Iacopo Bertini
In commercio sono presenti diversi integratori e nutraceutici che hanno un effetto positivo nel regolare il quadro lipidico. Quali sono e chi può utilizzarli?
Le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo e, tra queste, quelle che hanno come fattore scatenante la formazione di ateromi (aterosclerosi) sono la principale causa di morte prematura. Esistono alcuni fattori di rischio che non sono modificabili (la familiarità e il sesso maschile), mentre altri sono legati allo stile di vita e sono modificabili (ipertensione, colesterolemia elevata, abitudine al fumo di sigaretta, sovrappeso o obesità, inattività fisica): tra questi, per lo sviluppo della patologia aterosclerotica, livelli elevati del colesterolo legato alle proteine a bassa densità (LDL-C, colesterolo LDL) è sicuramente uno dei più importanti.
L’aterosclerosi è una malattia degenerativa che colpisce i vasi di grosso calibro, come le coronarie, le carotidi, le arterie femorali e l’aorta. E’ causata, fondamentalmente, dal deposito di grassi sulle loro pareti, che vanno poi incontro a una lunga serie di processi degenerativi con successiva riduzione della naturale elasticità vasale, diventando così più suscettibili alla rottura. Le conseguenze possono essere estremamente gravi e, a volte, letali. E’ anche possibile che un frammento si stacchi da queste placche e vada ad occludere un vaso di dimensioni minori. In generale, quando la placca aterosclerotica raggiunge dimensioni significative determina un restringimento che priva gli organi a valle di un’adeguata irrorazione sanguigna. Tutto ciò porta ad una sofferenza dell’intero sistema cardiovascolare, con aumento del rischio di subire seri eventi cardiovascolari (infarto, ictus, insufficienza renale, problemi agli arti inferiori). Attualmente l’aterosclerosi rappresenta la prima causa di morte nei Paesi industrializzati.
Prevenzione primaria e secondaria
Quando si parla della necessità di ridurre i livelli di colesterolo LDL (quello “cattivo”), e in generale di migliorare il quadro lipidico, ben chiara deve essere la distinzione tra “prevenzione primaria” (chi non ha avuto precedenti patologie cardio-vascolari) e “prevenzione secondaria” (chi invece è già stato colpito da un evento cardiovascolare). Nel primo caso, per una persona in buono stato di salute e che non abbia un rischio elevato di incorrere in un evento cardiovascolare, l’indicazione riportata nelle linee guida europee è quella di mantenere, in generale, l’LDL tra 100 e 115 mg/dL. I valori però sono diversi, anche di parecchio, in base al rischio cardiovascolare individuale, che può essere definito seguendo delle tabelle in cui si considerano alcuni fattori predittivi come l’età, l’abitudine al fumo di sigaretta, i valori di pressione sanguigna, la colesterolemia totale e un’eventuale diagnosi di diabete. L’arma più potente che ha ognuno di noi, per un’effettiva prevenzione primaria cardiovascolare, è sicuramente quella di modificare uno stile di vita che sia, eventualmente, non ottimale.
Trattamento delle dislipidemie
Stile di vita
In base alla severità della dislipidemia e al rischio cardiovascolare individuale, il trattamento prevede, in tutti i casi, modifiche dietetiche, più o meno accentuate, e aumento dell’attività fisica, oltre chiaramente alla riduzione/abolizione dell’abitudine al fumo. In generale, in prima battuta, viene raccomandata una sana ed equilibrata dieta mediterranea, ricca di alimenti di origine vegetale (cereali, legumi, frutta, verdura, frutta secca oleosa e semi) senza necessità di escludere quelli di origine animale, ma limitandoli per frequenza e quantità di consumo, ad eccezione del pesce e dei prodotti ittici, di cui si raccomanda il consumo di 2-3 porzioni a settimana. Nello specifico, poi, si raccomanda: 1) una perdita di peso (nel caso ce ne sia bisogno) di circa il 5-10% rispetto al peso iniziale (es. 4-8 kg per una persona che pesi 80 kg), utile anche a migliorare la resistenza insulinica, eventualmente presente, 2) lo svolgimento di una regolare attività fisica (almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata o pesante: camminate veloci, passeggiate in bicicletta, acquagym, danza, nuoto ecc.), 3) riduzione/abolizione del consumo di alcool e zuccheri semplici (dolci, merendine, caramelle, ecc.), riduzione dell’apporto di grassi saturi (meno del 7% delle calorie complessive introdotte giornalmente), aumento del consumo di cereali integrali (pane, pasta, ecc.).
Utilizzo di integratori
Oltre alle modifiche dello stile di vita, verrà presa in considerazione una terapia con statine e/o altri farmaci. Esiste poi una ampia gamma di sostanze di origine “naturale” per il controllo dei livelli di colesterolo, trigliceridi e di altri aspetti legati al metabolismo dei lipidi, che vengono impiegate nella formulazione degli integratori. Si tratta di prodotti che, per legge, possono essere assunti in assenza di prescrizione/indicazione medica e che per questo motivo il paziente spesso sceglie ed utilizza in modo del tutto autonomo, non necessariamente corretto e/o senza conoscerne i potenziali effetti collaterali: il loro utilizzo, negli ultimi anni, è aumentato con regolarità.
In questo articolo, quindi, tratteremo l’effetto di alcune delle sostanze più comunemente reperibili (in farmacie, erboristerie, parafarmacie, ma anche al supermercato), che siano dotate di un’azione di regolazione del metabolismo lipidico. Saranno trattati invece in maniera molto sintetica gli aspetti farmacologici di questi principi attivi, in quanto questo aspetto esula dagli obiettivi di questo articolo.
In linea generale, basandoci sul loro meccanismo d’azione, possiamo suddividere le diverse sostanze in:
1) inibitori dell’assorbimento intestinale di colesterolo;
2) inibitori della sintesi epatica di colesterolo;
3) sostanze che favoriscono l’eliminazione del colesterolo LDL.
Inibitori dell’assorbimento intestinale di colesterolo
Fitosteroli o steroli vegetali
I fitosteroli, o steroli vegetali, sono caratterizzati da una struttura chimica molto simile a quella del colesterolo, da cui differiscono solamente per la catena laterale legata all’anello ciclopentanico. Sono presenti, in quantità variabili, in tutti gli alimenti di origine vegetale, e praticamente assenti in quelli di origine animale. Altre sostanze contenute negli alimenti vegetali, che svolgono azione simile a quella degli steroli, e per questo “assimilati” nella stessa categoria, sono gli stanoli. I fitosteroli assunti con gli alimenti inibiscono l’assorbimento del colesterolo intestinale, sostituendosi al colesterolo stesso nella formazione delle micelle miste, che vengono poi assunte nelle cellule a livello intestinale.
Perché si osservi un significativo effetto ipocolesterolemizzante è necessario che vengano assunte quantità di fitosteroli dell’ordine di almeno 1,5 g/die, anche se le dosi assunte con una comune dieta, dell’ordine di alcune centinaia di milligrammi (circa o meno di 0.5 g/die), possono comunque contribuire, in misura limitata, a modulare favorevolmente la colesterolemia. Alle dosi presenti negli alimenti funzionali (yogurt e altri prodotti) disponibili in Italia (1,5-2,0 g/die) i fitosteroli riducono la colesterolemia LDL del 9-10% circa mentre la colesterolemia HDL (colesterolo “buono”) non viene modificata e la trigliceridemia può essere lievemente migliorata ma solamente se i valori di partenza nel plasma sono elevati.
Per ottimizzarne l’efficacia, gli alimenti o gli integratori contenenti fitosteroli dovrebbero essere consumati durante uno dei pasti principali, quando viene assunta la maggior parte del colesterolo di origine alimentare. L’assunzione regolare di fitosteroli nel tempo può indurre una riduzione dell’assorbimento di alcuni carotenoidi e di alcune vitamine liposolubili assunte con gli alimenti. La presenza nella dieta di questi composti va quindi aumentata in via precauzionale, aumentando il consumo di vegetali colorati.
Beta-glucani e fibre alimentari
L’apporto di fibra alimentare, con i cibi o con gli integratori, ha una certa efficacia nel controllo della colesterolemia LDL. Il meccanismo d’azione ipocolesterolemizzante della fibra non è ben chiaro, ma si pensa che sia legato fondamentalmente a un effetto sull’assorbimento o sull’escrezione fecale del colesterolo, o degli acidi biliari, oppure anche degli altri grassi alimentari. Questi effetti sembrano più evidenti per un tipo di fibra, cosiddetta “solubile”, che tende ad assorbire acqua nell’intestino trasformandosi in un gel che “lega” il colesterolo e i grassi alimentari. Particolarmente studiati sono i β-glucani, presenti in piccole quantità in diversi cereali e in alcuni funghi, e in quantità maggiori nell’orzo e nell’avena, che è possibile trovare disponibili sotto forma di integratore o come ingredienti di alimenti fortificati. La quantità di consumo della fibra, considerata efficace per modulare i livelli di colesterolo è di almeno 3 g al giorno: con questo dosaggio giornaliero i livelli di colesterolo si riducono di circa il 5-6%, senza modificare in maniera sostanziale le altre frazioni lipidiche.
In generale, l’entità dell’effetto di riduzione dei livelli di colesterolemia dipende molto, secondo i diversi studi, da diversi fattori: dosaggio, modalità di assunzione, tipo di soggetti presi in considerazione, livelli lipidici iniziali di partenza (alti, medi o bassi). Complessivamente, comunque, gli effetti misurati con l’integrazione di altre fibre molto usate (chitosano, pectine, glucomannano e la fibra di psillio) sono in genere simili a quelli ottenibili con i β-glucani. I β-glucani, a dosaggi più elevati, sembrano anche in grado di influenzare favorevolmente la glicemia e di svolgere un effetto di tipo prebiotico, migliorando selettivamente la presenza di alcuni ceppi batterici nel microbiota intestinale…