Iacopo Bertini
È una sostanza ampiamente utilizzata, come integratore, per indurre e favorire il sonno. È così efficace? Vediamo cosa possiamo aspettarci.
La melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale (una ghiandola endocrina situata nel cervello, denominata anche epifisi) che svolge un ruolo essenziale nella fisiologia del sonno, nella regolazione del ciclo sonno-veglia e, in generale, del ritmo circadiano. L’utilizzo della melatonina, sotto forma di integratore, è molto aumentato negli ultimi anni sia negli adulti che nei ragazzi. Negli Stati Uniti si stima che il 2% circa degli adulti e il 6% dei bambini la assumano almeno una volta al mese (Givler et al., 2023). Viene utilizzata principalmente per trattare l’insonnia e altre disturbi legati al sonno, ma viene anche impiegata in altre patologie e condizioni (disordini dello spettro autistico, leggeri deficit cognitivi, malattia di Alzheimer ecc.).
Funzioni e attività
La melatonina è un ormone coinvolto in molti processi metabolici, che esercita le sue attività con meccanismi di diverso tipo (endocrini, autocrini e paracrini), agendo sia direttamente sia mediante l’interazione con recettori specifici. Questi ultimi presentano una considerevole variabilità, tra le diverse specie viventi, sia in termini di densità che di localizzazione, ma sono ampiamente distribuiti in tutti gli organi e i tessuti.
Inizialmente, si pensò che la melatonina fosse implicata nel processo della fotosintesi e nei processi di detossificazione dei radicali liberi (Tan et al., 2015). Tuttavia, studi più approfonditi hanno messo in luce che questa molecola, presente in moltissime specie animali e vegetali, ha effetti pleiotropici, che riguardano non solo la resistenza a diversi tipi di stress biotici (effetti antifungini, antivirali e antibatterici) e abiotici (metalli pesanti, radiazioni, salinità, temperature elevate e molto basse ecc.) ma anche la crescita e la germinazione dei semi, la regolazione dei ritmi biologici e la riduzione degli stati infiammatori, il controllo della chiusura degli stomi delle foglie delle piante ecc.
Chimica e sintesi
Dal punto di vista chimico, la melatonina (N-acetil-5-metossitriptamina) è una indolamina, sintetizzata e secreta principalmente dalla ghiandola pineale, attraverso l’idrossilazione dell’aminoacido essenziale triptofano; la decarbossilazione del 5-idrossitriptofano porta alla formazione della serotonina (5-idrossitriptamina), da cui poi deriva, per acetilazione, la N-acetil-serotonina; da quest’ultima, per un processo di metilazione, origina la melatonina (Ahmad et al., 2023). La ghiandola pineale è il principale sito di sintesi e secrezione della melatonina, ma può essere prodotta, in piccole quantità, anche in altri organi e tessuti (retina, tratto gastrointestinale, linfociti ecc.).

Metabolismo
Nelle specie viventi, la produzione e la secrezione di melatonina segue un ritmo circadiano: nell’uomo, la sua concentrazione comincia ad aumentare circa 1-2 ore prima di andare a letto, rimane elevata durante il riposo notturno, con un picco intorno alle ore 3-4, e diminuisce approssimativamente un’ora prima del risveglio (Tordjman et al., 2017), rimanendo bassa durante le ore di luce.
La produzione di melatonina da parte dell’organismo diminuisce con l’aumentare dell’età e questa minor produzione può contribuire al problema dell’insonnia e del risveglio precoce, come si osserva spesso negli anziani. La produzione di melatonina ha un andamento stagionale, con periodi di produzione più brevi in estate e più prolungati in inverno. La presenza di una fonte di luce durante la notte può interferire con la produzione della melatonina, causando così disturbi del sonno. L’intensità luminosa è il principale fattore che regola la secrezione di questo ormone: quando la luce colpisce la retina, infatti, si arresta la produzione di melatonina grazie ad una serie di segnali concatenati e successivi, che partono dai fotorecettori presenti nella retina, passano dal nucleo soprachiasmatico e terminano nella ghiandola pineale. All’imbrunire, il nucleo suprachiasmatico manda segnali eccitatori alla ghiandola pineale che comincia a secernere la melatonina (Reiter, 1993).
La somministrazione per via orale della melatonina esogena si riflette in un picco plasmatico dopo circa un’ora. La biodisponibilità della melatonina orale varia dal 10% al 56%, con una media del 33% (Tordjman et al., 2017): la variabilità è dovuta al tipo e alla modalità di somministrazione e allo specifico metabolismo della persona che la assume.
Effetti sull’organismo
Complessivamente, dalla letteratura scientifica emerge, in maniera consistente, che sembra esserci un legame tra cicli sonno-veglia alterati e una anormale secrezione di melatonina (Cardinali et al., 2022). L’uso della melatonina nei bambini/adolescenti e negli adulti con disturbi del sonno e di salute mentale è supportata dagli studi attualmente disponibili (Marupuru et al., 2022) e da diversi comitati di esperti (Bruni et al., 2015; Palagini et al., 2020).
In linea generale, la melatonina sembra svolgere un ruolo positivo nell’accorciare il tempo di addormentamento (da pochi minuti a circa 30 minuti secondo i diversi studi e le differenti condizioni di impiego) e nell’aumentare il tempo di sonno totale. Al contrario, non sembra avere effetto sul numero di risvegli notturni. Infine, l’effetto soporifero sembra manifestarsi maggiormente in alcune persone rispetto ad altre, per motivi che ancora non si conoscono (Givler et al., 2023)…