*Giuseppe Salvatore
Isaia disse: Prendete un impiastro di fichi secchi!Lo presero e lo posero sull’ulcera e il re guarì.
2Re 20,7
Le Farmacopee sono lo specchio dei loro tempi.
Alexander Tschirch
Prosegue l’affascinante percorso storico attraverso i secoli, alla scoperta del sapere e della cultura farmaceutica e medica legata alle piante medicinali, tramandata nelle numerose opere di famosi medici, farmacisti, speziali, chimici e studiosi e culminata nelle normative ufficiali contenute nelle Farmacopee.
Venendo ora ai tre personaggi annunciati in premessa (figura 9), presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli, Domenico Cirillo (nato a Grumo Nevano nel 1739 e morto nel 1799, anno in cui salì al patibolo in quanto rappresentantedella Repubblica partenopea), merita una particolare menzione in questa storia. Appena 21enne vinse la Cattedra diBotanica dell’Università di Napoli, dove era già incaricato della Lectura Simplicium11.
Cirillo lasciò questa cattedra dopo 14 anni, avendo ottenuto quella di Patologia e di Materia medica. In questa singolare duplice veste di botanico e di medico, docente di Patologia e di Materia medica, allievo di Serao e amico di Cotugno,Domenico Cirillo acquisì fama in Europa per i contributi dati al progresso della medicina napoletana12,13,14; si guadagnò la stima di noti naturalisti italiani e stranieri, tra cui Lazzaro Spallanzani (1729-1799) e Carlo Linneo (1707-1778). Conquest’ultimo ebbe un intenso rapporto epistolare sullo studio di classificazione delle piante. Anche con il botanico scozzese Alexander Gardner corrispondeva frequentemente. Questi nel classificare alcune piante che crescono in America, appartenenti all’ordine delle Terebintali, ne assegnò il genere con il nome di Cyrillaceae per onorare Domenico Cirillo.
Le sue opere pubblicate riflettono questo connubio tra la botanica e la medicina. In particolare, nei due volumi diFundamenta Botanica (figura 10: primo volume, 1785, a carattere esclusivamente botanico; secondo volume, 1787, dimateria medica) si ritrovano accanto alla descrizione botanica delle piante l’uso terapeutico delle stesse.
In Formulae Medicamentorum (1789), una sorta di vademecum terapeutico, Cirillo commenta gli errori terapeutici di uncerto tipo di cultura scientifica.
Inoltre, l’elenco delle sue opere a carattere botanico comprende (U. Pappalardo, A. Ferraro. Traduzione dal tedescodell’articolo “Domenico Cirillo. La sua biografia, 1739-1799” di Johann Ulrich Marbach. Delpinoa, n.s. 46:95-105,2004)15:
– Ad botanicas institutiones introductio (Napoli 1766)
– Institutiones botanicae iuxta methodum Tournefortiarum (manoscritto ritrovato da Arturo Armone
Caruso; comunicazione personale)
– Sistema naturae
– De essentialibus nonnullorum plantarum characteribus commentarium (Napoli 1784)
– Fundamenta botanica, sive Philosophiae botanicae explicatio (Napoli 1785-1787)
– Tabulae botanicae elementares quatuor priores sive Icones partium, quae in fundamentis botanicis describuntur (Napoli1790)
– Plantarum rariorum Regni Napolitani fasciculus primus et secundus (Napoli 1788-1792)
– Cyperus papyrus (Parma 1796)
– Discorso del moto e dell’irritabilità de’ vegetabili.
Gli studi medici effettuati da Cirillo, riguardano principalmente la Clinica terapeutica; le sue osservazioni in materia furono accolte e diffuse con vivo interesse da parte del mondo scientifico di allora. Nel suo trattato “NosologiaeMethodicae Rudimenta” (1780), ciascun capitolo è dedicato a uno specifico tema di patologia; di particolare interesse fuquello riguardante le febbri. Nel periodo in cui esercitò privatamente e presso l’ospedale degli Incurabili, Cirillo si dedicòallo studio della lue e di altre malattie veneree che curò in numerosi pazienti con i Sali di mercurio; la pomata appositamente da lui formulata prese il suo nome e fu molto richiesta. Studiò la semeiotica, applicata soprattutto allo studio del polso16.
La facoltà di medicina onorò con una statua la memoria “dell’immortale Domenico Cirillo”. Questo medico scienziato èstato lodato, ed è ancora ricordato, non solo per i suoi importanti studi di botanica e di pratica della medicina, ma anche per le sue qualità di filantropo che riversò nel sociale, impegnando le sue risorse nell’istituzione del “Progetto di caritànazionale” destinato all’assistenza dei poveri. In ciò, credeva: «Soccorrere la languente umanità, sollevarla dalle suemiserie, diventare l’istrumento dell’altrui felicità, è stato per me sempre il massimo dei piaceri. L’esercizio della carità, glieffetti dei pronti soccorsi contro la fame, la nudità, il freddo, le malattie, formano la gioia dell’uomo nato per giovarealla società» (Domenico Cirillo, prefazione ai Discorsi accademici, Napoli 1799, pag. 4). Purtroppo, per la suapartecipazione all’istituzione della Repubblica giacobina napoletana del 12-31 luglio 1799 e dopo il ripristino, subitodopo, della monarchia borbonica, Cirillo fu condannato da un tribunale speciale e il 29 ottobre dello stesso anno fuimpiccato a Napoli insieme ad altri patrioti.
Un altro protagonista della storia della Medicina napoletana, appassionato di botanica, è il medico Leopoldo Chiari(Ripacandita 1790 – Napoli 1849; figura 9), Professore di Chirurgia presso l’Università di Napoli, “salutato col nome diprincipe della chirurgia … egli fu in pari tempo chirurgo generico, ostetrico e oftalmologo, come un vero specialista … efilantropo dal cuore pulsante per le sofferenze per gli uomini”17,18. A Napoli giunse nel 1812, due anni dopo l’arrivo diSanta Giovanna Antida Thouret (1765-1826) per lavorare presso l’Ospedale degli Incurabili, dove diresse il Gabinetto Anatomo-patologico. Ma qui viene menzionato nella duplice veste di chirurgo illustre per le sue scoperte e comestudioso di piante. Nel suo libro “Tossicologia ossia dottrina intorno ai veleni e loro antidoti” (figura 11), pubblicato nel1799, ogni capitolo è dedicato a una specifica categoria di veleni (animali, vegetabili, minerali, mefitici, aliti portati e d’aria fissa, altri aliti). Nella “Tavola de’ veleni vegetabili in genere” (pag. 69-214), questi sono suddivisi in “veleninarcotici, narcotici-acri, acri, glutinosi e fonghi veleniferi”, aliti vegetabili (285-287), odori di alcuni fiori, degli aromativegetabili (335-337) e delle piante narcotiche (339-342).
Napoli, dunque, è stata una terra ambita, sempre invasa e occupata dalle potenze straniere che diedero impulso al progressoscientifico dell’Università, ma vi lasciarono purtroppo anche tracce negative indelebili nella popolazione per quantoriguardò lo sviluppo sociale. Il popolo infatti soffrì in conseguenza di questo continuo avvicendarsi di stranieri algoverno. Théodule Rey-Mermet riporta una descrizione incredibile della condizione in cui vivevano i poveri: “…. Poi,meno fortunata ancora, viveva la plebe enorme, di circa trentamila barboni, i lazzaroni, detti anche banchieri perché dormivano sulle panchine pubbliche …”. Ma altre descrizioni più o meno edificanti sono riportate in altre parti dello stesso libro.
Così era la situazione a Napoli quando la madre dell’imperatore Napoleone, Maria Letizia Ramolino, con una lettera del 28 maggio 1810, propose di istituire delle fondazioni in tutto il Regno di Napoli e di affidare il compito a MadreGiovanna Antida Thouret (Sancey-le-Long 1765-Napoli 1826; figura
9). Questa accettò la richiesta di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e Re di Napoli, avendo avuto garanzie circa lasede nel Monastero Santa Maria Regina Coeli e la promessa che nulla le sarebbe mancato. Giovanna Antida partì il 3 ottobre 1810, accompagnata da sette consorelle e un vetturale; giunse a Napoli il 18 novembre 1810. Il compito era quello di organizzare e razionalizzare le istituzioni ospedaliere e assistenziali napoletane e di diffondere l’istruzione primaria femminile.
Si insediò nel monastero Santa Maria Regina Coeli, da cui si recava con le consorelle presso l’Ospedale di Santa Mariadel Popolo agli Incurabili per svolgere quotidianamente opera assistenziale e ospedaliera, attraversando il breve corridoiotra le mura dei due complessi, da cui si accede tuttora da una porticina del piccolo cortile del monastero stesso (figura 6).
L’accoglienza da parte delle autorità fu solenne; ma l’indomani si presentò una realtà ben diversa di promesse disattese,di dotazioni e fondi insufficienti. Madre Thouret, comunque, riuscì nei propri intenti, riorganizzò l’Ospedale degliIncurabili e completò la ristrutturazione dell’Istituto Santa Maria Regina Coeli.
La storia dell’Istituto Santa Maria Regina Coeli è parte integrante e fondamentale di due secoli di vita non solo dellaCongregazione, ma anche di Napoli e di quella parte di popolazione afflitta nello spirito e da antichi mali.
Il complesso di S. Maria Regina Coeli comprende la farmacia, allestita nel 1820, dove Santa Giovanna Antida preparavalei stessa i rimedi per alleviare i malesseri, non solo delle consorelle, ma anche degli abitanti del quartiere e dei pazientidell’Ospedale di Santa Maria del Popolo agli Incurabili. Questa Farmacia conserva il nome di “Farmacia della Santa Madre”, comunicante con il laboratorio che conserva il tavolo originale, con il piano in parte in legno e in parte inmarmo, sul quale lavorava la Santa. Non mancano mortai in pietra e un distillatore in rame, posto su un piano rivestito dipiastrelle di ceramica sovrastante la fornace a legna o carbone; accanto vi è il sistema di condensazione e di raccolta dell’essenza. Per sua stessa dichiarazione era esperta nel “preparare distillati”, cosa che insegnava alle sue suore comeeppure insegnava a loro “a distinguere i diversi rimedi e a prepararli”20.
Negli armadi in noce massiccio, quello dietro al grande bancone centrale in noce e a ridosso delle altre pareti, vi si notanonelle vetrine numerosi recipienti diversi (in vetro, raramente in ceramica, di varia forma e capacità), etichettati (vuoti ealcuni solo parzialmente) con l’indicazione del contenuto, sostanza, droga vegetale, acqua distillata, essenza o estratto.Sul frontale di ciascun cassetto del grande mobile a ridosso della parete che comunica con il laboratorio si legge il nome della pianta destinata a esservi contenuta; all’interno di altri cassetti, alcuni dedicati ai veleni, sono contenuti una varietàdi oggetti e di pacchetti a diverso contenuto. La bilancia sul bancone e le mensole per la piccola spedizione, in parte occupate, fanno pensare che la farmacia sia ancora funzionante. Guardandola si ha la sensazione di una farmacia d’epoca,semplice ma strutturata razionalmente e pronta a ricevere il popolo. Una ricognizione attenta potrebbe essere motivo di uninteressante studio storico-scientifico per rivedere con senso critico e benevolo ciò che si dice sulle virtù delle piante del convento.
Santa Giovanna Antida coltivava piante medicinali nel giardino circondato dal chiostro, interno al complesso di ReginaCoeli o nei dintorni di questo21; sotto i portici del camminamento venivano disseccate le droghe vegetali, poiall’occorrenza utilizzate come polveri, estratti, calde tisane e bevande o avviate alla distillazione.
La Santa molto probabilmente frequentava l’Orto Botanico di Napoli22, non distante dalla sede del complesso di ReginaCoeli, per istruire le suore sulle piante medicinali oggetto delle loro preparazioni. A tale riguardo Michele Tenore (1780-1861), professore di Botanica e Prefetto del Regio Orto nel 184523, redasse il catalogo delle piante che vi si coltivavano.Queste, sia native del Regno di Napoli sia esotiche, si ritrovano nella “Flora Napolitana” che Michele Tenore pubblicò tra il 1811 e il 1838, opera monumentale in 5 volumi in folio e 250 tavole a colori, a loro volta rilegate in 2 volumi,pubblicazione di riferimento per gli studiosi della flora dell’Italia Meridionale e di altri botanici di fama internazionale coni quali il Tenore era in contatto. I suoi meriti gli valsero importanti riconoscimenti, quali la presidenza dell’Accademia delle Scienze e la nomina a Senatore del Regno d’Italia. Della “Flora Napolitana”, vista l’importanza e l’attualitàdell’opera, l’Orto Botanico/Università Federico II di Napoli, ne ha fatto una copia digitale consultabile on line:
http://www.ortobotanico.unina.it/Libroonline/FloraNapolitana.htm
Altri importanti libri dell’epoca possono essere citati, tra questi: “Le manuel des Dames de Charité
ou formules de medicamens faciles de preparer” (Parigi, 1758) (figura 12).
Lo Stato Pontificio al tempo di Pio IX
Papa Pio IX, detto anche l’ultimo Papa Re, nel 1868/1869, ordinò e approvò la prima Edizione del “Codice FarmaceuticoRomano Teorico Pratico ad uso dei Farmacisti, dei giovani studiosi e dei poveri infermi accolti nello Stato Pontificio”nel quale vennero inseriti “le reazioni chimiche, un trattato de’ contravveleni e la verifica analitica de’ medicamenti sisemplici come composti” (Figura
13).
Nella dedica al Pontefice sottoscritta da Achille Mafia Ricci, Commendatore di S. Spirito, Presidente della Commissionedegli Ospedali di Roma, vi si legge: “Questa Farmacopea adunque, munita che sia della Vostra Sovrana sanzione potrà essere d’ora in poi il codice la guida ai medici ed ai farmacisti, i quali esercitano la loro utile professione avantaggio de’ poveri infermi.”
Il testo consultato del Codice24 (840 pagine) è così strutturato: – Parte prima Farmacologia; – Parte seconda Chimico- Farmaceutica; – Indice.
Inoltre, comprende: – Formolario; – Supplemento; – Indice.
Parte prima Farmacologia
Riporta in ordine alfabetico 185 monografie di droghe vegetali, nostrane ed esotiche, intitolate con il nome comune dellapianta (seguito dal nome binomiale latino, sinonimi, famiglia)25 e così descritte, a seconda dei casi, per quanto riguarda:Notizie storiche, Caratteri botanici (eventualmente con la descrizione delle varie specie), Caratteri fisico-chimici,Composizione chimica e principi attivi, Azione e uso, Avvertenze, Falsificazione, Incompatibilità, Avvelenamento,Antitossico.
Le piante medicinali da cui queste derivano sono illustrate in 14 tavole di pregevole fattura (figura
14) per un totale di 126 piante come segue (il numero in esponente ne indica la sequenza numerica)
– Tavola I: Aconito1, Alisma2, Aloe3, Altea4, Arnica5, Artanita6, Assa Fetida7, Asparagi8, Assenzio9.
– Tavola II: Belladonna10, Brionia11, Caffè12, Camedrio13, Canfora14, Cannella15, Cassia16, Catapuzia17, Centaurea minore18.
– Tavola III: China China19 (la cui monografia in confronto con le altre è molto estesa), Cicuta20, Coclearia21,Cochico22, Coloquintide23, Croton Tillium24, Cusso o Kousso25, Digitale26, Dulcamara27.
– Tavola IV: Elleboro bianco28, Elleboro nero29, Euforbio30, Fava di S. Ignazio od Ignazia amara31, Genziana32,Ginepro33, Giusquiamo bianco e nero34, Gomma arabica35, Guaiaco o legno santo36.
– Tavola V: Ipecacuana37, Ipericon38, Iride fiorentina39, Lattuca virosa40, Laureola41, Lauro regio42, Lichen43, Liquerizia44, Malva45.
– Tavola VI: Manna46, Marrubio47, Matico48, Melissa49, Menta piperita50, Mezzereo51, Noce vomica52, Papavero53, Piantagine54.
– Tavola VII: Poligala virginiana55, Pulsantilla56; Rabarbaro57, Rafano rusticano58, Ratania59, Ricino60, Sabadiolia61, Sabina62, Salcio63.
– Tavola VIII: Salep64, Salsapariglia65, Santonico o seme santo66, Scamonea di Aleppo67, Scialappa68, Scilla69,Segala cornuta70, Sena o senna71, Senapa72.
– Tavola IX: Serpentaria virginiana73, Smilace aspra74, Solano nero75, Stafissagria76, Stramonio77, Tabacco78, Tamarindi79, Tasso baccato80, The81.
– Tavola X: Tiglio82, Timelea83, Tossicodendron84, Uva orsina85, Vainiglia86, Valeriana87, Verbena88, Zafferano89, Zucchero90.
– Tavola XI: Acoro o calamo aromatico91, Agrimonia92, Anaci stellati93, Bistorta94, Aristologia rotonda95, Asaro96, Asfodelo o porrazzo97, Ballota98, Bardana99.
– Tavola XII: Camomilla100, Cardo Mariano101, Coclearia di campagna102, Curcuma103, Edera terrestre104, Elaterio105, Enula Campana106, Felce Maschio e Femina107, Fellandrio acquatico108.
– Tavola XIII: Angelica Arcangelica109, Gomma Gutta110, Graziola111, Kali o Salicornia112,
Mandragora113, Polio Montano114, Piretro115, Psillio116, Sassafrasso117.
– Tavola XIV: Spino Cervino118, Rubbia119, Tormentilla120, Tavillagine121, Tragacante122, Trifoglio123, Viola tricolorata124, Zedoaria125, Zenzero126.
Le rimanenti 59 Droghe vegetali, non illustrate come le 126 predette, sono le seguenti: Amandorle, Anaci, Arancio,Balsamo della Mecca o Giudaico, Balsamo del Perù, Balsamo del Tolu’, Bardana, Beccabunga, Benzoino, Bistorta,Camomilla, Cacciù o Catechù, China dolce, Colombo, Consolida maggiore, Coppaibe, Crescione, Cubebe, Curcuma,Diosma crenata, Dittamo cretico, Edera terrestre, Elaterio, Fumaria, Galbano, Gomma ammoniaca, Gomma dragante,Gomma gutta o guttigomma, Granato, Lattuca coltivata, Legno o quassio, Lino, Liquidambra, Lobelia inflata; Kamala,Kermes o grana kermes, Kino o gomma kino, Matricaria, Noce, Noce moscata, Oppio, Orzo mondo, Osmunda regala,Rapontico, Resina di scialappa, Rosa, Rosolaccio, Rusco, Sagapeno, Sangue di Drago, Simarupa, Storace, Tarassaco,Tornasole o lacca muffa, Trementina, Tuia o albero della vita; Ulmaria, Upas antiar, Viole, Visco quercino.
Parte seconda – Chimico Farmaceutica
Comprende per ordine alfabetico tutte le sostanze semplici chimicamente definite (caratteri chimico- fisici, processo,spiegazioni, avvertenze, incompatibilità, azione e uso). Alcune monografie riportano gli strumenti di misura el’apparecchiatura necessaria all’esecuzione di specifiche operazioni di processo, per esempio la distillazione per la storta ocucurbita, eventualmente a bagno di sabbia o per mezzo del lambicco o tamburlano (figura 15) e altre ancora (riscaldamento, essiccazione, calcinazione, carbonizzazione, decantazione, decolorazione, digestione, dissoluzione,emulsione; filtrazione o colatura; macerazione; polverizzazione).
Le monografie di voci complesse con le relative ricette riguardano:
Acque aromatiche distillate (vedi Idrolati o acque distillate); Acque minerali (vedi Idroliti salini naturali); Alcoolati o soluti alcoolici distillati, semplici (spirito di cannella, cedro, lavanda, rose, coclearia) e composti (p.es. Acqua detta della Scala o de’ Carmelitani, Acqua di Cologna); Alcooliti o soluti medicinali non distillati; Apozema; Balsami naturali; Cataplasmi; Clisteri; Colliri; Conserve (Saccaroliti molli); Decotti (v. Idroliti); Elettuari; Elessiri od elexir (vedi Alcooliti);Empiastri; Enoliti semplici e composti; Essenze (veli Olii essenziali); Estratti; Eteroliti o tinture eteree; Idroliti (Apozemi, Brodi vegetali, Decotti, Infusi, Tisane, Tisane composte, Tinture acquose); Linimenti; Liparoliti; Liquori;Look; Lozioni; Oli volatili od essenziali (figura XLVI); Pesi e misure; Pomate varie (Vedi Liparoliti); Pozioni;Preparazioni officinali (e provviste de’ semplici da farsi dal farmacista nel corso dell’anno in epoche dovute e piùopportune all’intento mese per mese da gennaio a novembre (da prepararsi, da provvedersi e annotazioni); Roob; Rosolii;Saccaroliti in genere, liquidi o sciroppi, molli (Conserve) o solidi; Succhi vegetabili; Supposte; Tinture in genere (Vedi Alcooliti, Brutoliti, Enoliti (tra cui Vermuth), Eteroliti, ecc. che gli corrispondono); Vini medicati.
Di particolare rilievo e la parte dedicate ai veleni:
– Veleni e al modo di riconoscerne la natura e di rimediare ai loro tristi effetti:
– Veleni della prima classe: Veneficio I-XVII
– Veleni della seconda classe o narcotici o stupefacenti: Veneficio XVIII-XXII
– Veleni della terza classe: Veneficio XXIII-XXVII
– Veleni della quarta e ultima classe: Veneficio del metodo dell’Orfila26, Veneficio XXVIII- XXXIV.
– Verifica de’ medicamenti sì semplici che composti in riguardo alle loro più probabili
falsificazioni: Verifica I-CCVIII.
Segue, poi, l’Indice alfabetico di tutte le voci.
Formolario ossia la Raccolta di ricette di accreditati autori (pag. 1-95); Supplemento (pag. 97-118);
Indice (pag. 120-136).
Il Formolario comprende in ordine alfabetico numerose ricette singolarmente descritte per la composizione, lapreparazione, la destinazione terapeutica, salutistica o preventiva d’uso o riferite a specifici autori, posologia. Peresempio: Acque; Balsami; Birre; Cataplasmi; Clisteri; Colliri; Colluttori; Creme; Dipelatori; Elettuari; Elexir; Empiastri; Emulsioni; Epitemi; Essenze; Estratti; Fomentazioni; Gargarismi; Gocce; Infusioni; Iniezioni; Linimenti; Liquori; Lozioni; Marmellate; Misture; Oli; Oppiati; Paste e Pastine; Pasticche; Pillole; Polveri; Pomate; Pozioni; Rimedi; Saccaroliti; Saponi; Sciroppi; Soluzioni; Tinture; Tisane; Topici; Unguenti.
Il Supplemento introduce nuove monografie, tra queste quelle di 57 droghe vegetali (v. nota 25): Abrotano, Acetosa,Acetosella, Aglio, Alkekengi, Amorino o Pruno selvatico, Anserina vermifuga, Appio, Berberis o Crespino, Burana o Guarana, Busso, Cainca, Caieput, Calamento, Capilvenere del Canadà, Cascarilla, Cedro, Celidonia, Coca, Curcas,Finocchio, Fuco crispo, Galla o Noce di galla, Giuggiolo o Genzolo, Gramigna, Guttaperga, Ladano, Licopodio, Lupino,Maro, Mastice, Moghetto, Musenna, Nardo celtico, Olmo, Ononide, Opopanace, Origano, Paollinia, Pareira brava,Peonia, Persilio, Pioppo, Poligola volgare, Pruno della Virginia o Ceraso silvestre, Querce, Rosmarino, Ruta, Salvia,Sambuco, Saponaria, Sorbo, Taccamacca, Timo volgare o Serpillo o Serpollo, Turbitto vegetale, Verbasco, Virga aurea.
Dunque, questa di Pio IX è stata la Farmacopea Ufficiale più importante e completa a quei tempi; è stata adottata negliOspedali Romani e in tutto il territorio italiano fino al 1892, anno di pubblicazione della Farmacopea Ufficiale del Regnod’Italia, circa un ventennio dopo l’annessione dello Stato pontificio (1870).

La Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana
Solo dopo l’Unità d’Italia (17 marzo 1861) è stata approvata la I Edizione della Farmacopea del
Regno d’Italia con decreto del Ministro segretario di Stato per gli affari dell’interno il 3 maggio 1892.
Per le farmacie l’obbligo di detenere un esemplare della farmacopea approvata dal Ministero dell’Interno, sentito ilConsiglio superiore di sanità, già era stato annunciato con l’Art. 28 della Legge sulla Tutela dell’Igiene e della Sanità pubblica, 22 dicembre 1881, n. 5849, serie 3a.
L’Istituto Superiore di Sanità ha celebrato il Centenario della Farmacopea Ufficiale 1892-1992 con una Medaglia Celebrativa e la ristampa anastatica (figura 17).
Tutte le monografie (circa 600) sono riportate in ordine alfabetico del nome italiano, seguito dal nome latino e dai sinonimiitaliani e sono redatte con la descrizione dei caratteri in maniera semplice. Di queste 146 riguardano sostanze chimiche ben definite, con le formule grezze, di struttura, i pesi molecolari ed eventualmente con i metodi di preparazione e lereazioni di identificazione che si ritrovano in apposite tabelle. Le altre monografie si riferiscono a droghe vegetali,minerali, a corpi animali di composizione complessa e anche le preparazioni galeniche con le formule e le relative preparazioni. Sono contenute anche monografie generali per estratti, tinture, essenze, decotti e infusi. Nel caso di prodottidannosi o velenosi sono riportate in calce alla monografia le dosi massime, per ogni dose e nelle 24 ore. Seguono poiXXIII tabelle e quattro elenchi particolari: p. e., Pesi atomici, Formola greggia, di costituzione e peso molecolare deicorpi composti inscritti nella Farmacopea; varie caratteristiche-chimico fisiche (densità, gradi areometrici di Beaumé,punti di ebollizione di liquidi; densità di soluzioni di acidi e di basi; densità di mescolanze di acqua e alcool equantità ponderali di alcool nelle diluizioni alcooliche; solubilità a temperatura ordinaria di sostanze chimiche);dimensioni dei setacci per polveri: sottilissime27, sottili, grosse, rispettivamente pari a
1,600, 900 e 100 forellini quadrati per centimetro quadrato; reattivi e alcune determinazioni volumetriche; apparecchi eutensili vari (p.e., alambicco di rame stagnato con relativo fornello); dosi massime per l’adulto; disposizioni varie per il farmacista.
Nello spirito di questa nota, le monografie relative alle droghe vegetali e preparazioni sono qui elencate:
Aconito (radice); Acqua distillata (previa distillazione in corrente di vapore, p. 1000 d’idrolato/p. di droga): Anice (frutti,p. 250), Anice stellato (frutti, p. 250), Arancio (fiori freschi, p. 500), Camomilla comune (fiori freschi, p. 500), Camomillaromana (fiori freschi, p. 400), Cannella (corteccia, p. 250), Cedro (scorze recenti, p. 250), Finocchio (frutti, p. 250),Gemme di Pino (gemme recenti, p. 250), Mandorle amare (panello polvere, p. 1000, acqua p. 3000, alcool, p. 50),Melissa (sommità fiorite recenti, p. 500), Menta piperita (Foglie recenti, p. 500), Rose (petali freschi di rose pallide, p.500), Salvia (sommità fiorite recenti, p. 500); Adonide (erbe intere di più specie); Agarico (pezzi scrostati); Aloe (succocondensato più o meno indurito dalle foglie); Altea (radici); Amido di frumento; Angelica (radice); Anice (frutti); Anicestellato (Frutti); Appio palustre (radice); Arancio amaro (corteccia, foglie, fiori); Arnica (rizoma e fiori); Asparago(rizoma e turrioni); Assa fetida (gommo- resina); Assenzio (foglie e sommità fiorite); Balsamo di Copaive (oleoresina);Balsamo peruviano (liquido sciropposo); Balsamo toluano (da semiliquido a solido); Bardana (radice); Belladonna (foglie eradice); Benzoino (resina); Burro di cacao (semi); Calamo aromatico (rizoma); Camomilla comune (fiori o intera piantafiorita); Camomilla romana (fiori o intera pianta fiorita); Cannella (corteccia); Carbone vegetale (legno); Cardo benedetto(foglie prima della fioritura); Cascarilla (corteccia); Cassia (frutto); Catecù (estratto); Catrame vegetale (dalladistillazione secca di vari specie di Pinus
); Cedro (corteccia del frutto non maturo); Centaurea minore (sommità fiorite); China (corteccia del tronco e dei rami);Cicoria (radice e foglie); Cicuta maggiore (foglie e frutti); Coca (foglie); Coclearia (intera pianta fresca sul fiorire);Colchico (bulbo e semi); Colombo (radice); Coloquintide (Polpa del frutto decorticato); Condurango (corteccia del tronco); Convallaria (intera pianta); Corniolo (drupe); Creosoto (distillazione secca del legno di faggio); Crescione(pianta intera); Croton tiglio (semi); Digitale (foglie); Dulcamara (stipiti); Elettuario lenitivo (Cassia, Tamarindi, sena);Emulsione: Mandorle dolci, Mandorle dolci oleosa, semi di Melone, oleosa semplice; Enula (rizoma); Essenza o oliiessenziale: Anice, Arancio amaro corteccia, Arancio amaro fiori, Cajeput, Camomilla volgare, Cannella, Cedro (corteccia), Garofani, Ginepro, Lavanda, Menta piperita, Rose, Rosmarino, Senape; Estratto: Aconito idroalcoolico(radice), Aloe acquoso (grossolanamente polverizzata), Assenzio idroalcoolico (sommità fiorite e secche), Belladonna idroalcolico (foglie secche), Camomilla idroalcoolico (fiori secchi), Cardo benedetto acquoso (foglie), Cascarillaidroalcoolico (corteccia), China acquoso (corteccia), China idroalcoolico (corteccia), Cicuta (foglie recenti), Colombo idroalcoolico (radice), Coloquintide idroalcoolico (polpa privata dei semi), Convallaria acquoso (Scapo e fiori secchi),Digitale idroalcoolica (foglie), Dulcamara acquoso (stipiti), Felce maschio etereo (rizomi), Genziana acquoso (radice), Ginepro (frutti maturi recenti), Giusquiamo (foglie secche), Graziola idroalcoolica (erba secca), Guajaco acquoso(raspatura del legno), Idraste liquido (rizoma), Lattuga virosa (fresca), Liquirizia (radice), Mezereo etero (corteccia),Noce vomica alcoolico (noce), Oppio acquoso (oppio in piccoli pezzi), Quassia acquoso (raspatura), Rabarbaro acquoso(radice), Ratania acquoso (radice), Scilla idroalcoolico (bulbi disseccati), Segala cornuta (segala polvere), Tarassacoacquoso (radice), Trifoglio fibrino acquoso (foglie), Valeriana idroalcoolico (radice); Euforbio (gommo-resina); Felce maschio (rizoma); Finocchio (frutti); Fuco carageo (talli); Galbano (gommo-resina); Garofano (chiodi); Gelatina diLichene islandico; Genziana (radice); Gialappa (tuberi delle radici); Ginepro (frutti); Giusquiamo (foglie); Gomma:adragante (trasuda da fenditure), Ammoniaco (gommo-resina), Arabica (fluisce da parecchie acacie), Gotta (gommo-resina); Graziola (pianta itera); Guajaco (legno); Guarana (semi schiacciati); Idraste (rizoma); Infuso: Rabarbaro, Sena (foglie) con Manna; Ipecacuana (radice); Iride (rizoma decorticato); Jabrandi (foglioline della foglia composta); Kamala(glandole); Kousso (fiori); Laminaria (stipiti); Lattuga virosa (succo dell’erba); Lauro (drupe); Lauroceraso (fogliefresche); Lavanda (sommità fiorite); Lichene islandico (tallo); Licopodio (sporule); Limone (frutto); Lino (semi);Liquirizia (stoloni e radici); Lobelia (pianta intera fiorita); Luppolino (Glandole); Maggiorana (erba fiorita); Malva (foglie e fiori); Mandorle (semi); Manna (materia zuccherina che scola naturalmente o per incisione da diversi frassini); Melissa (foglie e sommità fiorite); Melogranato (corteccia ella radice); Melone (semi); Menta piperita (foglie); Mezereo(corteccia); Mirra (gommo- resina); More di rovo (frutti); Noce comune (mallo, epicarpo e mesocarpo); Noce moscata(seme privo del guscio); Noce vomica (seme); Noci di galla (escrescenze sulle gemme e giovani rami); Olio: Camomilla (fiori freschi o secchi), Crotontiglio (semi), Giusquiamo (foglie), Lauro (drupe fresche), Lino (semi), Mandorle dolci (mandorle polverizzate), Olive (drupe), Ricino (semi mondati e sbucciati); Oppio (Succo per incisione delle capsule);Orzo (cariossidi); Papavero (frutto); Pasta: Altea, Lichene; Pastiglie: Ipecacuana (radice), Rabarbaro, Santonina; Pece diBorgogna (resina); Pepe Cubebe (drupe); Persico (fiori); Pillole di Aloe composte; Pino (gemme); Pioppo (gemme floreali); Podofillo (rizoma e radici); Poligala virginiana (radice); Polvere di Oppio e di Ipecacuana; Pomata: gemme diPioppo composta, olio di Mandorle, Mezereo, Stafisagria; Prezzemolo (radice); Quassia (legno); Quebraco (corteccia deltronco); Quercia (semi e corteccia dei giovani rami prima dello sviluppo delle foglie); Rabarbaro (radice e parte infima del caule); Ramno catartico (drupe); Ratania (radice); Resina: Gialappa (radice), Guajaco (masse gialle che all’ariainverdiscono), Scammonea (masse bruno-verdastre); Ricino (semi); Rob di Sambuco (frutti freschi); Rosa pallida (petali);Rosa rossa (petali del fiore non del tutto aperti); Rosmarino (rametti fogliati); Rusco (rizoma); Ruta (foglie); Sabadiglia(semi); Sabina (rametti fogliati); Salep (tuberi novelli); Salice (corteccia dei rami di 2-3 anni); Salsapariglia (radici);Salvia (foglie); Sambuco (fiori e frutti); Santonico (calatidi non ancora aperte); Sassafrasso (legno della radice e dellaparte inferiore del tronco); Scammonea (succo resinoso della radice); Scilla (bulbo); Sciroppo: Aperitivo o delle cinqueradici (appio palustre, finocchio, asparago, rusco, prezzemolo), Arancio amaro, Balsamo del Tolù, Cannella, Cedro, China, Cicoria con Rabarbaro, fiori di Persico, Gomma arabica, Ipecacuana, More, Oppio, Poligala virginiana, Ramnocatartico, Sena e Manna, Tamarindi; Segala cornuta (sclerozio); Sena (foglioline della foglia composta); Senape nera(semi); Specie amare: Assenzio (sommità fiorite, p. 2), Centaurea minore (sommità fiorite, p. 2), Arancio amaro(corteccia, p. 2); trifoglio fibrino (foglie, p. 1), Genziana (radice tagliuzzata, p. 1); Specie aromatiche: lavanda (sommitàfiorite, p. 1), arancio (foglie, p. 1), menta (foglie, p. 1), rosmarino (foglie, p. 1), salvia (foglie, p. 1); Specie pettorali:malva (fiori, p. 4), altea (radice tagliuzzata, p. 4), liquirizia (radice tagliuzzata, p. 4), anice volgare (frutti, p.1); Spiritoaromatico composto o spirito vulnerario o alcoolato vulnerario: sommità fiorite di assenzio, lavanda, maggiorana, melissa, menta, rosmarino, ruta, salvia, timo (p. 1 ana), fiori di camomilla comune (p. 2), radice di angelica (p. 1), alcool(p. 24); Spirito di cannella, coclearia, melissa composto; Stafisagria (semi); Storace liquido (corteccia); Stramonio (foglie durante la fioritura); Strofanto (semi); Tamarindo (polpa del mesocarpo del frutto); Tarassaco (radice in autunno); Tiglio (fiori); Timo (erba fiorita); Tinture alcooliche: Aconito (radice), Arnica (fiori e rizoma), China (corteccia), Digitale(foglie), Genziana (radice), Lobelia (pianta intera fiorita), Mirra (gommo-resina), Noce vomica, Oppio, Rabarbaro, Strofanto, Valeriana; Trifoglio fibrino; Uva ursina (foglie); Valeriana (rizoma con le radici); Vino amaro (specie amare);Vino chinato (corteccia di china polvere); Vino con colchico (Bulbi recenti); Vino con rabarbaro; Vino oppiato composto;Viola mammola (fiori); Viola tricolore (pianta fiorita); Zafferano (estremità superiore dello stilo); Zenzero (rizoma).
Le successive edizioni di questa prima Farmacopea Ufficiale del Regno d’Italia (1892), dalla II (1902) alla VI (1940),hanno subito un lento processo di revisione delle monografie, con l’eliminazione di alcune e l’introduzione di nuove, edei rispettivi contenuti che si volevano, per quanto possibile migliorati dal punto di vista terapeutico e della chimicafarmaceutica e comparabili con quelli delle altre Farmacopee nazionali in Europa.
Comunque, questa VI Farmacopea (Ministero dell’Interno, Roma, 1940) conclude un periodo considerato superato permolti aspetti. Altri concetti, criteri ed esigenze politiche e sanitarie hanno ispirato la nuova “Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana”, che pur rimanendo sequenzialmente come VII Edizione (Ministero della Sanità, Roma, 1965), nonè stata intesa come revisione della VI Edizione. Quest’ultima affermazione appare nella Prefazione, che ne spiega i motivi, tra cui i seguenti:
“I 25 anni che separano la VI dalla VII Edizione della Farmacopea Ufficiale rappresentano il periodo che può essereconsiderato più innovatore e rivoluzionario di tutta la storia dei farmaci e della terapia.
La scoperta dei sulfamidici prima, quindi, degli antibiotici e degli antitubercolari; la possibilità di ottenere allo statopuro vitamine ed ormoni sintetici; di preparare nuove molecole capaci di svolgere azioni antinfiammatorie; la scopertaancora di antistaminici, tranquillanti, ipotensivi, diuretici selettivi; l’introduzione di nuovi vaccini legati allo sviluppodelle tecniche virologiche, hanno non solo sconvolto la terapia tradizionale, ma hanno profondamente influito sulla vitadei popoli.
Al progresso della terapia è corrisposto un uguale sviluppo di tutte le tecniche chimiche, chimico-fisiche e fisiche,biochimiche, microbiologiche e farmacologiche atte a stabilire la purezza, l’attività e l’innocuità dei farmaci.
La F.U., che fino alla VI edizione poteva considerarsi solo un codice per il farmacista,
diventa oggi un codice anche per l’industria produttrice e per gli organi di controllo.”
Ciò ha comportato l’eliminazione di molte monografie relative a sostanze e preparati a carattere empirico, artigianale otradizionale di dubbia efficacia terapeutica. I prodotti della chimica di sintesi sostituirono soprattutto i prodotti naturalitra cui le droghe vegetali e le preparazioni corrispondenti (acque, alcolati, estratti, infusi, liquori, tinture, vini, ecc.) e molte preparazioni magistrali. Queste ultime sostituite da preparazioni industriali descritte in monografie generali con irelativi saggi tecnologici.
Precedente a questa VII Edizione (1965), è la Convenzione del Consiglio d’Europa relativa all’elaborazione di unaFarmacopea Europea firmata il 22 luglio 1964 dagli Stati aderenti all’Accordo Parziale (i sei Stati fondatori del MercatoComune: Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo) e la Svizzera e il Regno Unito. Poi alla Convenzione aderirono altri 27 Paesi. La Farmacopea Europea si applica nei singoli Stati aderenti alla Convenzione, con appositi provvedimenti legislativi, quali generalmente le singole Farmacopee Nazionali. Il I Volume della Farmacopea Europea è del 1969.
L’VIII Edizione della Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana (Ministero della Sanità, Roma
1972), include nel proprio testo metodi, specificazioni e tutte le monografie europee già pubblicate nei primi due volumidella Farmacopea Europea ed è strutturata in tre parti: Prescrizioni e metodi generali, Monografie, Formulario galenico.Con riferimento alle Droghe vegetali, alcune monografie sono state eliminate, nel mentre sono state aggiunte le seguenti:Anice, Arancia dolce essenza, Limone essenza, Lobelia, Menta, Menta essenza, Pino essenza, Ratania, Senna frutti.
Con la IX Edizione della Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana (Ministero della Sanità, Roma, 1985), afronte della tendenza di ridurre drasticamente, già dalla V Edizione della FU, il numero delle droghe vegetali, ha fatto seguito una crescente richiesta di preparazioni ottenute dalle piante officinali. Con questo spirito si è giunti allapubblicazione del supplemento alla IX Edizione della FU intitolato “Droghe vegetali e preparazioni” (Figura 18), cheraccoglie 103 monografie, delle quali 45 riprese dalla stessa IX FU e 58 quelle nuove. Di queste, più nel dettaglio: 19riguardano gli estratti (secchi, molli, fluidi) e le tinture; 4 le polveri titolate; 16 le essenze, di cui per la prima volta in unafarmacopea venivano riportati i corrispondenti profili gascromatografici; 62 le droghe vegetali tal quali, delle quali 26riprese dalla II edizione della Farmacopea Europea e 36 le droghe nostrane. Inoltre, il supplemento riporta le Avvertenze generali e i Metodi generali di Farmacognosia.
Le Edizioni successive della FU, la X Edizione (Ministero della “sanità”, Roma, 1998), la XI Edizione (Ministero della“salute”, Roma 2002)28 e la XII (Ministero della salute, Roma 2008) si allineano alla traduzione letterale dei testi in inglesedella Farmacopea Europea, giunta alla 9a Edizione (Figura 19).
Infatti, il decreto 31 gennaio 2017 del Ministero della salute all’art. 1, comma 1, così recita: “I testi nelle lingue inglese e francese dei capitoli generali e delle monografie pubblicati nella Farmacopea europea 9a edizione, elencati negli allegatial presente decreto, entrano in vigore nel territorio nazionale, come facenti parte della Farmacopea Ufficiale dellaRepubblica italiana, dal 1° Gennaio
2017”.
Pertanto, i testi in vigore della Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana sono:
– XII Edizione della Farmacopea Ufficiale della Repubblica italiana (3 dicembre 2008);
– Aggiornamenti e correzioni della XII Edizione F.U. (DM 16 marzo 2010 e DM 17 maggio
2018);
– 9a Edizione della Farmacopea Europea dal 1° gennaio 2017 (Figura 19), articolata in due volumi: il primo dipresentazione e prefazione, riporta capitoli e monografie generali; il secondo riporta le monografie specifiche delle sostanze29;
– Decreto 31 gennaio 2017 “entrata in vigore dei testi, nelle lingue inglese e francese, dei capitoli generali e delle monografie, pubblicati nella Farmacopea europea 9a edizione Supplemento ordinario n. 11 alla Gazzetta UfficialeSerie generale, n. 42 del 20.2.2017 e relativo Indice cumulativo (pagg. 27-99).
Per quanto attinente al tema del Workshop, cioè quello delle piante officinali, segnalo:
– Nel Volume I (pag. 33 del Supplemento menzionato): Metodi generali di farmacognosia: Ceneri insolubili inacido cloridrico; Elementi estranei; Stomi e indice stomatico; Indice di rigonfiamento; Acqua nelle essenze; Esteriestranei nelle essenze; Oli grassi ed essenze resinificate nelle essenze; Odore e sapore delle essenze; Residuoall’evaporazione delle essenze; Solubilità delle essenze in alcool; Dosaggio dell’1,8-cineolo nelle essenze; Essenze nelledroghe vegetali; Residui di pesticidi; Tannini nelle droghe vegetali; Indice di amarezza; Residuo secco degli estratti;Perdita all’essiccamento degli estratti; Determinazione dell’aflatossina B1 nelle droghe vegetali; Droghe vegetali:campionamento e preparazione del campione; Saggio degli acidi aristolochici nelle droghe vegetali; Determinazione dell’ocratossina A nelle droghe vegetali; Esame microscopico delle droghe vegetali; Cromatografia su strato sottile adalta risoluzione delle droghe vegetali e di preparazioni a base di droghe vegetali;
– tra le Monografie Generali (pag. 38 del Supplemento): Essenze (No. 2098), Oli grassi vegetali (No. 1579),Piante per tisane (No. 1435), Droghe vegetali (No. 1433), Preparazioni a base di droghe vegetali (No. 1434), Estratti di droghe vegetali (No. 0765), Preparazioni istantanee per tisane (No. 2620).
– l’elenco delle “Droghe vegetali e Preparazioni a base di Droghe vegetali” (pagg. 51-58 del Supplemento; 288voci30); per la consultazione di queste si rimanda al Supplemento ordinario n. 11 della G.U. Serie generale, n. 42 del 20.2.2017. Da questo elenco cumulativo sono tratte le preparazioni di seguito riferite come tinture, estratti ed essenze:
Tinture (n. 14): Arancia amara epicarpo e mesocarpo tintura; Arnica tintura; Belladonna foglia tintura titolata; Benzoinodel Laos tintura; Benzoino di Sumatra tintura; Capsico tintura titolata; Genziana tintura; Ipecacuana tintura titolata; Mirratintura; Oppio tintura titolata; Ratania tintura; Salvia tintura; Tormentilla tintura; Valeriana tintura.
Estratti (n. 31): Agnocasto frutto estratto secco; Aloe estratto secco titolato; Arpagofito estratto secco; Belladonna foglia estratto secco titolato; Biancospino foglia e fiore estratto liquido quantificato; Biancospino foglia e fiore estratto secco;Boldo foglia estratto secco; Camomilla estratto liquido; Capsico estratto molle titolato; Carciofo foglia estratto secco; Cardo mariano estratto secco raffinato e titolato; Cascara estratto secco titolato; China estratto liquido titolato; Frangolaestratto secco titolato; Ginko estratto secco, raffinato e quantificato; Ginseng estratto secco; Ipecacuana estratto fluidotitolato; Iperico estratto secco quantificato; Ippocastano estratto secco titolato; Liquirizia estratto secco peraromatizzazione; Melissa foglia estratto secco; Menta piperita foglia estratto secco; Mirtillo frutto fresco estratto secco purificato e titolato; Olivo foglia estratto secco; Oppio estratto secco titolato; Passiflora estratto secco; Sabal estratto;Salice corteccia estratto secco; Senna foglia estratto secco titolato; Valeriana estratto acquoso secco; Valeriana estratto secco idroalcoolico.
Essenze (n. 32); Anice essenza; Anice stellato essenza; Arancia dolce essenza; Camomilla essenza; Cannella cineseessenza; Cannella di Ceylon corteccia essenza; Cannella di Ceylon foglia essenza; Citronella essenza; Coriandoloessenza; Cumino essenza; Eucalipto essenza; Finocchio amaro (parti aeree) essenza; Finocchio amaro frutto essenza;Garofano essenza; Ginepro essenza; Lavanda essenza; Limone essenza; Mandarancio essenza; Melaleuca essenza; Mentaessenza; Menta essenza parzialmente dementolizzata; Neroli essenza; Niaouli essenza, tipo cineolo; Noce moscata essenza; Pino mugo essenza; Pino silvestre essenza; Rosmarino essenza; Salvia di Spagna essenza; Salvia sclareaessenza; Spigo essenza; Timo essenza, tipo timolo; Trementina essenza.
– tra l’elenco delle “Preparazioni omeopatiche” (pag. 58 del Supplemento): Allium sativum per preparazioniomeopatiche (No. 2023); Belladonna per preparazioni omeopatiche (No.
2489); Croci sativi stigma per preparazioni omeopatiche (No. 1624); Staphisagria per preparazioni omeopatiche (No.2288); Hedera helix per preparazioni omeopatiche (No. 2092); Hydrastis canadensis per preparazioni omeopatiche (No.2500); Hyoscyamus niger per reparazioni omeopatiche (No. 2091); Piante medicinali per preparazioni omeopatiche(No.
2045); Anacardium orientale per preparazioni omeopatiche (No. 2094); Ignatia amara per preparazioni omeopatiche(No. 2513); Nux-vomica per preparazioni omeopatiche (No. 2514); Tinture madri per preparazioni omeopatiche (No.2029); Urtica dioica per preparazioni omeopatiche (No. 2030).
Anche la Medicina tradizionale cinese ha avuto spazio nella 9a Farmacopea Europea con l’inclusione
di ben 66 monografie, in considerazione della crescente richiesta da parte di cittadini.
L’excursus qui termina, per il taglio storico dato all’argomento e nell’aver preferito tra le piante officinali quellecosiddette medicinali e loro preparazioni, molte delle quali unitamente ad altre per le diverse modalità di preparazione edi impiego interessano settori diversi dei prodotti di largo consumo soggetti a specifiche normative. Ma questa è un’altra storia.
Un tema troppo complesso, quello della Storia delle piante, il cui ruolo è cosa buona ricordarlo dalla
Genesi (Genesi, Capo I, Ver. 11 e 12)31.
Luigi Figuer lo ha trattato nel suo libro (1882), con 502 incisioni disegnate dal vero da Faguet, preparatore delCorso di Botanica alla Facoltà di Scienze di Parigi (figura 20).
Poi, l’uomo ha imparato a coltivare le piante, a trasformarle, a modificarle geneticamente e a
comprometterne la salute e l’habitat per l’inquinamento ambientale.
Ne colleziona e conserva i semi nella Banca Mondiale dei Semi (Svalbard Global Seed Vault) in una gigantesca cassaforte scavata in un ghiacciaio in Norvegia nelle isole Svalbard.
Poi, guarda anche al futuro tentandone la riproduzione nello spazio.
* Membro del Consiglio di Reggenza dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria, Roma; già Dirigente di ricerca
dell’Istituto Superiore di Sanità, Roma.
Natural 1
Venendo ora ai tre personaggi annunciati in premessa (figura 9), presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli, Domenico Cirillo (nato a Grumo Nevano nel 1739 e morto nel 1799, anno in cui salì al patibolo in quanto rappresentante della Repubblica partenopea), merita una particolare menzione in questa storia. Appena 21enne vinse la Cattedra di Botanica dell’Università di Napoli, dove era già incaricato della Lectura Simplicium.
Cirillo lasciò questa cattedra dopo 14 anni, avendo ottenuto quella di Patologia e di Materia medica. In questa singolare duplice veste di botanico e di medico, docente di Patologia e di Materia medica, allievo di Serao e amico di Cotugno, Domenico Cirillo acquisì fama in Europa per i contributi dati al progresso della medicina napoletana12,13,14; si guadagnò la stima di noti naturalisti italiani e stranieri, tra cui Lazzaro Spallanzani (1729-1799) e Carlo Linneo (1707-1778). Con quest’ultimo ebbe un intenso rapporto epistolare sullo studio di classificazione delle piante. Anche con il botanico scozzese Alexander Gardner corrispondeva frequentemente. Questi nel classificare alcune piante che crescono in America, appartenenti all’ordine delle Terebintali, ne assegnò il genere con il nome di Cyrillaceae per onorare Domenico Cirillo.
Le sue opere pubblicate riflettono questo connubio tra la botanica e la medicina. In particolare, nei due volumi di Fundamenta Botanica (figura 10: primo volume, 1785, a carattere esclusivamente botanico; secondo volume, 1787, di materia medica) si ritrovano accanto alla descrizione botanica delle piante l’uso terapeutico delle stesse.
In Formulae Medicamentorum (1789), una sorta di vademecum terapeutico, Cirillo commenta gli errori terapeutici di un certo tipo di cultura scientifica.
Inoltre, l’elenco delle sue opere a carattere botanico comprende (U. Pappalardo, A. Ferraro. Traduzione dal tedesco dell’articolo “Domenico Cirillo. La sua biografia, 1739-1799” di Johann Ulrich Marbach. Delpinoa, n.s. 46:95-105,2004)15:
- Ad botanicas institutiones introductio (Napoli 1766)
- Institutiones botanicae iuxta methodum Tournefortiarum (manoscritto ritrovato da Arturo Armone
Caruso; comunicazione personale) - Sistema naturae
- De essentialibus nonnullorum plantarum characteribus commentarium (Napoli 1784)
- Fundamenta botanica, sive Philosophiae botanicae explicatio (Napoli 1785-1787)
- Tabulae botanicae elementares quatuor priores sive Icones partium, quae in fundamentis botanicis describuntur (Napoli 1790)
- Plantarum rariorum Regni Napolitani fasciculus primus et secundus (Napoli 1788-1792)
- Cyperus papyrus (Parma 1796)
- Discorso del moto e dell’irritabilità de’ vegetabili.
Gli studi medici effettuati da Cirillo, riguardano principalmente la Clinica terapeutica; le sue osservazioni in materia furono accolte e diffuse con vivo interesse da parte del mondo scientifico di allora. Nel suo trattato “Nosologiae Methodicae Rudimenta” (1780), ciascun capitolo è dedicato a uno specifico tema di patologia; di particolare interesse fu quello riguardante le febbri. Nel periodo in cui esercitò privatamente e presso l’ospedale degli Incurabili, Cirillo si dedicò allo studio della lue e di altre malattie veneree che curò in numerosi pazienti con i Sali di mercurio; la pomata appositamente da lui formulata prese il suo nome e fu molto richiesta. Studiò la semeiotica, applicata soprattutto allo studio del polso16.
La facoltà di medicina onorò con una statua la memoria “dell’immortale Domenico Cirillo”. Questo medico scienziato è stato lodato, ed è ancora ricordato, non solo per i suoi importanti studi di botanica e di pratica della medicina, ma anche per le sue qualità di filantropo che riversò nel sociale, impegnando le sue risorse nell’istituzione del “Progetto di carità nazionale” destinato all’assistenza dei poveri. In ciò, credeva: «Soccorrere la languente umanità, sollevarla dalle sue miserie, diventare l’istrumento dell’altrui felicità, è stato per me sempre il massimo dei piaceri. L’esercizio della carità, gli effetti dei pronti soccorsi contro la fame, la nudità, il freddo, le malattie, formano la gioia dell’uomo nato per giovare alla società» (Domenico Cirillo, prefazione ai Discorsi accademici, Napoli 1799, pag. 4). Purtroppo, per la sua partecipazione all’istituzione della Repubblica giacobina
napoletana del 12-31 luglio 1799 e dopo il ripristino, subito dopo, della monarchia borbonica, Cirillo fu condannato da un tribunale speciale e il 29 ottobre dello stesso anno fu impiccato a Napoli insieme ad altri patrioti.
Un altro protagonista della storia della Medicina napoletana, appassionato di botanica, è il medico Leopoldo Chiari (Ripacandita 1790 – Napoli 1849; figura 9), Professore di Chirurgia presso l’Università di Napoli, “salutato col nome di principe della chirurgia … egli fu in pari tempo chirurgo generico, ostetrico e oftalmologo, come un vero specialista … e filantropo dal cuore pulsante per le sofferenze per gli uomini”17,18. A Napoli giunse nel 1812, due anni dopo l’arrivo di Santa Giovanna Antida Thouret (1765-1826) per lavorare presso l’Ospedale degli Incurabili, dove diresse il Gabinetto Anatomo-patologico. Ma qui viene menzionato nella duplice veste di chirurgo illustre per le sue scoperte e come studioso di piante. Nel suo libro “Tossicologia ossia dottrina intorno ai veleni e loro antidoti” (figura 11), pubblicato nel 1799, ogni capitolo è dedicato a una specifica categoria di veleni (animali, vegetabili, minerali, mefitici, aliti portati e d’aria fissa, altri aliti). Nella “Tavola de’ veleni vegetabili in genere” (pag. 69-214), questi sono suddivisi in “veleni narcotici, narcotici-acri, acri, glutinosi e fonghi veleniferi”, aliti vegetabili (285-287), odori di alcuni fiori, degli aromati vegetabili (335-337) e delle piante narcotiche (339-342).

Napoli, dunque, è stata una terra ambita, sempre invasa e occupata dalle potenze straniere che diedero impulso al progresso scientifico dell’Università, ma vi lasciarono purtroppo anche tracce negative
indelebili nella popolazione per quanto riguardò lo sviluppo sociale. Il popolo infatti soffrì in conseguenza di questo continuo avvicendarsi di stranieri al governo. Théodule Rey-Mermet riporta una descrizione incredibile della condizione in cui vivevano i poveri: “…. Poi, meno fortunata ancora, viveva la plebe enorme, di circa trentamila barboni, i lazzaroni, detti anche banchieri perché dormivano sulle panchine pubbliche …”. Ma altre descrizioni più o meno edificanti sono riportate in altre parti dello stesso libro.
Così era la situazione a Napoli quando la madre dell’imperatore Napoleone, Maria Letizia Ramolino, con una lettera del 28 maggio 1810, propose di istituire delle fondazioni in tutto il Regno di Napoli e di affidare il compito a Madre Giovanna Antida Thouret (Sancey-le-Long 1765-Napoli 1826; figura
9). Questa accettò la richiesta di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e Re di Napoli, avendo avuto garanzie circa la sede nel Monastero Santa Maria Regina Coeli e la promessa che nulla le sarebbe mancato. Giovanna Antida partì il 3 ottobre 1810, accompagnata da sette consorelle e un vetturale; giunse a Napoli il 18 novembre 1810. Il compito era quello di organizzare e razionalizzare le istituzioni ospedaliere e assistenziali napoletane e di diffondere l’istruzione primaria femminile.
Si insediò nel monastero Santa Maria Regina Coeli, da cui si recava con le consorelle presso l’Ospedale di Santa Maria del Popolo agli Incurabili per svolgere quotidianamente opera assistenziale e ospedaliera, attraversando il breve corridoio tra le mura dei due complessi, da cui si accede tuttora da una porticina del piccolo cortile del monastero stesso (figura 6).
L’accoglienza da parte delle autorità fu solenne; ma l’indomani si presentò una realtà ben diversa di promesse disattese, di dotazioni e fondi insufficienti. Madre Thouret, comunque, riuscì nei propri intenti, riorganizzò l’Ospedale degli Incurabili e completò la ristrutturazione dell’Istituto Santa Maria Regina Coeli.
La storia dell’Istituto Santa Maria Regina Coeli è parte integrante e fondamentale di due secoli di vita non solo della Congregazione, ma anche di Napoli e di quella parte di popolazione afflitta nello spirito e da antichi mali.
Il complesso di S. Maria Regina Coeli comprende la farmacia, allestita nel 1820, dove Santa Giovanna Antida preparava lei stessa i rimedi per alleviare i malesseri, non solo delle consorelle, ma anche degli abitanti del quartiere e dei pazienti dell’Ospedale di Santa Maria del Popolo agli Incurabili. Questa Farmacia conserva il nome di “Farmacia della Santa Madre”, comunicante con il laboratorio che conserva il tavolo originale, con il piano in parte in legno e in parte in marmo, sul quale lavorava la Santa. Non mancano mortai in pietra e un distillatore in rame, posto su un piano rivestito di piastrelle di ceramica sovrastante la fornace a legna o carbone; accanto vi è il sistema di condensazione e di raccolta dell’essenza. Per sua stessa dichiarazione era esperta nel “preparare distillati”, cosa che insegnava alle sue suore come eppure insegnava a loro “a distinguere i diversi rimedi e a prepararli”20.
Negli armadi in noce massiccio, quello dietro al grande bancone centrale in noce e a ridosso delle altre pareti, vi si notano nelle vetrine numerosi recipienti diversi (in vetro, raramente in ceramica, di varia forma e capacità), etichettati (vuoti e alcuni solo parzialmente) con l’indicazione del contenuto, sostanza, droga vegetale, acqua distillata, essenza o estratto. Sul frontale di ciascun cassetto del grande mobile a ridosso della parete che comunica con il laboratorio si legge il nome della pianta destinata a esservi contenuta; all’interno di altri cassetti, alcuni dedicati ai veleni, sono contenuti una
varietà di oggetti e di pacchetti a diverso contenuto. La bilancia sul bancone e le mensole per la piccola spedizione, in parte occupate, fanno pensare che la farmacia sia ancora funzionante. Guardandola si ha la sensazione di una farmacia d’epoca, semplice ma strutturata razionalmente e pronta a ricevere il popolo. Una ricognizione attenta potrebbe essere motivo di un interessante studio storico-scientifico per rivedere con senso critico e benevolo ciò che si dice sulle virtù delle piante del convento.
Santa Giovanna Antida coltivava piante medicinali nel giardino circondato dal chiostro, interno al complesso di Regina Coeli o nei dintorni di questo21; sotto i portici del camminamento venivano disseccate le droghe vegetali, poi all’occorrenza utilizzate come polveri, estratti, calde tisane e bevande o avviate alla distillazione…