Ludovica Lela, Maria Ponticelli, Luigi Milella Humulus lupulus L., comunemente chiamato luppolo, lo conosciamo prevalentemente per la sua importanza nel settore della birrificazione ma, in realtà, ha una storia millenaria di utilizzo in medicina popolare le cui tracce risalgono al periodo preistorico. Sono infatti numerose le testimonianze relative all’utilizzo del luppolo nella tradizione a partire da alcune piuttosto fantasiose, come il suo impiego per allontanare i demoni durante la notte o eliminare le impurità dal sangue, ad altre con fondamenta empiriche e poi scientifiche. In questo articolo saranno illustrati alcuni riscontri scientifici nell’impiego del luppolo nella prevenzione dell’obesità e del diabete. ricerca-apr23Download
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OE e igiene orale: un alleato naturale per la salute della bocca
*Guglielmo Campus, **Antonangelo Liori, **Grazia Maria Scarpa L’uso delle piante per la cura della persona affonda le proprie radici nella storia antica, quando le comunità umane osservavano gli effetti di erbe, radici, funghi e loro estratti sulla salute e sul benessere. Gli oli essenziali hanno un ruolo fondamentale, sono delle miscele complesse di metaboliti secondari volatili, la cui composizione chimica è dominata da terpeni monoterpenici e sesquiterpenici, nonché da alcoli, aldeidi, chetoni, fenoli ed esteri. Questi composti, biosintetizzati attraverso le vie mevalonico e del metileritritolo fosfato, svolgono funzioni ecologiche cruciali, inclusa la difesa della pianta da patogeni, erbivori e stress abiotici.In questa prima parte dell’articolo vengono presentate le piante più utili per il mantenimento di una buona salute orale. L’uso delle piante per la cura della persona affonda le proprie radici nella storia antica, quando le comunità umane osservavano gli effetti di erbe, radici, funghi e loro estratti sulla salute e sul benessere. Dalle prime prove empiriche, ai trattati di medicina egizi e mesopotamici fino alle farmacopee medievali e rinascimentali, le piante hanno costituito la principale risorsa terapeutica, fornendo rimedi per disturbi fisici e psichici, ingredienti per unguenti e oli profumati, e basi per pratiche igieniche e cosmetiche. Questo legame millenario tra flora e uomo ha posto le fondamenta della farmacognosia moderna e della ricerca sugli estratti vegetali, riconoscendo nei composti naturali proprietà biologiche ancora oggi utilizzate, direttamente o in nuove formulazioni sintetiche. Gli oli essenziali hanno un ruolo fondamentale, sono delle miscele complesse di metaboliti secondari volatili, la cui composizione chimica è dominata da terpeni monoterpenici e sesquiterpenici, nonché da alcoli, aldeidi, chetoni, fenoli ed esteri. Questi composti, biosintetizzati attraverso le vie mevalonico e del metileritritolo fosfato, svolgono funzioni ecologiche cruciali, inclusa la difesa della pianta da patogeni, erbivori e stress abiotici. Gli oli essenziali sono oggi oggetto di approfondite indagini fitochimiche e farmacologiche, tese a confermare le proprietà antimicrobiche, antiossidanti, antinfiammatorie e modulanti il metabolismo cellulare tradizionalmente segnalate. La loro estrazione avviene principalmente mediante distillazione in corrente di vapore o estrazione meccanica (spremitura a freddo), metodi che consentono il recupero selettivo dei componenti lipofili e volatili dalla matrice […]
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Focus sui bisogni di una popolazione che cambia. La prevenzione al centro
Vivere più a lungo non sempre significa vivere bene. La buona salute non può mai dirsi acquisita: va tutelata, rafforzata, investendo prima nella prevenzione e poi nella cura. E diventa importante distinguere il termine life span, che rappresenta la durata della vita, dall’health span, che è la durata della vita in buona salute. Garantire una buona salute richiede un nuovo approccio di gestione del paziente e soprattutto un percorso di presa in carico. Questo vuol dire che vanno analizzati da un punto di vista sanitario, ma anche e soprattutto sociale e di sostenibilità economica, i nuovi bisogni della popolazione.
Scenario
L’osservazione e l’analisi l’epidemiologica della popolazione italiana ci prospetta un quadro con alcune evidenze ormai inequivocabili. Scattando una fotografia della società di oggi, la prima cosa che colpisce è l’invecchiamento della popolazione. Un fenomeno italiano, comune anche a tante altre realtà nazionali, che porta il nostro paese a essere al vertice della classifica sulla speranza di vita. Un bambino che nasce oggi ha un’aspettativa di vita di quasi 83,8 anni. Ci precede di poco solo la Spagna, che tocca gli 84 anni. (Fig 1) Stratificando l’analisi, si osserva una situazione però non omogenea. In primis le donne hanno un’aspettativa di vita alla nascita molto più alta degli uomini. Quattro anni in più, e non sono pochi. La vera disomogeneità la troviamo entrando all’interno dei territori. Il Trentino è la regione con la speranza di vita più alta (82,7 per gli uomini, 86,7 per le donne): la Campania al contrario vede una speranza per gli uomini di 79,7 anni e di 83,8 per le donne. Secondo il report ISTAT sugli indicatori demografici del 2024 c’è una forbice molto significativa tra Nord e Mezzogiorno. A parte le differenze regionali, che pure dovrebbero far riflettere, in termini di analisi sociopolitica ed economica, è evidente che possiamo essere soddisfatti, anche perché il trend è in continua crescita e si è recuperato totalmente il crollo del periodo pandemico. Quando però l’analisi diventa più approfondita, il quadro cambia aspetto e i colori diventano più foschi. Da un punto di vista epidemiologico siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale: il crollo delle nascite. Il limite delle 400 mila nascite all’anno che segnava il numero di sicurezza è ormai solo un ricordo. Siamo al minimo storico, con 370.000 nuove nascite e un tasso di fecondità di 1,18 figli per donna, con una età media al parto sempre più alta. Soprattutto siamo di fronte a un trend ormai ampiamente consolidato, che non fa sperare in un’inversione nei prossimi anni (Fig.2) Un inverno demografico che mette a rischio la sostenibilità economica del futuro, visto che l’indice di vecchiaia (rapporto tra over 65 e under 15, cioè tra chi assorbe risorse e chi le produce) porterà l’Italia nel 2050 ad avere 3 anziani per ogni giovane. Già oggi siamo a 1,8. Ma un inverno demografico che già oggi produce effetti a volte sottovalutati e non conosciuti. A settembre 2025 nelle scuole erano presenti 135 mila studenti in meno e sono state soppresse 5667 cattedre. In 20 anni quasi un milione di under 19 in meno. Da questa analisi viene fuori la prima considerazione. I bisogni primari della popolazione oggi sono rappresentati dalla gestione di una società sempre più anziana, con la assoluta necessità di attuare in tempi brevissimi politiche e incentivi che favoriscano la natalità.
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Probiotici come supporto al sistema immunitario. Nuove strategie per combattere il raffreddore
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