*Giuseppe Venturella
Nel drammatico momento che stiamo vivendo la ricerca scientifica è attiva a 360 gradi per trovare mezzi di cura e prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2. Numerosi dati di letteratura evidenziano le potenzialità dei funghi medicinali nel trattamento delle malattie virali compreso il trattamento delle malattie da coronavirus e nell’eventuale sviluppo di farmaci antivirali. Una panoramica sulle loro attività antivirali e le azioni sulla risposta immunitaria dell’organismo.
L’improvvisa irruzione nel mondo del COVID-19 ha provocato uno stravolgimento nelle vite di intere popolazioni, una modifica degli stili di vita e la diffusione di “fake news”, anche per quanto riguarda i micoterapici, nella prevenzione e nella cura del coronavirus.
È noto che i funghi spontanei e coltivati sono utilizzati per scopi alimentari e terapeutici da migliaia di anni. L’attenzione nei confronti degli estratti fungini e dei loro metaboliti secondari è progressivamente cresciuta grazie a numerosi studi che hanno evidenziato le loro attività antibatteriche, antimicotiche, antivirali, citotossiche, immunomodulanti, antinfiammatorie, antiossidanti, antiallergiche, antidepressive, antiperlipidemiche, antidiabetiche, digestive, epatoprotettive, neuroprotettive, nefroprotettive, osteoprotettive e ipotensive. Tali proprietà hanno iniziato a essere valutate positivamente anche da alcuni medici convenzionali che riconoscono il valore terapeutico degli estratti fungini.
I funghi medicinali sono modificatori della risposta biologica (BRMs). Per il loro contenuto in polisaccaridi, proteine, minerali e altri nutrienti, i funghi hanno un ruolo importante nel rafforzamento del sistema immunitario. Questo rende i funghi una rilevante fonte alimentare, soprattutto per i vegetariani e gli immunosoppressi, compresi i soggetti affetti da HIV/AIDS.
A differenza dei farmaci antivirali, non esiste una regola assoluta secondo cui i funghi siano in grado di stimolare o deprimere il sistema immunitario. La risposta immunitaria iniziale a un nuovo agente patogeno è facilitata dal sistema immunitario innato. Questa è la nostra prima risposta a organismi non autoctoni (non-self), e non richiede altri stimoli se non l’agente patogeno stesso. Tale risposta protegge costantemente il corpo umano dalle infezioni. La risposta immunitaria innata a un virus è multidimensionale. Quindi si assiste a una notevole quantità di scambi da cellula a cellula di diverse sostanze chimiche (citochine) che vengono rilasciate per rendere possibile la comunicazione tra le stesse cellule. Una volta che una cellula epiteliale (cellule che costituiscono la superficie di diversi tessuti del corpo come la pelle, polmoni, ecc.) è infettata da un virus, l’Interferone di tipo 1 (Interferon-α, una citochina) viene rilasciato e ha tre funzioni principali: a) indurre resistenza al virus, b) replicazione in tutte le cellule, per aumentare l’espressione dei ligandi per i recettori sulle cellule killer naturali (NK) e c) attivazione delle cellule NK per eliminare le cellule infette dal virus. Una citochina impegnata in questo processo è l’interleuchina-12 (IL-12), che stimola le cellule NK a non diventare citotossiche, ma piuttosto cellule NK effettrici. A differenza delle cellule NK citotossiche, queste stimolano un risposta infiammatoria tramite l’Interferone di tipo 2 (IFN-γ), nel sito di infezione. Questa cascata infiammatoria è costituita da IL-1, IL-6, TNF-α e IL-12, ed è essenziale per l’eradicazione virale. Quando questa risposta va fuori controllo diventa dannosa per l’ospite e le particelle virali proliferano, infettando le cellule più sane. È in questa fase che i funghi medicinali possono avere un buona efficacia per evitare che le infezioni virali prendano il sopravvento sull’ospite.
COVID-19 è un eccellente esempio di queste due principali risposte immunitarie.
Attualmente sono prese in considerazione tre fasi nelle infezioni da SARS-CoV-2:
La fase virale: il virus si replica molto rapidamente nel sistema respiratorio. I sintomi sono simili a quelli della comune influenza e scompaiono spontaneamente dopo 6-10 giorni (circa). Questo è il caso di circa l’80% dei pazienti.
La fase polmonare: l’altro 20% dei pazienti può sviluppare la polmonite. Si tratta di un tipo molto specifico di polmonite, che attacca entrambi i polmoni e causa insufficienza respiratoria. Molti di loro si riprendono spontaneamente.
La fase grave: circa il 10% dei malati sviluppa una “tempesta di citochine”, una risposta infiammatoria del sistema immunitario che può essere incontrollata e che sta causando la maggior parte delle condizioni critiche – fino al decesso.
Il primo stadio dell’infezione è la fase di incubazione meno grave. La risposta immunitaria è indispensabile per eliminare il virus e impedire che la malattia progredisca fino a stadi successivi e più gravi. È nella fase di incubazione che le terapie immunostimolanti sono più indicate. Nelle fasi più gravi, la risposta immunitaria protettiva è compromessa e il virus si diffonde e distrugge le cellule sane. Poiché le cellule danneggiate inducono l’infiammazione, la stimolazione immunitaria è meno indicata ed è più favorevole il trattamento con terapie antinfiammatorie. È in questa fase della malattia, caratterizzata da una grave infiammazione polmonare, che si verificano i disturbi respiratori e si avvia la temuta tempesta di citochine. La tempesta di citochine è un afflusso di citochine infiammatorie. Si tratta di una risposta immunitaria che è dannosa per l’ospite e può spesso portare alla sindrome da “distress respiratorio acuto” (ARDS). Le citochine infiammatorie che sono così importanti per la prima fase della malattia (IL-1, IL6, TNF-α, e IL-12) sono ora abbondanti, distruttive e fuori controllo. La divisione in due fasi della risposta immunitaria è molto importante. La prima risposta immunitaria è protettiva e la risposta può essere alterata attraverso dieta e stile di vita.

Attività antivirale dei funghi medicinali
Quali sono le evidenze scientifiche sull’utilità dei funghi medicinali in questo tipo di patologia? Quali possibilità di supporto con l’uso dei funghi medicinali per i pazienti coronavirus positivi?
La risposta immunitaria al trattamento con Grifola frondosa (Dicks.) Gray, e Lentinula edodes (Berk.) Pegler è sia antinfiammatoria che pro-infiammatoria per cui i due funghi possono essere utili nella fase di incubazione e nella prevenzione della fase grave dell’infezione da SARS-CoV-2. Un trattamento con estratti di Ophiocordyceps sinensis(Berk.) G.H. Sung, J.M. Sung, Hywel-Jones & Spatafora, con risposta immunitaria pro-infiammatoria, è utile nella prevenzione e nella incubazione della prima fase.
Considerata la maggiore incidenza del COVID-19 sulla popolazione anziana una certa attenzione è rivolta al Reishi. L’uso di Ganoderma lucidum (Curtis) P. Karst., come elisir di lunga vita è noto da migliaia di anni ma gli studi scientifici che rivelano il suo reale effetto sulla estensione della durata della vita sono insufficienti. Oltre ai suoi possibili effetti sulla longevità, molti studi hanno cercato di dimostrare le proprietà anti-virali, anti-diabetiche e antitumorali e la loro correlazione con l’effetto anti-senescenza. La letteratura evidenzia in modo chiaro la necessità di fornire una spiegazione più completa sui meccanismi alla base della proprietà anti-invecchiamento di G. lucidum. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese il Reishi “trasforma il muco e ferma la tosse”, agisce come sedativo, analgesico, antistaminico ed è efficace contro le bronchiti. Occorre però notare che il Reishi è più adatto nelle infezioni ricorrenti dell’apparato respiratorio, ma non è efficace nella fase acuta.
Nella fase virale ci si può anche riferire ai numerosi studi sulle applicazioni del ganodermadiolo, del lucidadiolo e dell’acido applanossidico isolati da Ganoderma pfeifferi Bres e G. applanatum (Pers.) Pat. Essi mostrano attività antivirale contro il virus dell’influenza di tipo A e l’Herpes Simplex di tipo 1 attraverso la stimolazione della risposta immunitaria innata dell’ospite. Gli estratti acquosi di Phellinus igniarius (L.) Quél. e Phellinopsis conchata (Pers.) Y.C. Dai sono risultati efficaci contro il virus dell’influenza aviaria (H5N1) e dell’influenza di Hong Kong (H3N2).
Molto interessanti sono gli studi che prendono in considerazione l’efficacia dei funghi sullo sviluppo e la modulazione del microbiota intestinale. È noto che i funghi agiscono da prebiotici e sono in grado di inibire i patogeni esogeni. I prebiotici deprimono gli agenti patogeni endogeni che si trovano all’interno del tratto gastrointestinale, conferendo al sistema immunitario la capacità di resistere agli agenti patogeni esogeni. Effetti benefici sul microbiota intestinale li hanno l’Andosan™, estratto ottenuto da una combinazione di Agaricus blazei Murill (82%), Hericium erinaceus (Bull.) Pers. (15%) e G. frondosa (3%); i polisaccaridi contenuti in Pleurotus tuber–regium (Fr.) Singer, G. lucidum (Ganopoly® e Ganoderan) e Tropicoporus linteus (Berk. & M.A. Curtis) L.W. Zhou & Y.C. Dai, il complesso proteico-polisaccaridico di H. erinaceus e l’azione singola o combinata del PSK ottenuto da Trametes versicolor (L.) Lloyd e del Lentinan estratto da Lentinula edodes (Berk.) Pegler. L’efficacia dei polisaccaridi estratti da Fomitopsis officinalis (Vill.) Bondartsev & Singer, Fomes fomentarius (L.) Fr. e Schizophyllum commune Fr. (Schizophyllan/Sonifilan) sul microbiota intestinale è invece ancora tutta da dimostrare.
Perché quindi concentrarsi sul microbiota intestinale nel caso del COVID-19? Una prima risposta emerge da un recente lavoro scientifico che mette in evidenza il ruolo protettivo del microbiota intestinale contro la polmonite pneumococcica che, però, è di origine batterica. In questo articolo è dimostrata l’azione del microbiota sulla funzione primaria del macrofago alveolare (cellula della polvere) che agisce come “spazzino” delle particelle estranee che arrivano nei polmoni con l’aria inspirata. Gli estratti fungini, agendo sul microbiota, potrebbero quindi essere utili nella lotta al coronavirus tenuto conto che, tra le varie ipotesi attualmente al vaglio degli esperti, una maggiore incidenza di casi di COVID-19 si riscontrerebbe soprattutto nelle aree fortemente inquinate.
Si è fatto riferimento anche a un possibile legame tra COVID-19 e rischio tromboembolico ed è in corso un dibattito sui benefici della profilassi tromboembolica con eparina a basso peso molecolare a dosi profilattiche nei pazienti ricoverati che, ovviamente, non presentino controindicazioni. Quale potrebbe essere in questo caso il ruolo dei funghi medicinali? In uno studio recente sono state valutate le proprietà anticoagulanti degli estratti di Hydnellum peckii Banker, G. lucidum, Geastrum fimbriatum Fr. e di Reishi. Gli estratti etanolici al 70% di H. peckii contengono atromentina, un efficace anticoagulante, con attività simile all’eparina. In particolare, esperimenti in vivo hanno evidenziato che 1 mg di estratto in etanolo equivale a 0,58 unità di eparina. Altre ricerche, utilizzando plasma umano commerciale, hanno evidenziato la potenziale attività anticoagulante degli estratti di G. fimbriatum e la loro incidenza sul tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT). In un altro studio è stata evidenziata la capacità del Reishi di produrre metalloproteasi e la sua attività antitrombotica e fibrinolitica. Inoltre, G. lucidum ha un notevole effetto protettivo sul sistema cardiovascolare in quanto è in grado di abbassare i livelli di colesterolo e di trigliceridi nel sangue e di ridurre la pressione sanguigna.
I farmaci inibitori della proteasi, specialmente gli inibitori della proteasi HIV-1, sono stati resi disponibili per uso clinico nel trattamento dei coronavirus. Tuttavia, questi farmaci possono avere effetti collaterali negativi e possono diventare inefficaci in caso di resistenza ai farmaci. Pertanto, la ricerca di composti bioattivi naturali e che mostrano capacità inibitorie contro l’attività della proteasi HIV-1 è di grande interesse. Numerosi studi hanno evidenziato l’efficacia degli estratti acquosi ottenuti da varie specie di basidiomiceti afferenti a differenti generi (Lactarius, Russula, Trametes, Sparassis, Pleurotus, ecc.) e da funghi endofiti (Alternaria, Aspergillus, Beauveria, Cladosporium, Chaetomella, Fusarium, Guignadia, Monochaetia, Nodulisporium, Pestlotia, Pestalotiopsis, Pithomyces, Penicillium, Phomopsis, Phyllostica, Sporormia, Taxomyces, Trichoderma, Trichothecium, Tubercularia e Xylaria). Questi ultimi contengono il paclitaxel, che è usato come farmaco antitumorale contro il cancro al seno, ai polmoni, alle ovaie e alla prostata ma che è anche utilizzato per il suo effetto inibitorio sull’attività della proteasi HIV-1. Una combinazione di paclitaxel e inibitori della proteasi (Indinavir, Nelfinavir, o combinazioni di questi farmaci) a dosaggi e orari raccomandati è stata utilizzata per trattare i pazienti affetti da Sarcoma di Kaposi associato all’HIV senza effetti tossici. Il paclitaxel è stato suggerito come agente terapeutico del SARS-CoV-2 in base alla sua maggiore energia di legame (-11,33 kcal/mol) al principio attivo sito della proteasi SARS-CoV-2 rispetto a quello del Lopinavir (-5,36 kcal/mol) e del Ritonavir (-5,04 kcal/mol). Tuttavia rimangono alcune perplessità su danni collaterali, soprattutto sul midollo osseo, di tali trattamenti. Trattamenti con acidi ganoderici, derivati da differenti specie di Ganoderma, mostrano attività inibitoria sull’attività della proteasi HIV-1.
Conclusioni
Per quanto sopra riportato i funghi medicinali confermano tutte le loro applicazioni e il loro ruolo nella medicina integrata. Dati di letteratura evidenziano anche le loro potenzialità nel trattamento delle malattie virali compreso il trattamento delle malattie da coronavirus e nell’eventuale sviluppo di farmaci antivirali.
Sebbene in progressiva espansione, la micoterapia in Italia è tuttora condizionata dalla divulgazione di dati inesatti e da un atteggiamento rivolto più all’interesse commerciale che a quello del paziente. La Società Italiana Funghi Medicinali (SIFM) è fortemente impegnata nel sostenere un corretto approccio scientifico al settore della micoterapia, un ambito di grandi potenzialità applicative ma ancora povero di evidenze cliniche e prodotti adeguatamente certificati. I test di laboratorio e quelli clinici sono necessari per comprendere appieno il livello di tossicità ed il profilo farmacocinetico dei funghi di interesse medicinale.
Subito dopo la sua costituzione, avvenuta nel 2019, la SIFM ha immediatamente attivato sinergie con Università italiane, con altre Società scientifiche, in primo luogo con la SINut – Società Italiana di Nutraceutica, con aziende leader nella produzione di farmaci a cessione controllata e integratori alimentari e con Federfarma. La SIFM ha inoltre erogato borse di ricerca e organizzato corsi di formazione post-lauream a carattere multidisciplinare.
Le attività della Società Italiana Funghi Medicinali (SIFM) potranno dare in tempi brevi adeguate risposte ai consumatori in un settore in costante crescita sia nell’industria alimentare che nutraceutica.
* UNIVERSITÀ DI PALERMO, Ordinario di Botanica forestale e Micologia;
Presidente della Società Italiana Funghi Medicinali
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