
Erika Agostinelli
È facile non pensare al fatto che tutta la conoscenza odierna sia in realtà solo il risultato di un processo ancora in via di sviluppo. Parliamo della scienza medica, o meglio, (prima ancora di essere chiamata Medicina) più anticamente “l’arte del guarire” che dall’inizio della civiltà è stata sempre una priorità per l’Uomo.
Asclepio, figlio di Apollo, era considerato nella mitologia greca il dio supremo della Medicina e a lui furono dedicati numerosi templi in tutta la Grecia. Nel IV secolo a.C. Ippocrate seguì le orme del padre (anch’egli medico) venendo in seguito riconosciuto come Padre della Medicina. Come si legge ne il Taccuino della Sanità di Ernesto Riva, Ippocrate aveva intravisto la capacità intrinseca dell’organismo di difendersi dalle malattie e così introdusse il concetto di “Physis vitale”, ovvero quella nostra tendenza alla salute e all’integrità dell’organismo, che ogni singolo malato dovrebbe possedere per contrastare il decorso della malattia. Basandosi sul principio della dottrina dei Pitagorici, ovvero l’equilibrio dei quattro elementi fondamentali (terra, aria, fuoco e acqua) associato alle quattro qualità (secco, freddo, caldo, e umido), la patologia umorale ippocratica dipendeva dall’equilibrio dei quattro umori: il sangue, la flegma, la bile gialla e la bile nera. La salute quindi era sintomo di un perfetto equilibrio umorale (eukrasya), mentre la malattia era la conseguenza di una nefasta mescolanza di umori (dyskrasia), fermo restando che ogni individuo poteva avere una particolare predisposizione verso un particolare umore (idiosykrasia). Quest’ultima intuizione, nonché l’ammissione della differenza e dell’unicità di ogni individuo anche sotto l’aspetto “clinico”, condusse i successivi studi a elaborare una sorta di classificazione del genere umano a seconda della propria costituzione fisica.
L’armamentario terapeutico che la Natura metteva a disposizione era vasto: da erbe e cortecce, a radici e frutti. Nel 345 a.C. Aristotele conobbe un giovane pensatore al quale in seguito attribuì l’appellativo di Teofrasto. Egli scrisse numerose opere che spaziano dalla politica alle scienze naturali. Fu proprio l’indiscusso fondatore della scienza botanica. Per primo affrontò la botanica farmaceutica che già all’epoca era fonte di un fiorente commercio. Effettuò delle ricerche accurate sulle piante, sulle loro proprietà curative e annotò per la prima volta anche i famosi “possibili effetti collaterali” che oggi giorno rappresentano una premessa indispensabile per la materia medica.
Anche il Re Mitridate VI e il suo medico Crateva, grazie alla loro ossessione per i veleni, diedero il loro contributo alla storia creando il Mithridaticon, una miscela di 54 sostanze, ritenuta l’antidoto universale contro i veleni.
Fu un’epoca feconda per lo studio della fitoterapia e la conoscenza delle piante medicinali spianò la strada a Dioscoride, che fu autore della monumentale opera “De Materia Medica”.
A Roma cominciarono a fiorire i cosiddetti rizotomi, specialisti nella ricerca delle radici medicamentose, e insieme agli erbolai, cercatori d’erbe, allestivano delle vere e proprie farmacie ove si potevano reperire le droghe provenienti da tutto il mondo.
Con Galeno, nacque una nuova figura di medico: uomo colto e anche filosofo illuminò il mondo sulla nuova concezione della scienza medica unificata, che doveva comprendere l’intero sapere biologico: dall’anatomia alla fisiologia, dalla patologia alla scienza terapeutica.
L’arte medica si può esprimere in numerosi modi. È fondamentale che le discipline mediche collaborino tra di loro ed è necessario che si parli di “medicina complementare” e non di “medicina alternativa”, poiché l’una non deve escludere l’altra ma, al contrario, esserne complementare. Lo scopo è quello di occuparsi più del paziente e non solo della malattia, con una visione di insieme e non a compartimenti. Ricollegandoci all’intuizione di Ippocrate, “dipende tutto dalla tendenza degli umori”. Ognuna di queste vie rappresenta un metodo che può essere efficace in modi differenti su ciascuno di noi.
Siamo circondati da algoritmi a noi sconosciuti. Leggi matematiche che sono presenti in ogni oggetto che ci circonda. Alcuni di essi sono costruiti dall’uomo, come la combinazione di zeri e uno del codice binario, altri li possiamo osservare nelle forme particolari delle onde o delle conchiglie. Il nostro stesso corpo, così perfetto, ci riserva ancora molti misteri. Pensate al progetto di neuroscienze di portata mondiale “Brain Project”. Anche noi di Natural 1 intravediamo algoritmi, nascosti tra le foglie, le radici e i frutti. Ed è con piacere che ogni mese raccogliamo informazioni e articoli scientifici, con i quali speriamo di stimolare la vostra curiosità.
Buona Lettura!