Fabrizio Gelmini, Giangiacomo Beretta Nella prima parte di questo articolo abbiamo iniziato a indagare l’origine dei nomi comuni dei terpeni, evidenziando quanto spesso dietro a una singola molecola si celi un racconto di piante, luoghi e tradizioni. In questa seconda parte proseguiamo il nostro percorso, completando il nostro itinerario etimologico tra le denominazioni più curiose e significative di queste molecole. oe luago25Download 21) GurjuneneGurjunene è uno di quei nomi chimici poco noti al grande pubblico ma con una storia affascinante, specialmente per chi ama linguistica e botanica: è un sesquiterpene (anzi, una serie di isomeri), simile per struttura ad altri terpeni come l’humulene o il cariofillene, con aroma legnoso e balsamico e viene usato in profumeria, aromaterapia e talvolta in medicina tradizionale. Si trova, tra gli altri, nell’olio essenziale di Dipterocarpus turbinatus, noto anche come albero del gurjun, da cui si estrae una resina chiamata balsamo di gurjun, diffuso in Malesia, Indonesia, Filippine, Vietnam e Cambogia. Il termine gurjun deriva dalla parola bengalese garjon, di origine locale indo- asiatica, probabilmente derivato da una lingua dravidica o indoariana (come il bengalese, il telugu o il kannada).Il termine bengalese garjon ha un significato ricco e una storia linguistica interessante: deriva a sua volta dal sanscrito garjana e indica sia “tuono”, “ruggito” che l’albero del D. turbinatus, chiamato garjan gachh, letteralmente “albero del ruggito/tuono”. Cio è dovuto, probabilmente, al fatto che il garjan è un albero molto alto, dal fusto imponente, e spesso cresce in foreste dense. Il suono del vento tra le sue fronde produrrebbe, per l’appunto, un rombo profondo, simile ad un tuono, o ad un ruggito. Questo potrebbe aver portato le popolazioni locali a dare all’albero un nome onomatopeico, ispirato al ruggito o al tuono e cioè garjon, probabilmente per l’impressione sonora o simbolica che la pianta dava agli abitanti delle foreste tropicali.A conferma di ciò, è possibile riportare esempi simili in altre lingue o tradizioni: in America centrale, ad esempio, l’albero Cecropia Loefl. è noto come “albero del tamburo”, perché quando si colpisce il tronco cavo produce un suono profondo e risonante, simile al tamburo; in Amazzonia il Ficus […]
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Oli essenziali e igiene orale: un alleato naturale per la salute della bocca (parte 2)
Prosegue in questa seconda parte la panoramica dedicata all’impiego degli OE nel mantenimento della salute della bocca.Vengono illustrate le principali metodologie di analisi e vengomo riportati i risultati di questa attività di laboratorio, sintetizzati nelle tre tabelle che completano il testo.Le evidenze emerse suggeriscono un possibile utilizzo mirato dei diversi OE in prodotti per l’igiene orale, ottimizzando la scelta dell’olio in base al bersaglio microbico e minimizzando eventuali effetti negativi sul microbiota residente. Le metodologie di analisiL’attività antibatterica in vitro degli oli essenziali è stata determinata su un campione di placca subgengivale in pool raccolto da quattro pazienti affetti da malattia parodontale presso il Dipartimento di Parodontologia della Clinica Odontoiatrica dell’Università di Berna. Un consenso informato, che spiega lo scopo dello studio, è stato ottenuto dai quattro volontari. PrelievoNessuno dei soggetti ha usato antibiotici o si è sottoposto a trattamento parodontale durante i 4 mesi precedenti il campionamento; ai partecipanti è stato richiesto di astenersi dal mangiare, bere, fumare o lavarsi i denti dopo la mezzanotte del giorno del campionamento. I volontari si sono sciacquati la bocca con acqua e per il campionamento della placca sottogengivale è stata scelta la tasca più profonda (4-7 mm di profondità della tasca e 1-2 mm di livello di attacco) di ogni quadrante. I siti di raccolta sono stati isolati con rotoli di cotone, e la placca sopragengivale è stata delicatamente rimossa con curette e asciugata con aria. La placca sottogengivale è stata quindi campionata con l’inserimento di coni di carta sterile per 15 secondi. I coni di carta sono stati trasferiti in 250 ml di liquido di trasporto (RTF), e miscelati con l’ausilio di un vortex insieme per 30 secondi; il supernatante e i coni di carta sono stati rimossi e il pellet è stato risospeso in 100 ml di acqua distillata per due volte. Le aliquote sono state misurate in uno spettrofotometro in cuvette da 1 ml (un’unità di densità ottica è stata considerata ≈109 cellule/ml a 600 nm). Venti gr/l di trypticase agar soy (Sigma-Aldrich, Italia), 26 gr/l brain–heart infusion (BHI) agar (Difco, USA), 10 g/l yeast extract, e 5 mg/l […]
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Sviluppo di nuovi prodotti per la salute umana da sottoprodotti e scarti della filiera agro-alimentare: caratterizzazione chimico-biologica e approccio tecnologico
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OE e igiene orale: un alleato naturale per la salute della bocca
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