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Capsella bursa-pastoris

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Cristina Delunas

Ordine: Capparales

Famiglia: Brassicaceae

Etimologia: il nome del genere deriva dal latino capsa che indicava un contenitore usato per conservare rotoli di papiro, per estensione assume il significato di cofanetto che contiene oggetti preziosi o anche piccola borsa. L’epiteto specifico, bursa-pastoris, fa riferimento alla forma dei frutti che ricordano la bisaccia dei pastori. Il nome quindi significa cofanetto o borsa usata dai pastori.

Nome comune: Borsapastore comune, Borsa del pastore

Descrizione Botanica: pianta erbacea biennale con gemme poste al livello del terreno. Dai 10 ai 60 cm di altezza. Fusti eretti, esili, ramificati glabri o coperti di peli corti. La pianta, se schiacciata, emana un caratteristico odore solforato. Radice legnosa a fittone.

Foglie: basali riunite in rosette, picciolate, pennato-partite e irregolari. Progressivamente verso l’alto le foglie diventano intere, con lamina sagittata e amplessicaule.

Fiori: ermafroditi, riuniti in racemi terminali senza foglie. I singoli fiori sono molto piccoli e formati da 4 sepali di 1-2 mm, ovali, verdastri e spesso pubescenti. I petali sono 4, bianchi di 2-3 mm.

Frutto: caratteristica siliquetta cuoriforme di 2 o 4-6 mm di lunghezza con stilo persistente. La forma della siliqua, quasi sempre presente, è il carattere maggiormente distintivo per l’identificazione. Semi oblunghi di colore marrone.

Habitat: indigena dell’Europa e dell’Africa occidentale è divenuta cosmopolita diffondendosi ampiamente in tutto il mondo, vegeta da 0 a 2000 metri di altitudine. In Italia è abbondantissima ovunque. È una specie sinantropica che predilige ambienti alterati dall’uomo e su tutti i substrati. È caratteristica di orti, vigne, incolti urbani, strade e radure di boschi.

Fioritura: tutto l’anno, da gennaio a dicembre.

Proprietà: commestibile e officinale. Contiene tannini, flavonoidi, alcaloidi, acidi organici, saponine, olio essenziale solforato. Nella tradizione popolare veniva usata per le proprietà astringenti, emostatiche e nella regolazione del ciclo mestruale. Le proprietà officinali furono riconosciute nel XVI secolo dal grande naturalista senese Pietro Andrea Mattioli.

Curiosità: i semi inumiditi secernono un fluido viscoso, che contiene enzimi digestivi, capace di intrappolare insetti. È in fase di studio l’utilità che ne trae la specie da questa curiosa proprietà.