• Nessun prodotto nel carrello.

Nepitella, una specie spontanea di grande utilità

evidenza

Una specie che, insieme ai suoi ibridi con specie simili, è utilizzata tradizionalmente per scopi medicinali o in ambito gastronomico, ma che rivela una buona potenzialità di impiego del suo olio essenziale anche in agricoltura, come antiparassitario nelle colture agroalimentari.

Clinopodium nepeta è una specie appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, tribù delle Mentheae, genere Clinopodium, specie Nepeta (nome scientifico Clinopodium nepeta (L.) Kuntze (= Calamintha nepeta (L.) Savi (Pignatti. 1982; Conti et Al., 2005).
Un sinonimo abbastanza usato è Satureja nepeta (L.) Scheele, nome che però si presta a confusione con le specie di santoreggia (Satureja montana, S. hortensis) che pur essendo anch’esse aromatiche sono specie ben diverse, pertanto è preferibile l’uso più comune di Clinopodium nepeta.
Comunemente detta “mentuccia”, “nepetella”, “nepitella”.
La famiglia delle Lamiaceae include circa 250 generi e quasi 7000 specie, ha il principale centro di differenziazione nel Bacino del Mediterraneo e sono piante per lo più xerofile, cioè adattate a climi con siccità prolungate come nel clima Mediterraneo.
Per la presenza di sostanze aromatiche, molte specie di questa famiglia sono usate in cucina come condimento, in profumeria, liquoreria e farmacia.
Il nome del genere “Clinopodium” deriva dal greco, infatti la specie risulta conosciuta e utilizzata da Dioscoride (botanico e medico greco vissuto nella Roma Imperiale nel 40–90 d.C. quindi ai tempi dell’imperatore Nerone). Gli antichi credevano che la nepitella avesse proprietà curative contro il veleno dei serpenti e degli scorpioni, da cui “Nepa” dal latino scorpione (Tonioni 2021). Il nome specifico “Nepeta” è stato usato da Gaio Plinio Secondo (23-79 d.C.). Il suo nome scientifico fu fissato inizialmente da Linneo in Melissa nepeta, e successivamente modificato dal botanico tedesco Kuntze che gli dette il nome attuale.

Descrizione
Pianta erbacea semilegnosa, presente in tutte le regioni d’Italia. Perenne, alta fino a 50-60 cm, con fioritura che comincia a inizio estate e si protrae fino a inizio autunno. La forma biologica è emicriptofita scaposa, ossia a ciclo biologico perenne con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve. Sono note anche forme biologiche diverse come camefita suffruticosa, piante perenni e legnose alla base, con gemme svernanti poste a un’altezza dal suolo tra i 2 – 3 cm. Le parti verdi erbacee seccano in inverno e rimangono in vita soltanto le parti legnose più grosse. Tutte le parti di queste piante hanno un marcato odore simile a quello di menta.
La specie è molto comune in pascoli e campi, bordi incolti, soprattutto su terreni calcarei e sempre ben drenati. È facile approvvigionarsene, pertanto, nonostante la facilità di coltivazione, normalmente viene coltivata solo per motivi commerciali mentre non viene molto coltivata a livello domestico.

Aspetto della pianta
Le radici della pianta adulta sono secondarie, ramificate, derivate da un fittone. Lo stelo principale è eretto, legnoso in basso e semilegnoso nei numerosi rametti più vecchi, secondari, che hanno portamento da obliquo a verticale.
Le foglie (figura 1) sono piccole, circa 1-1,5 x 1-2 cm, opposte, ovali, con apici acuti e margini debolmente seghettati.
Le infiorescenze si sviluppano su cime fogliose con 5 – 20 fiori ciascuna. I fiori sono normalmente ermafroditi ma con alcuni fiori solamente femminili più corti di quelli ermafroditi. Il peduncolo fiorale è lungo 1-2 cm
I semi sono molto piccoli, anche meno di 1 mm, scuri e tondeggianti, facilmente germinabili.

Riproduzione
La riproduzione avviene per impollinazione entomofila, operata da ditteri e imenotteri. In particolare la pianta è bottinata dalle api che oltre a operare l’impollinazione bottinano i fiori per produrre miele.
La specie si diffonde facilmente perché i semi molto piccoli vengono trasportati per alcuni metri dal vento (disseminazione anemocora) e ulteriormente dispersi da insetti, soprattutto formiche (disseminazione mirmecoria) perché i semi hanno una appendice (elaisoma) ricca di grassi, proteine e zuccheri e che attrae le formiche durante i loro spostamenti alla ricerca di cibo.
La sua distribuzione è ampia in Europa, soprattutto occidentale e centro-meridionale, ed è presente quasi ovunque in Italia dal livello del mare fino a circa 1500 m s.l.m. (Altervista, 2020; Filibeck et Al., 2012; Pignatti, 1982).

Sottospecie
Per questa specie sono riconosciute due sottospecie presenti in Italia: Clinopodium nepeta subsp. Nepeta, e C. nepeta subsp. glandulosa.
Oltre alle due sottospecie, la nepitella presenta variabilità genetica anche per la facilità a ibridarsi dando vita a ibridi che si distinguono soprattutto per particolarità dei fiori, fra gli ibridi:

  • Clinopodium × bellantianum (Bouchard) Starm., 2011 – Ibrido con Clinopodium menthifolium subsp. Menthifolium (Host) Stace
  • Clinopodium × conillii (Sennen) Starm., 2011 – Ibrido con Clinopodium menthifolium subsp. Ascendens (Jord.) Govaerts

Talvolta, la specie Mentha pulegium (menta romana) viene confusa con la nepitella: le due specie si possono però distinguere dall’infiorescenza e dal sapore. Nepitella = infiorescenza verticale con fiori singoli e sapore più delicato. Menta romana = infiorescenza tondeggiante con fiori ravvicinati e sapore più forte. Anche alcune specie dello stesso genere possono essere confuse

Costituenti fitochimici
Prove di microdistillazione su alcune sottospecie di Clinopodium nepeta hanno mostrato la presenza di un alto numero di sostanze chimiche (tabella 1). Tutte le sostanze individuate hanno effetti farmacologici con sinergie varie. Conseguentemente l’impiego di C. nepeta in forme naturali (tisane, oli aromatizzati) può avere contemporaneamente effetti diversi sull’organismo.

Usi tradizionali
Fino dall’antichità i suoi usi sono stati molteplici, le foglie sono usate in medicina tradizionale (Bandini e Pacchiani, 1981; Montesano et Al., 2012), oppure per aromatizzare varie pietanze soprattutto in Italia e penisola Iberica (Pardo de Santayana et Al., 2007), e gli oli essenziali estratti dalle foglie sono usati come repellente per insetti (Bozovic e Ragno, 2017) talvolta anche con il solo sfregamento sulla pelle.

Impieghi medicinali
Clinopodium nepeta era usata comunemente come medicinale e officinale già durante il medioevo, ma attualmente è poco usata dagli erboristi moderni. È conosciuta per una varietà di usi medicinali, in gran parte comprovati dalle ricerche scientifiche. Gli usi accertati (Alan et Al., 2011; Amira et Al., 2012; Demirci et Al., 2011; Flamini et Al., 1999; Panizzi et Al., 1993; Ristorcelli et Al., 1997) includono attività stimolante, tonica, antisettica, antispasmodica, antiossidante, antimicrobica, antinfiammatoria. Prove in vitro su estratti metanolici hanno mostrato efficacia antiossidante e antibatterica (De Ghosh et Al., 2020). Gli usi tradizionali includono anche impieghi contro l’insonnia, depressione, convulsioni, epilessia, crampi, infezioni respiratorie e gastroenteriche, punture di insetti. È documentata l’utilità contro la gotta (Adams et Al., 2009). Gli infusi ottenuti con le foglie sono benefici in caso di flatulenza e debolezza di stomaco. È usata anche contro la depressione, l’insonnia e i dolori mestruali. Alcune specie simili presentano impieghi medicinali analoghi (Lysiuk e Lutsenko, 2013).
Prove analitiche e sull’efficacia dell’estratto metanolico et Al., (Gosh et Al., 2020) hanno mostrato efficacia contro alcuni batteri confrontati: Pseudomonas aeruginosa, Bacillus cereus, Klebsiellea pneumoniae ed Escherichia coli. Nella stessa prova l’estratto di foglie di Clinopodium nepeta ha mostrato ottima efficacia antiossidante e antibatterica, comprovando la sua utilità nel trattare vari tipi di infezione e validandone l’uso in etnomedicina. L’analisi qualitativa dei costituenti ha indicato la presenza di una notevole varietà di essi, con alcaloidi, carboidrati, flavonoidi, fenoli, saponine, terpenoidi e quinoni, alcuni dei quali, presenti anche in altre specie, potrebbero risultare utili anche per il trattamento di batteri a resistenza multipla (Ahmad e Aqil, 2017)
Non sono riportati effetti collaterali dannosi, probabilmente anche perché la sua forte aromaticità induce all’uso limitato.
Riguardo alla composizione in olio essenziale, i dati in letteratura indicano notevole variabilità e grande diversità intraspecifica. Alcuni autori riportano che la variabilità chimica dipende dall’origine dei campioni e che le condizioni ambientali hanno una notevole influenza sulla natura della composizione. I componenti principali nell’olio essenziale appartengono generalmente ai p-mentani ossigenati sul C-3; raramente sono presenti composti p-ossigenati sul C-6 come nel carvone. La letteratura evidenzia molti componenti, ma essenzialmente si distinguono tre tipi di chemiotipi:

  • Il più abbondante ha come componente principale il pulegone, (R)-5-metil-2-(1-metiletilidina) cicloesanone, associato ad altri composti; di questo chemiotipo esistono due varianti principali, uno costituito da pulegone e mentone e/o isomentone, mentolo e dai suoi isomeri e l’altro costituito dal pulegone associato a piperitenone, o piperitone e ossidi di piperitenone.
  • Il secondo chemiotipo può essere considerato come ossido di piperitone o miscela ossido di piperitone/ ossido di piperitenone; un’altra variante piperitone/piperitenone è stata ritrovata solo in alcuni materiali croati.
  • Il chemiotipo più raro si distingue per la presenza del carvone e dell’1,8-cineolo.

Il pulegone è un chetone monoterpene, fu isolato per la prima volta dall’olio di Mentha pulegium L. ed è il principale costituente dell’olio essenziale di Calamintha nepeta (L.) Savi. In natura si trova sottoforma di due enantiomeri, ma la forma R (+) è la più abbondante negli oli essenziali; è un liquido oleoso limpido e incolore, insolubile in acqua ma solubile in etanolo, etere dietilico e cloroformio; ha un odore gradevole e rinfrescante. Il pulegone, insieme al mentone, rappresenta il chemiotipo più frequente negli oli di questa specie, il rapporto tra loro cambia a seconda della fenofase della pianta. Il processo iniziale di sintesi prevede la formazione di pulegone che successivamente, nel periodo riproduttivo, viene ridotto a mentone. Il pulegone è stato riconosciuto come Generally Recognized as Safe (GRAS) dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti, dal 1965 è approvato per uso alimentare e, nel 1974, il Consiglio d’Europa lo ha incluso nell’elenco degli aromatizzanti artificiali che possono essere aggiunti ai prodotti alimentari senza rischi per la salute pubblica; inoltre è impiegato in cosmetica e aromaterapia. Recentemente sono stati introdotti limiti al suo utilizzo nei prodotti alimentari, ma non ci sono limiti nel settore dei medicinali; la concentrazione massima ammessa nelle preparazioni cosmetiche è dell’1% (Božović e Ragno, 2017).
Dopo la pubblicazione del parere su pulegone e mentofurano (figura 2) da parte del comitato scientifico per l’alimentazione umana (SCF), il comitato per i medicinali a uso umano (CHMP) e dal 2004 il comitato per i medicinali a base di erbe (HMPC), hanno preparato una dichiarazione pubblica in cui si esamina il parere del SCF e si raccomandano azioni sui medicinali a base di erbe che contengono pulegone e mentofurano. Le conclusioni più importanti nella dichiarazione del 2005 hanno evidenziato che il NOEL (no observed effect level) stabilito per pulegone e mentofurano (20 mg/kg di peso corporeo al giorno) non è stato determinato con accuratezza; ciò nonostante, in Europa, è stato ammesso un TDI (dose giornaliera tollerabile) di 0,1 mg/kg di peso corporeo per pulegone e mentofurano negli alimenti, e 2,3 mg/kg di peso corporeo al giorno di pulegone nei prodotti medicinali a base di erbe. Non è stata proposta nessuna azione correttiva immediata, ma l’HMPC ha raccomandato l’attivazione di un progetto di farmacovigilanza attiva e l’aumento della consapevolezza nella comunità medica in merito all’assunzione di prodotti contenenti pulegone e mentofurano, come potenziale causa di reazioni epatiche altrimenti inspiegabili. Inoltre, HMPC raccomandava di includere un limite per il mentofurano nella monografia dell’olio di menta in Farmacopea europea (EMA, 2016).

Le numerose pubblicazioni successive al 2005 su pulegone e mentofurano hanno sollevato preoccupazioni dal punto di vista tossicologico e questo ha spinto l’HMPC a valutare la rilevanza dei nuovi dati disponibili per l’uso sicuro dei medicinali umani a base di erbe che li contengono (EMA, 2016).

calamintha nepeta, pianta erbacea
Calamintha nepeta (foto di Miltos Gikas).

Tossicità del pulegone
Negli esseri umani, l’esposizione a elevati quantitativi di pulegone è stata associata a gravi danni al fegato e ai reni, la tossicità è causata dall’attivazione metabolica epatica del citocromo P450 che libera il mentofurano, epatotossina che viene attivata metabolicamente a intermedi chimicamente reattivi in grado di legarsi covalentemente alle proteine cellulari provocando cancro del fegato o la sua rapida distruzione. (Božović e Ragno, 2017).
Sebbene i CYP-450 e altri enzimi che metabolizzano pulegone o mentofurano non siano stati identificati, studi in vivo con induttori e inibitori enzimatici e studi in vitro sui microsomi di animali, suggeriscono che gli enzimi indotti da fenobarbital sono coinvolti nelle vie che portano a un aumento dell’epatotossicità, mentre gli enzimi indotti dal metilcolantrene proteggono dall’epatotossicità. Studi con i CYP-450 e i microsomi epatici umani indicano che il pulegone viene metabolizzato a mentofurano dai CYP-450: 2E1, 1A2 e 2C19. Il mentofurano è stato metabolizzato dagli stessi CYP-450 coinvolti nel metabolismo del pulegone e dal CYP-2A6 che inibisce irreversibilmente, probabilmente per adduzione covalente (EMA, 2016).
La fase finale della bioattivazione prevede che i metaboliti reattivi siano legati in modo covalente alle macromolecole cellulari o intrappolati da spazzini molecolari come il GSH; ma il ruolo della bioattivazione nella cancerogenesi resta da definire, perché l’analisi degli studi di genotossicità suggerisce che il pulegone è privo di potenziale genotossico anche in quegli studi in cui è stata presa in considerazione la produzione di intermedi reattivi di breve durata e lo scavenging, da parte dei meccanismi di protezione cellulare. Nonostante alcuni studi riportino lievi risultati positivi, la conclusione generale è che pulegone e mentofurano non possiedono potenziale genotossico (EMA, 2016).
Recentemente, l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (IARC, 2015) ha classificato il pulegone come cancerogeno di gruppo 2B, cioè “possibilmente cancerogeno per l’uomo”. Il gruppo di lavoro IARC ha concluso che il pulegone non è mutageno nei test batterici standard, con o senza attivazione metabolica esogena. Per quanto riguarda gli studi sull’uomo e sui roditori è emerso che alcuni metaboliti del pulegone riducono i livelli epatici di GSH e possono legarsi alle proteine cellulari; questo potrebbe provocare proliferazione cellulare rigenerativa cronica correlabile alla cancerogenicità osservata nel fegato e in altri organi negli animali da esperimento (EMA, 2016).
Riguardo alla tossicocinetica non esistono studi formali condotti sugli esseri umani, ma alcuni studi hanno analizzato i livelli sierici e l’escrezione urinaria di pulegone, mentofurano e i loro metaboliti, evidenziando numerose vie metaboliche alternative. Pulegone e mentofurano vengono assorbiti nel tratto gastrointestinale, ma non ci sono studi disponibili per stimare la biodisponibilità orale.
Nello studio in vivo di Engel (2003), sono stati somministrati per via orale, a sei volontari, 0,5 mg/kg di peso corporeo di (R)-(+)-pulegone o 1 mg/ kg di peso corporeo di (S)-(-)-pulegone; l’analisi successiva delle urine ha evidenziato la presenza di sei metaboliti, il principale metabolita di (R)-(+)-pulegone era il 10-idrossipulegone. Un altro metabolita importante, 9-idrossi-p-mentan-3-one, si forma dall’ossidazione del 10-idrossipulegone per riduzione del doppio legame esociclico. Mentofurano e i suoi metaboliti sono stati rilevati in piccole quantità, tuttavia, il mentofurano era presente nel siero di due individui diverse ore dopo l’ingestione di una grande quantità di olio di mentuccia. (EMA, 2016).

Metabolismo di pulegone e mentofurano
Il metabolismo di pulegone e mentofurano (figura 3), è stato ben chiarito in studi in vivo e in vitro, le vie che portano all’attivazione metabolica del legame covalente e gli effetti epatici sono stati studiati su animali in vivo. Il metabolismo del pulegone è piuttosto complesso in termini di vie metaboliche e metaboliti, ma può essere classificato per vie metaboliche principali:

  1. percorso che porta alla formazione di mentofurano coinvolgendo la 9-idrossilazione e la successiva riduzione del doppio legame carbonio-carbonio con formazione di anelli furanici;
  2. per riduzione del pulegone a mentone e isomentone e successiva idrossilazione dell’anello o della catena laterale ed infine coniugazione con acido glucuronico;
  3. per idrossilazione sul C-5 o sul metile (9- o 10-) a metaboliti idrossilati, e successiva coniugazione con acido glucuronico o GSH e metabolizzazione dei coniugati;
  4. per formazione di piperitenone (p-mentha-1,4(8)-dien-3-one) dopo la 5-idrossilazione e disidratazione; il piperitenone viene poi idrossilato sull’anello e sulla catena laterale nelle posizioni 4, 5, 7, 10.
    L’ordine delle reazioni metaboliche nelle vie sopra descritte potrebbe essere diverso, ma i metaboliti finali sono identici (EMA 2016).

Molti metaboliti del pulegone derivano da mentofurano e piperitenone, inoltre dagli studi sul metabolismo nei roditori in vivo, è emerso che esistono circa quattordici metaboliti di fase I e circa dieci metaboliti di fase II (EMA, 2016).

Attività farmacologica
Sousa et Al. (2011) hanno valutato l’effetto del pulegone sul sistema nervoso centrale e i risultati suggeriscono che il pulegone è un composto psicoattivo con il profilo di farmaco analgesico. Il pulegone diminuisce significativamente la deambulazione e aumenta il tempo di sonno indotto dal pentobarbital nei topi, indicando un effetto depressivo centrale. Le proprietà antinocicettive di questo monoterpene sono state studiate in modelli di nocicezione chimici e termici; la nocicezione chimica indotta della formalina nella prima e seconda fase del test subplantare è stata inibita significativamente dal pulegone e non è stata bloccata dal naloxone. Anche la nocicezione termica è stata significativamente inibita, il pulegone ha aumentato il tempo di reazione dei topi nel flick-test (test della piastra calda).

Attività insetticida mediata dal recettore GABAA
I recettori GABAA (figura 4) sono i principali canali ionici neuronali inibitori, nel cervello dei mammiferi; appartengono alla superfamiglia dei recettori canale che comprende i recettori nicotinici per l’acetilcolina, per la glicina e per la serotonina di tipo 5-HT3. I recettori GABAA mediano i messaggi inibitori veloci e, in meno di un millisecondo, l’interazione del recettore con due molecole di acido γ-amminobutirrico (GABA) induce un cambiamento conformazionale del recettore stesso che apre il canale centrale e permette il passaggio dello ione cloruro (Cl–); questo genera iperpolarizzazione della membrana cellulare e conseguente aumento della soglia di eccitabilità neuronale, quindi si riduce la probabilità che un potenziale d’azione possa avere inizio. Il GABAA presenta una struttura macromolecolare complessa eteropentamerica, il recettore ha sei principali siti di legame per molecole endogene ed esogene che modulano in modo positivo o negativo l’attività del GABA (Rossi et Al., 2011).

I monoterpenoidi e i loro derivati hanno mostrato una buona attività insetticida, ma non sono ancora noti i meccanismi d’azione. Tong e Coats (2010) hanno valutato l’attività farmacologica di α-terpineolo, carvacrolo, linalolo, pulegone e timolo sui recettori nativi del GABAA di mosche domestiche e scarafaggi americani mediante l’uso di radiotraccianti. Carvacrolo, pulegone e timolo hanno migliorato il legame del radiolegante t [3H] butilbicicloortobenzoato ([3H] -TBOB) alle membrane preparate dalle teste di mosca domestica, con valori di EC50 rispettivamente di 48μM, 432μM e 6mM. Inoltre i tre monoterpenoidi alla concentrazione di 500μM e 1mM, hanno anche significativamente aumentato l’uptake, indotto dal GABA, dell’isotopo 36Cl- in vescicole di membrana, nel preparato di cordoni nervosi ventrali degli scarafaggi americani. Ne risulta che carvacrolo, pulegone e timolo sono modulatori allosterici positivi (agonisti) per i recettori del GABAA degli insetti. Riguardo agli altri due monoterpenoidi testati, α-terpineolo e linalolo, hanno mostrato solo un piccolo effetto in entrambi i saggi, sia con il radiolegante [3H]-TBOB sia nel saggio di uptake dell’isotopo 36Cl- (Tong 2010).
L’attività insetticida di pulegone, diidrocarvone e mentone (figura 5) contro vari insetti e parassiti, per modulazione del recettore GABAA è stata testata e il pulegone è risultato essere il più attivo. Al fine di verificare l’effetto sui mammiferi di questi composti, quando utilizzati come insetticidi, è stata valutata l’attività farmacologica sul recettore nativo GABAA dei ratti. Da una prima indagine è emerso che i monoterpeni con comprovata attività repellente o insetticida, erano in grado di comportarsi come modulatori allosterici negativi del recettore GABAA e di conseguenza potrebbero indurre attività convulsiva nei mammiferi; dallo studio è emerso che solo il pulegone, alla massima concentrazione uilizzata (2 mM), ha mostrato una significativa riduzione della vitalità cellulare dopo esposizione per 24 ore. Sebbene ulteriori analisi sarebbero necessarie per identificare i siti di legame dei monoterpeni sul recettore GABAA, l’eventuale utilizzo di repellenti naturali o insetticidi a base di estratti ed oli essenziali dovrebbe tener conto dei potenziali effetti su altri organismi. (Tong, 2010).

Utilizzo in erboristeria
Foglie e fiori sono utilizzati a scopo curativo, principalmente per i seguenti disturbi:

  • Acne: si lasciano in infusione 10 grammi di foglie di nepitella con mezzo litro d’acqua bollente per dieci minuti, sì filtra e si beve una tazza prima dei pasti principali. Inoltre il filtrato si usa per tamponare la pelle del viso con un dischetto di cotone.
  • Digestione: si lasciano in infusione 20 grammi di foglie e fiori in mezzo litro d’acqua bollente per dieci minuti; si filtra e si beve una tazza dopo i pasti.
  • Reumatismi: si lasciano in infusione 5 grammi di foglie e fiori in mezzo litro d’acqua bollente con una scorzetta di limone per cinque minuti; si filtra e si beve ancora caldo.

Uso culinario
L’impiego come erba aromatica (Pignatti, 1982) è documentato per la produzione di olio aromatizzato e come spezia in insalate, minestre, paste, arrosti e piatti di carne, funghi. Nell’uso culinario non deve essere confusa con la menta romana (Mentha pulegium) che può essere usata analogamente ma ha un sapore molto più forte. Se ne ottiene anche una tisana dal sapore forte ed è utilizzata per aromatizzare l’olio dandogli anche delle proprietà medicinali aggiuntive.
Utilizzata e conosciuta fin dall’antichità, la troviamo anche nelle ricette del grande gastronomo della Roma antica Marco Gavio Apicio (25 a.C. – 37 d.C.) che scrisse il “De re coquinaria” in dieci libri con poco meno di 500 ricette, e che la utilizzava in varie salse, per esempio per condire la cacciagione. In Toscana veniva chiamata anche “erba da funghi” perché utilizzata per aromatizzare funghi trifolati e nelle zuppe.
Oltre all’uso diretto, la nepitella è una buona pianta mellifera, soprattutto perché fiorisce da inizio estate fino all’arrivo dell’autunno. La pianta è molto bottinata dalle api e sebbene il numero di fiori sia elevato essi sono molto piccoli e contengono quindi poco polline, pertanto il suo impiego per la produzione di miele è poco conosciuto nonostante la sua ottima qualità e sapore.

Possibilità di impiego in agricoltura.
L’uso potenziale degli oli essenziali di varie specie del genere Clinopodium viene studiato come antiparassitario e pesticida per le colture agro-alimentari (Castilho et Al., 2007; Hidalgo et Al., 2002; Li et Al., 2015). Ricerche effettuate su genotipi di Clinopodium nepeta subsp. nepeta e subsp. glandulosum provenienti dalla Tunisia (Debbab et Al., 2020) hanno mostrato che i loro oli essenziali presentano variabilità legata al genotipo e alla località geografica, ma in ogni caso svolgono notevole attività antifungina contro funghi dermatofiti, muffe e lieviti di colture agricole, soprattutto grazie alla frazione di monoterpenoidi. Nella stessa ricerca sono state comprovate elevate azioni repellente e tossica verso insetti delle specie Tribolium confusum e Sitophilus zeamais, due importanti infestanti dei grani alimentari; gli autori della ricerca hanno considerato pertanto le possibilità di impiego di nepitella come preservante agro-alimentare in alternativa a prodotti tossici per le persone.

Conclusioni
Clinopodium nepeta e gli ibridi fra questa specie e altre consimili sono tradizionalmente utilizzate per scopi medicinali e gastronomici, a questi usi si aggiungono nuove proposte collegate all’estrazione di alcune sostanze chimiche oggi note.
La specie è spontanea e abbondantemente distribuita in tutto il territorio italiano, facile da raccogliere e anche da coltivare in piccoli vasi. Piante migliorate geneticamente anche a scopo ornamentale sono reperibili nei vivai, comunque è possibile la raccolta di semi da piante spontanee con buone probabilità di germinazione.
È proponibile la coltivazione in proprio di alcuni vasetti con piante piccole, le cui parti verdi potranno essere prontamente disponibili per aromatizzare cibi o per impieghi erboristici occasionali. La varietà di sostanze contenute nella specie può generare effetti di varia natura sugli organismi animali, anche sinergici, sia in senso farmacologico che di altro tipo come per esempio repellente per insetti. Tale varietà suggerisce la possibile convenienza di utilizzarne prodotti erboristici o alimentari anche a scopo preventivo non finalizzato.

Pardini A. – Università di Firenze, Scuola di Agraria
Fabrizio R. – Farmacista, Esperta in Farmacovigilanza e Discipline Regolatorie del Farmaco

Bibliografia
Adams M., Berset C., Kessler M., Hamburger M., 2009. Medicinal herbs for the treatment of rheumatic disorders – A survey of European herbals from the 16th and 17th century. J. Ethnopharmacol, 121: 343–359.
Ahmad I., Aqil F., 2017. In-vitro efficacy of bioactive extracts of 15 medicinal plants against ESbL-producing multi drug resistant enteric bacteria. Microb Res, 162: 264-75.
Alan S., Kürkçüoglu M., Hüsnü K., Baser K., 2011. Composition of essential oils of Calamintha nepeta (L.) Savi subsp. nepeta and Calamintha nepeta (L.) Savi subsp. glandulosa (Req.) P.W. Ball. Asian J. Chem., 23: 2357–2360.
Altervista, 2020. Schede di botanica. www.luirig.altervista.org/ flora/ taxa/ schedeindice.php, Accesso 10 dicembre 2020)
Amira S., Dade M., Schinella G., Ríos J.L., 2012. Anti-inflammatory, anti-oxidant, and apoptotic activities of four plant species used in folk medicine in the Mediterranean Basin. Pak. J. Pharm. Sci., 25: 65–72.
Bandini P., Pacchiani M., 1981. Constituents, properties and use of Calamintha nepeta. Essenze Deriv. Agrum. 51: 325–330.
Baskin C.C., Baskin J.M. 1998. Seedsecology, biogeography and evolution of dormancy and germination. Academic Press, USA.
Benvenuti S. Bacci D., 2010. Initial agronomic performances of Mediterranean xerophytes in simulated dry green roofs. Urban Ecosyst. 13: 349–363.
Bozovic M., Ragno R., 2017. Calamintha nepeta (L.) Savi and its main essential oil constituent pulegone: Biological activities and chemistry. Molecules 22: E290.
Casalini R., Bartoli F., Caneva G., 2017. Investigation of seed germination of twelve Mediterranean wildflowers for evaluating their potential use on extensive green roofs. Acta Hort. 1189: 263–266.
Castilho P., Liu K., Rodrigues A.I., Feio S., Tomi F., Casanova J., 2007. Composition and antimicrobial activity of the essential oil of Clinopodium ascendens (Jordan) Sampaio from Madeira. Flavour Fragr. J., 22: 139–144.
Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C., 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora. 425 p. ISBN: 88-7621-458-5
Debbab H., El Mokni R., Chaieb I., Nardaggi F., Caprioli G., Hammami S., 2020. Chemical composition, antifungal and insecticidal activities of the essential oils from Tunisian Clinopodium nepeta subsp. Nepeta and Clinopodium nepeta subsp. Glandulosum. Molecules, 25(9): 2137.
De Ghosh M., Golageri D.B., Sandaruwan W.K.S., Vishnu J., Rachel S., 2020. Phytochemical screening, in vitro evaluation of antioxidant and antibacterial efficacy of methanolic leaf extract of Clinopodium nepeta (L.) Kuntze. JPSR Vol. 11(12): 6463-6469.
Demirci B., Temel H.E., Portakal T., Kırmızıbekmez H., Demirci F., Baser K.H.C, 2011. Inhibitory effect of Calamintha nepeta subsp. glandulosa essential oil on lipoxygenase. Turk. J. Biochem., 36, 290–295.
EMA 2016. Public statement on the use of herbal medicinal products1 containing pulegone and menthofuran. HMPC/138386/2005 Rev.1 Committee on Herbal Medicinal Products. www.ema.europa.eu/en/documents/scientific-guideline/public-statement-use-herbal-medicinal-products-containing-pulegone-menthofuran-revision-1_en.pdf
Engel W., 2003. In-vivo studies on the metabolism of the monoterpene pulegone in humans using the metabolism of ingestion-correlated amounts (MICA) approach: explanation for the toxicity differences between (S)-(-) and (R)-(+)-pulegone. J. Agric. Food Chem. 2003; 51, 6589-6597
Filibeck G., Cornelini P., Petrella P., 2012. Floristic analysis of a high-speed railway embankment in a Mediterranean landscape. Acta Botanica Croatica 71:229–248.
Flamini G., Cioni P.L., Puleio R., Morelli I., Panizzi L., 1999. Antimicrobial activity of the essential oil of Calamintha nepeta and its constituent pulegone against bacteria and fungi. Phyther. Res., 13, 349–351.
Ghosh M.D., Golageri D.B., Sandaruwan W.K.S., Vishnu J., Rachel S., 2020. Phytochemical screening, in-vitro evaluation of antioxidant and antibaceterial efficacy of methanolic leaf extract of Clinopodium nepeta (L.) Kuntze. International Journal of Pharmaceutical Sciences and Research Vol. 11(12): 6463-6469.
Gonzalez-Gallegosi J.G., Castillo-Gomez H.A., Fernandez-Alonso J.L., 2017. Discovery of naturalized Clinopodium nepeta (Lamiaceae) in Oaxaca and San Luis Potosí, Mexico. Phytotaxa, doi.org/10.11646/phytotaxa.312.2.11 279
Hidalgo P.J., Libera J.L., Santos J.A., La Font F., Castellanos C., Palomino A., Román M., 2002. Essential oils in Calamintha sylvatica Bromf. ssp. ascendens (Jordan) P.W. Ball: Wild and cultivated productions and antifungal activity. J. Essent. Oil Res., 14: 68–71.
Li H.Y., Liu X.C., Chen X.B., Liu Q.Z., Liu Z.L., 2015. Chemical composition and insecticidal activities of the essential oil of Clinopodium chinense (Benth.) Kuntze aerial parts against Liposcelis bostrychophila Badonnel. J. Food Prot., 78: 1870–1874.
Lysiuk R., Lutsenko Y., 2013. Clinopodium vulgare as a promising medicinal plant. Conference paper: Medical and Pharmaceutical Sciences: Strategic Priorities and Innovative Solutions (Salutem). Ukraine.
Montesano V., Negro D., Sarli G., De Lisi A., Laghetti G., Hammer K., 2012. Notes about the uses of plants by one of the last healers in the Basilicata Region (South Italy). J. Ethnobiol. Ethnomed. 8:15.
NTP, 2011. Toxicology and carcinogenesis studies of pulegone (CAS No. 89-82-7) in F344/N rats and B6C3F1 mice (gavage studies). Natl Toxicol Program Tech Rep Ser. 2011 (563): 1-201. Available at: http://ntp.niehs.nih.gov/ntp/htdocs/lt_rpts/tr563.pdf. Accesso Maggio 2015
Panizzi L., Flamini G., Cioni P.L., Morelli I., 1993. Composition and antimicrobial properties of essential oils of four Mediterranean Lamiaceae. J. Ethnopharmacol., 39, 167–170.
Pardo de Santayan M., Tardío J., Blanco E., Carvalho A., Lastra J., San Miguel E., Morales R., 2007. Traditional knowledge of wild edible plants used in the northwest of the Iberian Peninsula (Spain and Portugal): A comparative study. J. Ethnobiol. Ethnomed. 3:27
Pignatti S., 1982. Flora d’Italia 2; Edagricole: Bologna, Italy, 1982; pp. 345–347
Ristorcelli D., Tomi F., Casanova J., 1996. Essential oils of Calamintha nepeta subsp. nepeta and subsp. glandulosa from Corsica (France). J. Essent. Oil Res., 8, 363–366.
Rossi F., Cuomo V., Riccardi C., 2011. Farmacologia, principi di base e applicazioni terapeutiche, 2/ED. p. 130-135.
Sánchez-Borzone M.E., Delgado Marin L., García D.A., 2017. Effects of Insecticidal Ketones Present in Mint Plants on GABAA Receptor from Mammalian Neurons. PMID: 28216893.
Sousa D.P., Nóbrega F.F., Lima M.R., Almeida R.N., 2011. Pharmacological activity of (R)-(+)-pulegone, a chemical constituent of essential oils. PMID: 21950159.
SPFA (Scientific Panel on Food Additives, Flavourings, Processing Aids and Materials in contact with Foods), 2005. Opinion on Pulegone and Menthofuran in flavourings and other food ingredients with flavouring properties. The EFSA Journal, 298: 1-32; At: http:// www.efsa.eu.int/ science/ afc/ afc_opinions/catindex_en.html. Accesso Maggio 2015.
Tong F., Coats J.R., 2010. Effects of monoterpenoid insecticides on [3H]-TBOB binding in house fly GABA receptor and 36Cl− uptake in American cockroach ventral nerve cord. https://doi.org/10.1016/j.pestbp.2010.07.003.
Tonioni M., 2021. Calamintha nepeta, proprietà e benefici. Cure Naturali, accesso 2 aprile 2021 https://www.cure-naturali.it/articoli/rimedi-naturali/erboristeria/calamintha-nepeta-proprieta-e-benefici
Vlachou G., Papafotiou M., Bertsouklis K.F., 2019. Studies on seed germination and micropropagation of Clinopodium nepeta: a medicinal and aromatic plant. Hortscience 54(9): 1558–1564.