restrizione calorica del 75%), riduzione dell’assunzione di proteine, in particolare quelle animali, o di singoli aminoacidi, digiuno intermittente, periodi di quasi digiuno per più o meno giorni da seguire periodicamente con intervalli di maggiore o minore durata (Harvie et al., 2011; Fontana & Partridge, 2015).

La dieta mima-digiuno
In particolare, Valter Longo, ricercatore italiano che lavora al Longevity Institute, School of Gerontology, and Department of Biological Sciences dell’University of Southern California a Los Angeles (USA), è diventato molto popolare, a livello del grande pubblico, per aver proposto una dieta periodica che “mimerebbe” gli effetti del digiuno (Wei et al., 2017). Lo schema dietetico proposto, un ciclo di cinque giorni consecutivi, seguito da un’alimentazione corretta a base prevalentemente vegetale, prevede:
• per il giorno 1: l’assunzione di circa 1100 kcal, che dovrebbero derivare, in percentuale, dall’introduzione di proteine (11%), grassi (46%) e carboidrati (43%);
• per i giorni 2–5: circa 700-800 kcal con una suddivisione definita tra proteine (9%), grassi (44%), carboidrati (47%).
In questa dieta, l’apporto percentuale e assoluto di proteine e carboidrati viene ridotto notevolmente, rispetto alle diete “standard”, mentre viene mantenuta una buona quota di grassi, prevalentemente mono- e poli-insaturi (per esempio consumando noci). Secondo Longo, questo ciclo, seguito una volta ogni 1-3 mesi a seconda delle condizioni della persona, potrebbe dare benefici superiori agli altri modelli di dieta. Nello studio, i benefici più consistenti sono stati ottenuti dai soggetti che presentavano i valori dei parametri legati allo stato di salute (glicemia, colesterolo, proteina c-reattiva, ecc.) più alterati…

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