• Nessun prodotto nel carrello.

Il rapporto tra alimentazione e tumore al seno

Autori:

Iacopo Bertini

Una delle forme tumorali più frequenti che ha un impatto, anche psicologico, molto importante per le donne. Quali sono gli accorgimenti dietetici per ridurre il rischio di insorgenza e per evitare le recidive.

Il tumore al seno (TS) è la seconda forma di cancro più frequente nella popolazione mondiale e quella che, nelle donne, si presenta con maggior frequenza nella forma maligna. Secondo l’American Cancer Society, il tasso di sopravvivenza a cinque anni dopo la diagnosi è passato dal 63% nel 1960 al 90% ai giorni nostri, grazie alla diagnosi precoce con gli screening mammografici. Pur tuttavia, chi riesce a superare il primo episodio, anche dopo venti anni (secondo alcuni studi) ha pur sempre un rischio aumentato di incorrere nel secondo; inoltre, le donne soggette a un primo caso di tumore al seno tendono con più facilità a prendere peso e, quindi, come conseguenza, a sviluppare altre comorbidità, come le patologie cardiovascolari e disordini metabolici.
Perché si manifesti questa patologia, sono stati identificati diversi fattori di rischio non modificabili: un’età maggiore di 65 anni, una predisposizione genetica (storia familiare e assetto genico sfavorevole), un menarca in età precoce (< 12 anni), una menopausa in tarda età (> 55 anni), l’età della prima gravidanza dopo i 30 anni, non aver avuto figli, uso di contraccettivi, il trattamento ormonale post-menopausa, e non aver allattato la prole.
Tra i fattori, importanti, che è possibile invece controllare, ci sono le scelte dietetiche ed evitare di sviluppare una condizione di sovrappeso o, peggio, di obesità: quest’ultima in particolare si associa a mortalità precoce nel periodo post-menopausale.
Negli ultimi decenni di ricerca, diversi studi hanno cercato di identificare specifici alimenti e nutrienti che potessero avere effetti protettivi sia nella fase di prevenzione sia durante il trattamento farmacologico. Al momento, non è stata ancora messa in evidenza alcuna associazione statistica chiara e netta, a eccezione dell’assunzione di alcol. Ciò nondimeno, si ritiene che la dieta abbia un impatto significativo nello sviluppo e nel trattamento di questa patologia. Come per le indicazioni che vengono date alla popolazione generale, si raccomanda di seguire uno stile alimentare salutare, basato su un elevato consumo di alimenti vegetali (verdure e frutta), cereali integrali, carni bianche (poche) e pesce: tutto ciò sembrerebbe predisporre a una prognosi favorevole. Alla stessa maniera, un’ampia letteratura supporta fortemente l’azione positiva esercitata dall’attività fisica nei confronti di questa patologia (a questo proposito, per chi vuole approfondire, ne abbiamo parlato recentemente: Natural1, settembre 2020).
In generale, sulla base di studi di tipo epidemiologico e preclinico, alcuni alimenti e nutrienti (zuccheri semplici, grassi saturi, carni rosse e lavorate) sono considerati fattori non positivi, in quanto tendono a far aumentare i livelli circolanti di estrogeni, dell’IGF-1 e delle citochine proinfiammatorie. Viceversa, le fibre, alcune vitamine, acidi grassi omega-3, frutta e verdure svolgono un ruolo protettivo nel ridurre lo stress ossidativo e abbassare lo stato di infiammazione.
Vediamo, quindi, nello specifico, i singoli punti.

Peso corporeo
La valutazione del peso corporeo viene fatta in funzione dell’Indice di Massa Corporea (IMC) che prende in considerazione il peso e la statura dell’individuo (rapporto tra peso in kg e statura in metri elevata al quadrato). Con un IMC compreso nell’intervallo 18.5-24.9 si è considerati normopeso, mentre si definisce una condizione di sovrappeso tra 25 e 29.9; l’obesità infine è rappresentata da un IMC superiore a 30. Si deve tenere presente che l’IMC è un indice che riflette in maniera “approssimativa” la reale condizione di peso di un individuo, non distinguendo la massa grassa da quella magra né tanto meno lo stato di idratazione della persona; pur tuttavia, viene comunque utilizzato per avere una stima del livello di sovrappeso/obesità del soggetto. È bene sottolineare, comunque, che anche un IMC < 18.5 si associa con una prognosi sfavorevole. La nausea indotta spesso dalle terapie ha un impatto negativo sul “piacere” di mangiare, portando a un’assunzione non adeguata dal punto di vista energetico e dei nutrienti essenziali: tutto ciò può portare a malnutrizione, a uno stato immunitario non efficiente e ag una qualità di vita non ottimale.
La circonferenza della vita rappresenta un buon indice della distribuzione del tessuto adiposo in sede viscerale (addominale) ed è in grado di fornire utili indicazioni su come è distribuito il grasso corporeo: quest’ultimo aspetto, da diversi autori, è considerato più significativo della quantità assoluta di massa grassa. Si stima che valori della circonferenza della vita pari o superiori a 80 cm nella donna e a 94 cm nell’uomo siano fortemente associati a un aumento del rischio di insorgenza di numerose malattie considerate complicanze metaboliche dell’obesità (diabete, patologie cardiovascolari e tumori).

Mantenersi fisicamente attivi
Qualsiasi tipo di comportamento per cui vengano utilizzati, nelle attività quotidiane, i propri muscoli può contribuire al dispendio energetico aiutando a prevenire l’aumento del peso o a favorirne la perdita: tutto ciò diminuisce, come conseguenza, il rischio di tumore. La relazione tra attività fisica e riduzione del rischio di tumore o di recidiva è chiara ed esistono diversi effetti biologici (potenziamento del sistema immunitario, miglioramento della sensibilità all’insulina, ecc.) che potrebbero giustificarla.

Alimenti “industriali”
Una dieta troppo ricca di alimenti altamente energetici, in particolare prodotti industriali (dolciumi, biscotti, merendine, snack al cioccolato, patatine, salse da condimento ecc.), è strettamente correlata a un aumento del rischio di sovrappeso e obesità; queste condizioni aumentano il rischio di cancro e di numerose altre patologie croniche. Anche le bevande dolci hanno un ruolo cruciale nell’aumento del peso, soprattutto se consumate con regolarità: questo effetto negativo non è dato soltanto dall’apporto calorico ma anche dallo scarso valore nutrizionale (per questo è nato l’appellativo di “calorie vuote”). Non tutti gli alimenti ricchi di calorie sono deleteri per la salute, un classico esempio è rappresentato dalla frutta secca che, se consumata in quantità adeguata, è in grado di incidere positivamente sullo stato di salute poiché ricca di fibra, grassi salutari, micronutrienti e fitocomposti.

Alimenti di origine vegetale
In generale, frutta e verdura hanno un apporto calorico basso e, quando consumate in buona quantità (almeno 5, 3+2, porzioni al giorno di verdure e frutta) e con varietà, alternando quindi il tipo di vegetale consumato, rispettando sempre la stagionalità, rappresentano un’importante fonte di vitamine, sali minerali e altre molecole benefiche (fitocomposti). I legumi sono una buona fonte proteica e i cereali integrali contribuiscono all’apporto di fibra nella dieta, che regola in senso positivo il microbiota intestinale. La frutta secca e i semi oleosi sono veri e propri concentrati di micronutrienti e grassi salutari, mentre le erbe aromatiche e le spezie sono utili per arricchire la dieta di sapori naturali, vitamine e sali minerali. Consumando principalmente alimenti di origine vegetale è possibile ridurre il rischio di cancro ma anche di sovrappeso e obesità, strettamente correlati con la salute…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *