*Costantina Di Feo
Nelle diverse fasi di lavorazione che caratterizzano l’industria agroalimentare si producono notevoli volumi di rifiuti e sottoprodotti, che sono sempre stati sottovalutati perchè considerati come scarti. In un’ottica di sostenibilità ed economia circolare che ha un peso sempre maggiore nelle scelte strategiche delle aziende, la ricerca scientifica propone interessanti prospettive per l’utilizzo di questi materiali dai quali si possono ricavare biomolecole utili in vari settori, da quello cosmetico a quello farmaceutico.
Il progetto P.S.R. 2014-2020 “BIOFACE Biomolecole dalla valorizzazione integrata di sottoprodotti agroalimentari per applicazioni sostenibili con finalità Fitosanitarie, Alimentari ed Energetiche” (CUP F73C17000010002) vuole essere uno strumento propulsivo e d’innovazione tecnologica per la valorizzazione dei sottoprodotti della filiera agroalimentare per la produzione di sostanze ad alto valore aggiunto (valorizzazione di seconda generazione) con ricadute nel contesto fitosanitario e alimentare (nutraceutica e ingredienti) sfruttando tecnologie a basso impatto ambientale.
Nel dettaglio, la ricerca prevede:
– estrazione da sottoprodotti provenienti dalla lavorazione e trasformazione della frutta, uva, olive e colture orticole;
– isolamento e caratterizzazione di estratti e di biomolecole;
– valutazioni in laboratorio, semi campo e campo degli estratti ottenuti.
In questo ambito si è inserito il lavoro di tesi presentato in questo articolo.
La scelta delle metodiche utilizzate nella ricerca si è orientata verso tecniche che potessero essere efficienti in termini di estrazione di biomolecole e biosostenibili (riducendo al minimo l’uso di solventi organici), oltre a essere trasferibili su scala industriale.
In particolare, sono stati presi in analisi gli scarti:
− della filiera vitivinicola: vinacce rosse (VCR), vinacce bianche (VCB), vinaccioli (VCL) e raspi;
− della filiera conserviera: mele e pere.
Di vite, mele e pere segue una breve presentazione del loro profilo fitochimico e degli effetti salutistici riscontrati in letteratura.
Pero selvatico comune(Pyrus communis L.)
La pera è un’interessante risorsa di fitocomposti, in particolare di composti fenolici, noti per l’azione antiossidante e antinfiammatoria (Borges et al., 2010). Vi sono anche triterpenoidi – i principali sono acido betulinico e acido ursolico – con attività antiossidante, antinfiammatoria e antitumorale (Lesselier, 2012).
I composti fenolici presenti in varie parti della pianta comprendono acidi fenolici quali acido chinico, caffeico, cumarico, ferulico e i rispettivi derivati. Sono anche presenti catechine monomeriche e procianidine polimeriche. Tra i composti appartenenti alla classe dei flavonoli sono principalmente documentati canferolo, quercetina e isoramnetina, a seguire apigenina, arbutina e derivati della cianidina (Kolniak-Ostek, 2016).
I principali acidi grassi che sono stati trovati nella pera sono l’acido linoleico, palmitico, oleico e α-linolenico (C18:3). Gli aminoacidi essenziali più abbondanti sono leucina, lisina e isoleucina, mentre per i non-essenziali, acido aspartico e glutammina (Shezad et al.,2015).
Tra gli acidi organici comunemente contenuti vi è in abbondanza acido malico e, a seguire, in minor quantità vi sono acido citrico, tartarico e ossalico (Kadam et al.,1985).
L’utilizzo di sostanze e preparati vegetali utilizzabili negli integratori alimentari è disciplinato dal Decreto ministeriale 10 agosto 2018, che con Decreto ministeriale 9 gennaio 2019 è stato modificato per quanto concerne l’allegato 1, cioè “l’elenco delle piante ammesse e relative parti, corredate ove del caso da disposizioni supplementari per l’impiego”. Per il pero e le altre piante trattate in seguito si farà riferimento a questo elenco riguardo agli effetti fisiologici che si possono dichiarare nelle etichette degli integratori alimentari.
In riferimento agli effetti fisiologici relativi alle foglie del pero, nel suddetto elenco è indicato il possibile uso per agevolare il drenaggio dei liquidi corporei, per la funzionalità delle vie urinarie e per la funzionalità della prostata.
Grazie all’alto contenuto di acido malico (e anche acido citrico), l’assunzione costante di pera sembrerebbe essere un potenziale alleato nella prevenzione di calcoli renali, insieme a un regime alimentare aderente alla Dieta Mediterranea (Manfredini et al.,2016).
In generale la frutta e verdura hanno effetti salutari sulla prevenzione del cancro, e delle malattie neurodegenerative, grazie alla capacità antiossidante dovuta ai composti fenolici presenti (Galvis Sanchez et al.,2003).
La pera ha un buon profilo fenolico, e di conseguenza anche un’apprezzabile capacità antiossidante (Salta et al.,2010). Il contenuto di fenoli totali e flavonoidi, con attività antinfiammatoria, è elevato (Li et al., 2012).
I polifenoli totali sono presenti in quantità 6-20 volte maggiori nella buccia rispetto alla polpa: alcuni esperimenti su animali hanno dimostrato che un’introduzione di buccia di pera e mela nella dieta, determina un maggior effetto positivo sui livelli lipidici nel sangue e sulla capacità antiossidante rispetto ai topi a cui è stato somministrata solo la polpa della frutta (Kenver et al., 2011).
Test in modelli animali hanno dimostrato una moderata attività antimicrobica contro ceppi batterici e antinfiammatoria (Li et al., 2012).
Melo domestico (Malus domestica Borkh)
La mela, come molti altri frutti è ricca di composti ad azione antiossidante: quercetina-3-galactoside, quercetina-3-glucoside, quercetina-3-ramnoside, catechine, epicatechine, procianidine, acido cumarico, acido clorogenico, acido gallico.
Un recente studio, ha preso in analisi sei specie di mele coltivate e ne ha determinato il quantitativo medio di composti fenolici: quercetina glicoside 13.2 mg/100g di frutta; vitamina C 12.8 mg/100g; procianidina B 9.35 mg/100g; epicatechine 8.65 mg/100g; floretina glicosilata 5.59 mg/100g (Lee et al. 2003).
Molti dei composti ad azione antiossidante sono presenti in alte concentrazioni nella buccia, infatti l’attività della mela senza buccia è ridotta (Boyer et al., 2004).
Nell’elenco già citato sulle piante ammesse all’uso negli integratori alimentari l’effetto fisiologico riportato è l’uso del frutto per benefici sulla regolarità del transito intestinale e sulla modulazione/limitazione dell’assorbimento di nutrienti.
Oltre all’utilizzo della mela per effetti salutistici comprovati e regolamentati, molti studi hanno dimostrato che l’assunzione quotidiana di questo frutto determina molteplici vantaggi per la salute.
Sulla base di studi epidemiologici, sembrerebbe che l’assunzione di mele possa essere utile per diminuire l’incidenza del cancro, in particolare del cancro al polmone, oltre che di malattie cardiovascolari, asma e diabete di tipo 2.
Alcuni studi in vitro e in modelli animali hanno cercato di individuare i meccanismi con cui le mele possono ridurre il rischio di malattie croniche. Sicuramente la loro attività antiossidante può aiutare a prevenire l’ossidazione del DNA e dei lipidi.
La capacità in vitro di inibire la proliferazione cellularepuò essere correlata con la prevenzione del cancro.
Sia nell’uomo che nei ratti è stata evidenziata una riduzione dell’ossidazione lipidica e di conseguenza anche del colesterolo. Questi effetti attribuibili sia ai composti fenolici sia all’assunzione di fibra possono essere correlati con la diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari (Boyer et al., 2004).
In Europa vengono raccolti dieci milioni di tonnellate all’anno di mele, che sono destinate direttamente alla tavola o alla produzione di succhi di frutta. Lo scarto umido dovuto alla spremitura rappresenta circa il 25% del peso della frutta fresca e rappresenta una potenziale risorsa per ottenere fitocomposti da utilizzare come ingredienti salutistici.
Vite – (Vitis vinifera L.)
Nel frutto della vite, cioè nell’acino d’uva, sono presenti metaboliti primari quali gli zuccheri glucosio e fruttosio, ma anche aminoacidi e acidi grassi. Tra gli acidi organici sono presenti principalmente l’acido citrico, il malico e il tartarico, quest’ultimo è caratteristico dell’uva.
I polifenoli invece, sono i principali metaboliti secondari e sono riconducibili principalmente a flavonoidi e non flavonoidi.
Tra i composti non flavonoidici vi sono gli acidi benzoici, come l’acido gallico, gli acidi cinnamici come per esempio acido caffeico e cumarico, gli stilbeni presenti nella buccia delle uve rosse (Bruni, 2014). Dei flavonoidi fanno parte gli antociani, i flavonoli, flavanoli e i tannini.
Nell’elenco del Decreto già citato è indicato l’uso di foglie e semi per migliorare la funzionalità del microcircolo; per l’attività antiossidante e per regolare la funzionalità dell’apparato cardiovascolare. Invece è previsto l’uso dell’olio per l’integrità e la funzionalità delle membrane cellulari, il trofismo e la funzionalità della pelle per contrastare i disturbi del ciclo mestruale e per migliorare la funzionalità articolare.
Gli scarti di vinificazione contengono i metaboliti secondari sopraelencati, noti per la loro attività antiossidante, antimicrobica, antinfiammatoria, antitumorale e di protezione vascolare (Teixeira et al., 2014).
I residui di vinificazione possono essere utilizzati per la produzione di integratori alimentari, ricchi di composti antiossidanti e quindi utili per ridurre il rischio di manifestazione o l’aggravarsi di condizioni patologiche (Hertog et al.,1992).
I polifenoli contenuti negli scarti di uva hanno la capacità di prevenire l’ossidazione degli acidi grassi polinsaturi di lipoproteine a bassa densità (LDL), meccanismo utile per la prevenzione di malattie cardiovascolari. Inoltre, hanno la capacità di inibire l’aggregazione piastrinica plasmatica e l’attività della cicloossigenasi, oltre all’azione di soppressione della cascata dell’istamina.
Gli estratti dai semi hanno mostrato una capacità antimicrobica efficace contro i batteri Gram-positivi e negativi (Jayaprakasha et al., 2001).
Il resveratrolo potrebbe essere coinvolto nella prevenzione di malattie neurodegenerative e ischemia (Markus et al., 2008).

Distillazione ed estrazione dei prodotti di scarto alimentare
Nella prima fase del progetto di tesi, sono state distillate in corrente di vapore le matrici inviate dalle aziende alimentari.
I campioni inerenti agli scarti di vinificazione erano: vinacce rosse (VCR), vinacce bianche (VCB), raspi e vinaccioli (VCL).
Le matrici di mele e pere erano costituite dal frutto (tutto il pericarpo) sminuzzato. Dopo alcune prove preliminari atte a valutare il rapporto campione/solvente si è deciso di effettuare le distillazioni con 100 g di matrice in 1 litro di acqua distillata, e dal momento in cui veniva estratta la prima goccia di essenza si è fatto trascorrere un tempo di 4 ore.
Al termine della distillazione è stato prelevato l’olio essenziale con cloroformio deuterato per analisi di spettroscopia di risonanza magnetica nucleare protonica , e sono state recuperate anche le acque madri e la feccia (il campione esausto, rimasto dopo la distillazione).
Le acque madri sono state separate dalla feccia tramite filtrazione e sono state liofilizzate, mentre la feccia è stata parzialmente essiccata all’aria, per poi prelevarne un’aliquota di circa 20 g con l’obiettivo di effettuare un’estrazione in ultrasuoni con EtOH 50% (1/13 p/v) per un’ora. L’estratto è stato filtrato e il liquido separato è stato liofilizzato.
Nella tabella 1 sono riassunte le rese % delle estrazioni in ultrasuoni e delle distillazioni in corrente di vapore. Le rese maggiori si hanno nelle estrazioni dirette con etanolo 50%.
La presenza delle estrazioni dirette in acqua 100% ed etanolo 100% è dovuta alla necessità, anche per i sottoprodotti mele e pere, di confermare la miglior efficacia di estrazione con rapporto 50:50 di acqua ed etanolo, già confermato per gli estratti da scarti di uve in una precedente fase del progetto.
Le rese delle acque madri tendono a essere inferiori rispetto alle estrazioni dirette, tranne per i vinaccioli in cui la resa risulta leggermente superiore.
L’estrazione in ultrasuoni delle fecce è servita per valutarne il quantitativo residuo di fitocomposti. Il prodotto che si è ottenuto dall’estrazione idroalcolica indica che la feccia dopo quattro ore di distillazione in corrente di vapore non risulta completamente esausta. Tuttavia, i valori tra 0,8÷1,8% fanno pensare, in una prima valutazione, che la feccia, possa essere uno scarto superfluo con poche potenzialità di riutilizzo per gli scopi del progetto.
Le rese della distillazione delle vinacce bianche e rosse sono dello 0,05%, risultano inferiori quelle di raspi e vinaccioli, rispettivamente 0,01% e 0,008%; le rese di mele e pere si avvicinano ai valori delle vinacce con risultati pari a 0,051% e 0,044%. Si tratta comunque di contenuti di molecole volatili molto basse se si pensa che in Farmacopea europea le droghe con rese di distillazione più basse, come frutti di coriandolo e capolini di camomilla comune hanno rispettivamente una resa non inferiore a 0,3 mL/100g e 0,4 mL/100g.
Gli estratti idroalcolici sono stati valutati per il loro contenuto in polifenoli, mediante il metodo di Folin-Ciocalteu.
Oli essenziali da distillazione
L’analisi GC-MS dei distillati dei sottoprodotti di vinificazione ha evidenziato la presenza di acidi grassi, con vinacce bianche e rosse che presentano analoghi composti maggioritari: in particolare nel sottoprodotto VCB vi è una prevalenza di acido palmitico (43,04%), acido palmitoleico (7,01%), etil estere dell’acido palmitico (5,42%) e acido oleico (5,72%); in VCR vi è abbondanza di acido palmitico (53,69%), etil estere dell’acido palmitico (7,78%), acido laurico (6,13%) e acido oleico (5,72%).
Il distillato dei vinaccioli è caratterizzato da una prevalenza di composti come acido palmitico (29,6%), etil estere dell’acido linoleico (19,4%), acido linoleico (10,48%), etil estere dell’acido oleico (7,24%) e acido oleico (6,86%).
Nel distillato di raspi i composti prevalenti risultano essere: acido palmitico (37,58%), acido linolenico (10,94%) e acido oleico (4,78%).
In letteratura non sono disponibili dati utili a un confronto. In questi distillati i composti terpenici sono presenti in basse percentuali, come il manoil ossido in VCB (1,85%) e VCR (2,89%) o inferiori allo 0,1%.
L’analisi NMR protonica dei distillati ha permesso di quantificare l’etanolo residuo presente, non determinabile via GC-MS in quanto eluisce con un tempo di ritenzione paragonabile a quello del solvente di diluizione del distillato e in cui il filamento rimane spento per non saturare la trappola ionica. Prendendo in considerazione l’integrale del quartetto del gruppo metilenico dell’etanolo e quello relativo al tripletto dei gruppi metilici di tutti gli acidi grassi, attraverso una proporzione in cui si è posto che il peso medio degli acidi grassi corrispondesse a quello del componente più abbondante determinato in GC si è risaliti ai seguenti rapporti relativi:
-VCB: etanolo 15%, acidi liberi ed esterificati 85%
-VCR: etanolo 15%, acidi liberi ed esterificati 85%
-VIN: etanolo 50%, acidi liberi ed esterificati 50%
-RASPI: etanolo 15%, acidi liberi ed esterificati 85%
La componente volatile dei sottoprodotti di mela e pera presenta una maggior componente terpenica. Nel distillato di mela i composti maggioritari in termini di area % sono: α-(E-E) farnesene (17,27%), (2E,6E)-farnesolo (9,29%), butil estere dell’acido linoleico (5,33%), inoltre sono presenti alcani come n-eptacosano (12,61%).
Nel distillato di pera prevalgono: α-(E-E) farnesene (19,03%), gli esteri metilici dell’acido oleico (10,89%), dell’acido linolenico (16,22%) e dell’acido linoleico (6,24%), acido oleico (9,04%)ed acido palmitico (7,33%).
Sono stati acquisiti gli spettri NMR anche dei distillati dei sottoprodotti di lavorazione di mele e pere: mediante l’osservazione di segnali con spostamenti chimici caratteristici si è confermata la presenza di α-(E-E) farnesene.Nel distillato delle pere è inoltre ben evidente il segnale del gruppo metossilico degli esteri metilici degli acidi grassi.
L’α-(E-E) farnesene ha mostrato attività repellente contro la piralide della bacca di caffè (Vega, et al., 2017). Pertanto, potrebbe essere interessante studiare l’utilizzo del distillato o dello scarto tal quale sul versante delle applicazioni fitoiatriche. Tale composto è inoltre conosciuto per il suo gradevole aroma che trova applicazioni in campo alimentare.
Il farnesolo è una sostanza prodotta da molti funghi, e sembra diminuire la resistenza agli antibiotici in Pseudomonas aeruginosa (Cugini et al. 2007), inoltre è coinvolto nell’inibizione della formazione di biofilm di Candida albicans(Ramage et al. 2002). Pertanto, anche le possibili applicazioni in campo salutistico legate alla presenza di questo componente nello scarto di mele saranno oggetto di ulteriori approfondimenti.
Analisi HPTLC
La cromatografia su strato sottile è una tecnica che è stata molto sfruttata in questo studio perché in tempi brevi e con costi bassi si sono potute ottenere informazioni importanti.
Innanzi tutto, le HPTLC sono state usate per effettuare un confronto tra estratti derivanti da differenti metodi estrattivi del medesimo sottoprodotto: acque madri da distillazione in corrente di vapore, estratto idroalcolico (50%) in ultrasuoni di feccia da distillazione, estratto idroalcolico (50%) diretto in ultrasuoni.
Le concentrazioni delle soluzioni che sono state depositate sulla lastra sono state rapportate alle rese di estrazione, in modo da ottenere direttamente in HPTLC un risultato semiquantitativo.
Dopo aver confrontato la capacità estrattiva delle varie tecniche utilizzate, i vari estratti sono stati comparati qualitativamente. In tal caso, sono state depositate soluzioni a concentrazioni tali da permettere un confronto delle molecole estratte in corrispondenza dei relativi Rf (fattori di ritardo).
Questi due approcci sono stati applicati per mettere in evidenza le classi di fenoli (ma anche acidi derivati da acido benzoico e cinnamico, cumarine) e proantociandine.
Inoltre l’HPTLC bioautografica con radicale DPPH, ha permesso di determinare in modo semiquantitativo l’attività antiossidante degli estratti.
Conclusioni
In questo è stato confermato che gli scarti di vinificazione e della filiera conserviera (nello specifico di mele e pere) possono avere potenziali applicazioni in ambito salutistico.
La produzione vitivinicola e l’industria della trasformazione agroalimentare ricoprono un ruolo importante per l’economia del territorio. Dalla produzione di vini e di prodotti conservieri, si ottengono sottoprodotti di lavorazione che l’azienda dovrebbe provvedere a smaltire. Le normative europee hanno imposto alle aziende la riduzione degli sprechi e dell’impatto sull’ambiente delle produzioni, sostenendo un nuovo sviluppo sociale e industriale nella promozione della cultura del riuso e dell’annullamento dello scarto (cradle-to-cradle policy). Inoltre, le aziende vitivinicole hanno l’obbligo di distillare i residui di produzione del vino per allontanare l’etanolo. Tale norma può risultare gravosa per l’economia delle aziende, mentre la valorizzazione dei sottoprodotti potrebbe contrastare i costi economici connessi al trattamento degli stessi.
I frutti freschi hanno un elevato quantitativo di sostanze biologicamente attive, come i polifenoli con capacità antiossidante. Le proprietà sono state valutate per poter verificare in via preliminare gli estratti potenzialmente utili a una proiezione salutistica nutraceutica e/o cosmetica.
Nello studio è stato definito nei sottoprodotti della filiera agro-alimentare il profilo chimico dei prodotti volatili con distillazione in corrente di vapore, il profilo quali-quantitativo di polifenoli e l’eventuale attività antiossidante di estratti da essi ricavati.
Dalle distillazioni in corrente di vapore dei sottoprodotti di vinificazione sono stati ottenuti oli essenziali caratterizzati dalla prevalenza di acido palmitico per tutti e quattro i sottoprodotti. È interessante la presenza di acido α-linoleico (10,48%) nel distillato di vinaccioli, e nel distillato di raspi (12,71%). L’acido linolenico è presente nel distillato di raspi (10,94%). Tali acidi grassi sono rispettivamente definiti omega 3 e omega 6, e sono acidi grassi essenziali.
Negli oli essenziali di mele e pere è presente α-(E-E) farnesene, rispettivamente (17,27%) e (19,03%). Nella mela prevale anche il farnesolo (9,29%). Tali composti sono interessanti sia sotto il profilo di applicazioni in campo salutistico che fitoiatrico (Vega et al., 2017; Cugini et al., 2007; Ramage et al., 2002).
Le rese degli oli essenziali, per tutti e sei i sottoprodotti risultano basse (0,01÷0,05 %): tali valori potrebbero non essere economicamente vantaggiosi per un trasferimento su scala industriale. Tuttavia, va considerato che la presenza di questi composti nel sottoprodotto tal quale potrebbe consentire un loro utilizzo già direttamente come scarto.
Sono state effettuate delle estrazioni in ultrasuoni, con cui si è stabilito che per questo tipo di matrici il solvente biocompatibile ideale potrebbe essere etanolo al 50%: aumentando o diminuendo la percentuale di etanolo si riduce la resa.
Visto l’obbligo di distillare gli scarti di vinificazione, si è deciso di porre l’attenzione ai sottoprodotti che si generano come acque madri di distillazioni e feccia esausta, quest’ultima estratta in ultrasuoni (con etanolo 50%) per valutare il contenuto residuo di polifenoli.
Le estrazioni dirette hanno mostrato le rese % maggiori, e anche il quantitativo di polifenoli totali più alto. Tuttavia, le analisi semiquantitative e qualitative con (HP)TLC hanno evidenziato che la composizione in fenoli e in proantocianidine, di acque madri è nella maggior parte dei casi paragonabile a quella delle estrazioni dirette in ultrasuoni. Ulteriori approfondimenti sulla composizione chimica degli estratti permetteranno di interpretare meglio questi dati in parte contrastanti.
Le rese % minori e il minor quantitativo di polifenoli sono stati ottenuti negli estratti in ultrasuoni della feccia. Nonostante questo, tali risultati indicano che dopo quattro ore distillazione le fecce non sono ancora totalmente esauste. Nei sottoprodotti di vinificazione gli estratti di feccia hanno un contenuto di polifenoli su 100 g di estratto, maggiore rispetto alle acque madri, nel caso di mele e pere anche rispetto alle estrazioni dirette. Tuttavia, tale dato deve essere valutato insieme al dato sulle rese % (0,8÷1,85%) che è molto basso.
Con il saggio bioautografico è stato confermato che i sottoprodotti, tranne lo scarto di lavorazione di mela, mantengono una buona composizione in fenoli e proantocianidine, che si riflette in una spiccata capacità antiossidante, indagata per gli estratti più interessanti, cioè quelli ottenuti da estrazione diretta con etanolo 50% e dalle acque madri di distillazione.
Tutti gli estratti considerati mostrano attività antiossidante, tranne le acque madri dal sottoprodotto delle mele. Valutazioni del IC50 tramite metodo spettrofotometrico consentiranno di definire più precisamente il potere antiossidante e un confronto quantitativo tra i vari estratti ottenuti.
Gli scarti della vinificazione possono essere considerati interessanti sottoprodotti della catena vitivinicola e fonti di biomolecole. In particolar modo, tra questi, spiccano i vinaccioli dai quali si sono ottenute rese % paragonabili in estrazione diretta (9,74%) e acqua madre (9,99%).
Va inoltre evidenziato che l’attività antiossidante per estratti idroalcolici e acque madri dei sottoprodotti di vinificazione, determinata attraverso il saggio bioautografico del DPPH, è paragonabile e in buona correlazione con la presenza di polifenoli.
I sottoprodotti presi in considerazione in questo studio possono dunque costituire potenziali risorse di biomolecole con attività antiossidante per futuri impieghi nel campo nutraceutico e/o cosmetico.
* Il presente articolo rielabora la tesi di laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche svolta dall’Autrice presso l’Università degli Studi di Ferrara; relatore prof.ssa Alessandra Guerrini; correlatore dott.ssa Immacolata Maresca.Nelle diverse fasi di lavorazione che caratterizzano l’industria agroalimentare si producono notevoli volumi di rifiuti e sottoprodotti, che sono sempre stati sottovalutati perchè considerati come scarti. In un’ottica di sostenibilità ed economia circolare che ha un peso sempre maggiore nelle scelte strategiche delle aziende, la ricerca scientifica propone interessanti prospettive per l’utilizzo di questi materiali dai quali si possono ricavare biomolecole utili in vari settori, da quello cosmetico a quello farmaceutico.
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Costantina Di Feo
Nelle diverse fasi di lavorazione che caratterizzano l’industria agroalimentare si producono notevoli volumi di rifiuti e sottoprodotti, che sono sempre stati sottovalutati perchè considerati come scarti. In un’ottica di sostenibilità ed economia circolare che ha un peso sempre maggiore nelle scelte strategiche delle aziende, la ricerca scientifica propone interessanti prospettive per l’utilizzo di questi materiali dai quali si possono ricavare biomolecole utili in vari settori, da quello cosmetico a quello farmaceutico.
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