*Iacopo Bertini e Maria R. D’Isanto CONSUMO MODERATO DI CAFFÈ E BENEFICI PER LA SALUTE Fino a pochi anni fa si pensava che il consumo di caffè potesse danneggiare il cuore e, in generale, l’apparato cardiovascolare. Tuttavia, molte ricerche negli ultimi anni hanno messo in evidenza che un consumo non eccessivo di questa bevanda può dare, probabilmente, numerosi benefici per la salute. Per chi fosse interessato, ne parlammo un paio di anni fa (Natural1, marzo 2019). Un nuovo articolo, pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista The New England Journal of Medicine, fa il punto sulle evidenze scientifiche attualmente disponibili riguardo il consumo di caffè e diverse patologie. Vediamo le principali conclusioni dello studio. Mortalità generale. Una meta-analisi del 2019 ha considerato 40 studi per un totale di quasi quattro milioni di persone coinvolte: nel campione complessivo, i bevitori di caffè (fino a 3-4 tazzine al giorno) avevano un rischio minore di mortalità per tutte le cause nel confronto con chi non assumeva caffè. Un risultato che era confermato anche tenendo conto di fattori di rischio importanti come fumo e consumo di alcol, età e peso corporeo. Rischio di diabete di tipo 2. Un’altra meta-analisi del 2009, citata in questo studio, ha preso in considerazione 18 studi con un totale di circa 450.000 partecipanti, stabilendo un’associazione tra consumo di caffè e una riduzione del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Partendo da un consumo di 2-3 tazze di caffè, caffè decaffeinato o tè, i ricercatori hanno trovato che una tazza di caffè in più al giorno corrisponderebbe a una riduzione del 7% circa del rischio di insorgenza del diabete. La spiegazione dell’azione positiva potrebbe essere dovuta a diverse sostanze presenti in una tazzina (soprattutto la componente polifenolica, in particolare l’acido clorogenico), che porterebbero ad una attenuazione della resistenza all’insulina e dell’intolleranza al glucosio, un miglioramento della funzione epatica e del metabolismo, e anche ad un effetto favorevole sul profilo lipidico. Patologie cardiovascolari. Fino alla fine del secolo scorso era abbastanza diffusa l’idea che bere caffè potesse mettere a rischio la salute del cuore. Diversi studi però hanno dimostrato il contrario. Una revisione sistematica pubblicata nel […]
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Psilocibina: una molecola di origine naturale al confine tra farmacologia, neuroscienze e salute mentale
La psilocibina rappresenta oggi uno dei capitoli più stimolanti della ricerca in neuropsicofarmacologia. Da molecola isolata da funghi del genere Psilocybe, è diventata un possibile strumento per indagare la relazione tra cervello, esperienza soggettiva e cambiamento terapeutico.Le evidenze disponibili suggeriscono che, in contesti controllati e con adeguato supporto psicologico, la psilocibina possa produrre benefici clinici in alcuni pazienti con depressione, ansia associata a malattie gravi o disturbo da uso di sostanze. Perché oggi si parla di psilocibinaNegli ultimi anni la psilocibina è tornata al centro dell’interesse scientifico internazionale. Per molto tempo, le sostanze psichedeliche classiche sono state associate quasi esclusivamente all’uso ricreativo, alla controcultura degli anni Sessanta e alle restrizioni legislative che ne hanno progressivamente limitato lo studio. Oggi, tuttavia, il quadro è profondamente cambiato. Una nuova generazione di ricerche cliniche, condotte in contesti universitari e ospedalieri controllati, ha riaperto il dibattito sul possibile ruolo della psilocibina nella cura di alcuni disturbi psichiatrici, in particolare depressione maggiore, depressione resistente al trattamento, ansia, disturbo da stress post-traumatico e disturbi da uso di sostanze. Questa ripresa è stata spesso definita “rinascimento psichedelico”. L’espressione è molto forte ma non indica semplicemente una moda culturale o una nuova fascinazione per sostanze naturali ad azione psicoattiva. Indica piuttosto il ritorno degli psichedelici nel campo della farmacologia, delle neuroscienze e della psichiatria sperimentale. Il punto centrale non è riscoprire in modo acritico molecole note da decenni, ma studiarle utilizzando le conoscenze della ricerca moderna: studi controllati, valutazioni di sicurezza, misure neurobiologiche, protocolli psicoterapeutici standardizzati e follow-up clinici. La psilocibina si presta particolarmente a questa riflessione perché occupa una posizione di confine. È una molecola di origine naturale, prodotta da diverse specie fungine; è una sostanza psicoattiva capace di modificare in modo marcato percezione, emozioni e senso del sé; è un composto farmacologicamente caratterizzabile, con un bersaglio serotoninergico principale; ed è oggi oggetto di studi clinici che ne valutano l’impiego in ambito psichiatrico. Questa complessità rende necessario distinguere con chiarezza tre piani spesso confusi nel dibattito pubblico: l’evidenza scientifica, l’uso ricreativo o non supervisionato e la comunicazione mediatica. L’interesse della psichiatria nasce da un dato clinico concreto. […]
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*Gian Luigi Gianfranceschi Lo studio descrive la ricerca di molecole biologicamente attive nei germogli di grano. In particolare l’analisi di spettrometria di massa di frazioni di estratti di germogli di grano purificate mediante HPLC rileva due peptidi con [MH+] = 572 e 541, rispettivamente. Tali peptidi vengono sequenziali e sintetizzati. Le strutture proposte mostrano due […]
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