Cristina Delunas
Ordine: Commelinales
Famiglia: Commelinaceae
Etimologia: il genere è dedicato ai due botanici Jan Commelin (1629-1692) e al nipote Kaspar Commelin (1668-1731), per il loro notevole contributo allo studio della botanica in Belgio. I due vistosi petali del fiore sono simbolici nell’indicare i due studiosi. L’epiteto della specie deriva dal latino communis col significato di comune o mediocre.
Nome comune: Erba miseria asiatica.
Descrizione Botanica: monocotiledone erbacea annuale, geofita bulbosa, di 30 – 70 cm di altezza. Fusti verdi, molli, prostrato-ascendenti, ramificati e zigzaganti, radicanti ai nodi, minutamente pubescenti.
Foglie: alterne, con guaina cilindrica e lamina lanceolata di 1-2 x 3-8 cm, ovato-lanceolata, acuta all’apice e arrotondata alla base. Nervature parallele tipiche delle monocotiledoni.

Fiori: avvolti da una spata bratteiforme a doppia semiluna. Tre sepali verdi alternati ai petali. Tre petali di cui due di colore celeste intenso, cordato-spatolati di 10 x 9 mm con peduncolo di 1 mm. Il terzo petalo, posto inferiormente, è ridotto e bianco. 6 stami, di cui 3 fertili nella parte inferiore del fiore, 2 laterali di colore marrone chiaro, quello centrale di colore giallo, con antere ellittiche; 3 staminoidi di colore giallo ed antere a forma di croce. I fiori sbocciano nelle prime ore del mattino e durano aperti solo qualche ora e all’ombra.
Frutto: capsula biloculare che di norma contiene 4 semi.
Habitat: da 0 a 600 m s.l.m. Diffusa in tutto il territorio italiano con eccezione di Marche, Molise e Sicilia. Originaria dell’Asia e del Sud-est asiatico. È stata introdotta nel XVIII sec. come ornamentale da giardino, tuttavia, si è inselvatichita ed è diventata invasiva in 25 paesi. Diffusa in sentieri, al margine dei boschi e dei canali delle risaie, ben si adatta agli incolti cittadini, margini di strade, aiuole e marciapiedi soprattutto se in ombra.
Fioritura: da giugno a settembre.
Proprietà: in alcune culture asiatiche è stata utilizzata per le sue proprietà diuretiche, febbrifughe e antinfiammatorie. Le foglie venivano applicate esternamente per trattare eruzioni cutanee e punture di insetti. L’uso come alimento è meno documentato, ma le foglie giovani erano consumate cotte in tempi di carestia. Talvolta usata come foraggio.
Curiosità: dai fiori è possibile estrarre un colorante blu molto impiegato in Giappone. La pianta ha la capacità di depurare biologicamente il terreno dai metalli. I due petali azzurri, se visti da lontano, possono essere facilmente scambiati per ali di farfalle posate sulla pianta.