Iacopo Bertini
Esistono delle diete specifiche, o degli alimenti particolari, che possono ridurre la comparsa o aiutare la donna nei più comuni disturbi e patologie che riguardano la sfera ginecologica?
In tutto il mondo, le donne sono colpite da diverse patologie che riguardano la sfera ginecologica: in genere sono di tipo benigno, tra queste, le più comuni sono l’utero fibromatoso, l’endometriosi e la sindrome dell’ovaio policistico. Questi problemi possono causare tutta una serie di disturbi altamente invalidanti, o comunque limitanti il benessere della donna: mestruazioni abbondanti, forte dolore pelvico, anovulazione cronica, iperandrogenismo e infertilità. Nonostante tutte queste malattie abbiano un’origine diversa, sono però accomunate dal fatto che non ci sia un trattamento curativo che possa preservare la funzionalità degli organi interessati. Infatti, la maggior parte delle terapie farmacologiche hanno un effetto solo temporaneo, presentano effetti collaterali, possono interferire con la gravidanza, e soprattutto, una volta che si interrompono, la malattia può ripresentarsi. Tutto questo chiaramente spinge la ricerca a cercare di capire gli esatti meccanismi fisiopatogenetici che stanno alla base dello sviluppo di questi disturbi e ad individuarne i potenziali fattori di rischio scatenanti in modo da poter mettere in atto le misure di prevenzione che possano ridurre le conseguenze sulla salute della donna.
In quest’ottica, anche il tipo di dieta e alcuni nutrienti specifici sono stati studiati e valutati. Vediamo cosa ci dice la ricerca.
Fibromi uterini (o leiomiomi)
I leiomiomi dell’utero sono una delle anomalie patologiche tumorali più comuni del tratto genitale femminile, noti anche più semplicemente con il nome di fibromi uterini (FU), a causa della loro composizione di carattere fibroso ed all’elevato contenuto di collagene. La loro presenza in genere aumenta con l’età, e si manifestano nelle donne di età superiore ai 30 anni con una frequenza che può variare dal 20% al 50%, o anche più. I FU sono la causa più comune dell’isterectomia, oltre a dare una varietà di problemi ginecologici (menorragia, pressione pelvica o dolore, problemi riproduttivi), il più importante dei quali sono la presenza di massa pelvica asintomatica o il sanguinamento vaginale anormale. Si ritiene che gli ormoni steroidi sessuali (estrogeni e progesterone) siano coinvolti nella patofisiologia dei FU, mentre tra i più accreditati fattori di rischio ricordiamo una storia familiare positiva, la nulliparità (non avere figli) e l’obesità (secondo alcune stime il rischio di sviluppare un fibroma uterino aumenta di circa il 20% ogni 10 kg di aumento di peso); le donne di colore, poi, hanno un rischio tre volte maggiore rispetto alle donne bianche.
Diversi studi hanno messo in evidenza un effetto protettivo del consumo di frutta, e in generale di alimenti vegetali, soprattutto arance, mele, cavoli, broccoli e pomodori. In uno studio (Wise et al., 2011) le donne che consumavano almeno 4 porzioni al giorno di frutta e verdure avevano un rischio significativamente ridotto rispetto a chi ne consumava solamente una porzione.
Secondo le ipotesi più accreditate, i composti fitochimici presenti negli alimenti vegetali potrebbero svolgere il loro ruolo protettivo sul processo fibromatoso sia inibendone la proliferazione cellulare e l’infiammazione sia inattivando le vie che regolano il metabolismo dei fattori di crescita e degli ormoni.
Tra i singoli nutrienti più studiati, invece, bassi livelli di vitamina A (ma non di carotenoidi) e soprattutto di vitamina D sembrano favorire una comparsa più frequente di FU.

Grassi dietetici, carne, pesce, latte e formaggi
Gli studi epidemiologici, sia quelli di tipo prospettico che trasversali, hanno dato risultati abbastanza discordanti e non definitivi sulla possibile relazione tra specifici grassi di origine alimentare e insorgenza di FU. Resta il fatto che le statine, utilizzate per ridurre i livelli di colesterolo e grassi nel sangue, potrebbero avere un effetto protettivo per questo tipo di patologia, lasciando quindi supporre che ci sia una stretta relazione tra FU, tipo di grassi assunti e metabolismo.
Anche il consumo di alimenti di origine animale (carne, pesce, prodotti ittici) ha portato, nei diversi studi, a risultati abbastanza discordanti per cui, al momento, non è possibile dare risposte certe su quale sia il consumo ottimale di questi alimenti/nutrienti o perlomeno quello per cui sia possibile ridurre il rischio di FU.
Alcool e caffè
Anche gli studi che hanno valutato il possibile ruolo negativo delle bevande alcoliche e del caffè hanno dato risultati abbastanza discordanti per cui al momento non è possibile dare delle indicazioni di consumo definite.
Endometriosi
Con il termine “endometriosi” si intende la presenza di endometrio, mucosa che normalmente riveste esclusivamente la cavità uterina, all’esterno dell’utero: questa patologia può interessare la donna già alla prima mestruazione (menarca), con un picco di prevalenza tra i 25 e i 35 anni, e accompagnarla anche fino alla menopausa. E’ possibile, seppur raramente, che nelle donne che stiano assumendo trattamenti ormonali sostitutivi possa verificarsi anche in postmenopausa. Si stima che in Italia siano affette da endometriosi circa il 10-15% delle donne in età riproduttiva; la patologia interessa circa il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficoltà a concepire. Una delle ipotesi più accreditate (anche se non l’unica) per il verificarsi di questa situazione è il passaggio, causato dalle contrazioni uterine che avvengono durante la mestruazione, di frammenti di endometrio dall’utero nelle tube e da queste in addome, con impianto sul peritoneo e sulla superficie degli organi pelvici. Inoltre l’endometriosi si sviluppa anche perché trova un sistema immunologico che ne permette l’impianto, creando successivamente uno stato infiammatorio cronico, caratteristico dell’endometriosi, che ne spiega la sintomatologia caratterizzata dal dolore più o meno persistente e anche dall’infertilità. Tra i fattori di rischio, bisogna ricordare che le donne che hanno la madre o una sorella affette da endometriosi hanno un rischio di svilupparla sette volte maggiore.
Vediamo in dettaglio i possibili legami con l’alimentazione e i nutrienti.
Vitamine antiossidanti e polifenoli
Dal momento che lo stress ossidativo e uno stato infiammatorio cronico si ritengono importanti come fattori degenerativi e predisponenti il DC, sono state condotte molte ricerche sugli effetti delle vitamine e molecole con più “spiccata” attività antiossidante (C, E, A e carotenoidi) (Ozawa et al., 2021). Ipotizzando la stessa azione anti-stress, sono state utilizzate anche diverse molecole polifenoliche, assunte sia come estratti/integratori (resveratrolo, catechine, antociani ecc.) sia come alimenti (cacao, tè, mirtilli, olio d’oliva, frutta secca oleosa ecc.), ma con risultati contrastanti (Ammar et al., 2020; Lamport et al., 2012, Ozawa et al., 2021). Si ritiene comunque che queste molecole, soprattutto se assunte con la dieta, quindi in maniera sinergica, possano rallentare il DC e in generale i disordini neurologici, regolando in senso positivo la perfusione cerebrale e la neuroinfiammazione, prevenendo quindi sia le perdite di memoria sia le capacità cognitive e di linguaggio…