*Iacopo Bertini e Maria R. D’Isanto Nella medicina popolare il miele è da sempre considerato un prezioso alleato per combattere, o per lo meno alleviare, le infezioni delle alte vie respiratorie. Materiali e metodi. In questa review, pubblicata recentemente sul British Medical Journal, sono stati accorpati per la prima volta i risultati di 14 studi clinici, per un totale di 1.761 partecipanti. L’efficacia del miele, o di prodotti a base di miele, è stata confrontata con quella di diversi preparati medicinali (antistaminici, mucolitici e fluidificanti) normalmente utilizzati contro la tosse e antidolorifici nel migliorare i sintomi a carico delle vie respiratorie. Risultati. Il miele si è rivelato più efficace rispetto ai medicinali di confronto, in particolare nel migliorare frequenza e gravità della tosse. In un paio di studi, l’utilizzo del miele ha accorciato la durata dei sintomi fino a due giorni rispetto ai farmaci. Conclusioni. Il miele è sempre stato utilizzato, secondo la tradizione, per “curare” tosse e raffreddore: a dimostrazione di questo effetto c’erano buone prove di efficacia in diversi studi che hanno visto coinvolti i bambini, ma mancavano studi che avessero revisionato, in maniera sistematica, i dati fin qui disponibili anche sugli adulti. Alla luce di questo studio, quindi, è possibile affermare che il miele rappresenti un’alternativa efficace, economica, facilmente disponibile e senza effetti collaterali agli antibiotici, spesso prescritti in maniera inappropriata in quanto trattasi di infezioni più comunemente causate da virus, o anche ad altri farmaci utilizzati in queste situazioni. Fonte: Abuelgasim H, Albury C, Lee J. Effectiveness of honey for symptomatic relief in upper respiratory tract infections: a systematic review and meta-analysis. BMJ Evidence-Based Medicine Published Online First: 18 August 2020. doi: 10.1136/bmjebm-2020-111336. DIETA E RISCHIO CARDIACO Nell’anno 2017 la cardiopatia ischemica ha causato quasi 9 milioni di morti, che equivale al 16% di tutti i decessi, in aumento rispetto al 12,6% rilevato nel 1990. Tra il 1990 e il 2017 sono quasi raddoppiati i casi di cardiopatia ischemica, anche se è diminuita la prevalenza (-11,8%), l’incidenza (-27,4%) e i tassi di mortalità (-30%) per questa malattia: tutto ciò sta a significare che il numero di persone colpite continua a crescere a causa della crescita della popolazione e dell’invecchiamento, ma è migliorata la […]
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Psilocibina: una molecola di origine naturale al confine tra farmacologia, neuroscienze e salute mentale
La psilocibina rappresenta oggi uno dei capitoli più stimolanti della ricerca in neuropsicofarmacologia. Da molecola isolata da funghi del genere Psilocybe, è diventata un possibile strumento per indagare la relazione tra cervello, esperienza soggettiva e cambiamento terapeutico.Le evidenze disponibili suggeriscono che, in contesti controllati e con adeguato supporto psicologico, la psilocibina possa produrre benefici clinici in alcuni pazienti con depressione, ansia associata a malattie gravi o disturbo da uso di sostanze. Perché oggi si parla di psilocibinaNegli ultimi anni la psilocibina è tornata al centro dell’interesse scientifico internazionale. Per molto tempo, le sostanze psichedeliche classiche sono state associate quasi esclusivamente all’uso ricreativo, alla controcultura degli anni Sessanta e alle restrizioni legislative che ne hanno progressivamente limitato lo studio. Oggi, tuttavia, il quadro è profondamente cambiato. Una nuova generazione di ricerche cliniche, condotte in contesti universitari e ospedalieri controllati, ha riaperto il dibattito sul possibile ruolo della psilocibina nella cura di alcuni disturbi psichiatrici, in particolare depressione maggiore, depressione resistente al trattamento, ansia, disturbo da stress post-traumatico e disturbi da uso di sostanze. Questa ripresa è stata spesso definita “rinascimento psichedelico”. L’espressione è molto forte ma non indica semplicemente una moda culturale o una nuova fascinazione per sostanze naturali ad azione psicoattiva. Indica piuttosto il ritorno degli psichedelici nel campo della farmacologia, delle neuroscienze e della psichiatria sperimentale. Il punto centrale non è riscoprire in modo acritico molecole note da decenni, ma studiarle utilizzando le conoscenze della ricerca moderna: studi controllati, valutazioni di sicurezza, misure neurobiologiche, protocolli psicoterapeutici standardizzati e follow-up clinici. La psilocibina si presta particolarmente a questa riflessione perché occupa una posizione di confine. È una molecola di origine naturale, prodotta da diverse specie fungine; è una sostanza psicoattiva capace di modificare in modo marcato percezione, emozioni e senso del sé; è un composto farmacologicamente caratterizzabile, con un bersaglio serotoninergico principale; ed è oggi oggetto di studi clinici che ne valutano l’impiego in ambito psichiatrico. Questa complessità rende necessario distinguere con chiarezza tre piani spesso confusi nel dibattito pubblico: l’evidenza scientifica, l’uso ricreativo o non supervisionato e la comunicazione mediatica. L’interesse della psichiatria nasce da un dato clinico concreto. […]
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