Iacopo Bertini
Una donna su dieci soffre di endometriosi. È possibile prevenirne l’insorgenza o ridurre i disturbi durante il trattamento con una dieta specifica o l’assunzione di specifici integratori? e consumiamo tutti i giorni.
L’endometriosi (EM) è una patologia cronica, di natura infiammatoria, che si caratterizza per la presenza di tessuto endometriale (che normalmente riveste solo la cavità uterina e che ogni mese si sfalda e viene rinnovato con le mestruazioni) in sedi non usuali, al di fuori dell’utero. Questo tessuto, localizzato in siti extra-uterini, tende anch’esso, esattamente come l’endometrio, ad andare incontro a sanguinamenti mestruali ciclici, all’interno della pelvi, infiammandola. Il sintomo principale è il dolore pelvico che si manifesta principalmente durante la mestruazione, l’ovulazione e i rapporti sessuali. I sintomi causano un profondo malessere alle pazienti e, in genere, sono rappresentati da forti dolori pelvici, infertilità, disfunzioni degli organi della cavità pelvica e problemi psichici secondari. La frequenza con cui si manifesta nelle donne occidentali in età riproduttiva è di circa il 5-10%. In Italia, si stima che le donne con EM siano circa 3 milioni.
Le cause
Recentemente, un gruppo di esperti ha passato in rassegna le principali teorie sulle cause che provocano l’EM (Lamceva et al., 2023). Le spiegazioni patogenetiche sono diverse: mestruazione retrograda, metastasi benigne, disregolazione immunitaria, metaplasia celomica, squilibrio ormonale, coinvolgimento delle cellule staminali e alterazioni della regolazione epigenetica. Al momento, però, la vera causa dell’EM rimane poco conosciuta anche se – come è evidente – identificare l’esatto meccanismo dell’origine e della progressione di questa malattia sarebbe importante per definire il trattamento più appropriato.
Fattori di rischio
Esistono diversi fattori di rischio per l’insorgenza di endometriosi:
- assenza di gravidanze: le donne che non sono mai rimaste incinte sono più a rischio delle donne che sono rimaste incinte almeno una volta nella vita;
- menarca in età precoce;
- menopausa in età molto avanzata;
- cicli mestruali brevi (per esempio, durata inferiore ai 27 giorni);
- alti livelli di estrogeni nel corpo, che possono essere prodotti in eccesso dal corpo oppure da esposizione “ambientale” agli estrogeni che si somma alla quantità di estrogeni prodotti normalmente dal corpo;
- consumo elevato di alcol;
- storia familiare di endometriosi; le donne che hanno la madre o una sorella affette da endometriosi hanno un rischio di svilupparla sette volte maggiore.
- condizione medica che impedisca il normale passaggio del flusso mestruale al di fuori del corpo;
- anomalie uterine.

Sintomi
Le donne che soffrono di endometriosi riferiscono dolore mestruale, dolore durante i rapporti sessuali, dolore alla minzione e alla defecazione, a volte accompagnato dalla comparsa di sangue nelle urine o nelle feci. Il dolore può essere cronico e persistente, ma generalmente i sintomi si aggravano durante il periodo mestruale. Alcune donne lamentano astenia e lieve ipertermia, che può accentuarsi in periodo mestruale, e fenomeni depressivi.
L’endometriosi può essere causa d’infertilità (nel 30-40% dei casi) e avere anche un impatto notevole sulla qualità della vita. Da un punto di vista clinico, è importante riconoscere, prima possibile, i sintomi e fare una diagnosi adeguata in modo da contenere i danni ed i pericoli per la salute che questa malattia comporta.
Le possibilità di trattamento per l’endometriosi sono limitate. Oltre alla terapia ormonale con progestinici o estroprogestinici a basso dosaggio, integratori per ridurre il dolore pelvico, ed eventualmente la terapia chirurgica, può essere d’aiuto, per ridurre i sintomi, seguire determinati regimi alimentari antinfiammatori e avere un sano stile di vita.
Il ruolo della dieta
Dare indicazioni precise e definitive sulla relazione tra tipo di alimenti o nutrienti assunti e il rischio di insorgenza di endometriosi, così come sull’efficacia di specifici interventi dietetici per ridurre i sintomi dell’endometriosi, è ancora prematuro (Nirgianakis et al., 2022). Tuttavia, una serie di studi e di osservazioni sperimentali hanno messo in risalto il ruolo positivo che potrebbe avere l’alimentazione, in particolare la modulazione positiva della dieta sull’attività estrogenica e sui processi infiammatori, ambedue fattori che caratterizzano questa patologia e che si cerca di affrontare anche con i trattamenti farmacologici.
Grassi e fibre alimentari
Proprio perché gli estrogeni sono dei fattori chiave nella patogenesi dell’endometriosi, si sta studiando la possibilità, tramite la dieta, di modularne l’attività. Ridurre complessivamente l’assunzione di grassi dietetici, in particolare di quelli saturi (palmitico) e di tipo trans, derivanti soprattutto da carni rosse e lavorate, ed aumentare l’apporto di fibre, potrebbe ridurre la concentrazione degli estrogeni circolanti del 10-25% (Bagga et al., 1995; Marcinkowska & Górnicka, 2023). Secondo alcuni studi il consumo di carne rossa si associa a livelli più elevati di estradiolo ed estrone, quindi a maggiori concentrazioni di steroidi, e all’aumento di alcuni marker infiammatori, implicati nello sviluppo e nella progressione dell’endometriosi (Barnard et al., 2022).
Diverso è il discorso, relativamente ai grassi, per ciò che riguarda il consumo di prodotti lattiero-caseari: un elevato consumo di alimenti appartenenti a questo gruppo è associato – almeno negli studi di tipo osservazionale (N.B.: non i migliori, metodologicamente, per indicare un rapporto causa-effetto) – ad una diminuzione del rischio di EM (Arab et al., 2022).
Diete a base vegetale (plant-based)
Proprio per l’importanza che ha la riduzione dell’infiammazione, il minor consumo di carni rosse e l’aumento dell’introduzione di fibre con l’alimentazione, la ricerca ha posto l’attenzione sulle diete a prevalente apporto di cibi vegetali (plant-based). Le diete plant-based, oltre a riflettere tutti gli aspetti benefici fin qui descritti per la prevenzione e il trattamento dell’EM, apportano anche una quantità maggiore di sostanze polifenoliche, rispetto alle comuni diete onnivore di tipo occidentale: queste molecole, metabolizzate nei loro composti bioattivi, possono portare a una riduzione dello stato infiammatorio.
Caffè e tè
Quanto il consumo di caffè possa aumentare il rischio di EM è una questione abbastanza controversa. Secondo una recente metanalisi (Kechagias et al., 2021) un consumo di caffeina fino a 300 mg/die (circa 4 tazzine da caffè) non è legato ad un aumento del rischio di EM, mentre consumi più elevati potrebbero esserlo: tuttavia, mancano al momento degli studi clinici ben strutturati che possano dare risposte più sicure. La componente polifenolica del caffè, così come quella di altri alimenti/bevande vegetali, potrebbe, per quanto detto in precedenza, alleviare i sintomi e le complicazioni dovute all’EM.
Per quanto riguarda il tè, la ricerca si è focalizzata sullo studio dei composti bioattivi che si ritiene più importanti, le catechine. Gli studi in vitro su cellule indicano che le catechine possono agire su diverse vie metaboliche di segnale, all’interno della cellula, coinvolte nella patogenesi del fibroma uterino e dell’EM; anche gli studi su modelli animali confermano che è possibile ottenere una riduzione delle lesioni dell’endometrio in seguito all’assunzione di catechine. Al momento, però, mancano gli studi clinici su pazienti con EM che possano confermare questi risultati positivi (Hazimeh et al., 2023)…