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Anziani e dieta, come preservare le funzioni cognitive

aliment set25

Iacopo Bertini

Quali sono i modelli alimentari che, secondo le evidenze, sembrano essere in grado di migliorare la sfera cognitiva e diminuire il rischio di demenza e declino cognitivo negli anziani?

Le malattie neurodegenerative (MN) rappresentano quell’insieme di malattie che colpiscono i neuroni del cervello e portano a una progressiva perdita di capacità cerebrali. Tra queste, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica, il disturbo dello spettro autistico e la malattia di Huntington sono tra le più studiate e temute, rappresentando un’importante causa di morbilità e mortalità importante a livello globale. Ogni cellula nervosa svolge una determinata funzione e, quando viene danneggiata, manifesterà una diversa e specifica condizione patologica. Ad esempio, quando a essere colpiti sono i motoneuroni spinali o corticali, la patologia che ne deriva è la sclerosi laterale amiotrofica; quando invece a essere colpite sono le cellule dopaminergiche (che comunicano utilizzando la dopamina come neurotrasmettitore), comparirà una condizione nota come morbo di Parkinson. Le MN possono essere di natura genetica (quindi trasmissibili) ma anche non essere riconducibili a un’alterazione del DNA (non trasmissibili).

Prevenzione e cura
Le conoscenze relative alla biologia delle MN sono cresciute esponenzialmente negli ultimi anni; tuttavia, non si conoscono ancora quali interventi siano in grado di agire sulle cause delle malattie. Le terapie, infatti, si limitano, al momento, alla gestione e ad alleviare la sintomatologia. Quindi, essendo i farmaci ancora limitati nella loro efficacia risolutiva, è importante effettuare una diagnosi precoce che consenta di sviluppare, per tempo, un percorso fondamentale nella gestione del malato e della malattia. I fattori di rischio spesso vanno cercati oltre la componente genetica e possono essere anche di tipo ambientale, quindi comprendere lo stile di vita e la dieta.

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L’alimentazione
Le MN sono caratterizzate da una lunga fase preclinica nella quale è possibile intervenire con l’alimentazione per rallentare la progressione della malattia. Diversi studi, pur non conclusivi, hanno dimostrato che un’alimentazione non troppo ricca di proteine, povera di grassi saturi e di colesterolo e ricca invece di fibre e frutta e verdura dall’azione antiossidante può rappresentare un fattore protettivo nei confronti delle MN. Molto importante è anche un buon apporto di grassi insaturi, contenuti ad esempio nell’olio d’oliva e nella frutta secca a guscio, che rappresentano un fattore neuroprotettivo capace di modulare o addirittura diminuire l’attività infiammatoria.
Alcuni stili di alimentazione, infatti, si sono dimostrati in grado di migliorare, seppur parzialmente, le funzioni cognitive e di rallentare i processi di neurodegenerazione tipici delle demenze. Per questo, un’alimentazione sana e bilanciata deve comprendere il necessario apporto di macronutrienti (grassi, proteine e carboidrati) e micronutrienti (vitamine e minerali) mentre deve limitare grassi in eccesso, zuccheri, sale e cibi ultraprocessati (Tosefsky et al., 2024; Pourmotabbed et al., 2025).

Quali diete?
Ci sono diverse diete che sembrano utili a tutelare la salute del cervello: la dieta mediterranea, la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension) e la dieta MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay). Tutte e tre questi modelli alimentari si caratterizzano per un elevato consumo di vegetali, specialmente quelli a foglia verde, noci, legumi, cereali integrali, pesce, pollame e olio extravergine di oliva. Prevedono invece quantità limitate di carni rosse, carni processate, burro e margarina, formaggi grassi, dolciumi e fritti.

Il ruolo dei polifenoli
In questo contesto, i polifenoli, composti naturali presenti in molti alimenti di origine vegetale, stanno emergendo come potenziali agenti terapeutici. I polifenoli hanno dimostrato proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, che possono modulare lo stress ossidativo e migliorare la salute del microbiota intestinale. Questi composti possono agire direttamente come neurotrasmettitori, attraversando la barriera emato-encefalica, o indirettamente, influenzando il sistema cerebrovascolare e modulando le vie di segnalazione intracellulare.

Meccanismi d’azione dei polifenoli
Una volta assunti attraverso la dieta, i polifenoli vengono trasformati dal microbiota intestinale in metaboliti attivi. Questi metaboliti svolgono diverse azioni (Chatterjee et al., 2024):
modulano la diversità microbica: le sostanze polifenoliche, infatti, agiscono come dei veri e propri prebiotici, promuovono cioè la crescita di batteri benefici e riducono quelli patogeni. Mantenere questo rapporto in equilibrio è perciò fondamentale per conservare il microbiota in salute;
influenzano il sistema neuroimmune: un microbiota equilibrato può contribuire a modulare l’infiammazione sistemica e locale, influenzando così positivamente il sistema neuroimmune e riducendo il rischio di MN;
attraversano la barriera emato-encefalica: alcuni metaboliti dei polifenoli possono attraversare la barriera emato-encefalica e agire direttamente sui neuroni, migliorando la funzionalità cerebrale e riducendo i danni ossidativi…