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News Alimentazione & nutrizione (dicembre 2020)

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evidenza

*Iacopo Bertini e Maria R. D’Isanto  Nella medicina popolare il miele è da sempre considerato un prezioso alleato per combattere, o per lo meno alleviare, le infezioni delle alte vie respiratorie. Materiali e metodi. In questa review, pubblicata recentemente sul British Medical Journal, sono stati accorpati per la prima volta i risultati di 14 studi clinici, per un totale di 1.761 partecipanti. L’efficacia del miele, o di prodotti a base di miele, è stata confrontata con quella di diversi preparati medicinali (antistaminici, mucolitici e fluidificanti) normalmente utilizzati contro la tosse e antidolorifici nel migliorare i sintomi a carico delle vie respiratorie. Risultati. Il miele si è rivelato più efficace rispetto ai medicinali di confronto, in particolare nel migliorare frequenza e gravità della tosse. In un paio di studi, l’utilizzo del miele ha accorciato la durata dei sintomi fino a due giorni rispetto ai farmaci. Conclusioni. Il miele è sempre stato utilizzato, secondo la tradizione, per “curare” tosse e raffreddore: a dimostrazione di questo effetto c’erano buone prove di efficacia in diversi studi che hanno visto coinvolti i bambini, ma mancavano studi che avessero revisionato, in maniera sistematica, i dati fin qui disponibili anche sugli adulti. Alla luce di questo studio, quindi, è possibile affermare che il miele rappresenti un’alternativa efficace, economica, facilmente disponibile e senza effetti collaterali agli antibiotici, spesso prescritti in maniera inappropriata in quanto trattasi di infezioni più comunemente causate da virus, o anche ad altri farmaci utilizzati in queste situazioni. Fonte: Abuelgasim H, Albury C, Lee J. Effectiveness of honey for symptomatic relief in upper respiratory tract infections: a systematic review and meta-analysis. BMJ Evidence-Based Medicine Published Online First: 18 August 2020. doi: 10.1136/bmjebm-2020-111336. DIETA E RISCHIO CARDIACO Nell’anno 2017 la cardiopatia ischemica ha causato quasi 9 milioni di morti, che equivale al 16% di tutti i decessi, in aumento rispetto al 12,6% rilevato nel 1990. Tra il 1990 e il 2017 sono quasi raddoppiati i casi di cardiopatia ischemica, anche se è diminuita la prevalenza (-11,8%), l’incidenza (-27,4%) e i tassi di mortalità (-30%) per questa malattia: tutto ciò sta a significare che il numero di persone colpite continua a crescere a causa della crescita della popolazione e dell’invecchiamento, ma è migliorata la […]

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