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Acqua, sai cosa bevi?

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Iacopo Bertini

In Italia esistono in commercio oltre 260 diverse acque minerali. Il consumo pro-capite supera i 170 litri all’anno, più di tutti gli altri paesi europei. Con il caldo, è bene aumentare la quantità di acqua che assumiamo giornalmente, ma non c’è bisogno di esagerare. Alla “scoperta” delle acque minerali da bere. E quella di casa è sicura?

In Europa siamo il paese che consuma più acqua minerale. Almeno un italiano su due preferisce acqua in bottiglia rispetto a quella che “sgorga” dal rubinetto di casa. Le acque distribuite dall’acquedotto comunale o quelle in bottiglia sono valutate, innanzi tutto, in base a elementi sensoriali che comprendono, come prima cosa, l’esame visivo: trasparenza, intensità del colore, presenza e qualità di eventuali bolle. Viene poi effettuato un esame olfattivo dell’acqua con cui si ricercano eventuali odori negativi, che possono anche pregiudicarne la stessa potabilità: oltre all’odore di cloro, usato per sanificare l’acqua distribuita nelle case, sono odori sfavorevoli anche quello di terra (stantio, muffa o simili) e di vegetale, dovuto ad alghe che potrebbero non essere visibili. C’è poi una valutazione gustativa, anche come retrogusto, per cui l’acqua può essere considerata dolce, acida, salata, amara, metallica o ferrosa e astringente. Ma sciogliamo subito il dilemma: le acque in bottiglia sono migliori dell’acqua “di casa”?

L’acqua “di casa”
L’acqua erogata dalla rete pubblica italiana gode, in generale, di buona salute, sia dal punto di vista microbiologico (batteri, muffe, ecc.) sia da quello chimico (metalli, pesticidi, ecc.). Tutto ciò è garantito dai controlli che vengono svolti sia dalle aziende erogatrici sia dalle aziende sanitarie locali. A favore dell’acqua di casa, oltre al costo irrisorio, c’è il fatto che non è necessario conservarla nelle bottiglie di materiale plastico: queste, se non tenute al riparo dalla luce solare e al fresco, possono rilasciare sostanze tossiche. Un altro fattore da considerare a favore dell’acqua di casa, nell’ottica di una necessaria attenzione all’ambiente, riguarda le bottiglie: ne utilizziamo, in Italia, ogni anno, più o meno 11 miliardi di plastica e 2 miliardi in vetro, e solo il 40% di quelle di plastica finisce nel circuito della raccolta differenziata. A sfavore dell’acqua di casa, c’è il fatto che per renderla potabile si rendono necessari alcuni trattamenti, minimi ma necessari, a base di composti del cloro. Per questo motivo, molti italiani, che non ne apprezzano il gusto, o perché in parte non “si fidano” della sua qualità e sicurezza (senza motivi che possano giustificare questa diffidenza, è bene dirlo), preferiscono una delle tante acque minerali in commercio. Veniamo quindi alle acque in bottiglia.

acqua, acqua minerale

Le acque minerali
Le acque minerali, in origine, vennero considerate come acque terapeutiche in quanto contengono, in eccesso o in difetto, alcuni sali minerali. Come sceglierle? Generalmente, vengono fatti due tipi di classificazioni: una di tipo quantitativo, che si basa sul contenuto totale di sali minerali (residuo fisso) ed un’altra, qualitativa, che si basa sulla presenza, più o meno marcata, di alcuni elementi specifici. Le etichette non sono semplici da comprendere, ma vediamo quali sono le caratteristiche principali da tenere in considerazione.

Residuo fisso
Lo trovate espresso in etichetta (a volte anche come r.f.): si riferisce alla quantità di sali minerali presenti in un litro d’acqua, espressi in milligrammi per litro (mg/L), che dà l’idea della “pesantezza” dell’acqua stessa. Questa quantità varia a seconda del territorio in cui un’acqua minerale sgorga, dal momento che un’acqua acquisisce specifiche caratteristiche di composizione, in particolare di sali, a seconda del terreno che attraversa nel corso del suo viaggio fino all’arrivo alla fonte. In base a questo valore, le acque possono essere identificate come:
• “Minimamente mineralizzate”, con un r.f. inferiore a 50 mg/L. Sono acque che non si trovano facilmente nella grande distribuzione.
• “Oligominerali” (r.f. fino a 500 mg/L). Sono tra le più facili da trovare.
• “Medio-minerali”, si caratterizzano per il sapore più spiccato, dovuto alla maggiore presenza di sali (tra 500 e 1500 mg/L).
• “Ricche di sali minerali” (oltre 1500 mg/L): questo tipo di acque originano, in genere, da falde acquifere che si trovano in terreni di origine vulcanica. Quest’ultimo tipo è spesso utilizzato a fini curativi e su consiglio medico, mentre le altre sono considerate ‘acque da tavola’.

Esiste un residuo fisso ottimale o consigliato?
Nonostante si legga spesso che è meglio bere acque con un residuo fisso basso, in realtà non esiste un valore di r.f. ideale oppure uno tendenzialmente migliore di un altro. In altre parole, il r.f. non è un valore negativo, essendo rappresentato da sali minerali, non da sostanze dannose. A seconda delle esigenze, e dei gusti, delle persone è possibile quindi scegliere l’acqua più adatta in base al tipo e alla quantità di sali minerali indicati sull’etichetta.

Classificazione qualitativa
Sulla base del tipo di sali presenti, le acque vengono distinte in base al tenore di un particolare elemento che deve essere presente almeno ad una certa concentrazione (vedi tabella). È sempre meglio scegliere un’acqua che abbia un residuo fisso adatto ai bisogni ed allo stato di salute del nostro organismo e quindi, se necessario, chiedere consiglio al proprio medico curante o al nutrizionista che ci segue. Si sente spesso dire che per contrastare la ritenzione idrica è bene scegliere un’acqua “leggera”, con un basso residuo fisso in modo tale da permettere un’eliminazione maggiore delle scorie interne all’organismo. E’ vero ma solo in parte: ciò che conta per “eliminare le tossine” è aumentare la diuresi e questo effetto è legato, fondamentalmente, alla quantità di fluidi ingeriti…