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Cosa mangiare e quanto muoversi per prevenire i tumori

Iacopo Bertini

Sono state pubblicate le nuove linee guida aggiornate dell’American Cancer Society in merito all’attività fisica da praticare e all’alimentazione da seguire per la prevenzione dei tumori. Nel documento viene sottolineata l’importanza dell’esercizio fisico così come la necessità di ridurre il consumo di carni rosse e conservate, bevande gassate, cibi lavorati e alcol.

Fin dal 1980, negli Stati Uniti, le principali organizzazioni che si occupano di salute pubblica emanano linee guida e raccomandazioni sullo stile di vita da seguire per la prevenzione dei tumori. Queste indicazioni sono il risultato della revisione sistematica di tutta la letteratura scientifica disponibile al momento e vengono pubblicate per fornire una base per lo sviluppo di politiche sanitarie, per indirizzare la comunicazione scientifica alla popolazione e, in definitiva, cercare di influenzare comportamenti positivi nello stile di vita delle persone.
Recentemente, sono uscite le nuove raccomandazioni dell’American Cancer Society (ACS) (Rock et al., 2020), che aggiornano quelle precedenti pubblicate nel 2012: si basano in gran parte su precedenti revisioni sistematiche condotte dagli U.S. Departments of Agriculture and Health and Human Services, l’International Agency on Cancer Research (IARC) e il World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research (WCRF/AICR); le raccomandazioni fornite sono anche concordi con quelle che altre associazioni scientifiche danno per la prevenzione delle malattie cardiovascolari (American Heart Association) e del diabete (American Diabetes Association).

RACCOMANDAZIONI DELL’ACS
Peso corporeo
Nel documento dell’ACS si sottolinea l’importanza di mantenere un peso nei limiti della normalità e di evitare anche l’aumento che spesso si verifica in età adulta. Fin dagli inizi di questo secolo un numero consistente di studi ha messo in relazione il sovrappeso con diversi tipi di tumori al seno (in postmenopausa), endometrio, rene, esofago, colon, retto e, più recentemente, stomaco, fegato, cistifellea, pancreas, ovaio e tiroide come pure mieloma multiplo e meningioma. Per alcuni tipi di cancro, la percentuale di casi attribuibili direttamente all’eccesso di grasso corporeo è molto elevata: circa il 60% per il tumore all’utero e oltre il 30% per cistifellea, fegato e pelvi renale.
I fattori di rischio. Gli errori dietetici più importanti che provocano un aumento di peso e, in particolare, del grasso corporeo sono tutte le bevande zuccherate, i cibi tipo “fast food” e, in generale, una dieta di tipo occidentale, ricca di zuccheri aggiunti, alimenti animali e grassi, mentre uno stile alimentare di tipo “mediterraneo” (ricco di fibre) può ridurre il rischio. L’attività fisica di tipo aerobico, anche il “semplice” camminare, è in grado di ridurre il rischio di sovrappeso negli anni al contrario delle abitudini di vita sedentarie e del numero eccessivo di ore trascorse davanti a uno schermo, che hanno effetti negativi.
Perdita di peso. Diverso è il discorso per ciò che riguarda la perdita di peso. Ci sono alcune evidenze di tipo epidemiologico o ottenute con studi di chirurgia bariatrica per cui la perdita di peso sembra ridurre il rischio di alcuni tipi di tumore; nel 2016, però, un gruppo di esperti dello IARC ha concluso che, al momento, non c’è un numero tale di studi per cui si possano fare affermazioni “definitive”. A ogni modo, le persone in sovrappeso dovrebbero essere comunque incentivate a perdere peso per i benefici che si hanno nella prevenzione delle patologie cardiovascolari e del diabete, condizioni patologiche che, a loro volta, possono essere legate all’insorgenza di diversi tipi di tumore.
Meccanismi coinvolti. L’adiposità in eccesso può contribuire a creare un “ambiente” che favorisce la formazione di tumori per l’attivazione di vie metaboliche, potenzialmente pericolose, legate allo stato infiammatorio, allo stress ossidativo, alla proliferazione cellulare e all’angiogenesi, all’inibizione dell’apoptosi e alle metastasi. Un numero crescente di studi sta mettendo in evidenza come questa disregolazione metabolica sia legata più che altro all’obesità cosiddetta “centrale”, quella “a mela”, androide, tipica degli uomini che si localizza prevalentemente a livello dell’addome. Un ruolo altrettanto importante, che si sta studiando negli ultimi tempi, è quello giocato dal microbiota intestinale (cioè i batteri intestinali), che, metabolizzando e trasformando i nutrienti ingeriti con l’alimentazione, producono sostanze (metaboliti secondari) che possono avere riflessi positivi o negativi sul nostro organismo.

Attività fisica
Per riuscire a raggiungere il primo obiettivo, ovvero non ingrassare, è fondamentale svolgere regolarmente attività fisica (AF). I benefici dell’AF però vanno oltre il mantenimento del peso corporeo, migliorando la circolazione sanguigna, l’attività cardiaca e polmonare, la motilità intestinale e aiutando a prevenire alcune patologie croniche che a loro volta possono aumentare il rischio di tumore.
Adulti. Per gli adulti, l’ACS consiglia di svolgere da 150 a 300 minuti di AF a intensità moderata a settimana oppure da 75 a 150 minuti a intensità elevata (vigorosa), o anche una combinazione equivalente delle due modalità. Nel documento si consiglia, come obiettivo ottimale, di raggiungere o superare il limite superiore di 300 minuti. Le precedenti linee guida consigliavano fino a 150 minuti di AF moderata o fino a 75 minuti di AF intensa a settimana: questo aumento consistente del livello di AF suggerito, rispetto alle precedenti linee guida, è dovuto alle crescenti evidenze della sua influenza positiva sull’organismo umano.
Bambini e adolescenti. Per questa categoria di persone viene raccomandata almeno un’ora al giorno di attività moderata/vigorosa.
Quale e quanta attività fisica. Per tutti vale la raccomandazione di limitare, per quanto possibile, comportamenti sedentari (stare seduti, sdraiati, guardare la televisione o altre forme di intrattenimento basate sulla visione davanti a uno schermo). Ma quale attività conviene fare? Purtroppo, non è semplice dare indicazioni specifiche su quale AF fare per ridurre il rischio di insorgenza di un tumore: questo per le difficoltà legate alla metodologia degli studi e all’ampia varietà di AF che è possibile svolgere (diversi tipi di sport, attività lavorative più o meno pesanti, attività domestiche, ecc.) e, di conseguenza, classificare e standardizzare nei protocolli di studio. Quel che si può dire, al momento, è che sembra necessario un maggior impegno fisico per ridurre il rischio di insorgenza di un tumore rispetto all’AF necessaria per ridurre il rischio cardiovascolare o di diabete di tipo II. Gli studi sembrano indicare come i benefici in termini di prevenzione dei tumori aumentino, in maniera proporzionale (lineare), con il crescere del tempo settimanale dedicato ad attività fisiche di tipo moderato/vigoroso.
Quali tumori è possibile prevenire. Le evidenze scientifiche sono più consistenti e coerenti riguardo l’effetto protettivo dell’attività fisica nei confronti del tumore al colon. Per altri tipi di tumore, invece, ci sono documenti importanti (WCRF/AICR e Physical Activity Guidelines Advisory Committee) che arrivano a conclusioni leggermente discordanti sul beneficio che l’AF ha sui diversi tipi di tumore, ma sostanzialmente c’è un consenso crescente sull’utilità dell’AF nella prevenzione tumorale rispetto a quanto si pensasse alcuni anni fa.
I meccanismi coinvolti. L’AF influenza e regola positivamente diverse funzioni sistemiche e fisiologiche, che, come effetto conseguente, possono diminuire il rischio tumorale: in particolare, si pensa a effetti molteplici dell’AF sul metabolismo del glucosio e dell’insulina, la funzione immunitaria e ormonale, lo stato infiammatorio e lo stress ossidativo e diversi altri effetti a livello cellulare.

Dieta e alimenti
Nutrienti vs pattern alimentari. Uno dei principali cambiamenti, negli anni, nelle linee guida sulla prevenzione del cancro è stato quello di modificare l’approccio di studio, fondamentalmente riduzionista, incentrato cioè sul ruolo e l’importanza dei singoli nutrienti (es. vitamine, minerali, ecc.), ad uno più olistico, che prende in considerazione cioè lo stile alimentare (pattern) nel suo complesso. Le persone, in altre parole, mangiano cibi altamente diversificati in termini di composizione e sostanze contenute: queste ultime si influenzano tra loro e interagiscono con l’organismo umano in maniera estremamente complessa, ed è questo che realmente bisogna prendere in considerazione…

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