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Piante medicinali per il trattamento dei disturbi articolari

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*Laura Lonardi

La Fitoterapia dispone di un ampio ventaglio di rimedi che svolgono un’azione protettiva, antinfiammatoria, analgesica e antireumatica. A confronto con quelle dei farmaci di sintesi queste azioni sono meno rapide, d’altra parte il loro uso prolungato o ripetuto comporta il rischio di fenomeni collaterali anche gravi. L’utilizzo di prodotti naturali di origine vegetale come complemento alle terapie farmacologiche, grazie alla sinergia messa in atto, può favorire sia una riduzione delle dosi dei farmaci utilizzati, sia una limitazione degli effetti collaterali che derivano dalla stessa terapia.

Le malattie che provocano dolori alle articolazioni sono molte e diverse tra loro. In medicina vengono tutte definite”malattie reumatiche” anche se non hanno molto a che fare con quelli che noi chiamiamo reumatismi. In passato sipensava che i dolori legati all’apparato locomotore fossero dovuti a un’unica causa; così si utilizzava il termine”reumatismo”, dal greco rheo, che significa scorrere, indicando così le malattie che erano caratterizzate dallo scorrere deidolori da un’area all’altra del corpo.

La SIR (Società Italiana di Reumatologia) ha proposto che le patologie reumatiche vengano chiamate con una definizionepiù appropriata e cioè “malattie osteoarticolari e dei tessuti connettivi”. Il gruppo di quelle malattie che ancora oggivengono chiamate malattie reumatiche comprende tutte le diverse patologie dolorose che interessano l’apparatolocomotore e quindi le articolazioni. Hanno tra loro in comune il fatto che provocano dolore e focolai di infiammazioneche coinvolgono principalmente i giunti articolari, tendini e muscoli. Tutti questi disturbi tendono a ridurre, in manierapiù o meno marcata, la mobilità e la flessibilità delle articolazioni, causando sofferenza e spesso compromettono losvolgimento delle normali attività quotidiane, anche le più semplici. Le malattie reumatiche, però, comprendono patologiecon origini e cause ben diverse tra loro; fra esse troviamo ad esempio la gotta, la fibromialgia, la borsite, l’osteoporosiecc. Tuttavia, le più comuni e le più frequenti fra le malattie reumatiche sono certamente l’artrite (principalmente quellareumatoide) e l’artrosi, che nella stragrande maggioranza dei casi sono la causa dei dolori articolari più diffusi tra la popolazione.

Artrosi (o osteoartrosi) e artrite sono termini spesso considerati sinonimi, ma in realtà indicano due patologie diverse.Entrambe sono malattie reumatiche, ovvero malattie che colpiscono le articolazioni e le strutture anatomiche a essecollegate come ossa, muscoli, tendini, legamenti. Sia l’artrite che l’artrosi sono caratterizzate da infiammazione, doloreaccompagnato a rigidità e limitazione di movimento delle articolazioni colpite. Le analogie, tuttavia, finiscono qui perché l’artrite è una malattia di natura infiammatoria che può colpire soggetti di ogni età, mentre l’artrosi è una patologia degenerativa che insorge prevalentemente dopo i 50 anni e l’infiammazione è uno dei sintomi principali che la caratterizza(Pontieri et al., 2010).

Prevenire i disturbi articolari con dieta e stili di vita

La salute comincia a tavola, anche quella delle articolazioni. L’alimentazione è un importante strumento di prevenzione edi cura nei confronti delle malattie articolari. Seguendo un corretto programma alimentare è possibile ridurre molti deifattori che danno origine a queste patologie (Lagacé, 2015).

Negli ultimi anni molti studi hanno confermato che la salute delle articolazioni è condizionata anche dall’alimentazione. Una dieta varia ed equilibrata, permette di apportare tutte quelle sostanze necessarie al benessere e al mantenimentodella salute del nostro apparato osteoarticolare. Per prima cosa è molto importante controllare il peso corporeo inquanto, oltre a gravare sulle articolazioni, può alterare le risposte immunitarie favorendo i processi infiammatori. È statodimostrato che la dieta mediterranea rappresenta lo stile alimentare più adatto per combattere le patologie articolari perché basata prevalentemente sul consumo di frutta, verdura, olio extravergine di oliva, legumi, pesce e frutta seccaoleosa, che hanno un efficace effetto antiossidante e antinfiammatorio. Tuttavia non occorre solo mangiare un po’ menoma bisogna anche prestare attenzione a quello che si mangia, perché molti cibi possono andare a peggiorare i vari processiinfiammatori (Lagacé, 2015).

Regole alimentari: cosa mangiare e cosa evitare

È importante fare attenzione a quegli alimenti che producono una reazione acida nell’organismo così da avere una notevole riduzione dei sintomi principali delle patologie articolari quali rigidità, gonfiore e dolore.

Nell’alimentazione contro i disturbi articolari è importante tenere sotto controllo il colesterolo. È stato dimostrato, infatti, che elevati livelli di colesterolo LDL danneggiano le articolazioni e accelerano i processi che portano a patologiearticolari. Importanti sono gli alimenti ricchi di antiossidanti, vitamine C e E, Omega 3 e 6. Essi, infatti, sono grado difavorire la riduzione dei processi infiammatori alleviando il dolore e i processi di degenerazione delle cartilagini (Lagacé, 2015).

Ecco un elenco di alimenti e bevande che possono favorire o ridurre il processo infiammatorio nel nostro organismo.

Meccanismi infiammatori 

L’infiammazione è la risposta dell’organismo a stimoli di diversa natura come agenti infettivi (virus e batteri), interazioneantigene-anticorpo, lesioni chimiche, fisiche, termiche, etc. La caratteristica unica del processo infiammatorio è lareazione dei vasi sanguigni che provoca l’accumulo di liquidi e leucociti nei tessuti extra-vascolari. La rispostainfiammatoria ha come fine ultimo la liberazione dell’organismo dalla causa iniziale di danno cellulare e dalleconseguenze di tale danno, inoltre è stre ttamente connessa con il processo di riparazione.

Le reazioni infiammatorie (componente caratterizzante malattie come l’artrite reumatoide e artrosi) e i processi diriparazione che ne seguono comportano fibrosi che portano alla formazioni di bande fibrose che limitano la mobilità dellearticolazioni.

È possibile dividere l’infiammazione in 3 stadi:

– stadio acuto: caratterizzato da vasodilatazione dei capillari, aumento della permeabilità, stravaso di liquidi e proteineplasmatiche (edema);

– stadio subacuto: è leggermente più tardivo e si caratterizza per l’infiltrazione di leucociti e di cellule fagocitarie

– stadio cronico: caratterizzato da una profonda degenerazione del tessuto e della presenza di formazioni fibrose

Nell’infiammazione i principali mediatori chimici li possiamo dividere in tre categorie:

1) Mediatori preformati: come l’istamina che viene rilasciata immediatamente dai granuli citoplasmatici generandovasodilatazione e aumento della permeabilità vasale con lo scopo di favorire l’afflusso di altre cellule immunitarie(eosinofili, neutrofili, monociti, linfociti T) e piastrine per attaccare l’agente patogeno (in un’infezione) o un antigene.

2) Mediatori lipidici: come prostaglandine e leucotrieni (molecole proinfiammatorie che derivano dal metabolismo dell’acido arachidonico) e fattori attivanti le piastrine che, in seguito a uno stimolo nocivo, si formano in pochi minuti.

3) Mediatori proteici: citochine infiammatorie, quali IL-1 e TNF-α, che inducono la cascata procoaugulatoria, e IL-6,che amplifica l’espressione delle molecole di adesione importanti nella transizione infiammatoria.

Il processo difensivo fisiologico dell’infiammazione si presenta con cinque segni cardinali definiti da Celso (primo secolodopo Cristo): calor (calore), rubor (arrossamento), tumor (rigonfiamento), dolor (dolore) e functio laesa (perdita di funzionalità) (Pontieri et al., 2010).

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- PIANTE MEDICINALI PER IL TRATTAMENTO DEI DISTURBI ARTICOLARI
- PIANTE MEDICINALI E DROGHE ANTINFIAMMATORIE E ANTIREUMATICHE
- Prodotto naturale di origina vegetale
- I disturbi articorali con dieta e stile di vita
Capsicum frutescens foto di Forest and Kim Starr

PIANTE MEDICINALI E DROGHE ANTINFIAMMATORIE E ANTIREUMATICHE

I farmaci che solitamente vengono prescritti contro i dolori articolari alleviano i sintomi della malattia, ma provocanoanche l’insorgenza di numerosi effetti collaterali. È importante sapere che si può ricorrere all’utilizzo di rimedi naturali che vanno a migliorare le condizioni generali del paziente svolgendo azioni benefiche a diversi livelli. La fitoterapiadispone di piante medicinali che svolgono un’azione protettiva, antinfiammatoria, analgesica e antireumatica. Le azioniantinfiammatorie e antalgiche sono meno rapide se confrontate con quelle esercitate dai vari farmaci. Dall’altra parte,però, abbiamo visto come l’uso prolungato o ripetuto di questi farmaci comporti il rischio di fenomeni collaterali anchegravi. Per questo è utile ricorrere a un trattamento antinfiammatorio con prodotti erboristici come complemento dellaterapia farmacologica. Ciò può favorire sia una riduzione del dosaggio dei farmaci utilizzati grazie a un sinergismoagonistico dell’effetto esplicato da piante e farmaci, sia una limitazione degli effetti collaterali derivanti dalla terapiastessa (Capasso, 2011).

Artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens (Burch.) DC. ex Meisn. – Pedaliaceae)

Pianta perenne, rampicante e tuberosa dell’Africa tropicale dotata di fusti striscianti che si originano da un unico tubero(tubero madre) che può raggiungere i 2 m di lunghezza. Le radici a fittone sono strutturate in una radice primaria chepenetra per non più di 1 m di profondità nel terreno, dalla quale si diramano (per un raggio anche di 2 m) le radicisecondarie che fanno da veri e propri organi di deposito per la pianta. Presenta foglie opposte, picciolate e lobate dove alivello ascellare nascono fiori porpora, singoli. Da essi si sviluppano frutti legnosi (8-20 cm) dotati di quattro appendicidure e nastriformi con robusti uncini. Non a caso il nome della pianta deriva dal termine greco “harpagos” che significaproprio “rampino” che va a penetrare nelle zampe degli animali costringendoli a una danza “indiavolata”. Da qui ilnome artiglio del diavolo (Poli, 2019).

Droga, profilo fitochimico, proprietà e impiego

Le parti usate sono le radici secondarie (tubercoli rossastri) raccolte quando i tuberi secondari raggiungono dimensionidi circa 5-6 cm di diametro e 20 cm di lunghezza. Durante la lavorazione le radici vengono tagliate a rondelle edessiccate in stufa a circa 50 °C. Si ottengono dischetti di colore scuro nella parte interna tendenti a diventare grigio-giallognolo o bruno nella parte esterna, dal sapore amaro-astringente e dall’odore debole (Capasso et al., 2006).

Come costituenti principali troviamo: glucosidi iridoidi (1,3-3%) quali arpagoside (secondo cui viene titolata la droga), arpagide e procumbide; flavonoidi; acidi organici; triterpeni; fitosteroli.

La quantità di iridoidi presenti varia dallo 0,5 all’1,6% nella droga secca. La droga deve contenere non meno dell’1,2% diarpagoside calcolato sulla droga secca (Capasso et al., 2006). L’artiglio del diavolo viene usato a livello popolare comefebbrifugo e amaro- tonico. Presenta attività analgesica, antinfiammatoria, antireumatica e antiartritica negli stati acuti ecronici, permettendo di ridurre l’uso di cortisonici; infatti allevia il dolore, riduce l’infiammazione muscolare e migliorala mobilità delle articolazioni (Capasso, 2011).

L’azione antinfiammatoria dipende dall’inibizione della lipossigenasi bloccando così la sintesi dei leucotrieni, mediatorichimici del processo flogistico in diverse patologie infiammatorie. Non agendo sulla sintesi delle prostaglandine,catalizzata dalle ciclossigenasi, non presenta gli effetti collaterali gastrolesivi tipici dei salicilati. Il risultato consiste nellariduzione del gonfiore e del dolore e nel miglioramento delle capacità motorie, compromesse soprattutto al mattino.Grazie a questa sua attività, può essere usato in associazione con salicilati con sinergia dell’effetto analgesico eantipiretico. Alla sua efficacia nella terapia antidolorifica e antinfiammatoria a livello delle articolazioni contribuisce nonpoco anche la sua capacità condroprotettiva dovuta all’inibizione di numerosi fattori di degradazione della cartilaginedimostrata in diverse sperimentazioni. Da non dimenticare la ricca presenza nella droga di fitofenoli e flavonoidi, notesostanze antiossidanti che risultano essere ottimi coadiuvanti nell’efficacia antinfiammatoria.

Altre proprietà della pianta: ipocolesterolemica, favorisce l’eliminazione di acido urico (ottimo per il trattamento dellagotta), antiaritmica e come rimedio contro i crampi notturni. L’artiglio del diavolo può essere sia per uso interno dove lo si trova come tintura madre, capsule o compresse e decotto (che va bevuto fretto), sia per uso esterno sotto forma di gel epomate contro dolori articolari acuti e cronici. Con l’artiglio del diavolo si può produrre un oleolito utile per curarescottature e bruciature (Poli, 2019).

Posologia-Dose

La Commissione E tedesca raccomanda una dose di 4,5 g di droga secca. Negli studi clinici si è utilizzato sia l’estrattoacquoso in dosaggio giornaliero di 600-1200 mg, pari a 50-100 mg di arpagoside, ma anche estratti crioessiccatipolverizzati, estratti etanolici a dosi di 60-100 mg di arpagoside e una tintura. Nei preparati che si trovano in commercio la percentuale di arpagoside va dal 2 all’8% (Capasso et al., 2006).

Effetti collaterali

Non sono riportati effetti collaterali specifici dovuti all’uso dell’artiglio del diavolo. Tuttavia è controindicato in caso diulcere gastriche e duodenali, in quanto essendo una droga ad amari può stimolare la secrezione cloridro-peptidica dellostomaco, e anche in gravidanza per il suo effetto ossitocico (stimola e rinforza le contrazioni uterine e anticipa il parto).Gli effetti collaterali più frequenti si manifestano a livello gastrointestinale e sono dolori addominali e diarrea, mentre traquelli meno frequenti si ha mal di testa, tinnito, anoressia e perdita del sapore (Campanini, 2012).

Interazioni con altri farmaci

L’artiglio del diavolo può interagire con farmaci quali:

– ipoglicemizzanti, ipotensivi e antiaritmici (inclusi Digossina e β-bloccanti): per possibile potenziamento degli effetti;

– anticoagulanti: per es. Warfarin, per incremento del rischio di sanguinamento e possibile insorgenza di porpora;

– FANS, cortisonici e anti-H2: per incremento della secrezione cloridro-peptidica che aumenta gli effetti gastrolesivi inassociazione con i primi e riduce gli effet ti dei secondi (Capasso et al., 2006).

Salice bianco (Salix alba L. – Salicaceae)

Il nome salice è dovuto verosimilmente al sapore salato, acido e un po’ amaro delle foglie. In lingua celtica il nome sal-lis significa “vicino all’acqua”, a conferma del fatto che i salici crescono bene in luoghi freschi, in terreno ben imbevutod’acqua come le rive di laghi o di fiumi, oppure in prossimità di zone paludose. Il termine alba (bianco) allude al fatto chele foglie, di colore grigio argento con una leggera peluria setosa nella pagina inferiore, donano alla chioma un aspettobianco-argenteo.

È conosciuto con vari nomi popolari come: salcio, vinco, salicone, salicastro, white willow, osier blanc, silberweide,sauce blanco. Esistono diverse specie di salice, tra le più comuni troviamo Salix purpurea L. (salice rosso), S. fragilis L. eS. alba L. (salice bianco o comune). Il salice bianco è quello che viene utilizzato maggiormente. È un albero dioico alto fino a 10-15 m, originario dell’Europa centrale e meridionale, dell’Asia e dell’Africa del nord; cresce in luoghiumidi e lungo i corsi d’acqua, fino a 1000 m di altitudine. È dotato di tronco robusto, rivestito da una cortecciasuberificata grigio scuro a fessure longitudinali; all’apice si espande in un’ampia chioma larga con rami flessibili e tenaciche a volte raggiungono il terreno.

Le foglie sono lunghe 5-10 cm e larghe 1-2 cm, lanceolate, opposte e picciolate, con margine seghettato. Sono dicolore verde scuro nella pagina superiore, mentre la pagina inferiore è ricoperta da peli serici che conferiscono unacolorazione grigia-argentea caratteristica (Capasso, 2011).

I fiori, unisessuati, sono riuniti in infiorescenze a grappolo, dette amenti, e stanno su piante diverse. Quelli maschili sipresentano di colore giallo, privi di involucro e lunghi fino a 7 cm, mentre quelli femminili sono più sottili e verdi;entrambi sbocciano in primavera. Nelle piante femminili ai fiori seguono i frutti, piccole capsule che contengono i semicotonosi (Campanini, 2012).

Droga, profilo fitochimico, proprietà e impiego

La droga è data dalla corteccia dei rami il cui tempo balsamico è l’autunno, alla caduta delle foglie, o la primavera, pocoprima che la pianta riprenda il nuovo ciclo vegetativo. È necessario che venga prelevata da rami di alberi di almeno2-3 anni per avere un effetto apprezzabile. Una volta raccolta viene poi essiccata a temperature non superiori ai 22 °C(in quanto i principi attivi contenuti sono termolabili) e si presenta in pezzi coriacei e flessibili che tendono asfaldarsi. Se masticata ha sapore amaro (per i prismi di ossalato di calcio) (Poli, 2019).

All’interno della corteccia si trovano diverse sostanze tra cui: tannini condensati (8-20%); flavonoidi (flavoni, calcone, catechine); glicosidi salicilici come salicina (0,1-2%), salicortina (0.01-0.11%), saligenina, tremulina, tremulacina, etc.

Per avere un effetto apprezzabile la droga deve contenere non meno del 7% di salicina ed essere polverizzata finemente (Capasso, 2011).

Il salice, assieme a Filipendula ulmaria L., costituisce “l’aspirina vegetale”. Presenta attività analgesica, uricosurica,antiaggregante piastrinica e antinfiammatoria la quale è dovuta alla salicina e ai composti correlati che agiscono comeprofarmaci (l’azione della droga è lenta ma più duratura di quella dei derivati sintetici dell’acido salicilico comunementeusati). Questo accade perché salicortina, tremulina, tremulacina vengono dapprima convertiti in salicina nello stomacocosì da poter essere assorbiti nell’intestino tenue. La salicina viene trasportata principalmente nel colon e, per azionedei batteri intestinali, trasformata in alcol salicilico che a livello del fegato subisce ossidazione con liberazione di acido salicilico a cui è legata l’attività farmacologica (Campanini, 2012).

Una volta formatosi l’acido salicilico va a inibire in modo non selettivo le COX-1 e COX-2 inibendo così la sintesi di prostaglandine che hanno un ruolo importante come mediatori dei processi di infiammazione, dolore e febbre. Tuttavia,mentre l’aspirina agisce bloccando la sintesi delle prostaglandine attraverso l’acetilazione delle ciclossigenasi, in particolare la COX-1, con trasferimento irreversibile del gruppo acetilico nell’enzima, i salicilati naturali non hanno ilgruppo acetilico e così sono quindi meno efficaci nell’inibire la COX-1. Per questo motivo non irrita lo stomaco erisulta consigliabile come antireumatico, nei disturbi artrosici e in condizioni febbrili (Poli, 2019).

Preparazione e dosaggio

La Commissione E tedesca raccomanda una dose giornaliera pari a 60-120 mg di salicina totale, contro i 240 mg raccomandati dall’ESCOP. Il tradizionale dosaggio della droga come tale è di 1,5-3 g al giorno.

Se ne consiglia l’assunzione sotto forma di decotto (Capasso, 2011).

Effetti collaterali

Benché il salice sia una droga vegetale ben tollerata, è controindicato in caso di ipersensibilità ai salicilati in quanto puòcausare disturbi gastrointestinali come nausea, vomito e irritazione gastrica dati dalla presenza di tannini. Rari sono icasi di mal di testa e disturbi della digestione. Dato che la salicina non va ad inibire l’aggregazione piastrinica, questadroga non interferisce con la coagulazione (Capasso et al., 2006).

Interazioni con altri farmaci

Il salice e le sue preparazioni possono interferire con:

– FANS: causandone un aumento degli effetti collaterali a livello gastrico.

– Antiaggreganti piastrinici e anticoagulanti: potenziandone l’attività e quindi il rischio di sanguinamento.

– Probenicid: riducendone gli effetti farmacologici.

– Metotrexato e Acetazolamide: aumentandone la tossicità.

– Alcool, barbiturici e sedativi: possono mascherare un eventuale sovradosaggio da salicilati e aumentarne la tossicità (Poli, 2019).

Olmaria ( Filipendula ulmaria (L.) Maxim.; sin. Spirea ulmaria L. – Rosaceae)

Il nome del genere deriva dal latino filum=filo e pédulus=pendolo, ossia pendente da un filo, con riferimento alleformazioni nodulose che si sviluppano alla base delle radici allungate, mentre il nome specifico ulmaria si riferisce allaforma delle foglie, simile a quelle dell’olmo. Inoltre, il nome botanico deriva dal greco speira, perché i frutti sono follicoli glabri che a maturità si avvolgono a spirale e al cui interno contengono i semi di colore brunastro (Campanini, 2012).

L’olmaria è conosciuta in Italia con diversi nomi popolari come regina dei prati, spirea olmaria, ulmaria, olmaria palustre,olmaria comune, barba di capra, filipendola, erba dell’idromele, o queen of the meadow nei Paesi anglosassoni. NelMedioevo i fiori di olmaria venivano spesso introdotti nel vino o nella birra ed erano uno degli ingredienti peraromatizzare l’idromele, una bevanda fermentata molto antica. Il profumo gradevole di foglie e fiori è stato ampiamentesfruttato (pare fosse il preferito da Elisabetta I) mentre i fiori venivano sparsi sui pavimenti per mascherare odorisgradevoli e profumare le chiese durante cerimonie religiose e matrimoni. Era una delle erbe sacre maggiormente tenutein considerazione dai Druidi e nel rinascimento è stata a lungo un rimedio contro l’idropisia (Campanini, 2012).

L’olmaria è una pianta erbacea perenne alta fino a 150 cm, comune in Europa, a esclusione delle zone costieremediterranee. In Italia è diffusa dalla zona submontana a quella subalpina, manca nelle isole. Predilige posti umidi comeprati e corsi d’acqua. È dotata di fusto eretto, striato con venature rosse, semplice o ramificato nella parte superiore.Presenta un rizoma orizzontale breve e legnoso con radici fascicolate. Le foglie sono opposte a due, composte,lanceolate, con margine seghettato. Quelle basali sono lunghe fino a 50 cm e formate da due-cinque paia di foglie tra le quali si intercalano delle coppie di foglioline minori sessili, mentre le foglie che si trovano lungo il fusto sono piùsemplici con alla base una coppia di foglie più piccole a forma di orecchiette. Tutte le foglie sono di colore verde scurosulla pagina superiore e biancastre e tomentose su quella inferiore. Presenta delle infiorescenze riunite in pannocchie, ampiamente ramificate, che si espandono all’apice del fusto. I fiori, ermafroditi, hanno una corolla formata generalmenteda cinque piccoli petali ovali od obovati, ad unghia lunga, di un color bianco crema, che profumano intensamente. Ilfrutto è formato da sei- dieci acheni di piccole dimensioni, avvolti a spirale (Poli, 2019).

Droga, profilo fitochimico, proprietà e impiego

La droga è costituita dai fiori che vengono raccolti in estate, da giugno ad agosto, nel periodo della fioritura. Si procedetagliando le sommità fiorite, circa venti centimetri al di sotto dell’infiorescenza, e poi queste vengono messe appese adessiccare. Caratteristico è l’aroma di salicilato di metile che si sprigiona sfregando i fiori.

Della pianta viene usato anche il rizoma raccolto in settembre/ottobre, tagliato in piccoli pezzi e poi essiccato. Lesommità fiorite si usano in infuso come diuretiche, antinfiammatorie e calmanti, mentre il rizoma essiccato in decottocome antireumatico in caso di affezioni articolari (Capasso, 2011).

La droga contiene: salicilati: principalmente aldeide salicilica (70%), isosalicina, salicilato di metile, acido salicilico, salicina e spireina; tannini (1-2%); flavonoidi (0.5% tra cui spireaoside); vitamina C; cumarina; olio volatile (0,2%) (Capasso et al., 2006).

Considerata insieme a Salix alba L. il “salicilato vegetale”, la pianta svolge azione antinfiammatoria, analgesica eantipiretica, perché inibisce la sintesi delle PGE2 che sono responsabili del dolore e del processo infiammatorio deitessuti. L’effetto antinfiammatorio è, inoltre, potenziato dall’azione vasoprotettiva dei flavonoidi. A differenza dei farmaciantinfiammatori di sintesi, non presenta azione ulcerogena (gastrite, ulcera) in quanto, grazie alla presenza dellemucillagini, l’olmaria ha azione protettiva per le mucose, è in grado di ridurre gli spasmi e i processi erosivi delle pareti gastriche. Tuttavia, mentre è molto attiva come antipiretico, l’effetto antidolorifico non è immediato, a meno che nonvenga miscelata con altre piante ad azione analgesica specifica. Studi recenti dimostrano le proprietà immunomodulantidella droga, perché è capace di sopprime svariate reazioni anomale degli anticorpi che provocano la liberazione d’istamina e conseguenti attacchi al sistema immunitario, caratteristico delle malattie autoimmuni (Poli, 2019).

L’olmaria è indicata per il trattamento di febbre, disturbi da raffreddamento, per alleviare stati dolorosi causati da doloriarticolari come artrite reumatoide e artrosi. Grazie alla sua azione leggermente diuretica, essa contribuisce a eliminare lescorie e, in particolare, i cristalli di acido urico che si accumulano nelle articolazioni dei pazienti che soffrono diartrite e di artrosi. Ai suoi estratti vengono anche riconosciute proprietà antidiarroiche, antiulcera, broncodilatatrici.Inoltre, grazie alla presenza dei flavonoidi, l’olmaria risulta particolarmente efficace per combattere la ritenzione idrica ela cellulite che corrisponde esattamente ad un’infiammazione del tessuto adiposo.

Viene usata sotto forma di infusi, tisane, estratto secco da solvente alcolico. Possono essere utilizzati anche dei cataplasmicaldi con i fiori trattati con infusione che vengono messi su una garza e quindi applicati sull’articolazione dolorosa. Nonfare decotti in quanto la bollitura distrugge l’acido salicilico (Campanini, 2012).

Effetti collaterali

L’olmaria è una droga sicura. Tuttavia, raramente in seguito alla sua assunzione si possono manifestare irritazioni alivello della mucosa gastroduodenale (Capasso et al., 2006).

Interazioni con altri farmaci

L’assunzione dell’olmaria è controindicata in soggetti con ipersensibilità ai salicilati e a chi è in trattamento con cardioaspirina o anticoagulanti del sangue, per evitare un potenziamento dell’effetto dei farmaci (Capasso et al., 2006).

PIANTE MEDICINALI E DROGHE ANTINFIAMMATORIE A USO TOPICO

Calendula (Calendula officinalis L. – Asteraceae)

Il nome calendula deriva da calendae (il primo giorno del mese) che ne indica l’abbondante fioritura dalla primaveraall’autunno inoltrato, persino in inverno se il clima è mite. I latini la chiamavano solsequium, cioè che segue ilsole, perché i suoi fiori una volta sbocciati sono sempre rivolti verso il sole e si chiudono al tramonto; officinalis, in riferimento al suo utilizzo in farmacia.

Tra i sinonimi botanici della pianta troviamo Caltha officinalis Moench., dove Caltha, nome virgiliano, deriva dal grecokàlanthos che significa coppa o cesta, in riferimento alla forma del fiore.

La calendula è conosciuta anche come fiorrancio, margaita, callandria, fior d’ogni mese, cappuccina, garofano di Spagna, primo fiore, carenula.

È una pianta erbacea annuale o biennale. Originaria della regione tra Tetouan e Tangeri, oggi la si trova coltivata comepianta ornamentale ed officinale nelle regioni temperate di Asia, India, Giappone, Africa settentrionale e America centro-settentrionale (Capasso, 2011).

Il fusto, di 30-50 cm di altezza, è carnoso e ramificato, in gran parte erbaceo e lignificato alla base, dotato di una radicefittonante. Le foglie di colore giallo -verde sono alterne con margine intero o leggermente dentato e si differenzianoin superiori (oblungo-lanceolate) e in basali (con lamina spatoliforme). Fusto e foglie sono rivestiti da una corta peluriamorbida e hanno un odore pungente. Alla fine di ogni ramificazione del fusto si trovano i capolini, del diametro di 2-5cm, costituiti da un involucro a forma di ciotola. Sono singoli e peduncolati, dotati di fiori femminili ligulati allaperiferia, disposti generalmente in due serie a formare una densa corona, e da fiori tubulosi maschili al centro a costituireun disco piano. I petali dei fiori ligulati assumono tonalità graduali dal giallo zolfo al giallo scuro e talvolta all’arancione,da cui il nome popolare fiorrancio. I frutti sono grossi acheni a forma di cornetto aperto muniti di spini solo sullafaccia dorsale (Poli, 2019).

Droga, profilo fitochimico, proprietà e impiego

La droga è rappresentata dai fiori completamente sbocciati, interi o tagliati e staccati dal ricettacolo (quelli di piantecoltivate). Una volta raccolti, devono essere subito essiccati o all’ombra o in stufa a 35-45 °C. La droga devecontenere non meno dello 0,4% di flavonoidi che vengono calcolati come iperoside, in riferimento alla droga secca (Capasso, 2011).

Nel fitocomplesso troviamo: triterpeni (saponosidi 2-10%); flavonoidi (0,25-0,88% come rutinoside, rutina, isoquercetina); cumarine; carotenoidi (caroteni e xantofille); polisaccaridi (in particolare mucillagini 1,5%); olio essenziale; sostanza amara (calendulina); acido organici (acido clorogenico)

I triterpeni si trovano principalmente come glicosidi dell’acido oleanolico, detti anche saponosidi, localizzati nelle parti aeree (5-10%), nelle infiorescenze (3,57%), nelle radici (2,55%) e nel caule (0,55%) e sono responsabili dell’attivitàantinfiammatoria (Capasso, 2011). I carotenoidi hanno attività vulneraria, i polisaccaridi esplicano azioneimmunostimolante mentre l’olio essenziale ha azione antimicrobica, antifungina e antivirale. Sono presenti anche pigmenti (con prevalenza di carotenoidi nei fiori aranciati e di xantofille nei fiori gialli), gomme, pectine e emicellulose(Poli, 2019).

La calendula presenta svariate proprietà che la rendono una pianta indicata sia per uso esterno che interno.

Uso interno: le proprietà di maggior rilievo sono quella emmenagoga (grazie alla quale viene utilizzata per riequilibrare ilciclo mestruale), antispasmodica e coleretica. Studi recenti le attribuiscono anche proprietà ipotensive e vasodilatatrici.Inoltre, promuove il drenaggio linfatico per azione decongestionante delle ghiandole infiammate. La presenza di mucillaggini risulta efficace per decongestionare tutto il tratto gastrointestinale. Va ad agire sui principali organiemuntori svolgendo così un’importante azione detossificante e di pulizia del sangue

Uso esterno: le sono riconosciute funzionalità emolliente, lenitiva, rinfrescante e riepitelizzante grazie alla sua azione dinormalizzazione del microcircolo (flavonoidi). Risulta quindi particolarmente adatta per pelli secche, screpolate, delicate e facilmente arrossabili. Rientra in numerose formulazioni per uso topico come pomate, unguenti e oleoliti, che vengono applicati su ferite con scarsa tendenza alla cicatrizzazione, ulcere, ragadi, screpolature e geloni. Ottima anche in caso diarrossamenti e lievi ustioni. La sua attività vulneraria è determinata dall’aumento dell’attività fagocitaria del sistemareticoloendoteliale, dall’incremento di produzione di fibrina con rapida chiusura delle ferite e formazione di tessuto digranulazione. Grazie a queste proprietà la calendula è presente in molti prodotti cosmetici (Campanini, 2012)

Le proprietà antinfiammatorie e immunostimolanti della calendula possono essere sfruttate nel trattamento di doloriarticolari. Usata sotto forma di unguento, pomata, olio essenziale o impacchi, la calendula può essere applicatalocalmente in caso di tumefazione, edema e rossore della pelle in corrispondenza delle articolazioni infiammate andando aridurre queste manifestazioni. Questo perché in loco va a ottimizzare la circolazione sanguigna della cute migliorandoneil trofismo, quindi spalmata con un lieve massaggio dal basso verso l’alto sulle zone interessate va a ridurre iprocessi flogistici; inoltre, stimola la rigenerazione cellulare favorendo il rinnovamento dei tessuti danneggiati.Localmente è molto valida anche come antisettico e cicatrizzante. Costituisce assieme ad Arnica montana L. e Bellisperennis L. il trio delle piante vulnerarie, ovvero indicate per ridurre le conseguenze dei traumi (Campanini, 2012).

Posologia-Dose

La Commissione E tedesca consiglia l’utilizzo di una pomata contenente dal 2 al 5% di droga secca da applicare 3-4 volteal giorno. In alternativa è possibile usare la tintura (1/1: in alcol al 40% o 1/5: alcol al 90%) opportunamente diluita conacqua (1/3) prima dell’applicazione, l’estratto fluido (1:1 in alcol al 40%, 0,5 ml 3 volte al giorno) o unguento (al 2,5%) (Capasso et al., 2006).

Effetti collaterali e interazioni con i farmaci

La calendula è considerata una droga sicura, tuttavia potrebbe causare reazioni allergiche incrociate con altre piante dellafamiglia Asteraceae/Compositae come per es. la camomilla. Da non assumere in caso di gravidanza per la sua azioneemmenagoga e per possibili effetti abortivi (Capasso, 2011).

Possibile aumento dell’effetto dei barbiturici (Capasso et al., 2006).

Capsico (Capsicum frutescens L. – Solanaceae)

Il nome Capsicum si ricollega al termine latino capsa che indica un contenitore, in allusione alla forma del frutto, unapiccola scatola che racchiude i semi, e al termine greco kapto che significa mordo, mangiare molto avidamente, per viadel sapore pungente; frutescens per il suo portamento arbustivo.

Al genere Capsicum appartengono numerose specie tra cui C. annuum che comprende le varietà longum, grossum,dulcis (ossia il peperone dolce) e conoides (tabasco), C. tetragonum, C. oblongum, C. acuminatum, in più atre specie evarietà usate in ambito culinario (Poli, 2019).

Noto anche, in riferimento alle diverse varietà che comprende, con il nome di: peperoncino rosso, peperoncino o pepedella Cayenna (per la somiglianza al pepe solo per pacatezza), pimento, paprika, chili africano.

È un arbusto perenne, alto fino a 1 m, originario del Messico e del sud America, che fu introdotto dagli spagnoli inEuropa nel XVI secolo per poi essere coltivato nelle regioni tropicali e subtropicali grazie alle enormi capacità della pianta di adattarsi al clima. Presenta un fusto liscio e molto ramificato, con foglie alterne o isolate, picciolate e a laminaintera. I fiori singoli, di colore da giallastro a grigio, si originano (uno o più) a livello dell’ascella fogliare durante ilperiodo estivo. I frutti, invece, sono bacche allungate a forma di cornetto, con apice leggermente ricurvo, dal colorerosso-aranciato o rosso-bruno una volta mature. Possono crescere fino a 2-3 cm in lunghezza e sono divise in duelogge contenenti numerosi semi appiattiti di colore giallino. Il capsico presenta un sapore forte, molto piccante, con odorelieve caratteristico (Capasso, 2011).

Droga, profilo fitochimico, proprietà e impiego

La droga è costituita dalle bacche che, raccolte a maturazione ultimata, vengono essiccate su graticci esposti al sole o instufa a 40 °C. Al termine dell’essicazione la superficie esterna del pericarpo si presenta lucida e rugosa al tatto mentrequella interna è opaca e ricca di vescicole (Capasso, 2011).

Il fitocomplesso contiene: capsaicinoidi (circa l’1,5%): capsaicina (principalmente) e composti correlati responsabili del sapore piccante; olio volatile (0,17-1,25%); olio fisso (8-10%); pigmenti carotenoidi (che determinano la colorazione dei frutti); vitamine: A, B2, C; acidi malonico e citrico.

Secondo la FU XI il frutto maturo essiccato di C. frutescens deve contenere non meno dello 0,4% in peso di capsaicinoidi, che vengono calcolati come capsaicina. Quest’ultima, assieme ai composti correlati, è localizzata nellaparete dei frutti a livello delle coste che sorreggono i semi (Capasso et al., 2006).

La capsaicina agisce su una classe di recettori, detti vanilloidi, localizzati nella pelle e sulle fibre sensoriali gastriche. Siavrà un effetto bifasico con attivazione e successiva desensibilizzazione. In pratica i recettori vengono attivati conconseguente rilascio di neuropeptidi algogeni tra cui la sostanza P, un componente chimico delle cellule nervose che sioccupa di trasmettere il segnale del dolore al cervello. La stimolazione prolungata di questi recettori determina,secondariamente, una ridotta attività delle fibre sensoriali, le quali si desensibilizzano e non rispondono più agli stimolinocicettivi determinando una riduzione della percezione del dolore. Ecco quindi che un’esposizione cronica allacapsaicina ha una funzione analgesica (Campanini, 2012).

Il capsico grazie alla sua attività analgesica associata a quella iperemizzante è indicato nel trattamento dei doloriarticolari. Applicato come pomata o unguento sulla pelle della zona dolorante oltre alla desensibilizzazione recettorialeinduce vasodilatazione con miglioramento del flusso sanguigno nella zona interessata riducendo la flogosi. Inoltre, risultamolto utile come revulsivo nel trattamento di lombaggini e nevralgie post – erpetiche. Ecco quindi come ladesensibilizzazione dei recettori vanilloidi rappresenta un incoraggiante approccio terapeutico utile al controllo dei dolori muscolari e reumatici oltre che epigastrici, in questo caso, mediante uso interno. Diversi studi sperimentali hanno rivelato che il capsico è in grado di aiutare a ridurre o prevenire le ulcerazioni a livello gastro-duodenale. Sempre per uso interno, dosi modeste di capsaicina esplicano attività carminativa ed eupeptica, mentre a dosi elevate un’azione inibente. Inpassato il peperoncino veniva usato come stomachico nella dispepsia e nell’atonia gastrica. Il capsico stimola la cortecciasurrenale con aumento della produzione di corticosteroidi. Presenta anche azione stimolante le funzionalità cardiaca,circolatoria e respiratoria. La tintura, opportunamente diluita, viene usata per stimolare la crescita dei capelli (Poli, 2019).

Preparazioni-Dose

La dose di capsico consigliata è di 2,5 g di polvere al giorno, da assumere come capsule di gelatina prima dei pasti. Èdisponibile anche come pomata e tintura.

Non applicare su cute lesionata (Capasso et al., 2006).

Effetti collaterali

Un utilizzo prolungato di capsico può:

– influenzare la peristalsi intestinale con successiva diarrea, coliche intestinali e/o epatiche;

– causare problemi respiratori in persone allergiche con colpi di tosse frequenti;

– reazioni allergiche in persone con ipersensibilità a uno dei componenti del fitocomplesso;

– dolore epigastrico transitorio che va attenuandosi dopo alcuni giorni di terapia;

– provocare l’insorgenza di reazioni locali dolorose in seguito ad uso topico prolungato. Segnalate reazioni diipersensibilità come esantemi orticarioidi, piccole vesciche e ulcerazioni (Capasso, 2011).

Interazioni

Vi è una possibile interazione tra capsaicina e ACE inibitori, in quanto induce l’insorgenza di tosse nei pazienti in trattamento, come anche con la teofillina, dato che ne aumenta l’assorbimento e la biodisponibilità (Capasso et al., 2006)

*L’articolo rielabora la tesi di laurea magistrale in Farmacia svolta dall’Autrice presso l’Università degli Studi di Ferrara, relatore prof. Gianni Sacchetti, correlatore dott.ssa Immacolata Maresca

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*L’articolo rielabora la tesi di laurea magistrale in Farmacia svolta dall’Autrice presso l’Università degli Studi di Ferrara, relatore prof. Gianni Sacchetti, correlatore dott.ssa Immacolata Maresca

 

 Laura Lonardi

La Fitoterapia dispone di un ampio ventaglio di rimedi che svolgono un’azione protettiva, antinfiammatoria, analgesica e antireumatica.
A confronto con quelle dei farmaci di sintesi queste azioni sono meno rapide, d’altra parte il loro uso prolungato o ripetuto comporta il rischio di fenomeni collaterali anche gravi.
L’utilizzo di prodotti naturali di origine vegetale come complemento alle terapie farmacologiche, grazie alla sinergia messa in atto, può favorire sia una riduzione delle dosi dei farmaci utilizzati, sia una limitazione degli effetti collaterali che derivano dalla stessa terapia.

Natural 1

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