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Dieta e diabete. Le regole da seguire e i luoghi comuni da sfatare

Iacopo Bertini, Maria Rosaria D’Isanto

Mangiare di tutto ma gestendo le quantità. Questo semplice messaggio sintetizza le regole da seguire per fronteggiare il diabete, una patologia che in Italia colpisce il 5% della popolazione. E’ necessaria una modifica delle abitudini alimentari, che va mantenuta per tutta la vita e non deve essere considerata una privazione, ma un semplice cambiamento. E l’esercizio fisico deve essere una pratica da attuare quotidianamente.

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Cosa è il diabete
È un’alterazione del metabolismo, che consegue ad un calo di attività dell’insulina. Il diabete può essere la conseguenza di una ridotta produzione, nell’organismo, dell’insulina, oppure a una sua azione ridotta; o, ancora, a una combinazione di queste due situazioni, che porta ad un’elevata la concentrazione di glucosio nel sangue.

I diabetici in Italia
In Italia il diabete colpisce il 5% della popolazione, quindi circa 3 milioni di persone che nel 2030 saranno, in base alle stime, oltre 5 milioni; le donne si caratterizzano per una maggiore propensione ad andare incontro a questa patologia. Circa il 90% dei malati sono affetti da diabete di tipo 2, mentre solo una minoranza di questi sono affetti da diabete di tipo 1.

Cosa cambia tra diabete di tipo 1 e di tipo 2?
Il diabete di tipo I, una volta noto anche come diabete insulino-dipendente, è causato dalla mancanza completa di produzione di insulina data dalla distruzione delle cellule β pancreatiche che la producono. Questa forma di diabete insorge molto presto, spesso già fin dall’infanzia, richiede iniezioni quotidiane di insulina e la dieta può “semplicemente” aiutare a regolare la quantità di ormone da utilizzare;
il diabete di tipo II, anche chiamato diabete non insulino-dipendente: si caratterizza per una ridotta risposta dei tessuti all’insulina, nonostante le cellule β mantengono una propria funzionalità. Questo tipo di diabete è spesso multifattoriale, con cause sia di tipo ereditario sia comportamentale legate allo stile di vita; insorge di solito in età avanzata, e dunque, a differenza del tipo 1, di solito non si manifesta durante l’infanzia. In una fase iniziale può essere controllato anche solo con alimentazione, attività fisica ma se ciò non è sufficiente dovrà essere integrata da una terapia farmacologica indicata dal diabetologo.
Esiste poi una particolare condizione di iperglicemia gravidica, più noto come diabete gestazionale, un disturbo che colpisce soltanto le donne durante la gravidanza e che comporta un aumento del rischio di importanti complicanze gravidiche sia per la donna (rischio di diabete e malattie cardiovascolari a lungo termine) che per il nascituro (aumentata frequenza di parto cesareo, macrosomia ecc.). Il diabete gestazionale si verifica nel 5 per cento circa delle gravidanze; si rileva raramente nelle donne sotto i 25 anni, fino a colpire il 20% delle gravidanze oltre i 35 anni. Si riscontra frequentemente anche nelle donne obese.

Su quali basi nasce una dieta per diabetici?
È necessario sottolineare come l’alimentazione ideale per un paziente che soffra di diabete non è così restrittiva quanto normalmente si creda, e neppure complicata, una volta che si siano appresi i principi fisiologici su cui è basata. Le indicazioni dietetiche che daremo si riferiscono, prevalentemente, al diabete di tipo 2, pur essendo valide, in linea di massima, anche per il diabete di tipo 1: in quest’ultimo caso, la dieta dovrebbe infatti concentrarsi al massimo livello sui carboidrati semplici, e poi fornire con attenzione e adeguatezza anche carboidrati complessi.
La dieta per i diabetici di tipo 2, invece, andrà valutata ai fini della riduzione del peso, dato che tali soggetti si presentano spesso (anche se non sempre) in sovrappeso. Nella maggior parte dei casi, è sufficiente un calo di peso del 5-10% per migliorare il controllo della glicemia. La dieta per un diabetico si prefigge il risultato principale di evitare o minimizzare le fluttuazioni della glicemia, fornendo comunque al paziente un apporto di energia e nutrienti sufficiente e personalizzato; dovrà inoltre venire incontro ai gusti e alle necessità della persona, altrimenti rischia di non essere seguita correttamente. In sintesi, quindi, nel definire il tipo e la quantità di alimenti consumati, si dovrà tener conto del:
• controllo della glicemia,
• mantenimento di un peso corporeo nella norma,
• la prevenzione e il controllo di altri fattori di rischio riscontrati.

I luoghi comuni da sfatare
Contrariamente a quanto generalmente si crede, la base per un’alimentazione equilibrata nei diabetici è anche costituita da cibi con carboidrati e ricchi di fibra come frutta e verdura. Oggi il diabete non è più considerato, come fino a pochi anni fa, una specie di allergia allo zucchero: i carboidrati non solo sono ammessi, ma consigliati, perché necessari all’organismo. Volendo sintetizzare con un messaggio semplice e conciso, potremmo dire che “si può mangiare di tutto, ma bisogna gestire le quantità”. In pratica, per fronteggiare questa patologia, è necessario cambiare alcune abitudini alimentari, per tutta la vita, facendo sì che siano vissute, dal paziente, non come una privazione ma come un cambiamento, meglio se graduale. In questa prospettiva, anche la messa al bando di alcuni alimenti, particolarmente graditi al paziente per ragioni familiari, culturali ecc., potrebbe essere controproducente (pensiamo solo agli aspetti psicologico-comportamentali legati alle scelte alimentari) e, sul medio-lungo periodo, portare all’abbandono della dieta con conseguenze ben peggiori: possiamo dire quindi che eliminare totalmente alcuni alimenti può essere più pericoloso che concederseli in modo ragionato…

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